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Che ognuno possa esprimere una propria opinione rappresenta una dei  diritti fondamentali della democrazia, ed è un diritto imprescindibile. Ma le opinioni personali, una personale interpretazione, non rappresenta i fondamenti di quella che è la verità che la categoria giornalisti è tenuto – in base al codice deontologico – a seguire. Non è concesso inserire negli articoli scritti espressione come “si dice“, “si sente in giro“, “circola voce“;
possiamo – anzi dobbiamo – insinuare un legittimo dubbio lì dove sussiste, utilizzare il condizionale dove necessario, inserire l’avverbio di tempo “verosimilmente” lì dove l’efficacia grammaticale sostiene i fatti in divenire.

Il “sentito dire” va tenuto in tasca, soprattutto in questo momento storico, nel quale le fake news (o bufale, che dir si voglia) sfruttano le manie della società, fanno leva sulle paure dei tanti e puntano il dito su ciò che da sempre trascina le masse. Il cosiddetto luogo comune, lo stereotipo intellettivo, l’interpretazione che scivola dentro una banalità che però fa tante letture, per i siti internet e per i blog che ormai dilagano, e che alimenta la pigrizia del lettore che si accontenta di quelle poche nozioni dandole per buone, perché suggestionano e permettono una facile presa di posizione.

Il filosofo Ludwig Wittgenstein, nel suo trattato “Ricerche Filosofiche” lo dice bene:

Avanziamo un’interpretazione dopo l’altra, come se ogni singola interpretazione ci tranquillizzasse almeno per un momento, finché non pensiamo a un’interpretazione che a sua volta sta dietro la prima

Qual è l’interpretazione che gira in queste ultime ore? Cos’è che si sente in giro? Cos’è che si dice? qual è la voce che circola?

Le studentesse americane avevano una polizza antistupro – si dice – quindi fingerebbero di aver subìto violenza per incassare la polizza. Le tante studentesse americane in Italia denunciano stupri – circola voce – circa 200 l’anno, che alla fine risultano per il 90% false. Queste sono dati usciti da alcune testate nazionali.

Qual è la fonte di questi dati? Perché una testata prima di riportare un dato del genere non ha provveduto a recuperare gli incartamenti? Qual è la fonte? Procura? Carabinieri? Questura?

Potremmo anche fermarci qui, senza andare oltre nella questione, sulla quale ci sarebbe molto da dire.

Nessuna polizza era stata precedentemente stipulata dalle due ragazze americane ma esiste una polizza che l’università americana in Italia stipula per i proprio studenti – uomini e donne – che copre un gran numero di problematiche che vanno dal furto, all’aggressione, dallo scippo alla rapina, dalla rissa allo stupro. Una tutela, uno scudo legale e sanitario in caso di necessità. Ecco che già la notizia, assume i contorni che deve avere.

Raggiunta da una giornalista di tiscali news, la questura  di Firenze ha smentito il dato dei 200 stupri annui, dei quali il 90% risultati falsi e specifica che “in provincia di Firenze nel 2016 ci sono state 51 denunce di violenza sessuale e che non è possibile stabilire statisticamente di che nazionalità siano le vittime, e che le denunce vengono trattate tutte nella stessa maniera“. Ecco il secondo dato che mostra i dettagli della notizia vera.

Quindi le due ragazze – che come tutti gli studenti americani che studiano in Italia possiedono una copertura assicurativa generale – hanno dichiarato di aver subìto uno stupro ad opera di due carabinieri in servizio. E’ notizie delle ultime ore che uno dei due carabinieri indagati per stupro e già sospesi dal servizio, davanti al magistrato – dopo essersi presentato spontaneamente – ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con una delle due studentesse, ma che quel rapporto era consenziente. Le studentesse erano ubriache quindi in una condizione di minoranza e pertanto vi sarebbe l’aggravante, se verranno accertate le responsabilità dei due militari che hanno commesso una marea di errori e abusi, a prescindere dall’accusa gravissima rivolta loro; dall’accogliere le ragazze sulla macchina di servizio, all’aver lasciato incustodita la macchina di servizio per diverso tempo proprio vicino all’abitazione delle ragazze, oltre ad aver abbandonato il servizio cui sicuramente erano stati comandati, con tutto ciò che ne consegue.

Non abbiamo gridato perché erano armati” – dice una delle due studentesse. Sarà vero? Le indagini mirano proprio a stabilire come siano andati realmente i fatti. Si indaga sulle tracce di liquido biologico all’interno dello stabile. Inoltre uno stupro lascia molto spesso delle tracce cliniche riscontrabili dai sanitari, ed anche questo si sta appurando nelle ultime ore, oltre alle analisi su abiti e oggetti trovati nell’appartamento delle studentesse.

Il voler difendere ad oltranza più un principio, che un dato di fatto, il voler credere sempre e comunque che chi indossi una divisa sia “Salvo D’Acquisto”, e nello stesso tempo definire una ragazza alticcia, come una moderna “Maria Maddalena”, ad opera anche delle testate giornalistiche, pone l’opinione pubblica a schierarsi con un  preconcetto piuttosto che sui dati di fatto oggettivi, che a tutti gli effetti costituiscono la veridicità della notizia.

