Lei incinta, riceve calci e pugni dal fidanzato. Scatta la denuncia, poi il “perdono…”

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Perdonato prima del processo per minacce, testate e calci all’ex fidanzata incinta: la donna ritira la querela oltre a rinunciare alla costituzione di parte civile. Il processo nei confronti del ventunenne Giuseppe Camilleri, dopo il rinvio a giudizio deciso dal gup Francesco Provenzano lo scorso 15 novembre, è iniziato davanti al giudice monocratico Antonio Genna e dovrebbe proseguire anche dopo il perdono della donna perchè le accuse, allo stato attuale della contestazione, sono perseguibili di ufficio. Camilleri, difeso dall’avvocato Serena Gramaglia, sarà giudicato per le accuse di stalking, lesioni ed evasione dagli arresti domiciliari. Il giudice, ieri, ha disposto un rinvio al 28 gennaio.

La prima accusa scaturisce dalle persecuzioni che per due mesi, da gennaio a febbraio dell’anno scorso, la ragazza avrebbe dovuto subire. Il giovane, nonostante si trovasse agli arresti domiciliari, avrebbe ripetutamente telefonato alla ragazza, peraltro incinta e in una fase delicata della gravidanza, per minacciarla che l’avrebbe uccisa sparandole o dandole fuoco. Analoghi messaggi sarebbero stati indirizzati alla madre della presunta vittima invitata a non affacciarsi perché, in caso contrario, le avrebbe sparato.

Con cadenza quotidiana, inoltre, sarebbe andato a casa sua per minacciarla. Il 28 febbraio l’episodio più grave: Camilleri, sostiene l’accusa, avrebbe seguito la ragazza fino all’abitazione della madre e l’avrebbe colpita con una violenta testata in fronte e un pugno sulle spalle. La donna incinta crollò a terra ma l’ex fidanzato avrebbe continuato a colpirla con calci. “Ora ti faccio abortire… putt.. mi hai mandato la volante a casa ma tanto mi hanno già controllato e sono venuto per ammazzarti”, le avrebbe detto svelando il movente della brutale aggressione. La donna, che riportò un trauma cranico e vari traumi articolari, fu medicata in ospedale dove fu giudicata guaribile in quindici giorni.

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