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In base al report del Centro Uil Servizio, Lavoro, Coesione e Territorio, ad Agrigento i cittadini pagano la tari, la tassa sui rifiuti, che risulta la quarta più cara d’Italia. Secondo l’analisi delle bollette pagate in media da una famiglia con 4 componenti, in possesso di un’abitazione di 80 metri quadri e un reddito Isee di 25 mila euro, ad Agrigento si è pagato nel 2020 469 euro. Peggio di Agrigento solo Trapani, Crotone e Benevento. Basti pensare che a Brescia si pagano solo 189 euro. Ogni commento è superfluo. Peraltro ad Agrigento non è effettuato il servizio di scerbatura. La città è assediata dalle sterpaglie. Ad esempio il vicolo Picone e la scala che congiunge la via Picone alla via Giovanni 23esimo non sono più attraversabili dai pedoni.

In procura arrivano segnalazioni e così viene aperta un’indagine. Ci sarebbero presunti abusi legati alla somministrazioni dei vaccini anti-covid. Le attività di indagine, affidate alla questura e partite dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, hanno portato i presunti “furbetti dei vaccini” ad essere convocati ed interrogati circa la somministrazione ricevuta.

Le segnalazioni avevano evidenziato come persone che non rientrassero nelle categorie previste per la vaccinazione, l’avevano invece ricevuta. Sembrerebbe che le persone inopportunamente vaccinate fossero parenti degli operatori sanitari preposti all’esercizio della vaccinazione. Sulle indagini però, vige il giusto riserbo anche se parrebbe che la giustificazione circa l’abuso posto in essere, si poggi su direttive non chiare e non meglio specificate

 

 

 

Al fine di supportare le famiglie con bambini di età compresa nella fascia di età da 0 a tre anni, mediante l’abbattimento delle spese per retta scolastica, l’Amministrazione comunale rende noto che intende garantire, anche per l’anno scolastico 2021/2022,  l’inserimento gratuito presso le strutture degli asili nido comunali.

 Le iscrizioni, per l’asilo nido di via Esseneto e per l’asilo nido del Villaggio Mosè, sono in corso e potranno essere effettuate fino al 30 aprile 2021, con proroga fino al 15 maggio 2021

Don Calogero parroco della chiesa dell’Itria di Favara non ha esitato un attimo, non appena avuto il risultato del tampone positivo, a mandare sms e messaggi a tutti i parrocchiani per avvisare della situazione.

“Carissimi, dopo essere stato sottoposto a tampone molecolare, sono risultato positivo e pertanto sono in quarantena.
Sto bene grazie a Dio!
Sono sereno, ma allo stesso tempo sono consapevole che, nonostante l’attenzione e il rispetto di tutte le norme e i protocolli in tutte le celebrazioni, questa volta è toccata a me!”.

In ragione di ciò don Calogero ha inviato subito gli sms per avvisare della notizia affinché tutti i parrocchiani attivino le dovute procedure.

“Non è colpa di nessuno né tantomeno mancanza di prudenza. D’altronde, come me, tante figure professionali (insegnati, medici e para medici e commercianti ) hanno contratto il virus. Credo e auspico che questo non generi e fomenti il panico.
Ci tengo ad avvisarvi personalmente affinché coloro che lo ritenessero opportuno possano attivare i regolari protocolli. Vi chiedo, in questo tempo particolare, di non farmi mancare la vostra preghiera e io vi assicuro la mia”.

(Siciliaonpress)

I Carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari a carico dei fratelli Giuseppe e Benedetto Amato, di 41 e 46 anni, proprietari del noto ristorante Carlo Quinto, nel centro della città, già indagati nell’ambito dell’inchiesta che a Pasqua ha condotto in carcere il presunto boss del “mandamento” di Pagliarelli, Giuseppe Calvaruso, appena tornato dal Brasile per trascorrere le feste con la famiglia, e alcuni suoi fiancheggiatori. Le indagini, coordinate dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo, hanno determinato il sequestro del ristorante, di beni e conti correnti. I due arrestati, ritenuti prestanome di Calvaruso, sono indagati di trasferimento fraudolento di valori aggravato dal metodo e dalle modalità mafiose.

Due arresti per detenzione stupefacenti destinati allo spaccio, a due ragazzi che ricevevano la droga ad Agrigento e Porto Empedocle, tramite pacchi postali provenienti dalla Spagna. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del comando provinciale di Agrigento coordinati dal capitano La Rovere. L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Elenia Manno.

Tutti i dettagli dell’operazione durante la conferenza stampa di oggi alle ore 10 ad Agrigento presso il comando provinciale dei Carabinieri

“L’impatto devastante dell’emergenza sanitaria sulle strutture ospedaliere della Provincia di Agrigento- che hanno dovuto subire una drastica e inevitabile riorganizzazione fino a sospendere  come nel caso dell’Ospedale di Ribera le ordinarie attività di pronto soccorso per far posto ai malati covid- impone la necessità di rimodulare la Rete Ospedaliera Regionale con investimenti mirati per garantire la tutela del diritto alla salute delle popolazioni montane attraverso l’attivazione di un Presidio Ospedaliero di base”.

