Home / Post taggati"vincenzo sapia"

Nuovo passo avanti nel caso della morte del  ventinovenne Vincenzo Sapia, avvenuta il 24 maggio del 2014 a Mirto Crosia, piccolo centro del cosentino, per cause ancora da accertare e per la quale a tutt’oggi, risultano iscritti tre indagati.

Nella giornata odierna, il giudice Dott. Luca Colitta della Procura di Castrovillari, accogliendo la richiesta di incidente probatorio del Pm ha conferito incarico peritale ai dottori Pietrantonio Ricci (esperto in medicina legale) e Francesco Peticone (esperto in malattie cardiovascolari), sussistendo la necessità di una consulenza medico-legale collegiale, con il concorso di esperti in medicina legale e cardiologia.

I due consulenti, ai quali è stato conferito l’incarico – e che oggi in aula hanno giurato – avranno 90 giorni a disposizione per rispondere a molteplici quesiti tra cui l’indicazione espressa su un eventuale ruolo concausale del decesso del Sapia con la condotta degli indagati.

Presenti in aula la famiglia Sapia e il loro legale Avv. Fabio Anselmo, grazie al cui operato la Procura di Castrovillari ha deciso di riaprire il caso, rigettando la richiesta di archiviazione, che se accolta non avrebbe permesso di appurare – contro ogni ragionevole dubbio – le reali cause e le eventuali responsabilità circa la morte del giovane Sapia
Simona Stammelluti

Era uno di quei casi destinati a chiudersi senza un reale perché, senza una verità inoppugnabile, ed invece la vicenda della morte di Vincenzo Sapia, il giovane di 29 anni di Mirto Crosia, morto il 24 maggio del 2015 è destinata ad avere un prosieguo, che condurrà alla verità.

La notizia importante risiede nella richiesta del Pubblico Ministero Sostituto Procuratore Dott.ssa Valentina Draetta della Procura di Castrovillari, di procedere con l’incidente probatorio, considerata la necessità di avere con urgenza un accertamento peritale.

Secondo il Pm “appare estremamente rilevante per la decisione dibattimentale, procedere ad espletamento di perizia, in quanto dall’esito della stessa, potrebbero ricavarsi elementi fondamentali all’esercizio dell’azione penale e per sostenere l’accusa in giudizio delle persone sottoposte ad indagine in ordine al fatto-reato“.

Per gli indagati dunque, secondo la tesi della procura, si prospettano responsabilità in merito alla loro condotta indipendente “con eccesso colposo” – così come si evince dagli atti della Procura – attuata durante l’intervento operato nel calmare il giovane Vincenzo Sapia, e quindi alle cause alla cui base si ipotizza il decesso dello stesso.

La perizia pertanto sarà mirata a verificare i danni sul corpo del Sapia, e se l’ipotetica morte cardiaca, possa avere avuto quale fattore concausale la condotta dei militari che operarono in quel frangente.

Si ricorda che la decisione del Pm, segue alla richiesta di opposizione all’archiviazione fatta dall’Avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Sapia e sulla quale si era già espressa il Gip Dott.ssa Letizia Benigno, che aveva rigettato la richiesta di archiviazione e aveva chiesto al Pm di “rivisitare i quesiti medico-legali affidandoli ad un medico-legale specialista nella branca della cardiologia”.
Leggi qui la notizia caso sapia, il gip accoglie la richiesta di opposizione all\’archiviazione

Ed è Caterina Sapia, sorella di Vincenzo che risponde in esclusiva al Sicilia24h.it, circa questa decisione presa dal Pm: “Grande fiducia oggi più che mai nel nostro legale Avv. Fabio Anselmo e grande fiducia nella giustizia. Abbiamo atteso in silenzio, con grande dignità e rispetto verso tutti questa decisione del Pubblico Ministero, sicuri che questo caso non potesse e non dovesse essere chiuso, perché è giusto che si sappia come è morto nostro fratello e se ci sono delle responsabilità, è giusto che si accertino. La morte di Vincenzo forse poteva essere evitata, adesso saranno le perizie approfondite a dircelo, una volta per sempre, perché la verità spetta a tutti

