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Quando c’è di mezzo l’esperto, il curatore e critico d’arte Roberto Sottile, si corre sempre il rischio di avere a che fare con cose belle, di incontrare l’arte in in ogni sua forma, anche sotto forma di provocazione.  Roberto Sottile che da tempo porta al Museo del Presente opere figlie di sperimentazioni, di contaminazioni, di ricerca ma anche di tradizione.

E’ quello che accade con la mostra Hovo Sapiens, dell’artista Salvatore Cammilleri, inauguratasi ieri 13 dicembre al Museo del Presente in Rende (Cs)  curata da Roberto Sottile che è stata ideata e costruita attorno alla comunicazione dell’arte, come una vera “ProvocAzione”.
La mostra nasce dall’idea di una immagine – l’uovo come oggetto – che muta in provocazione, dopo una sorta di presa di coscienza. L’uovo, da dove tutto parte, inteso come forma di vita, che ci omologa in qualche modo nel momento della nascita, che però reca in se un corredo genetico che si evolve, attraverso una sorta di codice da decifrare. Ecco che l’uovo viene declinato in maniera anche ironica, ma allo stesso tempo porta lo spettatore a riflettere, mentre si trova dinanzi alla materia cellulare che si impregna di vita, che muta e che si evolve.

Cammilleri matura questo percorso artistico, come forma di dissenso verso un mondo globalizzato, che ci vuole tutti omologati, dentro un tempo fatto di immagini che divorano tutto, anche l’essenziale. Uomini senza più idee, stereotipati, mentre un meccanismo sembra apparentemente spingerci in avanti, ed invece ci costringe a regredire sia nella capacità di pensiero critico, quanto nelle relazioni umane.

L’uovo diventa quindi la metafora dell’homo sapiens, evoluto sì, ma pieno di fragilità. L’uovo si sostituisce all’uomo, tutti apparentemente uguali, ma tutti diversi dentro una genetica che ci rende unici. Arte e genetica si fondono dunque, in un linguaggio artistico e originale.

La mostra, per come è stata concepita dall’artista, vuole indurre a riscoprirci vivi, unici e indipendenti da un contesto di uguaglianza fittizia e con una identità da difendere fino alla fine.

Le opere sono realizzate in diversi materiali e rappresentano, in maniera alquanto originali momenti del quotidiano, dalla nascita alla morte, anche in maniera ironica.

Al Museo del Presente, si può ammirare fino al 3 gennaio anche un’altra interessante mostra, curata anch’essa dal bravo Roberto Sottile che si intitola CARTAM di Pierpaolo Miccolis, che con la sua arte si muovo nel territorio della magia popolare, praticando una pittura al confine tra due realtà: quella che possiamo vedere, toccare e quella  di cui non tutti siamo disposti ad ammettere l’esistenza. Da questo mondo arrivano suggestioni, sussurri onirici, bisbigli o scossoni che fanno divenire l’artista uno strumento.

Miccolis realizza delle opere in serie, il cui messaggio si realizza solo nell’insieme. Ritratti realizzati con acquerelli e tempere, tra figure mostruose, vittime innoceni, fantasmi, spiritelli, si ergono frammenti di un mondo spirituale, che induce ad una presa di coscienza collettiva, sul rapporto tra il mondo degli umani, il mondo animale e la natura, in un connubio che un po’ confonde e un po’ affascina. Miccolis ci racconta con le sue opere come vede la natura, come l’uomo interagisce con essa, con creatività e in un tempo a volte magico.

CARTAM  è un’idea, ma anche una scelta precisa dei materiali come la carta, di scelta della tecnica dell’acquarello, dell’olio, e poi i pastelli della serie “Rose” che introducono alla mostra. L’arte come strumento, come linguaggio visivo per veicolare un messaggio, e non solo gesto artistico. L’artista ci induce con le sue opere ad una profonda riflessione sulla vita, sull’equilibrio talvolta violato, che però continua a vivere e a rigenerarsi, in una maniera spesso magica.

Miccolis rappresenta dunque un cantore di una dimensione antica e persistente, raccontando per forme ed immagini il ciclo vitale dove la vita e la morte giocano a rincorrersi, tra isoterismo e una musicalità di colore su carta, che canta anche il convivio di spiriti inquieti.

Due interessanti mostre, che aspettano i visitatori al Museo del Presente fino al prossimo 3 gennaio. Fatevi un regalo, andate a vederle.

 

Simona Stammelluti 

 

 

Il prossimo 4 dicembre alle 17,30 presso il  Museo del Presente in Rende (Cs) si inaugura “Opera al Nero” una mostra di Francesco Speciale, curata da Roberto Sottile che rimarrà visitabile fino al 15 dicembre. 

Quando il critico d’arte, curatore e amico Roberto Sottile mi ha invitata a questa mostra, mi sono particolarmente incuriosita, come spesso accade, sapendo che lui, scopre talenti. Così ho raggiunto l’autore della mostra, Francesco Speciale, figlio d’arte, e ne è venuta fuori una bella intervista che mette il luce non solo l’artista, ma anche l’uomo e come ha nutrito la sua cultura.