Lo affermano i coordinatori provinciali del Movimento politico “Servire Agrigento”, Raoul Passarello e Giuseppe Sortino.

“I criteri ministeriali che hanno ispirato la recente approvazione della Rete Ospedaliera Regionale – oltre ad accentrare i servizi essenziali sui capoluoghi -penalizzano oltremisura gli abitanti di quei paesi come Cianciana, Bivona, Santo Stefano di Quisquina, Alessandria della Rocca, Sant’Angelo Muxaro, San Biagio Platani, Cammarata e San Giovanni Gemini che di fatto, in un momento così drammatico, non possono contare su punto di primo accesso ospedaliero nelle immediate vicinanze. Con l’aggravante di dover fare i conti con una viabilità interna impervia e pericolosa per raggiungere gli ospedali della Provincia con tempi di percorrenza che superano i 60 minuti.

Crediamo che il diritto alla salute debba essere garantito a tutti i cittadini in egual misura indipendentemente dalla residenza in zone marginali. L’ammodernamento e la trasformazione del Presidio Territoriale di Emergenza di Cammarata in Presidio Ospedaliero di area montana garantirebbe, per i comuni del comprensorio, una adeguata risposta all’emergenza urgenza e quei livelli minimi di assistenza, di prestazioni e di media degenza ad oggi negate. La straordinaria opportunità offerta dai fondi del Recovery Fund deve essere l’occasione per potenziare il sistema sanitario regionale verso un modello incentrato sui territori e sul bisogno della persona per offrire una rete di assistenza efficacie a tutti i cittadini a prescindere dal contesto geografico. La tendenza a ridurre i costi e a chiudere i piccoli presidi ha finito per accentuare le disuguaglianze nell’accesso alle prestazioni con l’inevitabile rinuncia, soprattutto tra le persone anziane,  a curarsi per motivi economici”.

Un altro crollo è accaduto a Scala dei Turchi a Realmonte. L’associazione ambientalista MareAmico ha documentato in foto e video quanto avvenuto. Il coordinatore, Claudio Lombardo, afferma: “Come neve al sole, la Scala dei Turchi crolla ancora. Una porzione della falesia di marna è venuta nuovamente giù, precipitando sulla spiaggia, fortunatamente deserta. Mentre Comune e privato discutono nelle opportune sedi sulla titolarità del bene, solo la Procura ha agito. Infatti già il 27 febbraio del 2020, prudentemente, ne ha opportunamente inibito la fruizione. Questa decisione del procuratore Patronaggio ha attirato molte critiche, ma, considerato quanto continua ad accadere periodicamente, tutelare la vita con decisioni impopolari è un atto coraggioso. Di fronte alle lungaggini, burocratiche e giudiziarie, e, naturalmente anche politiche, ad Agrigento paradossalmente è spesso la Procura a prendere decisioni drastiche a protezione della vita, come nel caso del Ponte Morandi di Agrigento, chiuso dall’Anas solo a seguito di un’indagine della Procura, prima che potesse seguire il destino del suo gemello di Genova”.

La Guardia di Finanza del Comando provinciale di Catania, ha eseguito 16 arresti, uno dei quali ai domiciliari, nell’ambito di un inchiesta su droga e telefonini che sarebbero stati a disposizione di alcuni detenuti nel carcere di Augusta, in provincia di Siracusa. La Procura di Catania ipotizza a carico degli indagati, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, ed all’indebito procacciamento di apparati telefonici per i detenuti della casa circondariale di Augusta, e di corruzione di pubblici ufficiali per atti contrari ai doveri di ufficio.

La Guardia di Finanza ha scoperto a Messina una serie di irregolarità nelle istanze presentate da parte di 260 richiedenti “Buono Spesa” e altri benefici economici, quali “Sostegno alle locazioni” e “Buono baby sitting”, residenti a Messina e in tutta la provincia. L’attività ispettiva ha svelato che diversi nuclei familiari hanno percepito forme di sostegno economico tra loro incompatibili, o hanno indicato dati falsi oppure omesso informazioni dovute. Sono stati contati 260 indebiti percettori, di cui 40 segnalati alle Procure di Messina, Barcellona Pozzo di Gotto e Patti, per il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato e falso in atto pubblico, mentre gli altri 220 sono stati segnalati alle autorità amministrative per l’irrogazione delle previste sanzioni. Nel frattempo è stata avviata la procedura per il recupero delle somme già erogate, per oltre 37 mila euro, e per la decadenza dei benefici.