Simona Stammelluti


Era uno di quei casi destinati a chiudersi senza un reale perché, senza una verità inoppugnabile, ed invece la vicenda della morte di Vincenzo Sapia, il giovane di 29 anni di Mirto Crosia, morto il 24 maggio del 2015 è destinata ad avere un prosieguo, che condurrà alla verità.
La notizia importante risiede nella richiesta del Pubblico Ministero Sostituto Procuratore Dott.ssa Valentina Draetta della Procura di Castrovillari, di procedere con l’incidente probatorio, considerata la necessità di avere con urgenza un accertamento peritale.
Secondo il Pm “appare estremamente rilevante per la decisione dibattimentale, procedere ad espletamento di perizia, in quanto dall’esito della stessa, potrebbero ricavarsi elementi fondamentali all’esercizio dell’azione penale e per sostenere l’accusa in giudizio delle persone sottoposte ad indagine in ordine al fatto-reato“.
Per gli indagati dunque, secondo la tesi della procura, si prospettano responsabilità in merito alla loro condotta indipendente “con eccesso colposo” – così come si evince dagli atti della Procura – attuata durante l’intervento operato nel calmare il giovane Vincenzo Sapia, e quindi alle cause alla cui base si ipotizza il decesso dello stesso.
La perizia pertanto sarà mirata a verificare i danni sul corpo del Sapia, e se l’ipotetica morte cardiaca, possa avere avuto quale fattore concausale la condotta dei militari che operarono in quel frangente.
Si ricorda che la decisione del Pm, segue alla richiesta di opposizione all’archiviazione fatta dall’Avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Sapia e sulla quale si era già espressa il Gip Dott.ssa Letizia Benigno, che aveva rigettato la richiesta di archiviazione e aveva chiesto al Pm di “rivisitare i quesiti medico-legali affidandoli ad un medico-legale specialista nella branca della cardiologia”.
Leggi qui la notizia caso sapia, il gip accoglie la richiesta di opposizione all\’archiviazione
Ed è Caterina Sapia, sorella di Vincenzo che risponde in esclusiva al Sicilia24h.it, circa questa decisione presa dal Pm: “Grande fiducia oggi più che mai nel nostro legale Avv. Fabio Anselmo e grande fiducia nella giustizia. Abbiamo atteso in silenzio, con grande dignità e rispetto verso tutti questa decisione del Pubblico Ministero, sicuri che questo caso non potesse e non dovesse essere chiuso, perché è giusto che si sappia come è morto nostro fratello e se ci sono delle responsabilità, è giusto che si accertino. La morte di Vincenzo forse poteva essere evitata, adesso saranno le perizie approfondite a dircelo, una volta per sempre, perché la verità spetta a tutti
Simona Stammelluti

Vincenzo Sapia

Il caso di Vincenzo Sapia, il giovane 29enne di Mirto Crosia, morto il 24 maggio del 2015 si riapre, dopo che nella giornata del 31  marzo u.s. il Gip del Tribunale di Castrovillari, Dott.ssa Letizia Benigno, si è espressa in merito alla richiesta di opposizione all’archiviazione, richiesta dall’Avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Sapia.

Ordina una integrazione alle indagini, il Gip, esprimendosi con parole che mettono in evidenza proprio la “persistente incertezza sulle cause del decesso del Sapia, che rende inopportuna una pronuncia di archiviazione […]

E’ lo stesso Gip che rigetta, dunque, la richiesta di archiviazione e chiede al PM di “rivisitare i quesiti medico-legali affidandoli ad un medico-legale specialista nella branca della cardiologia”.

