La Sicilia attende i rifiuti radioattivi

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Quattro località siciliane sono state confermate, in ambito nazionale, come siti idonei per lo stoccaggio di scorie radioattive. I dettagli.

Trapani, poi Calatafimi-Segesta, poi tra Petralia Sottana e Castellana Sicula, e poi Butera. Nonostante le tante contrarietà e perplessità espresse e documentate tecnicamente dalla Sicilia, i quattro elencati sono stati dichiarati siti idonei per lo stoccaggio dei rifiuti nucleari. La mappa delle quattro località siciliane, oltre che delle altre scelte nel resto d’Italia, è adesso sul tavolo del ministro alla Transizione Ecologica. Si tratta della Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il Deposito nazionale per i rifiuti radioattivi tramite la Sogin, la società pubblica responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e custodia in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare. La Regione Siciliana già nel maggio scorso ha ribadito il “no” ad accogliere rifiuti radioattivi. Il governo Musumeci, con delibera di giunta, ha condiviso le conclusioni a cui è pervenuto l’apposito gruppo di lavoro istituito per elaborare le motivazioni contro la proposta del governo nazionale, che ha scelto in Sicilia 4 dei 67 siti di stoccaggio inseriti nella relativa Carta nazionale. La relazione fu inviata alla Presidenza del Consiglio e alla Sogin. E il presidente della Regione commentò: “Abbiamo mantenuto anche questo importante impegno, entro i tempi richiesti da Roma. Con argomenti inoppugnabili dimostriamo come la Sicilia non possa e non debba essere inserita in alcun elenco di possibili siti. Ci candidiamo solo ad ospitare turisti, da qualsiasi parte provengano. In Sicilia sono stati riconosciuti 7 siti Unesco e 2 geo-parchi Unesco, di cui uno proprio nel Parco delle Madonie, territorio di Castellana Sicula e Petralia Sottana, dove si vorrebbero sotterrare scorie radioattive”. E l’assessore regionale a Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, aggiunse: “Dalla nostra relazione emerge l’inadeguatezza delle infrastrutture per il trasporto di rifiuti radioattivi, l’elevata sismicità, il rischio geo-morfologico, e la poca distanza dai centri abitati. E poi il pericolo di inquinamento delle falde acquifere e delle produzioni agricole che costituiscono il ‘sistema Sicilia’. Chiusa la fase tecnico-scientifica, e inviata la relazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, inizia la seconda fase, quella della scelta politica: non permetteremo mai che la Sicilia diventi sede di discariche nucleari. Il governo Musumeci farà le barricate, e siamo fiduciosi per il raggiungimento dell’obiettivo”. Punto. Ebbene, adesso la seconda fase della scelta politica appare conclusa, a discapito delle attese della Sicilia, e, molto verosimilmente, anche delle altre regioni interessate dall’accoglienza ai rifiuti radioattivi, ovvero Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata e Sardegna.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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