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“Il nostro amico Faraone sostiene che I.V. alle ultime elezioni abbia avuto diversi successi, noi francamente non siamo mai stati messi al corrente di chi fossero questi candidati nelle varie liste.
Non comprendiamo questa tecnica “Faraoniana” di tenere sottocopertura i sindaci e i consiglieri appena eletti di I.V. Probabilmente per non dare vantaggio ai nemici? Non condividiamo questa teoria assolutamente nuova nel panorama politico, che ritiene vantaggioso avere degli eletti sotto copertura, in gran segreto.
Noi crediamo, invece, che i candidati dovrebbero avere l’orgoglio di essere di Italia Viva e avrebbero dovuto presentarsi con le nostre liste. Che furbata è questa? Ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di schierarsi. Chiaramente non mettiamo in dubbio che ci siano stati tanti eletti, ma nessuno ad oggi li vede.
Forse hanno paura a candidarsi sotto le insegne di I.V. per timore di non essere eletti? Non è possibile che in nessun comune ci sia stata una lista di Italia Viva, o richiamantesi ad essa, e adesso ci sono tantissimi eletti.
Non trovare gente disposta a candidarsi sotto le nostre liste è un limite gravissimo, non ha di che gioire Faraone. Non vogliamo fare polemica, la pensiamo solo diversamente. Inutile pensare di cacciarci, tutti i partiti democratici hanno una minoranza interna e noi vogliamo essere questa minoranza, una minoranza critica, perché in un partito serio c’è la dialettica democratica. Ma noi, statene certi, a differenza vostra, diremo sempre tutto con la massima educazione, senza violenza o insulti personali, perché non abbiamo retaggi comunisti. Noi siamo diversi, accettatelo e riflettete”.
Lo dichiara Giorgio Bongiorno, coordinatore di Italia Viva ad Agrigento.

La Democrazia Cristiana rientra nei Comuni in Sicilia, grazie a Totò Cuffaro. La sua è una rivincita contro chi, alla vigilia della competizione elettorale, lo ha snobbato, dall’alto verso il basso, per avere rilanciato la Democrazia Cristiana nell’agone politico.

Nei Comuni dove l’ex presidente della Regione ha piazzato le liste col simbolo, la Dc ha ottenuto risultati sorprendenti. A Favara è il secondo partito, con il 10,26%, superato d’un soffio solo dalla lista di “Diventerà Bellissima” (10,43%), il movimento del presidente della Regione, Nello Musumeci, intervenuto personalmente a Favara il giovedì prima del voto. La Democrazia Cristiana di Cuffaro elegge consiglieri anche a Giarre, in provincia di Catania, dove ottiene il 5,45%. Significativo è il risultato a Caltagirone, la città di don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare Italiano: la lista Dc sfiora il 6%, ed entra dunque in Consiglio, superando di oltre un punto “Diventerà Bellissima”, sotto lo sbarramento, e ottenendo pressoché gli stessi voti delle liste di Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle. Nel Comune di San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, invece, ha mancato l’obiettivo per una manciata di voti: la lista Dc ha raggiunto il 4,4%.

Dalle elezioni Amministrative appena concluse emerge un esito più che solido e non confutabile: tra un anno Cuffaro sarà un interlocutore a buon diritto, e imprescindibile, in occasione delle elezioni Regionali dell’autunno del 2022.

Il Tribunale di Sorveglianza di Palermo, accogliendo le istanze del difensore, l’avvocato Carmelina Cavaleri, ha concesso la riabilitazione a L C, sono le iniziali del nome, 67 anni, di Porto Empedocle, già condannato con sentenza definitiva nel 2006 per concorso esterno in associazione mafiosa. L’avvocato Cavaleri, nell’interesse dell’empedoclino, ha rappresentato al tribunale di sorveglianza la volontà del suo assistito di volersi riabilitare nei confronti della società ponendo in essere alcune condotte riparative nei limiti delle proprie possibilità economiche. Lo stesso ha infatti versato in favore del Comune di Porto Empedocle una somma che il Tribunale ha ritenuto valida ad esaurire gli obblighi civili della condanna riportata, stante anche l’assenza di ulteriori pendenze giudiziarie dell’empedoclino.