Sono tanti i passaggi dell’ordinanza del Gip,  che richiamano alle motivazione dell’opposizione all’archiviazione che l’Avv. Anselmo ha ben esposto durante l’udienza dello scorso 27 gennaio.
morte-del-giovane-sapia-oggi-in-aula-lopposizione-allarchiviazione_300924

E’ proprio il tema medico-legale, sul quale l’Avv. Anselmo ha maggiormente posto l’attenzione, che ritorna in maniera incisiva tra le motivazioni salienti spiegate nelle dieci pagine di ordinanza.

Si farà dunque ancora luce sulla vicenda, sulle incertezze di come si è approcciato alla vicenda stessa, come la tempistica nella gestione degli eventi, o i comportamenti cautelari e prudenziali da tenere nei casi di arresto e fermo di persone in condizioni di disagio psichico.

Avv. Fabio Anselmo

E’ lo stesso Avvocato Fabio Anselmo che raggiunto telefonicamente a seguito della ordinanza del Gip Benigno, a dirsi soddisfatto per l’esito raggiunto, e sottolinea ancora la sua convinzione che “la morte di Vincenzo Sapia, potesse e dovesse essere evitata“.

Simona Stammelluti

Vincenzo Sapia


Il caso di Vincenzo Sapia, il giovane 29enne di Mirto Crosia, morto il 24 maggio del 2015 si riapre, dopo che nella giornata del 31  marzo u.s. il Gip del Tribunale di Castrovillari, Dott.ssa Letizia Benigno, si è espressa in merito alla richiesta di opposizione all’archiviazione, richiesta dall’Avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Sapia.
Ordina una integrazione alle indagini, il Gip, esprimendosi con parole che mettono in evidenza proprio la “persistente incertezza sulle cause del decesso del Sapia, che rende inopportuna una pronuncia di archiviazione […]
E’ lo stesso Gip che rigetta, dunque, la richiesta di archiviazione e chiede al PM di “rivisitare i quesiti medico-legali affidandoli ad un medico-legale specialista nella branca della cardiologia”.
Sono tanti i passaggi dell’ordinanza del Gip,  che richiamano alle motivazione dell’opposizione all’archiviazione che l’Avv. Anselmo ha ben esposto durante l’udienza dello scorso 27 gennaio.
morte-del-giovane-sapia-oggi-in-aula-lopposizione-allarchiviazione_300924
E’ proprio il tema medico-legale, sul quale l’Avv. Anselmo ha maggiormente posto l’attenzione, che ritorna in maniera incisiva tra le motivazioni salienti spiegate nelle dieci pagine di ordinanza.
Si farà dunque ancora luce sulla vicenda, sulle incertezze di come si è approcciato alla vicenda stessa, come la tempistica nella gestione degli eventi, o i comportamenti cautelari e prudenziali da tenere nei casi di arresto e fermo di persone in condizioni di disagio psichico.

Avv. Fabio Anselmo


E’ lo stesso Avvocato Fabio Anselmo che raggiunto telefonicamente a seguito della ordinanza del Gip Benigno, a dirsi soddisfatto per l’esito raggiunto, e sottolinea ancora la sua convinzione che “la morte di Vincenzo Sapia, potesse e dovesse essere evitata“.
Simona Stammelluti


Si è tenuta stamani presso il Tribunale di Castrovillari (Cs) davanti al Gip Letizia Benigno, l’udienza di opposizione all’archiviazione chiesta per i tre carabinieri indagati per l’omicidio colposo per la morte del  29enne Vincenzo Sapia, avvenuta il 24 maggio del 2014 a Mirto Crosia, un piccolo paese del litorale ionico cosentino.
In aula la famiglia Sapia al completo, i genitori di Vincenzo, le sue sorelle ed il fratello, perché questo è senza dubbio un momento importante e delicato della vicenda che ha visto il loro caro morire in circostanza ancora non del tutto chiare.