Simona Stammelluti

Attenzione sempre alta sul caso Bergamini, si va verso la verità che orami la famiglia aspetta da 28 lunghi anni e il Sicilia24h seguirà ancora tutte le fasi

Una storia che qualcuno probabilmente ha provato a cambiare nel finale. Ma la vita vera non è una storia che si può raccontare come meglio si vuole e la morte di Denis Bergamini, che quel maledetto 18 novembre del 1989 aveva solo 27 anni, amava la vita e un finale così non se lo aspettava.
A reggere i colpi degli eventi in tutti questi anni, la sua famiglia e sua sorella Donata, che mai ha creduto alla versione data dall’allora fidanzata Isabella Internò che dichiarò che Denis si fosse suicidato buttandosi sotto le ruote del camion che sopraggiungeva sulla statale 106 all’altezza di Roseto Capo Spulico, lì dove, ad una piazzola di sosta, lo stesso giocatore avrebbe parcheggiato la sua Maserati, per compiere quel gesto sconsiderato.
La famiglia Bergamini non si è mai arresa e con il loro legale, l’Avv. Fabio Anselmo, hanno chiesto ed ottenuto la riapertura del caso.
Il Gip di Castrovillari ha dunque deciso che il caso Bergamini si riapre, ha accettato l’incidente probatorio chiesto dalla Procura e ha convocato per il prossimo 26 giugno l’udienza per la nomina dei periti, per la riesumazione del corpo del giocatore, morto il 18 novembre del 1989 in circostanze ancora non chiare.
Questo dopo la riserva di incidente probatoria del legale di Isabella Internò, l’allora fidanzata del calciatore, indiziata numero uno per la morte di Bergamini, indagata insieme all’autista del camion Raffaele Pisano con l’accusa gravissima di omicidio volontario e premeditato con l’aggravante della crudeltà.
Si farà chiarezza dunque, si vuole accertare subito le effettive lesioni scheletriche, le tracce ematiche femminili sulla moquette della Maserati di Bergamini, dentro la quale – secondo fonti degli inquirenti – potrebbe esserci stata un’altra donna, e poi l’ora della morte che risalirebbe a molto prima di quando il camion avrebbe investito Denis Bergamini a Roseto Capo Spulico. E poi anche un esame tossicologico perché la Procura segue sempre l’impianto accusatorio che porta a frequentazioni in un appartamento sito nella città di Rende, sede di festini come quello a cui partecipò Michele Padovano, compagno di stanza di Denis, che sarebbe stato invitato subito dopo il funerale del giovane calciatore, in uno strano ricordo del giovane scomparso. Non in ultimo, l’aggravante della crudeltà e l’ipotesi del soffocamento con sacchetto di plastica.
Si procede dunque a riesumare la verità, non solo il corpo di Denis Bergamini, dopo 28 anni. Una verità che gli inquirenti pensano sia stata depistata dalla criminalità organizzata, e per la quale stanno provvedendo ad interrogare nuovi testimoni.
La verità è sempre più vicina. Serve proprio quella, per far riposare in pace Denis.
Simona Stammelluti

Attenzione sempre alta sul caso Bergamini, si va verso la verità che orami la famiglia aspetta da 28 lunghi anni e il Sicilia24h seguirà ancora tutte le fasi

Una storia che qualcuno probabilmente ha provato a cambiare nel finale. Ma la vita vera non è una storia che si può raccontare come meglio si vuole e la morte di Denis Bergamini, che quel maledetto 18 novembre del 1989 aveva solo 27 anni, amava la vita e un finale così non se lo aspettava.

A reggere i colpi degli eventi in tutti questi anni, la sua famiglia e sua sorella Donata, che mai ha creduto alla versione data dall’allora fidanzata Isabella Internò che dichiarò che Denis si fosse suicidato buttandosi sotto le ruote del camion che sopraggiungeva sulla statale 106 all’altezza di Roseto Capo Spulico, lì dove, ad una piazzola di sosta, lo stesso giocatore avrebbe parcheggiato la sua Maserati, per compiere quel gesto sconsiderato.

La famiglia Bergamini non si è mai arresa e con il loro legale, l’Avv. Fabio Anselmo, hanno chiesto ed ottenuto la riapertura del caso.

Il Gip di Castrovillari ha dunque deciso che il caso Bergamini si riapre, ha accettato l’incidente probatorio chiesto dalla Procura e ha convocato per il prossimo 26 giugno l’udienza per la nomina dei periti, per la riesumazione del corpo del giocatore, morto il 18 novembre del 1989 in circostanze ancora non chiare.

Questo dopo la riserva di incidente probatoria del legale di Isabella Internò, l’allora fidanzata del calciatore, indiziata numero uno per la morte di Bergamini, indagata insieme all’autista del camion Raffaele Pisano con l’accusa gravissima di omicidio volontario e premeditato con l’aggravante della crudeltà.

Si farà chiarezza dunque, si vuole accertare subito le effettive lesioni scheletriche, le tracce ematiche femminili sulla moquette della Maserati di Bergamini, dentro la quale – secondo fonti degli inquirenti – potrebbe esserci stata un’altra donna, e poi l’ora della morte che risalirebbe a molto prima di quando il camion avrebbe investito Denis Bergamini a Roseto Capo Spulico. E poi anche un esame tossicologico perché la Procura segue sempre l’impianto accusatorio che porta a frequentazioni in un appartamento sito nella città di Rende, sede di festini come quello a cui partecipò Michele Padovano, compagno di stanza di Denis, che sarebbe stato invitato subito dopo il funerale del giovane calciatore, in uno strano ricordo del giovane scomparso. Non in ultimo, l’aggravante della crudeltà e l’ipotesi del soffocamento con sacchetto di plastica.

Si procede dunque a riesumare la verità, non solo il corpo di Denis Bergamini, dopo 28 anni. Una verità che gli inquirenti pensano sia stata depistata dalla criminalità organizzata, e per la quale stanno provvedendo ad interrogare nuovi testimoni.

La verità è sempre più vicina. Serve proprio quella, per far riposare in pace Denis.

Simona Stammelluti