Direttivo SGS, quel modo straordinario di fare sindacato

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\”Chi fa sindacato comunica. Sempre. Meglio cercare di farlo bene. La relazione faccia a faccia con lavoratori è importante. In Italia, dal punto di vista giuridico, il sindacato è un\’associazione non riconosciuta; la rappresentatività di un sindacato è il presupposto sul quale si valuta il potere di firmare accordi vincolanti per tutti i lavoratori del settore cui l\’accordo si riferisce (art. 39 Costituzione) e per l\’accesso alle tutele dell\’attività sindacale previste dalla legge (art. 19 dello Statuto dei Lavoratori). Molteplici sentenze della Corte costituzionale hanno chiarito che la rappresentatività di un sindacato è determinata da una serie di elementi anche indiziari, non unicamente dal numero di iscritti, di preferenze nelle elezioni di RSA/RSU o nei referendum approvativi di un contratto collettivo nazionale. Un sindacato che esca dalle stanze per ascoltare chi è in difficoltà e per elaborare proposte a difesa dei lavoratori. Bisogna ripartire dall’antico modo di fare sindacato, per la gente ma anche tra la gente, bisogna fr equentare i luoghi di lavoro, andare ad ascoltare i lavoratori in difficoltà. Se un sindacalista non si misura con la capacità di ascolto e poi non sa elaborare proposte adeguate, rischia di offrire un’idea lontana del suo mondo. Occorre tornare a lavorare dal basso. Grazie al lavoro dal “basso” oggi celebriamo un momento di grande importanza per la nostra Organizzazione, un momento di svolta importante per tanti lavoratori, precari fino a qualche mese fa, oggi ATA di ruolo. Un sindacato non si misura solo nei numeri (iscritti) si misura soprattutto attraverso la sua riconoscibilità, trasparenza e autorevolezza. Noi siamo orgogliosamente tutto questo\” –  conclude Aldo Mucci del direttivo SGS

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