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“L’aver fissato il voto al prossimo 22 gennaio 2022 è senz’altro una buona notizia anche se piuttosto che un’elezione di secondo grado, unica possibile a normativa statale vigente, riteniamo più appropriata e confacente a Enti così nodali come i Liberi Conzorzi e le Città Metropolitane l’elezione diretta dei propri rappresentanti”.
A dichiararlo, l’on Giusi Savarino, portavoce di #DiventeràBellissima, a seguito della diffusione della data per le prossime elezioni nelle ex Province della Regione Siciliana.
“È proprio in quest’ottica – prosegue l’onorevole – che in ARS il nostro gruppo #DiventeràBellissima è firmatario di un disegno di legge voto che vuole abbandonare l’elezione di secondo grado e così restituire il potere di scelta ai cittadini.
Nessuno dimentica di come nel recente passato la sinistra abbia svilito in diretta tv, in una nota trasmissione televisiva condotta da Giletti, l’Istituzione provinciale adducendo frasi fatte più che serie motivazioni e buon senso, creando solo caos.
L’Onorevole conclude: Noi vogliamo restituire dignità alle Province. Vogliamo che Roma ci permetta di ripristinare il voto diretto, perché siamo convinti che sia possibile tagliare i costi della politica senza per questo privare i cittadini della legittima rappresentanza democratica”.

L’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Catania oggi ha sospeso altri 10 medici che rifiutano la vaccinazione anti-COVID. La procedura segue quella intrapresa poche settimane fa, quando l’OMCeO era stato costretto ad adottare la stessa disposizione nei confronti di 4 camici bianchi della nostra provincia.

«A questo provvedimento, di certo poco piacevole – ha dichiarato il presidente dell’Ordine etneo Igo La Mantia – si aggiunge però una buona notizia: la revoca di sospensione di due medici iscritti al nostro Ordine che hanno deciso di intraprendere il percorso della vaccinazione. Ancora non si riesce a comprendere perché alcuni colleghi si ostinino a voler proseguire la strada NO-vax, insensibili ai progressi della scienza e alla situazione emergenziale che continua purtroppo a progredire». Le procedure adottate dall’Ordine etneo si sommano a quelle già disposte nel resto d’Italia. La Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), che riceve via via il flusso dagli Ordini provinciali, ha reso noto i dati aggiornati. Su 106 totali, sono 84 gli Ordini che hanno comunicato almeno una sospensione. Sospensioni che, sinora, sono state 2365, delle quali 598 revocate per avvenuta vaccinazione. Rimangono sospesi, attualmente, 1767 professionisti su 468000 iscritti agli albi dei medici e degli odontoiatri.

Tutto questo, contemporaneamente al consueto aggiornamento quotidiano fornito dal bollettino del Ministero della Salute, che evidenzia un ulteriore aumento dei contagi da Covid in Sicilia. Nell’Isola, infatti, nelle ultime 24 ore sono state diagnosticate 655 infezioni da SARS-CoV-2 (a fronte di 28.753 tamponi processati dal sistema sanitario regionale) e sono state comunicate purtroppo altre 5 vittime del Covid. Ieri i nuovi casi erano stati 690 (su 26.385 tamponi) e le vittime 6. La Sicilia è all’ottavo posto in Italia per incremento dei nuovi casi dopo Lombardia (2.302), Veneto (2.066), Emilia-Romagna (1.307), Lazio (1.276), Campania (1.110), Friuli-Venezia Giulia (845) e Piemonte (780).

Con bando ritualmente pubblicato, il Comune di Roma indiceva un concorso pubblico per il conferimento di 1050 posti in diversi profili professionali, tra cui 250 per il ruolo di Istruttore Amministrativo.

La sig.ra L. P., giornalista cinquantenne siciliana, partecipava alla menzionata procedura concorsuale per il profilo di Istruttore amministrativo, svolgendo, nel luglio di quest’anno, la prova unica del predetto concorso, consistente in un test a risposta multipla.

Il giorno stesso dello svolgimento del questionario, l’Ente organizzatore della procedura concorsuale (il Formez PA) comunicava alla sig.ra L. P. l’esito negativo della prova, avendo la stessa ottenuto un punteggio (pt. 20,85) che non le consentiva, per l’errore relativo ad una sola domanda, di raggiungere il minimo prefissato (pt. 21) al fine di vedersi inserita tra gli idonei alla prova e, di conseguenza, nella relativa graduatoria concorsuale.

A questo punto, la sig.ra L.P., dapprima, segnalava all’Ente organizzatore l’estraneità di una domanda (la n. 21) rispetto alle materie indicate dal bando di concorso e, successivamente, presentava rituale richiesta di accesso agli atti al fine di conoscere (anche) i provvedimenti presupposti alla formulazione ed alla convalida della suddetta domanda n. 21.

