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Una stagione ben riuscita, quella del Teatro Dell’Acquario di Cosenza, che anche quest’anno ha realizzato un progetto di educazione teatrale per le giovani generazioni, e così, con Scuole a Teatro e con Famiglie a Teatro, sono stati portati in scena spettacoli adatti al giovane pubblico, ma sempre di grande qualità.

La stagione “Famiglie a Teatro” si è chiusa quest’oggi al teatro Morelli di Cosenza, con lo spettacolo La gabbianella e il gatto, con attori del Teatro Vascello di Roma, che ha portato in scena una delle più belle favole, nate dalla penna dello scrittore cileno Luis Sepùlveda e poi divenuto anche un film d’animazione. Ottima la regia – nel riadattamento di Manuela Kustermann – che è riuscita a fondere la morale della favola senza mai appesantire le parti recitate, spesso esilaranti, capaci di coinvolgere bambini e ragazzi, che hanno interagito ed applaudito la bravura dei giovani attori, che in un’ora e mezzo di spettacolo hanno raccontato la storia del gruppo di gatti, che accolgono la gabbianella così diversa da loro, per poi, più che insegnarle a volare, la incoraggiano a seguire la sua natura e la sua strada. Raccontate bene le morali della favola; dalla consapevolezza che le promesse vanno mantenute, a come ci si possa arricchire condividendo spazi e tempi con chi è diverso, sino ai sogni da non abbandonare mai. Gli attori, anche ottimi cantanti, hanno allietato una delle tante domeniche che la direzione artistica del Teatro dell’Acquario è riuscita a riempire con la collaborazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Le scuole durante tutto l’anno hanno aderito alla pregevole iniziativa, portando gli studenti ad assistere agli spettacoli in cartellone, oltre alla partecipazione a laboratori messi a disposizione dei ragazzi, che si propongono di sviluppare le capacità espressive e di comunicazione per mezzo del corpo e della voce, stimolando la concentrazione, la disciplina e tirando fuori le inclinazioni di molti di loro, che finiscono non solo per innamorarsi del teatro, ma anche per desiderare di farne parte.

Le compagnie intervenute per questa stagione sono arrivate da tutta Italia, portando spettacoli di grande qualità.

Simona Stammelluti

 

scatto tratto dallo spettacolo "il ricordo sconnesso" - foto di Roberto Sottile


L’idea è venuta alla coreografa Simona Altomare che dopo aver letto il libro della Stammelluti “Il ricordo sconnesso” (Falco Editore)  – già vincitore del premio letterario “Amaro Silano” – ha deciso di portarlo in scena.
La prima dello spettacolo realizzato dalla stessa Altomare con la collaborazione della coreografa Francesca Spataro è andato in scena lo scorso 13 maggio al teatro dell’Acquario di Cosenza e sembra essere destinato a far parlare di se.
In scena, i ballerini della Compagnia “Ruggiero Leoncavallo” – Serena Altomare, Anna Calderaro, Antonio Salituro, Rosy Prezio, Francesco Rodilosso e Carola Puglisi – hanno ballato scene toccanti tratte dal libro, raccontando in maniera emozionante e ricca di pathos i personaggi ideati dalla Stammelluti, parte delle loro storie, gli intrecci e i momenti di suspense.
Tematiche importanti quelle toccate nel libro della Stammelluti, rese vive agli occhi degli spettatori dai ballerini. La violenza subìta, l’abbandono, la voglia di farla finita, e poi ancora la forza dei legami forti, la voglia di riscatto e un amore mai convenzionale.
A tenere le fila dello spettacolo la voce narrante della scrittrice Simona Stammelluti, che ha introdotto le scene danzate. Il connubio tra il racconto e l’interpretazione dei ballerini, hanno coinvolto il pubblico.
Nessun effetto scenico particolare, una scenografia minimalista, un audio impeccabile. Protagonisti i ballerini e le coreografie che la Altomare e la Spataro hanno realizzato con una cura estrema, mirata a “raccontare” le storie, tanto quanto la Stammelluti ha fatto con il suo libro.
Un teatro pieno ha applaudito a scena aperta la performance, e le emozioni sono state sul finale stemperate dal blackout che ha fatto piombare il teatro nel buio più assoluto, prima che si accendessero i telefonini in sala.