 

SS: Si sceglie di essere artisti oppure la si scopre come necessità?
FS: Essere artisti è una condizione interiore; si può scegliere di fare gli artisti, di vivere da artista, di assecondare questa condizione dell’essere, oppure di ignorarla ma non si può scegliere se esserlo oppure no. Io l’ho sempre vissuto come un processo naturale, e lo avverto come qualcosa di potente, che condiziona nel bene e nel male la mia intera esistenza. Un po’ come le acque di un fiume che nonostante le avversità trovano sempre un modo per scorrere a valle. Un fiume non sceglie di essere un fiume e non ne avverte la necessità; Un fiume semplicemente è un fiume.

SS: Conta l’ambiente familiare in cui si vive o valgono solo le personali inclinazioni?
FS: L’ambiente familiare conta moltissimo. Un artista è sempre dotato di una considerevole dose di sensibilità. Per questo motivo amplifica ed indaga, esamina e scompone, aggiunge, considera, sottrae. Ritengo che un artista sia influenzato non solo dagli affetti a lui più vicini, ma anche da tutto il resto. Per un artista il mondo è il suo giardino; ogni evento, ogni disciplina, ogni energia, può diventare idea, istinto, opera della sua arte. Si, un artista subisce le influenze, poi le trasforma. A volte ne è servo, altre volte padrone.

SS: Quando hai scoperto che il tuo futuro risiedeva nell’arte?
FS: L‘ho sempre saputo. È la mia casa.

SS: Che cos’è “Opera al Nero”?
FS: È una domanda che ognuno di noi dovrebbe porre a se stesso. L’Opera al Nero è la prima fase dell’alchimia, la madre di tutte le scienze. L’alchimia è l’applicazione di molte discipline diverse tra loro, come l’astrologia, l’astronomia, la chimica, la psicologia, la magia.. l’alchimia è un cammino iniziatico, attraverso cui un individuo sceglie di evolversi diventando consapevole di essere vile metallo… piombo. L’Opera al Nero è la fase in cui tutto ha inizio. È l’origine, la radice, l’oscurità, la fonte stessa dell’abisso. È sotto il dominio di Saturno, il Grande Maestro. Suppongo che potrei parlarne per anni.. “Opera al Nero” è una fase interiore in cui si può rimanere a lungo…

SS: Che tipo di percorso hai intrapreso per giungere a questa mostra?
FS: Il mio contatto con l’arte l’ho avuto sin da bambino, quando seduto sulle ginocchia di mio padre, lo guardavo dipingere grandi tele con i colori ad olio … da quel momento l’arte non mi ha mai più abbandonato, ed io l’ho seguita. Non mi ha mai tradito e non l’ho mai tradita. Ho vissuto e vivo nel suo nome. Ma dopo aver portato a compimento il percorso formativo  all’Accademia delle Belle Arti di Roma, è stato determinante l’incontro con Roberto Sottile, il mio insostituibile critico d’arte. Ma di Roberto parlerò in altra sede;  se “Opera al Nero” è visitata al Museo del Presente, lo devo a lui.

SS: Come definiresti la tua arte? Di cosa si nutre?
FS: La mia arte è sicuramente concettuale, anche se si serve di conoscenze antiche usate però in chiave moderna. Incastri a tenone e mortasa diventano supporti per il “Clouage”, l’encausto di Pompei diventa un polittico nero. La mia arte si serve di molte discipline… La falegnameria, la numerologia, l’astrologia, la cristalloterapia, l’esoterismo in tutte le sue forme. Costruisco sempre i supporti da solo, compongo io le tempere, le mestiche, le ricette. Sono del parere che un artista debba conoscere la materia e plasmarla dalla base, realizzando i colori dalle polveri, come ci hanno insegnato Leonardo da Vinci o Michelangelo. Anche l’arte è Alchimia.

SS: Della tua mostra Roberto Sottile dice che “lo spazio e il tempo hanno una dimensione percettiva diversa”. Cosa significa?
FS: Noi, in arte, conosciamo quattro dimensioni. Altezza, larghezza e profondità che sono le prime tre dimensioni Euclidee, e poi il tempo, la quarta dimensione inventata da Picasso. Io ho “inventato” la quinta dimensione. È la dimensione della consapevolezza, delle percezioni, dell’invisibile. Paradossalmente dovrebbe essere la prima, perché è attraverso le percezioni che possiamo decodificare le prime tre dimensioni, ed è attraverso la consapevolezza che possiamo sentire il tempo. Un animale, ad esempio, non ha percezione del tempo, perché inconsapevole. La maggior parte del mio “modus operandi” è al servizio di questo concetto. Nelle mie opere rendo percettibili, “tempi” in cui si è consapevoli, rendo visibili “spazi” o dimensioni, che resterebbero altrimenti invisibili.

SS: Cosa ti aspetti da questa tua prima mostra?
FS: La trovo una domanda davvero interessante… beh, mi piacerebbe che i visitatori possano recepire il messaggio della mostra stessa. Ritengo che questa sia un’epoca in cui vi è finalmente un risveglio delle coscienze; l’uomo abbandona dubbie religioni e sette per ritornare alla natura, alla fonte. Si riconnette alle energie di Madre Terra come gli antichi Celti, i druidi. Ma per risvegliarsi ognuno di noi deve affrontare il più pericoloso dei nemici: se stesso. “Opera al Nero” è questo; è come consacrare se stessi ad un percorso evolutivo interiore e personale. Si ha la possibilità di diventare consapevoli, di attraversare le tenebre, quelle che albergano in ognuno di noi. Quanto più è grande l’oscurità, tanta più luce può contenere, e la luce più risoluta è quella che nasce e s’irradia, dalle più fitte tenebre.

 

Simona Stammelluti