In aula l’avvocato Fabio Anselmo ed insieme a lui l’avvocato Alessandra Pisa, che durante l’udienza hanno esposto in maniera esaustiva e con incisività le motivazione dell’opposizione all’archiviazione e della necessità di andare invece in sede dibattimentale.
Diversi i passaggi salienti dell’avvocato Fabio Anselmo mirati a far luce sui temi medico-legale, sull’uguaglianza di tutti davanti alla legge penale, sui diritti dell’uomo, sull’importanza della prova oltre ogni ragionevole dubbio, sulle contraddizioni del medico legale, sul fatto che Vincenzo Sapia non avesse commesso nessun reato che richiedesse il fermo o l’arresto, sul fatto che contro il giovane era stata usata una forma di violenza.
La vittima era conosciuta come un ragazzo pacifico, con nessun precedente né atto di violenza pregressa. Aveva solo un problema psichico Vincenzo, ma – come ha detto l’avvocato Anselmo, durante l’udienza –  “pazzo e diverso, non deve significare pericoloso“.
I consulenti medico-legali hanno espresso opinioni contrastanti circa la morte di Vincenzo Sapia. Non sarebbe avvenuta per motivi cardiaci, ma per motivi di ipossia, ossia di mancanza di ossigeno.

Il cuore di Vincenzo si è fermato ma non per infarto, poiché non vi erano segni o lesioni di quella causa, sul suo cuore.
Sarebbe dunque da capire se i comportamenti dei tre militari possano essere anche “concausalmente correlati alla morte del Sapia“.
Non si può basarsi solo su quanto dicono i testimoni, non si può chiedere a loro come è morto Vincenzo Sapia” – dice l’avvocato Anselmo.
Vincenzo non era drogato, non era ubriaco, non aveva nessuna responsabilità circa il suo comportamento del momento, non aveva commesso nessun crimine, aveva solo forzato un portoncino di un condominio in cerca del suo cagnolino.
Secondo l’avvocato Anselmo dunque, anche solo le relazioni di servizio dei Carabinieri con i fatti in esse raccontati, sarebbero sufficienti a radicare un processo.
E’stata l’avvocato Alessandra Pisa a sottolineare come il Sapia sarebbe stato afferrato per il collo, trattenuto per i capelli, gli sarebbe stato appoggiato un piede sulla schiena, e dunque ci sarebbe stata una violazione della regola di condotta da parte dei militari.
Sarebbe importante, secondo l’avvocato Pisa, anche l’acquisizione e l’ascolto delle registrazioni delle telefonate fatte al 112 e al 118, per sentire tutto quello che accadeva intorno al Sapia, in quei minuti che hanno poi portato alla sua morte.
La controparte, in udienza ha invece sostenuto che la causa della morte della vittima è di natura cardiaca, così come si evincerebbe da alcune delle perizie effettuate e che il comportamento dei militari intervenuti quel 24 maggio sarebbero stati consoni rispetto ad “un’azione inconsulta del Sapia“.
Il giudice Benigno si è riservato di decidere in merito alla richiesta di opposizione all’archiviazione, e pertanto ad oggi non resta che attendere la decisione del Gip. Attenderanno la decisione con la dignità e la compostezza che li contraddistingue, i familiari di Vincenzo Sapia, che possono vantare un avvocato che al primo posto mette il diritto dell’essere umano, di essere difeso da coloro che forse, non hanno saputo farlo.
Perché come Fabio Anselmo ha detto con enfasi e fermezza “se i carabinieri non fossero intervenuti, se si fosse approcciato al ragazzo che tutti conoscevano come sempre si era fatto, forse lui sarebbe ancora vivo, e noi non saremmo qui”.
Simona Stammelluti

Si è tenuta stamani presso il Tribunale di Castrovillari (Cs) davanti al Gip Letizia Benigno, l’udienza di opposizione all’archiviazione chiesta per i tre carabinieri indagati per l’omicidio colposo per la morte del  29enne Vincenzo Sapia, avvenuta il 24 maggio del 2014 a Mirto Crosia, un piccolo paese del litorale ionico cosentino.