Altri particolari emergono dalle prime dichiarazioni rese alla Procura antimafia dall’avvocato Angela Porcello nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Xydi”. I dettagli.

All’avvocatessa agrigentina di Canicattì, Angela Porcello, con studio legale a Canicattì al civico 17 di viale Rosario Livatino, arrestata il 2 febbraio scorso nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Xydi”, tre mesi dopo, a maggio, quando fioriscono le rose, in lei è fiorita la volontà di rendere delle dichiarazioni ai magistrati della Procura di Palermo. Ha chiesto e ottenuto un incontro. Al momento, secondo quanto trapelato non ufficialmente, non si tratta di una sostanziale collaborazione con la giustizia, bensì di un primo approccio tramite cui l’avvocatessa ha innanzitutto ammesso le proprie responsabilità. Le sue parole: “Ho partecipato sin dagli anni 2015-2016 all’associazione mafiosa Cosa nostra, con le medesime modalità che, dalla fine del 2018, sono state documentate dalle indagini preliminari oggetto dei provvedimenti cautelari che mi hanno attinto e dalle conversazioni delle quali sono stata diretta protagonista in quel periodo intercettate, il cui contenuto confermo e ribadisco in questa sede”.

La metamorfosi presunta mafiosa dell’avvocatessa canicattinese inizia dalla relazione professionale con un presunto mafioso di Canicattì, Giancarlo Buggea, ritenuto fedelissimo del boss, già capo provincia di Agrigento, Giuseppe Falsone. Ebbene, tale relazione professionale si sarebbe tramutata anche in relazione sentimentale. E da ciò sarebbe insorto, consolidandosi nel tempo, un intreccio pericoloso che ha condotto l’avvocatessa ad assumere un ruolo mafioso strategico e organizzativo, tanto da ospitare incontri di vertice tra boss agrigentini nel suo studio legale, sicuri che fosse immune dalle intercettazioni. Invece le microspie investigative hanno registrato tutto. Su Matteo Messina Denaro, anche lui destinatario di un ordine di arresto nell’ambito della stessa inchiesta “Xydi”, l’avvocato Porcello non ha informazioni utili. Però lei ricorda che Giancarlo Buggea avrebbe ripetuto spesso che “ce l’avevano…”, che tradotto dal vocabolario mafioso significa l’allusione a persone che proteggono la sua latitanza.

E poi, in un’intercettazione del 13 gennaio del 2020, nello studio della Porcello conversano Buggea e il presunto stiddaro Antonino Chiazza. I due vorrebbero esautorare l’anziano capomafia di Canicattì, Calogero Di Caro. Però hanno bisogno dell’ok di Messina Denaro. L’audio è disturbato, e le frasi trascritte sono: “… e quelli di Trapani lo sanno dov’è?”, chiede Chiazza. Buggea risponde: “Minchia, non lo sanno? Lo sanno… sua madre, non ti ricordi che…”. E Chiazza replica: “noialtri con Matteo glielo dovremmo dire… ci volevano altri due che ci andavano…”. Gli investigatori ritengono che ad attivare il canale di comunicazione con Messina Denaro sia stata una donna, al momento però non identificata con certezza. L’avvocatessa Porcello sarebbe in rapporti d’amicizia con Lorenza Guttadauro, nipote di Messina Denaro, perché è figlia della sorella di lui. E Lorenza è sorella di Francesco Guttadauro, il “nipote del cuore di Messina Denaro”.

