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Parte discretamente la prima puntata del Festival di Sanremo, con quel “69” che svetta sulla grafica.  Finita l’epoca delle vallette straniere belle e impedite nella lingua, Claudio Baglioni ancora una volta direttore artistico della Kermesse, quest’anno, co-conduce con Claudio Bisio e con Virginia Raffaele che non convince in quella veste, e che rende sicuramente di più nelle performance comiche che le si addicono alla perfezione.

La prima serata vede sfilare i Big, (tanti, forse troppi) tra i quali quest’anno ci sono tanti nomi semisconosciuti, figli dei talent, ma che nulla hanno a che vedere con la figura dei “giganti” che ci si aspetta al Festival della Canzone Italiana. Nek, Renga, la Bertè, con una canzone scritta da Gaetano Curreri, il cui testo delude, Paola Turci, Patty Pravo, Nino D’Angelo tra i nomi conosciuti. E poi ancora la Tatangelo,  Arisa, con un pezzo fuori dal suo stile che non convince, Il Volo,  che sembrano antichi, pur essendo giovanissimi, Simone Cristicchi, con un ottimo pezzo ” Abbi cura di me” con un testo degno di nota scritto a 4 mani con lo scrittore Nicola Brunialti, un inno alla cura e al potere di un abbraccio, e poi Daniele Silvestri che con il pezzo “Argentovivo”, vera e propria denuncia del disagio giovanile.

Tra gli ospiti i due Bocelli, Andrea e Matteo, padre e figlio insieme sul palco dell’Ariston, Giorgia, che canta canzoni non sue, si fa accompagnare poi da Baglioni al pianoforte, ma riesce a sbagliare sulle cose facili, e forse dovrebbe allentare con tutti quei vocalizzi ed evoluzioni inutili.

Gli intermezzi sono noiosi. Bisio si intrattiene sui testi di Baglioni. Sfruttata male la presenza di Pierfrancesco Favino, che con la Raffaele mette in piedi una parodia sui Musical, ma che nessuno ricorderà. Mi è sembrata inutile anche la presenza di Claudio Santamaria a cui ieri sera stava male anche la giacca dello smoking. I  “Claudio” così salgono a a 3, per un omaggio insieme alla Raffaele al Quartetto Cetra, che fu sempre emblema di bravura, ironia ed eleganza. Nella vecchia fattoria, Baciami Piccina, Donna, Musetto, Vecchia America. Brava la Raffaele ed anche Baglioni, nel medley. Ricordano Tata Giacobetti. In platea sua figlia e la moglie Valeria Fabrizi.

Federica Carta, Ex Otago, Achille Lauro, Boomdabash, Zen Circus, Enrico Nigiotti, gli altri nomi in gara, Motta,Ghemon, Einar, Ultimo, Irama. Nulla di particolarmente rilevante. Proveremo a capire se nelle successive puntate, qualcosa possa restare nell’attenzione di pubblico e critica.

Gli outfit lasciano a desiderare. Su tutti l’abito fucsia fosforescente della Pravo, che portava a spasso anche una improbabile pettinatura, dissonante con la sua età e con ciò che fu.

Impeccabile come sempre la fantastica orchestra della Rai, chiamata a suonare dal vivo tutti i brani, sera dopo sera, che resta il pilastro della kermesse. Ottimi anche alcuni direttori d’orchestra.

Alla prima serata un voto che non va oltre il 7, ma soprattutto perché lasciano molto a desiderare i testi. E se gli arrangiamenti magari arrivano ad un ascolto successivo, quando si esce dalle mura dell’Ariston, i testi si avverte subito essere di poco spessore, spesso senza troppe parole nuove, e quelle usate, il più delle volte sono usate male. Fatta eccezione – a mio avviso – per i testi delle canzoni di Cristicchi e Silvestri.

Anche quest’anno c’è il televoto e si sa, il popolo italiano vota “a senso” o “a fiducia”. Spietati restiamo noi addetti ai lavori che passiamo al setaccio proprio tutto quello che viene mostrato e che da sempre, è meno bello di come può apparire.

Ma siamo solo alle prime battute.

Simona Stammelluti

 

 

 

Questa 68esima edizione del Festival di Sanremo è stata un’ottima possibilità per Pierfrancesco Favino per mostrare – anche a chi lo conoscesse abbastanza bene come attore – tutte le sue capacità artistiche. E se la presenza scenica con la quale calca il palcoscenico è senza dubbio una dote innata, sorprende vederlo, sera dopo sera, ballare ed intrattenere in maniera a volte esilarante, ma sempre con stile e con un picco alto di talento. Non è comune vedere un attore parlare così fluentemente la lingua inglese tanto da potersi permettere una sorta di parodia a Steve Jobs che spiega come sia riuscito a mettere a punto un replicante di  Claudio Baglioni.

La terza serata – che a parte qualche momento – non sembra particolarmente accattivante, si rianima con l’arrivo di Virginia Raffaele, che con la padronanza di chi sa fare “tutto e bene”, riesce a prendere elegantemente in giro il direttore artistico e poi con lo stesso canta. Ma lei sì che può farlo, perché ne é capace e così “canto anche se sono stonata”, diventa uno dei momenti migliori della serata.

Baglioni continua a proporre le sue canzone in tutte le salse e in ogni contesto; Persevera anche la Hunziker, che per la terza sera di seguito si cimenta nella pratica canora fallendo miseramente.
Non convince neanche il look retrò con quella pettinatura anni ‘30 e quei vestiti con godet.

Non falliscono invece in quel che a loro riesce benissimo, James Taylor e Giorgia in duetto, super ospiti della terza serata, che con la famosa “You’ve got a friend” mettono in pausa tutto il resto e tengono il palco di una bolla, sospesa in un’atmosfera sofisticata.

Anche i Negramaro ospiti della terza serata, che dopo aver profuso sul palco dell’Ariston tutta la verve possibile, alla fine – perché quella è la sorte che tocca a tutti ormai – cantano con Baglioni una delle sue canzoni, “Poster”. Che poi questi pezzi per forza di cose vengono riarrangiati e non sempre conservano le peculiarità armoniche e ritmiche che le resero celebri.

È tardi ormai quando sul palco sale Danilo Rea, un veterano del jazz che oggi piegatosi al commerciale, sveste quei panni e segue da anni Gino Paoli che ha fatto anche lui la storia della musica italiana, ma che ormai non ce la fa più e forse dovrebbe tenere seriamente in considerazione la possibilità di lasciare le scene; e così resta solo la tenerezza dell’omaggio a Faber e a Bindi.

Ma Sanremo è soprattutto una gara. In gara per la sezione “nuove proposte” Mudimbi (Il mago), Eva (Cosa ti salverà), Ultimo (Il ballo delle incertezze), Leonardo Monteiro (Bianca). Buoni i pezzi di Mudimbi e di Ultimo, anche se “quest’ultimo” ha poco controllo della sua voce.

Per i secondi 10 Big in gara, restano nella zona “alta” della classifica Max Gazzè, il duo Meta-Moro (aiutati sicuramente dalle polemiche degli ultimi giorni circa la vicenda del plagio) e Lo Stato Sociale.
A me ha colpito invece il duo partenopeo Avitabile-Servillo; hanno un sound spettacolare, ed arte interpretativa degna di nota.

Si attende la serata di oggi, durante la quale i 20 big duetteranno con altri artisti e tra questi “altri” ci sono fior fiore di talenti. Sarà – a mio avviso – la migliore delle serate fin ora consumatesi.

 

Simona Stammelluti