Si è difeso sostenendo di non essere a conoscenza di alcun progetto omicidiario Giuseppe Grassonelli, 42 anni, di Porto Empedocle, arrestato con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Davanti al gip di Palermo Claudia Rosini, l’uomo ha spiegato che le conversazioni intercettate dagli investigatori non avrebbero avuto carattere minatorio, ma si sarebbero limitate alla richiesta di restituzione di una somma di denaro prestata.
«Non ricordo chi mi abbia chiesto di occuparmi della restituzione dei soldi – ha affermato Grassonelli – e non sapevo nulla di ciò che ci fosse dietro. Non avrei mai fatto telefonate compromettenti utilizzando il mio numero». L’indagato ha inoltre negato qualsiasi coinvolgimento in un piano per uccidere l’idraulico Giuseppe De Rubeis.
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ruota attorno a un presunto progetto di vendetta legato all’omicidio di Giuseppe Adorno, assassinato e dato alle fiamme nelle campagne di Montaperto nell’estate del 2009. Secondo l’accusa, il bersaglio del piano sarebbe stato proprio De Rubeis, tornato in libertà dopo aver scontato 13 anni di carcere per quel delitto. A volerne la morte, stando al racconto di un killer poi divenuto collaboratore di giustizia, sarebbero stati il capomafia di Porto Empedocle Fabrizio Messina, il cognato Salvatore Prestia e Luca Adorno, fratello della vittima.
Grassonelli, figlio di Gigi, storico esponente dell’omonimo clan stiddaro ucciso nella strage di Porto Empedocle del 1986, è accusato di aver preteso con modalità intimidatorie la restituzione di 6 mila euro da un uomo inizialmente incaricato di eseguire l’omicidio e poi ritiratosi. Quest’ultimo, secondo la Procura, avrebbe restituito solo 14 mila dei 20 mila euro ricevuti come anticipo per il delitto, trattenendo la parte che Grassonelli avrebbe cercato di recuperare.
Nella giornata di oggi l’indagato è stato sottoposto a due distinti interrogatori: davanti al gip di Palermo ha risposto sulle accuse di estorsione, mentre davanti al gip di Agrigento Micaela Raimondo, nell’ambito del procedimento relativo al possesso di due pistole clandestine sequestrate, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
La difesa, affidata all’avvocato Olindo Di Francesco, ha annunciato il ricorso al tribunale del riesame contro l’ordinanza cautelare. Intanto il giudice di Agrigento dovrà pronunciarsi sulla misura da adottare per il filone dell’inchiesta legato alle armi.
