Avrebbe minacciato e intimidito un uomo residente in Germania per ottenere 6 mila euro, parte del compenso pattuito per un omicidio mai portato a termine. Con questa accusa i carabinieri del Nucleo Investigativo di Agrigento hanno arrestato Giuseppe Grassonelli, 42 anni, di Porto Empedocle, ritenuto responsabile di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
L’arresto arriva al termine di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, avviata circa un anno fa quando Grassonelli è finito sotto osservazione degli investigatori. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo, in concorso con un 57enne di Favara, avrebbe messo in atto reiterati episodi di intimidazione attraverso chiamate vocali e messaggi contenenti minacce esplicite, con l’obiettivo di riscuotere la somma residua di 6 mila euro. Denaro che, sempre secondo l’accusa, rappresentava una parte del corrispettivo per l’esecuzione di un delitto rimasto poi ineseguito.
Un contesto che riporta alla memoria vecchi scenari criminali. Grassonelli, infatti, era già noto alle forze dell’ordine per il suo coinvolgimento nell’operazione “Hardom” del 2011 ed è figlio di “Gigi” Grassonelli, boss dell’omonimo clan stiddaro, ucciso nella prima strage di Porto Empedocle nel 1986.
Le indagini, tuttavia, non si fermano qui. Il 24 maggio scorso i carabinieri hanno sventato quello che viene ritenuto un possibile agguato, arrestando un 38enne pregiudicato di Porto Empedocle. L’uomo è stato trovato in possesso di una pistola semiautomatica Beretta 96 Combat calibro 40 S&W con matricola abrasa, di un caricatore con 11 cartucce e di una maschera in plastica raffigurante il volto di Salvador Dalì.
Nel corso delle perquisizioni successive, i militari hanno rinvenuto e sequestrato anche due revolver, calibro 22 e calibro 38 Special – quest’ultimo con matricola abrasa – oltre a munizionamento vario. Al termine delle formalità di rito, il 38enne è stato condotto presso la casa circondariale di Agrigento.
L’inchiesta resta aperta e gli investigatori continuano a lavorare per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e collegamenti, in un quadro che conferma come l’idea del delitto, seppur non realizzata, non fosse stata affatto accantonata.