In mancanza di qualsivoglia riscontro concreto ai predetti atti, la sig.ra L.P., proponeva ricorso davanti al TAR Lazio, con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Gatto, per l’annullamento (previa sospensione) dell’elenco dei candidati risultati idonei alla prova, nella parte in cui non vi risultava inclusa la ricorrente.

In particolare, gli Avvocati Rubino e Gatto sostenevano l’illegittimità dell’esclusione della sig.ra L.P., in quanto, come accennato, una delle domande sottoposte dall’Amministrazione, la n. 21, risultava estranea alle materie indicate dal bando, riguardando un segmento del diritto penale (relativo ai delitti contro la fede pubblica) non ricompreso – come, ad esempio, i reati contro la Pubblica Amministrazione – tra le materie oggetto di prova.

Secondo quanto sostenuto dai legali della sig.ra L.P., dunque, l’Amministrazione non avrebbe potuto sottoporre ai candidati la suddetta domanda in quanto inerente al reato del c.d. “falso nummario” (di cui all’art. 453 c.p.), che fuoriesce dallo studio del diritto penale (dei reati contro la Pubblica Amministrazione) richiesto per il concorso in questione.

Con ordinanza, il TAR Roma, condividendo le tesi degli Avvocati Rubino e Gatto, ha accolto l’istanza cautelare presentata dalla sig.ra L. P., ordinando al Comune di Roma di riesaminare, nel termine di trenta giorni, l’elaborato della signora L. P., alla luce dell’accertata estraneità della domanda n. 21.

Per effetto della suddetta pronuncia, il Comune di Roma dovrà, dunque, includere la sig.ra L.P. nell’elenco dei candidati risultati idonei al concorso per istruttore Amministrativo del comune di Roma.

Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, a conclusione del giudizio abbreviato, ha inflitto due condanne ad altrettanti imputati di essere parte di una banda che avrebbe commesso una ventina di furti in abitazioni, in particolare villette, tra Agrigento e immediati dintorni. Sono stati condannati a 7 anni e 3 mesi di carcere Lasio Radosavljevic, alias Lasio Lucan, dell’ex Jugoslavia, 35 anni, e a 3 anni e 6 mesi di reclusione Lasio Rac, 59 anni, serbo. Altri tre imputati non hanno scelto riti alternativi e saranno giudicati in ordinario. Si tratta dei romeni Daniel Lucan, 30 anni, Ciprian Lucan, 38 anni, e poi Sasa Radosavljevic, 24 anni, dell’ex Jugoslavia, tutti residenti ad Agrigento. Sono ritenuti responsabili di associazione a delinquere, e furti in abitazioni in concorso.

“Dopo tutte le sollecitazioni fatte per il miglioramento dell’offerta sanitaria a Sciacca, apprendo con soddisfazione che il commissario straordinario dell’Asp di Agrigento Mario Zappia ha avviato gli atti propedeutici necessari per l’attivazione dell’Hospice. L’apertura di un ambulatorio di cure palliative all’ospedale Giovanni Paolo II garantirà un miglioramento dei servizi nel Distretto sanitario di Sciacca e contribuirà a ridurre gli accessi al Pronto soccorso, dove si spera al più presto possa arrivare altro personale medico e sanitario”.

Lo scrive in una nota la presidente della commissione Salute dell’Ars  Margherita La Rocca Ruvolo.

Un soprintendente della Polizia penitenziaria, in servizio nel carcere “Pasquale Di Lorenzo” ad Agrigento e prossimo alla pensione, è stato soccorso in ospedale, al “San Giovanni di Dio”. E’ stato aggredito e picchiato violentemente da un detenuto italiano di 30 anni. Gli sono stati diagnosticati traumi e ferite con prognosi di 10 giorni. Il detenuto avrebbe chiesto il permesso per effettuare una telefonata. La richiesta è stata accordata, ma lui, anziché telefonare, ha indugiato. Il soprintendente lo ha richiamato e lui gli si è scagliato contro. Condanna e solidarietà da parte delle organizzazioni sindacali di categoria.

I Carabinieri della Compagnia di Canicattì, coordinati dal procuratore capo Luigi Patronaggio, e dal sostituto procuratore Giulia Sbocchia, hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a tre indagati che avrebbero perpetrato una maxi truffa a danno di circa 160 persone, raggirate per ottenere un posto di lavoro nell’ambito della costruzione di una fantomatica base militare della Difesa, dietro il pagamento di una tangente “mascherata” da un contributo spese. I tre avrebbero utilizzato abusivamente nomi, simboli e carta intestata del Ministero della Difesa, distribuendo finanche falsi tesserini identificativi. Le indagini proseguono per identificare altri eventuali complici e vittime della truffa.

L’avvocato Angela Porcello racconta del suo rapporto con Giancarlo Buggea: “Me ne dovevo accorgere. Non l’ho fatto: un errore pagato ad altissimo prezzo”.

