Un’inchiesta della Procura di Palermo ha portato all’arresto di un dirigente dell’assessorato regionale alle Infrastrutture e di un imprenditore accusati di aver gestito un sistema di tangenti legato ad appalti pubblici. Le indagini, condotte dalla polizia e dalla Direzione investigativa antimafia, hanno documentato diversi incontri e consegne di denaro avvenuti direttamente negli uffici dell’amministrazione regionale.
Al centro dell’indagine c’è il dirigente regionale Giancarlo Teresi, che secondo gli investigatori avrebbe ricevuto somme di denaro in cambio di favori e informazioni riservate sugli appalti. A consegnare le presunte mazzette sarebbe stato l’imprenditore Carmelo Vetro, originario di Favara e già noto per precedenti legati alla criminalità organizzata.
L’indagine della Procura di Palermo si basa su intercettazioni telefoniche, ambientali e su immagini registrate da telecamere installate nell’ufficio del dirigente regionale. Proprio grazie a queste riprese gli investigatori avrebbero documentato alcune consegne di denaro avvenute tramite buste consegnate durante incontri apparentemente informali.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il valore complessivo delle tangenti si aggirerebbe attorno ai 40 mila euro. In cambio, il dirigente avrebbe fornito informazioni sull’andamento delle pratiche amministrative e favorito alcune imprese nell’assegnazione di lavori pubblici.
Tra gli appalti finiti sotto la lente degli investigatori ci sono interventi legati al porto turistico di Marinella di Selinunte, oltre a lavori ambientali e operazioni di smaltimento di posidonia rimossa dalle spiagge. In particolare, una società collegata all’imprenditore avrebbe ottenuto incarichi per il trasporto e lo smaltimento di centinaia di tonnellate di materiale vegetale proveniente dal dragaggio del porticciolo.
Gli investigatori hanno ricostruito anche una fitta rete di contatti tra il dirigente e l’imprenditore, fatta di telefonate frequenti e incontri nei quali sarebbero state discusse informazioni riservate sui lavori pubblici e sulle procedure amministrative.
Uno degli episodi più rilevanti documentati dall’indagine riguarda la consegna di una busta con denaro avvenuta direttamente nell’ufficio dell’assessorato, episodio immortalato dalle telecamere installate dagli investigatori. In un’altra occasione, sempre secondo gli atti dell’inchiesta, il pagamento sarebbe avvenuto durante un incontro cordiale tra i due, accompagnato da saluti e gesti di familiarità.
Nel corso delle indagini sono emersi anche tentativi da parte degli indagati di capire se fossero sotto controllo. In un caso il dirigente avrebbe fotografato un uomo ritenuto sospetto utilizzando una telecamera integrata negli occhiali da sole, condividendo poi l’immagine con l’imprenditore per identificarlo.
Il giudice per le indagini preliminari Filippo Serio ha disposto la custodia cautelare in carcere per i principali indagati, ritenendo concreto il rischio di inquinamento delle prove. Nell’ordinanza vengono citati anche riferimenti a possibili armi emersi durante alcune conversazioni intercettate.
L’inchiesta resta aperta e gli investigatori stanno verificando eventuali ulteriori episodi di corruzione legati ad altri appalti pubblici nella regione.
