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Era il 29 Novembre del 2014 quando Lorys Stival è morto, secondo la ricostruzione, strangolato con una fascetta in plastica.

Si era da subito lanciato un appello di scomparsa per il piccolo quando un cacciatore ha trovato il suo corpo in un canalone nelle periferie di Santa Croce di Camerina.

L’autopsia confermò che Lorys è morto per soffocamento. La principale sospettata del delitto è stata la madre, Veronica Panarello, arrestata circa un mese dopo il delitto. Ad incastrarla sarebbero state delle immagini di videosorveglianza che smentivano la sua versione dei fatti.

Veronica, infatti, non ha mai accompagnato Lorys a scuola come sosteneva.

Puntò, poi, il dito contro il suocero, Andrea Stival, affermando di aver avuto una relazione intima con lui e che ha ucciso il nipote perché era venuto a conoscenza della loro storia. Le indagini scagionarono Andrea Stival e Veronica venne accusata di calunnia.

Il processo ha portato a una condanna di 30 anni per omicidio e occultamento di cadavere senza però aver fornito una motivazione sul delitto.

Oggi, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna stabilita nei primi due gradi di giudizio.

Veronica è, quindi, per la giustizia italiana l’assassina del figlio Andrea Lorys Stival che ha ucciso a soli 8 anni in preda a un attacco di rabbia scatenata dal rifiuto del piccolo di andare a scuola.

Il Tribunale del Riesame, così come il Giudice per le indagini preliminari, è ancora una volta implacabile. Tra le pagine delle motivazioni del provvedimento che lo scorso 3 gennaio ha confermato la detenzione di Veronica Panarello nel carcere “Petrusa” ad Agrigento, si legge che : “La donna ha capacità elaborativa di una pronta strategia manipolatoria ed una insospettabile tenuta psicologica che supportano il giudizio di elevatissima capacità criminale”. E poi, a carico della madre di 27 anni accusata di avere ucciso il figlio Loris di 8 anni e di averne occultato il cadavere lo scorso 29 novembre a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, si legge che : “Veronica Panarello, con agghiacciante indifferenza, ha agito da lucidissima assassina manifestando una pronta reazione al delitto di cui si è resa responsabile con la volontà di organizzare l’apparente rapimento del figlio Loris”. E poi, il Tribunale del Riesame soffia sul fuoco del presunto rapimento sessuale e scrive : “Veronica Panarello ha tenuto una sconcertante glacialità nell’ordire la simulazione di un rapimento a scopo sessuale, una impressionante determinazione nel liberarsi del cadavere del figlio, scaraventandolo nel canalone, per lucidamente occultare le prove del crimine”. Poi, il Tribunale del Riesame ravvisa il rischio di inquinamento delle prove se Veronica Panarello fosse libera, e scrive : “E’ evidente il rischio di inquinamento probatorio e la necessità di preservare le indagini dal concreto rischio di contaminazione di cui l’indagata potrebbe rendersi artefice”. E poi, i Giudici del Tribunale della Libertà temono la recidiva, ossia che Veronica Panarello libera potrebbe commettere altri reati dello stesso genere, e scrivono : “Per Veronica Panarello sussiste il rischio di recidiva perché ha dimostrato una odiosissima crudeltà e assenza di pietà nel delitto, con una totale incapacità di controllo della furia omicida”. La presidente della quinta sezione del Tribunale del Riesame di Catania, Maria Grazia Vagliasindi, rilancia la prova delle immagini registrate dalle telecamere, che sono nitide e smentiscono Veronica Panarello : Loris, a scuola, la mattina del 29 novembre non arriva mai. E la madre rientra a casa quando invece ha un appuntamento al castello di Donnafugata alle 9.30 per un corso di cucina. Veronica mente spudoratamente, e due giorni dopo il delitto consegna alle maestre le fascette per liberarsi del macigno accusatorio. Le stesse fascette sono compatibili con le fascette che hanno strangolato Loris. La madre poi gli ha legato i polsi per simulare un omicidio a sfondo sessuale con sevizie ad opera di un estraneo. Tutto ciò perché la donna sarebbe stata preda di una rabbia incontenibile, perché il bambino avrebbe sconvolto il suo programma mattutino, perché il bambino non avrebbe voluto andare a scuola restando invece accanto alla madre, e per la madre allora il piccolo sarebbe stato ingombrante.

