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Scusate il ritardo.

Mi sono voluta prendere il giusto tempo, per metabolizzare, per non scrivere di impeto e per evitare di apparire di parte, circa gli eventi che hanno inflitto un duro colpo all’apparato locale dello stato e nello specifico, alla giustizia … o (in)giustizia. Perché basta poco per scivolare dalla parte opposta.

Purtroppo non è servito il “prendere tempo”, visto che sono ancora indignata come il primo giorno.

Se fosse una favola inizierebbe con:
“C’era una volta …”
Ma è mia speranza che si concluda con un lieto fine, perché a me solo quelle piacciono e allora spero di leggerlo presto, questo lieto fine.

E’ paradossale il nulla, le quisquiglie con le quali si rimuove un procuratore capo della Repubblica, e non un procuratore capo qualsiasi, il Dott. Eugenio Facciolla della Procura di Castrovillari, un magistrato integerrimo che ha alle spalle una carriera di vera lotta alla criminalità organizzata e non, e che ha lavorato sempre e solo all’ombra del suo operato, senza cercare la ribalta del media, senza scrivere libri sulle inchieste, senza “conferenziare” su temi della criminalità organizzata, senza dispensare qua e là l’0vvio e lo scontato.

E così il Procuratore Capo del tribunale di Castrovillari, viene rimosso dal suo incarico dal Consiglio Superiore della Magistratura, ed esiliato in Basilicata ad occuparsi di cause civili.
Fa silenzio, Facciolla, non concede interviste, non mostra incertezze, non vacilla.
Quello che gli è accaduto ha dell’inverosimile.
Lui, integerrimo servitore dello Stato, lui  il magistrato calabrese che ha condotto numerose e delicate inchieste sulla criminalità organizzata in terra di Calabria, che deve fare i conti con le accuse di appalto del noleggio delle apparecchiature per eseguire le intercettazioni in cambio di un’utenza telefonica e dell’impianto di videosorveglianza per la sua abitazione privata. Ma anche false annotazioni di servizio per coprire un carabiniere finito nei guai per i suoi rapporti con soggetti legati alle cosche. Corruzione in atti d’ufficio e falsità ideologica. 

Potevano anche aggiungere magari (?) una cassetta di mandarini della piana di Sibari, visto che c’erano, considerato il periodo?

Chissà perché viene subito in mente che queste accuse abbiano poco fondamento, che si fondino su basi che si sgretolano ad ogni passaggio;  e dunque ci si chiede: a chi ha dato fastidio Eugenio Facciolla? A quali inchieste scottanti stava lavorando? Ci sono “poteri” che tremavano, sotto il peso delle sue azioni o decisioni?
Sono sicura che queste risposte non tarderanno ad arrivare e già prefiguro la sequela di “erano atti dovuti” che saranno elargiti da questo o quell’altro ufficio giudiziario.

Non c’è bisogno di elencare le innumerevoli inchieste condotte dal Dott. Eugenio Facciolla, tra le quali non posso non ricordare quella dell’annoso caso Bergamini che sto anche personalmente seguendo.
E a mio avviso la cosa che accomuna queste due vicende così diverse, ovviamente, è la presenza di una fitta foschia che distorce i contorni rendendoli surreali; già, come nelle “favole” dove gli orchi e gli altri mostri si celano proprio dentro quella fitta nebbia, a volte, ma che altre volte invece sono personaggi che si muovono alla luce del giorno, mostrando finanche un bell’aspetto.

Per adesso rispettiamo il silenzio del Procuratore Facciolla – perché per noi è il Procuratore – e attendiamo fiduciosi l’arrivo di questo tanto sospirato lieto fine ( per noi gente comune)

 

Simona Stammelluti

 

 

 

 

 

Minacce verbali e violenze fisiche nei confronti di bambini dell’asilo ad opera di due donne, ora indagate e interdette dai pubblici uffici

Sono stati i Carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro ad eseguire  la misura interdittiva nei confronti di due insegnanti dell’unica scuola d’infanzia di San Giorgio Albanese, consistente nella sospensione dall’impiego per la durata di sette mesi, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Castrovillari.

Tutto ha avuto inizio da una denuncia presentata da alcuni genitori. Da lì è partita l’attività investigativa svolta dai Carabinieri della Stazione di San Giorgio Albanese  e coordinata dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari, Dr. Eugenio Facciolla e dal Sost. Proc. della Repubblica, Dr. Valentina Draetta, che ha permesso, in poco tempo, di documentare,  con appositi servizi di osservazione e di video riprese all’interno degli spazi didattici, una consistente serie di maltrattamenti posti in essere dalle due insegnanti, nei confronti di una decina di bambini a loro affidati; tutto questo, nel giro di soli 15 giorni.

Le due donne sottoponevano i bambini a continue minacce verbali e affermazioni quali “…se non fai il bravo ti faccio il pungi-pungi….”, ma anche a violenze fisiche con pizzicotti, schiaffi e tirate d’orecchie, arrivando ad utilizzare, fra l’altro, un righello di plastica, e giungendo anche a lanciare violentemente giocattoli contro il muro, senza alcun apparente motivo.

L’attività d’indagine è riuscita ad accertare un sistematico ricorso alla violenza fisica e psicologica nei confronti dei bambini tra cui alcuni figli di rifugiati politici accolti in Italia e soggiornanti in detto centro.

Una violenza perpetrata ad opera delle due insegnanti, che tra l’altro incoraggiavano i bambini a risolvere le loro piccole controversie ricorrendo alle mani o emulando le loro stesse condotte violente, rimanendo loro indifferenti davanti a tali comportamenti, che ricordiamo riguardano bambini di una scuola per l’infanzia.

