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Photo Stefania De Cindio

Azzardare un paragone con cantautori come Fossati, De Andrè, De Gregori, Conte, Lauzi, sarebbe probabilmente fuori luogo, ma a mio avviso Niccolò Fabi rappresenta la “nuova-buona” generazione cantautorale che insieme a Gazzè, Silvestri, Bersani, consegna testi degni di nota e sonorità che vengono fuori dal loro essere musicisti (e a volte anche polistrumentisti) prima ancora che cantanti. Perché diciamolo, perdoniamo loro anche qualche imperfezione nell’intonazione vocale, se il prodotto finito è un pezzo per esempio come “Evaporare” tratto da “Novo Mesto” quello che è – a mio avviso – il miglior album del cantautore romano, che sull’equilibrio tra parole e musica, ha fondato la sua carriera, curando i testi quasi in maniera maniacale, dotato com’è di quella capacità di maneggiare le parole con esperienza e confidenza.

Lui, Fabi, con il quale qualche anno fa, ebbi il piacere di chiacchierare un po’ sulla semplicità delle cose che la vita ci offre ogni giorno, malgrado le “molestie del destino”. E così anche una semplice passeggiata con il proprio cane, diventa per lui, una buona opportunità per essere felici.

Sono passati tre anni, da quel concerto visto all’Auditorium della Conciliazione a Roma e riascoltarlo ieri sera, al Teatro Rendano di Cosenza, in occasione di uno dei tanti concerti di beneficenza organizzato in onore di Lilli dalla fondazione “Lilli Funaro”,  è stato senza dubbio una rinnovata emozione, che mi lega al cantautore e che mi pone nella condizione scomoda, anche, di raccontare tanto le cose che mi sono piaciute, quanto quelle che non sono state proprio come io le aspettassi.

Photo Stefania De Cindio

Ha ragione Niccolò Fabi quando sostiene – così come ha fatto ieri sera – che il suonare in un teatro unito al buon intento di un’iniziativa, divengono caratteristiche capaci di fare la differenza. Perché senza dubbio è un susseguirsi di volontà proprie e non manageriali quelle che spingono un grande artista ad accettare di suonare per un evento benefico, come la raccolta fondi che la Fondazione Funaro realizza da ormai 12 anni, e con le cui somme premia i nuovi ricercatori nel campo oncologico, tutto in onore di Lilli, prematuramente scomparsa.

La prima cosa che salta subito alla mia attenzione, è che il teatro non è certo pieno di soli fans come accade spesso nelle date del fortunato Tour del cantautore, ma la solidarietà vince, e questo è un dettaglio non trascurabile per la città di Cosenza, nella quale non sempre si è invitati ad eventi di spessore. Eppure il pubblico canta e risponde con entusiasmo quando viene travolto dai pezzi famosi di Fabi, che hanno la caratteristica singolare di essere orecchiabili, senza essere mai banali. E allora a vincere è la musica, è la forza che la musica racchiude in se, ed è il condividere un momento di solidarietà, che rende magica una delle ultime sere dell’anno.

Lui, Niccolò Fabi, 48 anni, 20 anni di carriera, tanti album al suo attivo, tante collaborazioni fortunate, Targa Tenco portata a casa in questo 2016 nella sezione album dell’anno, con il suo ultimo lavoro discografico “Una somma di piccole cose“. Ed è proprio con il pezzo che dà il titolo all’album che inizia il suo concerto, insieme ai suoi musicisti (polistumentisti)  Damir Nefat, Filippo Cornaglia e Matteo Giai e ad Alberto Bianco, cautautore, al quale Fabi cede il palco sul finale, per permettergli di far ascoltare uno dei suoi pezzi.