Tra i verbali firmati innanzi ai magistrati della Procura di Palermo dall’avvocato di Canicattì, Angela Porcello, punta del compasso nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Kydi”, uno è interamente riferito al rapporto prima professionale e poi personale e sentimentale tra lei e Giancarlo Buggea, presunto mafioso di Canicattì, anche lui, come lei, arrestato lo scorso 2 febbraio. L’avvocatessa conclude riflettendo su tale rapporto, e le sue parole sono: “Ho pagato un prezzo altissimo”.

E spiega: “E’ stato un errore. Non è per cattiveria che l’ho fatto. Io ho dimenticato un principio: il 416 bis è un reato, e fare parte di un’associazione mafiosa è un reato che non finisce, da cui non si esce, e da cui si esce o morti o perché posati. E ciò lo avevo studiato e applicato, l’avevo fatto mio. Con Buggea non l’ho considerato questo fatto. Io ero convinta che fosse un episodio isolato, che il reato da lui commesso lo poteva non commettere più, cambiando vita. Lui ha fatto da gancio perché mi ha preso dal mio mondo, che le posso assicurare che nulla aveva a che fare con questo tipo né di persone, né di fatti, né di circostanze, né personalmente, né come famiglia, né come persone che io frequentavo. Lui fa da gancio e io, convinta dì non potere lasciare degli spazi aperti nel nostro rapporto, mi inserisco nella sua vita a 360 gradi. Perché me ne dovevo accorgere! E sa da che cosa me ne dovevo accorgere? Quando sono venute al mio studio la madre e la sorella di Giuseppe Falsone: sono venute senza avere un appuntamento. Quindi lui, Buggea, si era visto con queste persone, che non sapevano niente di me e dove era il mio studio”.

E poi, ancora riferendosi a Giancarlo Buggea, l’avvocato Porcello ha raccontato: “A lui lo chiamano con un epiteto, ‘Giulio’, perché non è vero che lo chiamano ‘il lungo’, come voi magistrati scrivete nell’ordinanza. Il suo nome all’interno dell’associazione era ‘Giulio’. E lui, a mia domanda ‘perché Giulio’, mi ha risposto: ‘da Giulio Andreotti’. Perché era uno che sbrigava tutte cose, insomma il tipo che si muoveva. Anche perché parliamo di soggetti scarsissimi mentalmente, e quindi lui, per quanto scarso era, rispetto agli altri navigava su un piano superiore. Lui subito mi disse, ma da subito, che nel covo di Bernardo Provenzano, quando lo hanno arrestato, trovarono un elenco di soggetti che erano indicati con un numero, e lui non ricordo se mi disse che aveva il numero 54 o 45. Ecco, io lì dovevo già da subito…non l’ho fatto…ho commesso un errore, lo sto pagando ora… ad altissimo prezzo”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Dopo lunghi anni di commissariamento, domani, 26 novembre, nel primo pomeriggio, presso la sede dello IACP di Agrigento, si insedierà il nuovo Consiglio di Amministrazione dell’Ente.

L’ultimo Consiglio risale, infatti, a circa tredici anni fa, quando lo Iacp vedeva la Presidenza dell’Avvocato Antonino Gaziano.

Anche questa volta è stato nominato un noto penalista agrigentino.

L’avvocato Salvatore Maurizio Buggea, infatti, è stato  designato nuovo Presidente del CDA insieme ai Consiglieri: dott. Gioacchino Pontillo, già Commissario Straordinario dell’Ente e all’Avvocato penalista Santino Russo.

E’ arrivata intorno alle 18,00 ad Agrigento la salma dell’assistente capo coordinatore della Polizia Sergio Di Loreto, morto martedi scorso dopo un infausto incidente scaturito dal colpo di pistola partito accidentalmente da un collega mentre si trovavano al Caip di Abbasanta per un corso di aggiornamento scorte.

La salma è potuta arrivare nella Città dei Templi dopo che sul corpo di Di Loreto è stata effettuata l’autopsia, durata diverse ore, e dalla quale è emerso che il giovane poliziotto in servizio ad Agrigento è stato fulminato da una emorragia causata dal colpo di un’arma da fuoco il cui proiettile ha raggiunto il fianco. Il medico legale Roberto Demontis ha effettuato l’esame autoptico su richiesta del Pubblico Ministero di Oristano Silvia Mascia che ha in mano il fascicolo. Questo almeno da un primo esame, mentre sono in corso gli accertamenti da parte della squadra Mobile di Oristano e sui quali non si sa nulla.

La salma di Di Loreto si trova adesso in una sala della caserma della Polizia di via Francesco Crispi dove è stata allestita la camera ardente.

I funerali si svolgeranno domani mattina nella chiesa di Santa Croce a Villaseta alle ore 11,00.