 

 

 

 

 

Ormai non ci sono più dubbi: Denis Bergamini é stato ucciso prima di essere coricato sotto le ruote del camion. A darne certezza l’avvocato della famiglia Bergamini Fabio Anselmo, all’Uscita di una udienza a porte chiuse durata quasi 6 ore.

“Siamo molto soddisfatti – ha detto – possiamo dire che Denis Bergamini è stato ucciso prima di essere coricato sotto il camion. È confermata la morte per asfissia. Questo esito ha dato contorni più netti rispetto a quelli che aveva dato la perizia, e certe frasi che potevano essere interpretate in maniera ambigua, sono state invece ben spiegate, in un significato univoco”.

Una perizia inattaccabile, come l’ha definita l’avv. Anselmo.

Alla domanda se si va o meno a processo lo stesso Anselmo risponde: “noi riteniamo di si, ma questo dipende dal procuratore”.

Ed è proprio Facciolla, nelle cui mani finisce nuovamente il fascicolo, che deciderà per l’eventuale rinvio a giudizio per Isabella Internò e Raffaele Pisano. Il procuratore che – come ha detto ancora Anselmo – ha ancora carte da giocare e ancora lavoro da fare.

Ma lo stesso Facciolla si è detto molto soddisfatto del lavoro fatto dai periti e da come è andato l’incidente probatorio. 

Soddisfatta e provata anche Donata Bergamini che sostiene che “oggi é stato fatto quello che doveva essere fatto allora”. Una morte negata per 28 anni. Soddisfatta Donata del lavoro dei periti e delle risposte che hanno dato oggi.

“Qualcosa la condividiamo qualcosa no” – è stata l’unica battuta dell’avv. Malvaso che difende il camionista Pisano.

È scappato via l’Avv. Puglisi difensore della Internò,  che però in prima battuta, prima ancora dell’inizio dell’udienza rispondendo ad un collega di Sky sport circa cosa si aspettasse da questa giornata ha riposto “nulla di buono” lasciando intendere una reale preoccupazione circa i risultati di questa lunga giornata di udienza.

Ricordiamo che oggi si è tenuto l’incidente probatorio per il caso Bergamini, a Castrovillari, dove i periti incaricati hanno discusso i passaggi delle loro superperizia effettuate sui resti del calciatore morto il 18 novembre 1989, la cui salma è stata riesumata in luglio su richiesta della procura di Castrovillari.

Donata Bergamini con il suo avvocato Fabio Anselmo e il perito Dott. Ricci

 

 

L’udienza é stata tenuta dal Gip Dott.ssa Teresa Reggio, alla presenza dei periti incaricati, al procuratore di Castrovillari Dott. Eugenio Facciolla, alla sorella del calciatore Donata Bergamini, al suo avvocato Fabio Anselmo, ai difensori dei due indagati, Avv. Angelo Pugliese per Isabella Internò e l’Avv. Domenico Malvaso per il camionista Raffaele Pisano.

Entrambi – Internò e Pisano – ad oggi indagati, dichiararono che il Bergamini si fosse suicidato gettandosi sotto le ruote del camion in corsa.

Le cose non sono andare così, e adesso sappiamo con certezza che Denis era già morto quando è stato coricato sotto le ruote del camion.

 

Simona Stammelluti

 

 

 

Donata Bergamini – la sorella del calciatore Denis Bergamini, morto il 18 novembre del 1989, la cui morte dopo 28 lunghi anni a seguito di nuove perizie, appare ben diversa da quella disegnata come un suicidio – torna in Calabria; ci torna per l’ennesima volta, con il coraggio e la tenacia di sempre.
Torna perché quel caso che più di qualcuno ha deciso di chiudere troppo presto come un suicidio, adesso mostra i dettagli crudi di una verità che si è aspettata fin troppo a lungo.

Denis non si è suicidato lanciandosi sotto un camion in corsa (così come raccontarono l’allora fidanzata Isabella Internò e Il camionista Raffaele Pisano) ma è stato soffocato.

Senza entrare in merito a quello che discuteranno nelle prossime ore i periti incaricati dalla procura di Castrovillari di analizzare con mezzi sofisticatissimi i resti del corpo di Denis, e che avremo modo di raccontare dettagliatamente nei prossimi giorni, mi preme sottolineare come in questi lunghi anni, Donata Bergamini non è stata solo la donna schiva, riservata, coraggiosa, tenace ed instancabile mentre portava sulle spalle il fardello di una verità che veniva spostata un anno dopo l’altro sempre un po’ più distante da dove è sempre stata, ma é stata colei che ha saputo tenere insieme tutti coloro che Denis lo hanno amato come uomo e come calciatore.

Intorno a Donata e al ricordo di quel ragazzo talentuoso ed innamorato della vita, si è stretto un gruppo sempre più ampio, che, come Donata e la sua famiglia, aspetta la verità per congedare la paura che fa la morte senza un perché, e per restare fedeli ad un dolore che si è consumato troppo presto e che mai passerà.

Ad accogliere Donata Bergamini in Calabria il prossimo mercoledì 29 novembre sarà una rappresentanza del gruppo Facebook “VERITÀ PER DONATO BERGAMINI” e una rappresentanza dell’ASSOCIAZIONE VERITÀ PER DENIS, che instancabilmente da diversi anni sostiene questa causa, sostiene la famiglia insieme a tutti coloro che meritano di poter conoscere la verità, quella coerenza tra ciò che è accaduto e ciò che è realtà oggettiva ed assoluta.

Siamo tutti con Donata Bergamini, siamo tutti con il suo avvocato Fabio Anselmo che ha il pregio di aver scovato e discusso le motivazioni che hanno condotto alla riapertura del caso e siamo tutti di poco pretese…vogliamo solo la verità.

Simona Stammelluti