E ancora Lorenza è moglie di Luca Bellomo, nipote acquisito di Messina Denaro, ritenuto uno degli ultimi ambasciatori del latitante. E l’avvocatessa Porcello ha raccontato: “La mamma di Messina Denaro, Lorenza Guttadauro, stava male e fu necessario ricoverarla in ospedale. La nipote, Lorenza Guttadauro, che porta il nome della nonna, mi raccontò soltanto che la nonna in ospedale era stata controllata sotto, sopra il letto, nella stanza, dalle forze dell’ordine perché pensavano che ci fossero degli elementi, non so biglietti, non so, qualcosa che potesse fare risalire al figlio, e lei raccontò di questa nonna quasi in collera. Inoltre, Giancarlo Buggea mi ha riferito che quando a Canicattì nell’aprile 2019 è morta Maria Insalaco, che è di Canicattì ed è madre di Luca Bellomo, all’ufficio postale di Canicattì l’autorità giudiziaria aveva sequestrato tutti i telegrammi necrologici che erano arrivati alla famiglia Insalaco”. Angela Porcello non è al corrente di colei che sia stata, ma esclude categoricamente che la donna che avrebbe attivato il canale di comunicazione con Messina Denaro sia stata Maria Insalaco.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Una ragazza di 16 anni di Leonforte, studentessa dell’Istituto Federico II di Enna, è morta improvvisamente ieri mattina all’uscita di scuola. Una morte al momento inspiegabile mentre la giovane stava raggiungendo la fermata dei pullman al terminal di Viale Diaz, forse per una reazione allergica, anche se non si esclude che il decesso possa essere dovuto a un improvviso problema cardiaco.

Una disgrazia che ha colpito la famiglia e l’intera comunità di Leonforte, su cui tuttavia la magistratura requirente ennese, diretta dal procuratore Massimo Palmeri, ha deciso di vederci chiaro. Il magistrato di turno Stefania Leonte, avrebbe deciso di procedere con l’autopsia sul corpo della sedicenne.

L’episodio è avvenuto ieri, anche se la notizia è trapelata solo in queste ore. Sul posto, oltre agli operatori sanitari del 112, sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile di Enna e una volante della Polizia di Stato.

Su Facebook il Sindaco di Leonforte Carmelo Barbera commenta così:

“Sgomenti e increduli apprendiamo di una nostra giovanissima concittadina che troppo presto è stata strappata all’affetto della famiglia e degli amici.
Questa tragedia ha profondamente colpito la nostra comunità e ognuno di noi. Ci stringiamo al dolore dei familiari in questo momento tremendamente difficile.
Interpretando i sentimenti della comunità tutta, sarà proclamato il lutto cittadino”.

Un’intera giornata dedicata alle donne dai quarant’anni in su per offrire servizi gratuiti ed informazioni specifiche inerenti il tema della menopausa. E’ questo il focus d’azione messo in campo dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento per celebrare al meglio la giornata mondiale della menopausa prevista per lunedì prossimo, 18 ottobre. Dalle nove alle tredici verrà attivato in contemporanea, presso i consultori familiari pubblici e privati, uno speciale punto di ascolto ed accoglienza in grado di offrire consulenze sui controlli preventivi, gli stili idonei di vita, l’alimentazione corretta e la sessualità in menopausa. Le attività, di libero accesso e realizzate nel rispetto del contenimento della diffusione del covid-19, sono gestite dal Dipartimento Materno Infantile ASP, diretto da Salvatore Incandela, per il tramite dell’Unità Operativa Complessa Consultori Familiari coordinata da Domenico Costa.

E’ di 1 arrestato, 2 indagati, 2468 persone controllate, 30 treni presenziati, 37 veicoli ispezionati e 311 pattuglie impegnate nei servizi di vigilanza in stazione, a bordo treno e lungo la linea ferroviaria il bilancio dei controlli della polizia di Stato effettuati in Sicilia dal 4 settembre al 10 ottobre scorso; 8 i minori rintracciati, tutti stranieri di diverse nazionalità, allontanatisi da differenti comunità dell’isola cui sono stati riaffidati su disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Gli agenti della Polfer di Agrigento e Caltanissetta, unitamente al personale del Commissariato di Canicattì e dei Carabinieri, hanno tratto in arresto un italiano di 32 anni, pluripregiudicato, per i reati di lesioni, rapina, tentato incendio, resistenza e oltraggio a Pubblico Ufficiale e danneggiamento.Gli uomini della Polfer si sono messi alla ricerca dell’uomo a seguito della segnalazione di un titolare di attività commerciale, che aveva riferito di aver subito delle minacce da parte di un soggetto che frequentava l’area limitrofa alla stazione di Canicattì. Il sospettato è stato rintracciato all’altezza di un distributore di carburante mentre, cosparso di benzina, minacciava di dare fuoco a sé stesso e agli agenti intervenuti sul posto.