In aula la famiglia Sapia al completo, i genitori di Vincenzo, le sue sorelle ed il fratello, perché questo è senza dubbio un momento importante e delicato della vicenda che ha visto il loro caro morire in circostanza ancora non del tutto chiare.

In aula l’avvocato Fabio Anselmo ed insieme a lui l’avvocato Alessandra Pisa, che durante l’udienza hanno esposto in maniera esaustiva e con incisività le motivazione dell’opposizione all’archiviazione e della necessità di andare invece in sede dibattimentale.

Diversi i passaggi salienti dell’avvocato Fabio Anselmo mirati a far luce sui temi medico-legale, sull’uguaglianza di tutti davanti alla legge penale, sui diritti dell’uomo, sull’importanza della prova oltre ogni ragionevole dubbio, sulle contraddizioni del medico legale, sul fatto che Vincenzo Sapia non avesse commesso nessun reato che richiedesse il fermo o l’arresto, sul fatto che contro il giovane era stata usata una forma di violenza.

La vittima era conosciuta come un ragazzo pacifico, con nessun precedente né atto di violenza pregressa. Aveva solo un problema psichico Vincenzo, ma – come ha detto l’avvocato Anselmo, durante l’udienza –  “pazzo e diverso, non deve significare pericoloso“.

I consulenti medico-legali hanno espresso opinioni contrastanti circa la morte di Vincenzo Sapia. Non sarebbe avvenuta per motivi cardiaci, ma per motivi di ipossia, ossia di mancanza di ossigeno.

Il cuore di Vincenzo si è fermato ma non per infarto, poiché non vi erano segni o lesioni di quella causa, sul suo cuore.
Sarebbe dunque da capire se i comportamenti dei tre militari possano essere anche “concausalmente correlati alla morte del Sapia“.

Non si può basarsi solo su quanto dicono i testimoni, non si può chiedere a loro come è morto Vincenzo Sapia” – dice l’avvocato Anselmo.

Vincenzo non era drogato, non era ubriaco, non aveva nessuna responsabilità circa il suo comportamento del momento, non aveva commesso nessun crimine, aveva solo forzato un portoncino di un condominio in cerca del suo cagnolino.

Secondo l’avvocato Anselmo dunque, anche solo le relazioni di servizio dei Carabinieri con i fatti in esse raccontati, sarebbero sufficienti a radicare un processo.

E’stata l’avvocato Alessandra Pisa a sottolineare come il Sapia sarebbe stato afferrato per il collo, trattenuto per i capelli, gli sarebbe stato appoggiato un piede sulla schiena, e dunque ci sarebbe stata una violazione della regola di condotta da parte dei militari.

Sarebbe importante, secondo l’avvocato Pisa, anche l’acquisizione e l’ascolto delle registrazioni delle telefonate fatte al 112 e al 118, per sentire tutto quello che accadeva intorno al Sapia, in quei minuti che hanno poi portato alla sua morte.

La controparte, in udienza ha invece sostenuto che la causa della morte della vittima è di natura cardiaca, così come si evincerebbe da alcune delle perizie effettuate e che il comportamento dei militari intervenuti quel 24 maggio sarebbero stati consoni rispetto ad “un’azione inconsulta del Sapia“.

Il giudice Benigno si è riservato di decidere in merito alla richiesta di opposizione all’archiviazione, e pertanto ad oggi non resta che attendere la decisione del Gip. Attenderanno la decisione con la dignità e la compostezza che li contraddistingue, i familiari di Vincenzo Sapia, che possono vantare un avvocato che al primo posto mette il diritto dell’essere umano, di essere difeso da coloro che forse, non hanno saputo farlo.

Perché come Fabio Anselmo ha detto con enfasi e fermezza “se i carabinieri non fossero intervenuti, se si fosse approcciato al ragazzo che tutti conoscevano come sempre si era fatto, forse lui sarebbe ancora vivo, e noi non saremmo qui”.

Simona Stammelluti