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Nella giornata di ieri, 1 Dicembre, intorno alle ore 16.15 circa, la Dott.ssa Liliana Militello responsabile del Centro Antiviolenza Gloria di Favara, molto conosciuta e apprezzata dalla comunità favarese e non, è stata vittima di un vile gesto di violenza gratuita.

La Militello, secondo il suo racconto, si trovava nei pressi di un esercizio commerciale sito in viale Pietro Nenni quando inaspettatamente è stata aggredita verbalmente e poi fisicamente con un pugno alla mandibola, da una donna subito riconosciuta dalla Dott.ssa e che si è poi dileguata insieme a un’altra donna che si trovava con lei.

I motivi di questo vile gesto sono fin ora sconosciuti ma tale rimane lo sgomento di quanta violenza gratuita sia stata messa in atto.

Una donna che picchia un’altra donna che, tra l’altro,  rappresenta un perno centrale nella nostra provincia per via dei tanti casi di violenza sulle donne di cui si è occupata, è un qualcosa di veramente inaudito e soprattutto inaccettabile, come del resto ogni tipo di violenza.

Nonostante l’animato episodio avvenuto in un posto centrale, dove era presente tanta gente,  nessuno si è degnato di impedire l’aggressione.

La Dott.ssa Militello si è cosi recata al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento dove ha ricevuto le dovute cure e una volta dimessa ha presentato dovuta querela nei confronti della donna.

Alla Dott.ssa Militello,  oltre alla nostra vicinanza per il vile gesto subito, un grande augurio di buona guarigione dalla nostra redazione.

Vanessa Miceli

Quotidianamente gli avvenimenti di cronaca ci portano al “femminicidio”. I dati ISTAT chiariscono che almeno 49 mila donne si sono rivolte ai centri antiviolenza. Ma questi dati sono ancora parziali. Le proiezioni sono in crescente aumento, e il dato è allarmante.
Per la maggiore, questi casi hanno origine in ambito familiare, ma questa casualità non è la regola!
Nelle ultime ore due avvenimenti sono stati registrati in Sicilia, uno a Catania e l’altro a Palermo.
A Catania una ragazzina di appena 15 anni, veniva picchiata giornalmente dal suo compagno, di nove anni più grande.
La ragazza scoprendo di aspettare un figlio dal suo aguzzino, e con il timore delle continue vessazioni, che in futuro potevano essere dirette anche al nascituro, ha deciso di interrompere volontariamente la gravidanza e di rivolgersi alle forze dell’ordine. Il 24enne è stato arrestato.

A Palermo, ieri, una furibonda lite familiare, ha fatto riportare a una 44enne tagli e ferite alla mandibola, al braccio e un dente rotto al termine di una colluttazione con il marito 49enne.
Provvidenziale è stata la chiamata al 112, da parte dei vicini, che hanno sedato la lite e arrestato l’uomo con l’accusa di maltrattamenti e lesioni gravi.

Il “femminicidio” non indica solo l’”omicidio” della donna, ma in se porta un significato più ampio e articolato. Il “femminicidio” è “qualsiasi forma di violenza posta in maniera continuata sulle donne, al fine di sovrastarle”, e la sua reiterazione porta alla morte.
Per combattere la violenza sulle donne, non basta l’intervento delle forze dell’ordine o le compagne di sensibilizzazione. Per combattere la violenza bisogna ri-partire da “0”, dalle scuole, insegnando ai futuri uomini di domani le opportunità concrete di parità sociale.