Sempre ad Agrigento, a seguito delle indagini svolte in merito al tallonamento di un passaggio a livello a Licata, la Polfer ha denunciato una donna italiana di 31 anni per danneggiamento ed interruzione di pubblico servizio, poiché con la propria autovettura ha urtato la barriera di un passaggio a livello causando un’interruzione del traffico ferroviario di circa 40 minuti.A Messina, gli agenti della Polfer hanno denunciato, per interruzione di pubblico servizio, un ragazzo di 27 anni che, privo di biglietto, ha ostacolato la partenza di un treno. Un altro giovane, componente di una comitiva che viaggiava a bordo di un’auto risultata priva di assicurazione e già sottoposta a fermo amministrativo, è stato invece segnalato alla locale Prefettura perché trovato in possesso di sostanza stupefacente, mentre l’autovettura è stata sequestrata.

Il giudice Stefano Zammuto ha emesso il verdetto: assoluzione perchè il fatto non sussiste.

Dunque, nessuna colpa per quattro ortopedici dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento originariamente accusati della morte di un paziente che era stato operato al femore, Michele Di Stefano, 69 anni empedoclino.

Si tratta di

Giovanna Callea, Santo Rapisarda, Giuseppe Tulumello e Salvatore Pinella, In quattro a vario titolo parteciparono ad un intervento al femore del Di Stefano, sofferente di obesità, diabete e patologie cardiache. Morì per un infarto intestinale.

Anche il pm Sara Varazi aveva chiesto per i 4 l’assoluzione.

 

 

Accertati 273 nuovi casi di Covid in Sicilia a fronte di 13879 tamponi processati. Lo riporta il ministero della Salute nel consueto report che monitora l’andamento della pandemia. Il tasso di positività sale di poco: 1,9%  mentre ieri era all’1,8%. In ospedale ci sono, con sintomi Covid, 340 ricoverati nei reparti ordinari e 39 in terapia intensiva e non ci sono stati nuovi ingressi in area critica. Complessivamente i ricoverati sono 379. Scendono sotto quota diecimila i cittadini in isolamento domiciliare (9.657).

Si registrano anche 12 vittime e 878 guariti. I decessi non sono tutti riconducibili alle ultime 24 ore. Dalla Regione spiegano che uno è attribuibile a ieri, cinque al 10 ottobre, uno al 9 ottobre, uno al sette, uno all’1 ottobre. Altri tre sono invece di settembre (rispettivamente il 30, il 21 e l’11).

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 54; a Messina 30; a Catania 99;  a Ragusa 3; a Siracusa 31; a Trapani 19; Agrigento 16, Enna 16, Caltanissetta 5.

È stata sospesa in via cautelativa la vicequestore Nunzia Alessandra Schilirò, la poliziotta che aveva parlato dal palco della manifestazione dei no Green Pass a San Giovanni a Roma. «Non ho paura, difendo la Costituzione sulla quale ho giurato. Il Green Pass è illegittimo» aveva dichiarato davanti alla folla in quell’occasione. Il provvedimento di sospensione le è stato notificato oggi e sarà in vigore da domani.

Schilirò era tornata al centro delle polemiche in seguito alla manifestazione di sabato, contrassegnata da scontri e dall’assalto di Forza Nuova alla sede della Cgil, nel centro di Roma. La vicequestore ha preso le distanze dalle violenze, comunicando di non essere stata presente alle proteste del 9 ottobre, perché a conoscenza della «probabile la presenza di gruppi, che nulla avevano a che vedere con lo spirito pacifico che animava la manifestazione», come ha scritto lei stessa in un post Facebook.

Sempre tramite il social network, Schilirò ha anche annunciato l’abbandono del sindacato delle forze di polizia, di cui era stata nominata dirigente solo pochi giorni fa: «Da oggi ho revocato la mia iscrizione al sindacato Cosap e, a giorni, conoscerete tutte le motivazioni…».