Polistrumentisti, i suoi compagni di viaggio, capaci di essere bassisti e poi pianisti, chitarristi e poi percussionisti, ed ancora impeccabili nei cori che sostengono molti dei successi del cantautore. E’un artista che non si risparmia, Niccolò Fabi e suona e canta per oltre due ore, va avanti come un treno, regalando i pezzi del suo nuovo album proprio in apertura di concerto e così dopo “Una somma di piccole cose“, regala “Ha perso la città“, una sorta di fotografia dei giorni nostri, di ciò che è accaduto alle nostre città nella quali le costruzioni selvagge hanno tolto anche la possibilità di sentirsi tutti dalla stessa parte. E poi ancora “Facciamo finta” che emoziona per come racconta di un finto gioco nel quale le cose che fanno male, assumono un aspetto più clemente. “Facciamo finta che io mi addormento, e quando mi sveglio è tutto passato“.
Le sonorità di questo pezzo sono molto sofisticate, la batteria è in controtempo e le tre chitarre sono un tappeto perfetto.

Ho ascoltato ieri sera per la prima volta i pezzi tratti dal suo nuovo lavoro. Mi ero fermata all’album “Ecco“, del 2012, – vincitore anche questo del Premio Tenco del 2013 – che avevo molto apprezzato per quel senso di “umano” racchiuso nei testi, quel voler indagare nell’egoismo che appartiene un po’ a tutti, ma che tutti facciamo finta di non conoscere. E poi ancora come se fosse una sorta di urgenza, che finisce con un “Ecco, questo è quello che avevo da dire“. Anche le sonorità di quel lavoro discografico sono state particolari, considerato per esempio, l’utilizzo degli archi. Da questo album, sono venuti fuori durante il concerto, pezzi come “Elementare“, “Io“, in quella classica ed azzecata versione reggae e “Lontano da me“, che regala in chiusura di serata.

Colpisce come tranne in un caso, nel quale viene lasciato spazio ad un assolo di chitarra, ogni strumento durante il concerto ha il suo preciso spazio, molto omogeneo con il tessuto armonico. Dialoga con il pubblico di Cosenza, Fabi, racconta la gioia di essere in un teatro in cui non era mai stato, e poi ancora della volontà dei musicisti come lui, di suonare “sempre ed ovunque” ma anche dei meccanismi che dipendono invece, da coloro che decidono il “dove ed il quando”. Riconosco la scenografia e i bei giochi di luci, durante la serata, oltre all’ottimo audio che se da una parte è indispensabile per poter godere a pieno dell’ascolto, diviene una cassa di risonanza anche di eventuali imperfezioni canore, che un orecchio attento non fa fatica ad individuare.

Sembra esserci un vero spacco emozionale nel pubblico, quando Niccolò Fabi intona i suoi grandi successi. Da “E’ non è“, a “Vento d’estate” (scritta da Max Gazzè e Riccardo Sinigallia nel lontanto 1998), sulla quale il cantautore vocalizza con il pubblico, raccontando come il coro in una parte d’Italia è “mi sono perso“, nell’altra metà è “forse mi perdo“; lui ride, ed il suo pubblico con lui.  Ma è emozione anche durante “Oriente” e “Lasciarsi un giorno a Roma“, che regala al pubblico che la reclama, e poi la riceve in dono. Bello quello che lui stesso chiama il suo momento “Sentimental Mood“, seduto ad un piano elettrico. Prima di cantare parla dell’aspetto sentimentale delle sue canzoni, quello che parla sì di sentimenti, ma raramente delle dinamiche che si consumano tra due persone e questo – dice – “perché per le nuove generazioni temono il confronto con i grandi classici, che è sempre in agguato“. “Mimosa” spicca tra le altre, con quel testo così convinto, mentre la musica scorre fino a farti dimenticare di essere in mezzo a persone di cui disconosci il nome. Ho apprezzato molto anche “Le chiavi di casa“, tratto dall’ultima sua fatica discografica. Ho apprezzato l’arrangiamento che vede le chitarre in netto crescendo, che si sovrappongono tenendo ognuna il proprio tempo, e che si fermano di botto sul finale, senza sbavature.

Forse l’album “Novo Mesto” non è solo il mio preferito, ma anche degli appassionati presenti in teatro ieri sera, che in maniera molto suggestiva e suadente, hanno cantato “Costruire” insieme al loro idolo mentre quel “Cadrà la neve” finale, ha fatto risuonare brividi, provenienti da chissà quale passate emozioni.