“La famiglia Stival si è presa mia figlia. Il nostro rapporto si è incrinato quando a 16 anni mia figlia ha incontrato Davide (Stival) ed è andata a vivere da lui. Né io, né suo padre eravamo presenti quando Loris è nato perché lei e la famiglia Stival non ci volevano”. Lo ha detto a “Domenica Live”, Carmela Anguzza, la madre di Veronica Panarello, in carcere con l’accusa di avere ucciso il figlio Loris, di 8 anni, lo scorso 29 novembre a Santa Croce Camerina. La donna ha usato parole dure nei confronti della famiglia Stival, sostenendo che “non voleva che Veronica avesse Loris, la volevano far abortire; mia figlia era minorenne e solo io e suo padre potevamo decidere con lei se tenere o no il bambino. Doveva essere Veronica a scegliere, non loro”. La donna ha aggiunto: “Ero andata da mia figlia tre giorni prima del parto: in quell’occasione ho litigato duramente con Davide che mi ha mandato via. Ho visto Loris, per la prima volta, solo dopo qualche mese dalla nascita. L’ultima volta che l’ho visto prima che morisse è stato 2 anni e mezzo fa”. Riguardo al suo rapporto con Veronica, ha poi aggiunto: “Io non avevo litigato. Io aspettavo… una madre aspetta sempre i suoi figli”.

“Io sto con Veronica. Io credo nell’innocenza di mia figlia”. Ribadisce a “Domenica Live”, Carmela Anguzza. “La famiglia Stival l’ha abbandonata. Nessuno è andata a trovarla in carcere. Non aveva neanche il cambio, glielo abbiamo spedito io e il mio ex marito”, ha aggiunto la donna. Poi due appelli, il primo alla figlia Veronica: “Devi mangiare, perché devi uscire dal carcere e dobbiamo trovare il colpevole”; l’altro a Davide Stival, marito della figlia: “Torna sui tuoi passi, torna da Veronica, stalle vicino”. “Forse sabato andrò in carcere da mia figlia e le dirò che se da madre, in questi 10 anni, ho sbagliato le chiedo perdono”, ha concluso.

La donna ha poi ricostruito il giorno in cui è sparito Loris: “Sono venute le forze dell’ordine a casa, mi hanno spiegato che mio nipote era scomparso e mi hanno chiesto se lo nascondevo in casa e hanno ispezionato la mia casa. Veronica era in auto, sono corsa da lei, stava male, era sconvolta, era pallida e urlava”. E ancora: “L’ho accompagnata in casa, in bagno, e l’ho lasciata andare via con i marescialli. Ho sbagliato, dovevo seguirla”. Quando Antonella, l’altra figlia, le ha comunicato che il piccolo Loris era stato trovato morto, Carmela Anguzza ha raccontato: “Sono andata in caserma da mia figlia insieme a mio figlio piccolo, ma Veronica non ci voleva vedere. Era sconvolta”. E infine: “L’ho vista solo due giorni dopo. Mia figlia era davvero sconvolta”.

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Resta in carcere Veronica Panarello, la 26enne accusata di avere ucciso il figlio Loris, di 8 anni, il 29 novembre a Santa Croce Camerina, nel Ragusano. Lo ha deciso il Tribunale del riesame di Catania che ha rigettato la richiesta di annullamento dell’ordinanza di arresto della donna per omicidio e occultamento di cadavere.

Il padre di Veronica è rimasto senza parole: avvicinato dai cronisti ha di non trovarsi nelle condizioni di rilasciare alcuna dichiarazione, mentre per il legale della Panarello è certo il ricorso in Cassazione. Sulla decisione del Tribunale del riesame di Catania è anche intervenuto l’altro indagato, il cacciatore Orazio Fidone che ha trovato il corpo di Loris in contrada Mulino Vecchio:” Non mi sorprende la decisione del Tribunale – ha detto Fidone – di tenere in carcere Veronica Panarello; -; semmai mi sarei sorpreso se fosse accaduto il contrario”.

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