Terme, mentre il Piano industriale studia “la capacità alberghiera”, sono in vendita due strutture ricettive

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di Filippo Cardinale

Diceva Aristotele che l’errore avviene in molti modi, mentre essere retti è possibile solo in un modo. Tra il vasto ventaglio di errori dal quale l’uomo può attingere c’è quello che riguarda la vendita all’asta del Piccolo albergo San Calogero e dell’ex Motel Agip. A sbagliare ancora, senza mostrare un limite, è la Regione tramite la Terme di Sciacca in liquidazione. A fine gennaio, infatti, scade il termine dell’ennesimo tentativo di vendere le due strutture che hanno lo scopo di aumentare la capacità alberghiera del complesso termale “da valorizzare” e che, nelle parole del presidente della Regione, Nello Musumeci, rappresenta “una grande potenzialità per l’economia turistica siciliana, che nel termalismo può trovare una fonte di attrazione e di sviluppo”. Peccato che alle parole non seguono i fatti. Peggio quando ai fatti non corrisponde la realtà che sui dimostra sconoscere.

Mentre il professore universitario, economista assai serio e noto, è impegnato in una “ricognizione completa delle condizioni dei siti termali di Acireale e Sciacca, necessaria alla definizione del Piano industriale con cui la Regione presenterà agli interlocutori gli investimenti necessari per riportare gli stabilimenti allo stato in cui si trovavano prima della loro chiusura”, il liquidatore della Terme di Sciacca Spa ha rinnovato la volontà a vendere le due strutture che hanno avuto la missione dell”hotelleria. Vendendo le due strutture è ovvio che quella “capacità alberghiera” ricercata dal Piano Industriale viene meno. Meno posti letto disponibili, meno interesse dei privati ad investire.

E’ stato lo stesso Nello Musumeci, con uno slancio di positivismo infondato a spiegare che nello “studio propedeutico al Piano industriale vanno tenuti in conto la valutazione degli immobili, le eventuali risorse disponibili per migliorare le condizioni delle strutture, ma anche la stima di fatturato quando sarà ripristinata la capacità produttiva e alberghiera, nonché il canone annuo per la Regione. La definizione del Piano consentirà di selezionare gli operatori economici che possano rilanciare questi complessi termali da troppo tempo inutilizzati”.

Insomma, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Un mare di confusione da parte della Regione. Come al solito. Per concludere, prendo in prestito il pensiero dell’imperatore Marco Aurelio, spesso sbaglia non solo chi fa, ma anche chi non fa qualche cosa. Musumeci e Armao sbagliano a non fare, dunque a non stoppare la vendita all’asta delle due strutture citate.

 

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