Che aggiungere … se l’intento di Niccolò Fabi  – che si è esibito malgrado fosse vittima di un’influenza e al quale perdoniamo qualche imperfezione di poco conto – era quella di “ricordare, celebrare, suonare, costruire“, direi che si è “celebrato e ricordato” nella maniera migliore possibile, ieri sera al teatro Rendano durante il concerto per Lilli. Quanto al “costruire“, lo ringraziamo per averci insegnato che si può rinunciare alla perfezione, regalando al mondo, un pezzo di se.

Simona Stammelluti

Si ringrazia Stefania De Cindio per aver concesso le foto dell’evento al Sicilia24h

  • “In teatro a Cosenza si accreditano Gazzetta, Quotidiano, Rai, Ten, Radio Juke Box, Rlb, Jonica Radio. Cioe’ chi ci fa la promozione e ci aiuta a vendere biglietti. Funziona così”.

Questo è il messaggio di risposta di uno degli organizzatori di eventi più in voga in Calabria, alla richiesta di un accredito fatto dalla testata giornalistica Sicilia24h, affinché un inviato della stessa, potesse assistere – e poi recensire – un evento che si svolgerà al teatro Rendano di Cosenza il prossimo 18 novembre.
Si specifica che la testata siciliana, ha una rubrica di settore, che tratta di musica, spettacolo, arte e cultura, all’interno della quale vengono recensiti spettacoli, concerti, dischi, libri, film, mostre, eventi, oltre ad ospitare interviste a personaggi del mondo della musica, dell’arte, dello spettacolo.

Ma facciamo un passo indietro.

L’accredito stampa nasce per “ospitare” all’interno di un evento culturale o sportivo, rassegne e meeting di settore, giornalisti, fotografi e addetti ai lavori, che siano inviati di testate giornalistiche, oppure freelance, con l’unico scopo (ma a quanto pare non più solo quello) di utilizzare i canali della stampa cartacea e online, riviste specializzate, blog, reti televisive e radiofoniche, per “divulgare” l’evento in oggetto, recensirlo, far conoscere al grande pubblico non solo gli artisti e i loro progetti, ma anche le realtà che ospitano alcuni progetti artistici, le capacità di alcuni organizzatori, nonché le materie in oggetto all’evento stesso.

Se per esempio nasce un nuovo festival di musica country in un luogo dove si sa poco e nulla di quel genere, la diffusione della notizia del nuovo festival – e poi a seguire ciò che in esso si sarà consumato – spetterà ai mezzi di stampa.
C’è anche da specificare che i “grandi eventi” di solito vengono supportati da quello che si chiama “ufficio stampa”, ossia un gruppo di giornalisti professionisti, che si occupa non solo di redigere regolare comunicato, ma anche di diffonderlo tra gli organi di stampa, affinché siano pubblicizzati quanto più copiosamente possibile. Di solito è lo stesso ufficio stampa che “valuta” la possibilità di concedere o meno un accredito ad un giornalista, ad un inviato, ad un fotografo, ad una testata, in base a quella che è “il ritorno” che l’evento può avere dalla presenza o meno tra il pubblico, di quel preciso giornalista, di quel critico, di quella testata.

Altro importantissimo punto da sottolineare è che in Italia, sono pochissimi i ciritici, gli esperti di musica e i giornalisti “di settore” capaci di recensire “come si deve” un evento, un concerto, uno spettacolo teatrale. E per “come si deve” si intende “con competenza”. La competenza deriva dagli studi intrapresi, ma anche e soprattutto dalla conoscenza dettagliata di una specifica materia, che si nutre di esperienza condotta “per anni” nell’ambito richiesto, oltre ad una discreta dose di passione, che spinge a ricercare dettagli sconosciuti ai più.
Pertanto sarà difficile trovare giornalisti di settore validi “dappertutto”, giornalisti validi che possano con competenza e “credibilità” raccontare un concerto, recensirlo e dire cosa in esso si sia consumato “per davvero”, senza limitarsi ad un raccontino di piacimento.
Spesso accade che siano gli organizzatori stessi ad inviare alle testate il “resoconto” della serata, bello impacchettato, giusto da copiare e diffondere. Ma sono diverse le testate – e quasi sempre sono quelle che hanno una rubrica e giornalisti di settore, ed il Sicilia24h è una di quelle – a rifiutarsi di pubblicare comunicati di eventi, svoltisi senza che il proprio inviato sia stato presente.

