| | 341 views |

Vivere come in un’opera d’arte

20160201-011402.jpg

Ci sono differenti correnti che parlano di “vivere la vita come un’opera d’arte”. Le diverse correnti – per alcuni versi spiccatamente astratte – trovano una sorta di concretezza, in alcuni esempi viventi di persone che sono riuscite realmente a farlo.

C’è chi la pensa come Gabriele D’Annunzio, che esaltava profondamente il proprio “io”, inneggiava alla “perfezione” in ogni dettaglio del vivere, succhiando la vita sino al midollo, ed essendo padrone della propria esistenza. In realtà nell’era moderna questo pensiero è stato travisato, pensando che una vita, per essere “perfetta”, debba essere piena di agi, di lusso, di piaceri. Ed invece il pensiero di D’Annunzio, da lui stesso portato avanti durante la sua vita, risiedeva nell’accettazione di alcuni eventi della propria esistenza, e di quel destino che spesso mette alla prova, e davanti al quale bisognerebbe reagire scansando le vicissitudini e continuando a vivere come lo si desidera. Lo stesso D’Annunzio, divorato dai debiti, riuscì a vivere come se nulla lo turbasse.

Poi c’è chi pensa che tutto ruoti intorno al “carpe diem”, al “qui e ora”, alla capacità di lasciare il segno del proprio passaggio, sempre, come in preda ad una “fame d’eternità”, inchinati ad una esistenza egoistica, strappata all’anonimato, con indosso una divisa di “fierezza e solitudine”.

Ed ancora c’è chi parla di opera d’arte nel vivere, coniugando “bontà, bellezza e beatitudine”. Semplice a dirsi, difficile a farsi.

In realtà c’è chi “per davvero”, ha vissuto la propria vita come un’opera d’arte e sono coloro che “inconsapevolmente” hanno lasciato il segno nella storia, nella propria storia, nella storia degli altri, nei ricordi di chi ha visto in loro la “vita ideale”, dettata da gesti non eroici, ma degni di nota, o vissuta all’ombra di un talento inequivocabile, indossato però con la naturalezza di chi sa che quel proprio fare, produce del bene, anche al di fuori della propria esistenza.

Di esempi se ne potrebbero fare parecchi, ed ognuno vedrà “una opera d’arte” lì dove riconosce qualcosa di simile al proprio vivere. Eppure ci sono casi eclatantemente simili ad opere d’arte e sono quelle di coloro che mai hanno considerato un percorso di felicità a discapito della felicità altrui, o coloro che oggettivamente sono stati un “esempio”, in diversi campi.

Mi vengono in mente tutte quelle persone – o personaggi – che hanno lasciato che il tempo scorresse, senza volerlo fermare ed ingabbiare, che si sono “arresi” allo scorrere, agli eventi, alla caducità del vivere ed hanno realizzato quel che potevano, come meglio potevano.

Madre Teresa di Calcutta, per esempio, e quella sua vita instancabile al servizio degli altri, sempre serena in mezzo a mille difficoltà, che spronava il mondo a non arrendersi mai. Lei, che pensava che “il male mette le radici quando un uomo comincia a pensare di essere migliore degli altri”, e poi quel suo Premio Nobel per la pace nel 1979.

O mi verrebbe da pensare a David Bowie, che non ha mai vissuto di cliché, che è sempre stato contro la società borghese e conservatrice, che ha smascherato l’ipocrisia tra idoli e fan. Lui, il simbolo del trasformismo, quindi contro ogni omologazione, che ha lasciato che fosse il suo ritratto, ad invecchiare, non il suo vivere. Lui, che ha il suo testamento lo ha inciso in un disco, forse proprio quando aveva più paure, e più nessuna certezza.

La vita come un’opera d’arte. Forse parlarne è più facile che realizzarla.

Certo è che sarebbe opportuno vivere senza rimpianti, ma con discrete dosi di pentimenti, mettendo l’arte in ogni piccolo gesto, con la capacità di godere sempre, ma nella giusta misura.

Forse la formula magica, è tutta qui.

Simona Stamellutti

Tags:

Commenti chiusi