Mentre il colosso americano Cargill celebra la propria espansione globale e inaugura (solo pochi mesi fa) nuovi impianti in Brasile, in Sicilia chiude un pezzo importante di industria e di sapere: lo stabilimento Cargill Pectin Italy di Giammoro, eccellenza mondiale nella produzione di pectina da agrumi freschi.
Oggi, 6 ottobre 2025, è stata avviata ufficialmente la procedura di licenziamento collettivo. Un atto che, secondo i lavoratori, non solo segna la fine di una storia industriale prestigiosa, ma rappresenta “l’esecuzione finale di un piano freddamente calcolato”.
La denuncia è chiara: la multinazionale avrebbe presentato alle istituzioni una documentazione “costruita su numeri ingannevoli , senza alcuna spiegazione tecnica o economica, da verificare dettagliatamente e palesemente volta a scoraggiare eventuali compratori”.
Un comportamento giudicato scorretto e offensivo, che mina la possibilità di salvaguardare un sito produttivo di assoluta eccellenza e, soprattutto, le cinquanta famiglie che da anni vi lavorano.
“I conti non tornano – spiegano i dipendenti –. Non si può parlare di insostenibilità quando la stessa azienda cresce e investe in altri Paesi. Qui non si tratta di crisi, ma di una precisa strategia industriale: acquisire, copiare e chiudere”.
L’impianto “clonato” in Brasile e la fuga del know-how
Secondo quanto denunciato dai lavoratori, Cargill sapeva da tempo quale sarebbe stato l’epilogo.
L’acquisizione del sito di Giammoro, avvenuta nel 2015, sarebbe servita in realtà a un solo scopo: assimilare il know-how unico nella lavorazione della pectina da agrume fresco – tecnologia e competenze che prima di allora la multinazionale non possedeva.
Una volta appreso tutto ciò che serviva, la società avrebbe replicato fedelmente il modello produttivo in Brasile, dove ha investito somme milionarie per un nuovo impianto, lasciando in Sicilia solo il silenzio delle linee spente.
“Abbiamo visto nascere e crescere questo stabilimento – raccontano i lavoratori –. Oggi assistiamo alla sua demolizione programmata per non permettere a nessuno di subentrare e restare operativo”.
Una chiusura che appare premeditata
La chiusura, quindi, non come effetto di una crisi industriale ma come atto deliberato di depauperamento:
nessun investimento per migliorare l’efficienza, nessun piano energetico, nessun potenziamento dell’impianto, e un management progressivamente svuotato di funzioni strategiche.
“Cargill – denunciano ancora i dipendenti – ha preso il meglio da noi, le nostre conoscenze, la nostra professionalità, e poi ci ha lasciati al margine. È una gestione che ha ignorato le persone, i valori e il territorio”.
Una procedura di licenziamento “offensiva”
La rabbia cresce anche per le modalità con cui la multinazionale ha avviato la procedura di licenziamento, definita dai lavoratori “una beffa burocratica”, priva di spiegazioni concrete e con dati economici poco trasparenti.
Un approccio “che non tiene conto della dignità di chi ha reso grande questo sito e ignora ogni principio di responsabilità sociale”.
La reazione è ferma: “Il nostro impianto non si smantella. Qui non si tratta solo di posti di lavoro, ma di un patrimonio industriale e umano che non può essere cancellato con un atto di dismissione”.
Per questo, i lavoratori chiedono un intervento urgente delle istituzioni: dal Ministero del Made in Italy alla Regione Siciliana, affinché si favorisca la vendita del sito a nuovi investitori e si impedisca lo smantellamento definitivo.
L’appello: “Non vogliamo sussidi, ma rispetto e futuro”
L’amarezza è profonda, ma la determinazione resta: “Non chiediamo assistenza o carità – dichiarano i lavoratori –. Vogliamo solo che venga riconosciuto il valore di ciò che abbiamo costruito.
Cargill prospera nel mondo, ma qui in Sicilia lascia macerie. Eppure il sapere che ha esportato nasce da queste mani e da questo territorio”.
La speranza, adesso, è che la politica si accorga di una vicenda che va oltre i confini di un licenziamento collettivo: è la storia di un’eccellenza italiana cannibalizzata da chi dice di voler far ‘prosperare le comunità’.
Un paradosso amaro: mentre a Giammoro si chiude, in Brasile lo stesso impianto – frutto del know-how siciliano – continua a produrre e generare profitti.
E il sole, come recita uno degli slogan Cargill, “non tramonta mai”.
Solo che, sullo stabilimento di Pace del Mela, il tramonto è già arrivato.
VERTENZA CARGILL – Il colosso che smantella l’eccellenza siciliana: “A Giammoro solo numeri ingannevoli e licenziamenti annunciati”