In questo ambiente ci si fa “il nome”, come si suol dire, e le recensioni scritte da alcuni critici, hanno un peso determinante per un artista, così come alcune interviste che riescono a dare all’artista stesso la possibilità di raccontarsi oltre quello che già è noto al grande pubblico.

Eppure ci sono delle situazioni particolari, come quella che sottoponiamo oggi ai nostri lettori. Ci sono degli eventi e dei concerti che si “vendono praticamente da soli”, che non hanno certo bisogno di grande pubblicità per riempire un teatro, soprattutto se – come nel caso del concerto di Danilo Rea con Gino Paoli e Sergio Cammariere, che si svolgerà in una cittadina come Cosenza, nel teatro che raccoglie le masse. Eppure nel caso del concerto del 18 novembre, così come si legge in principio di articolo, gli accrediti vengono concessi a chi “fa vendere i biglietti”. E da quando il compito di una testata giornalistica è quello di “far vendere i biglietti”?

Quindi l’accredito stampa non spetta a chi – avendone le capacità – accede ad un evento per assistervi e poi raccontarlo – alimentando una “pubblicità” verso un evento, un artista, una organizzazione – ma a chi “fa vendere i biglietti”.
Pertanto il Sicilia24h – giornale online gratuito, al 9° posto nella classifica generale – che non ha fatto vendere nessun biglietto, non ha diritto all’accredito, stando a quanto risposto dall’organizzatore dell’evento.

Vi immaginate quanti soldi dovrebbe sborsare una testata come la nostra, per concedere al suo inviato nazionale, di lavorare, ossia di recensire concerti, spettacoli teatrali, mostre, ecc?
Per poter lavorare, un giornalista di settore, deve avere “quasi sempre” un accredito, soprattutto se la sua penna ha lavorato già tanto nel settore, se è un critico credibile, con una esperienza come quella raccontata poco più sopra.
Ed invece no. Per chi ha risposto alla nostra richiesta di accredito, non funziona così.

In sala dunque, in 4 fila (perché di solito le prime tre sono riservate alle autorità e rispettive famiglie che di sicuro di biglietti non ne hanno fatti vendere) ci saranno solo la Rai, la Gazzetta, il Quotidiano, Ten, Radio rlb, Jonica radio.
Aspetteremo dunque di vedere i servizi che saranno realizzati dalle suddette testate, post-concerto.

Nella mia vita ho visto tanti concerti, ne ho recensiti altrettanti. Molto spesso ho rifiutato inviti (accredito) di amici musicisti, attori e simili, ed ho pagato il biglietto, per il piacere di farlo, per incoraggiare alcuni circuiti come quelli culturali di associazioni che fanno tanto per il territorio, che mirano alla diffusione di una “materia prima” culturale che dista di molto, da tutto ciò che è commerciale e dunque facilmente commercializzabile.
Ma per fare il mio lavoro, ho bisogno di un accredito; per seguire una rassegna, ho bisogno di un accredito. E se non sarà questo il concerto che recensirò, ce ne saranno molti altri, dove alcune presenze, sono indispensabili per il segno che lasciano, e non certo per quanti biglietti hanno fatto vendere.

Ed intanto il teatro Rendano di Cosenza, resta relegato suo malgrado ai confini di Piazza Prefettura, nella “solita comitiva” di chi se la canta e se la suona, e oltre le quali mura, il ricordo di ciò che è accaduto al suo interno, resta “fin troppo presto” un ricordo sbiadito.

Simona Stammelluti