Inchiesta “Catene spezzate”, c’era coinvolto anche Salvatore Lupo. Il processo rinviato al 2 novembre

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E’ iniziato ieri ma è stato subito rinviato il processo a carico di (oggi diventate) sette persone coinvolte nell’inchiesta denominata “Catene spezzate” dove era anche coinvolto Salvatore Lupo, 45 anni di Favara, assassinato la sera di ferragosto in un bar del centro di Favara.

Ieri il suo legale di fiducia ha prodotto il certificato di morte del suo assistito. Il giudice Giuseppe Miceli ha però dovuto disporre il rinvio a causa della mancata notifica del procedimento ad alcune presunte vittime.

La vicenda è scaturita a seguito di una serie di immagini acquisite da parte dei carabinieri della compagnia di Licata posizionata all’interno della struttura di Licata che ospitava disabili psichici. I militari si sono subito accorti della fatiscenza in cui erano tenute le stanze e che i disabili non potevano contattare i propri familiari. Molti di questi erano sottoposti a digiuno forzato mentre per un altro caso le telecamere hanno immortalato il momento in cui veniva incatenato nel letto per evitare di potersi allontanare.

Come detto, otto prima gli indagati tra cui Salvatore Lupo, amministratore unico della Suami, nome della cooperativa che gestisce le strutture. Il pubblico ministero Chiara Bisso ha chiesto il rinvio a giudizio per gli imputati: Angelo Federico, 33 anni; Caterina Federico, 37 anni; Giovanni Cammilleri, 30 anni; Domenico Savio Federico, 29 anni; Salvatore Gibaldi, r43 anni; Angela Ferranti, 53 anni e Maria Cappello di 50 anni. Tutti sono di Licata.

 

 

 

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