Il corpo di ballo della compagnia "Ruggiero Leoncavallo" con la coreografa Simona Altomare e con la scrittrice Simona Stammelluti


La serata è stata condotta dalla giornalista Rita Russo, che in maniera impeccabile ha gestito le interviste a coloro che hanno scelto di realizzare questo progetto, che mira a valorizzare i talenti calabresi ma che adesso attende anche di uscire dai confini della Calabria e di approdare su altri palcoscenici, per cimentarsi con altro pubblico ed altre esigenze artistiche.
In sala critici d’arte, docenti, appassionati di arte e di cultura. A fine spettacolo, qualche commento a caldo ha confermato un grande apprezzamento per lo spettacolo e la curiosità di leggere il libro della Stammelluti, per chi ancora non l’avesse fatto.
Anche a riflettori spenti resta una riflessione:  quando l’arte non si arrende al mondo sterile del “mordi e fuggi”, quando l’impegno e la volontà di “fare bene” ciò che si sa fare supera la fatica, si assiste alla realizzazione di progetti di qualità che raccontano di una terra che può risorgere, se mette radici nella cultura e nella sinergie tra idee e talento.

Il teatro è un mondo meraviglioso capace di divenire magico se solo lo si guarda con gli occhi dei bambini, anche se si è adulti. E incuriosire ed appassionare i più giovani è una delle sfide più significative per chi di teatro vive, per chi lo ama e lo sostiene malgrado i periodi difficili per il settore.

Eppure la compagnia del Teatro dell’Acquario di Cosenza guidata da Antonello Antonante e da Dora Ricca, è sempre pronta a nuove sfide, che mettono al centro proprio i giovani e le famiglie, ospiti d’onore di iniziative e spettacoli teatrali come quello in scena in questi giorni al Teatro Morelli di Cosenza dal titolo “Odissea“, liberamente ispirato all’omonima opera omerica, e riadattata proprio per un pubblico giovane, che ha delle precise necessità quando approccia alle opere teatrali, che dunque devono avere non solo un linguaggio comprensibile, ma anche efficace ed accattivante.
In scena due attori giovani e talentuosi, Noemi Caruso (che ha curato anche le coreografie) e Francesco Pupa, entrambi dotati di ottima presenza scenica, di una dizione impeccabile e di versatilità espressiva, che da soli sul palco riescono a raccontare il poema nei suoi tratti più essenziali, con una grande energia e con la giusta intenzione.

La storia di chi vaga, dopo una guerra per far ritorno a casa è molto più attuale di quanto si possa immaginare; tanti moderni Ulisse tutti i giorni provano a raggiungere luoghi, solcando mari, alla ricerca di qualcosa più che con l’intento di tornare a casa. E chi non ha mai usato l’espressione: “è stato proprio un’odissea!”
Eppure la storia – così come viene raccontata nello spettacolo in scena la Teatro Morelli per i ragazzi della scuola primaria e secondaria di I grado – è coinvolgente, perché punta l’attenzione sulle avventure di Ulisse, sulle sfide che deve affrontare, sull’aspetto eroico dello stesso ma smorzando molto i toni epici, ed è proprio questo modo di raccontare la storia di Odisseo che i due attori catalizzano l’attenzione dei giovani presenti in platea.
L’efficacia dello spettacolo a mio avviso sta nella capacità di realizzare un’opera teatrale significativa con pochi mezzi, che però riescono a regalare al pubblico degli effetti “speciali” originali e a tratti sorprendenti.  Un telone sullo sfondo, che è allo stesso tempo vela di nave e porta magica che separa il protagonista e il suo equipaggio dalla narrazione, che mette in contatto Ulisse con le sue sfide estreme ed avvincenti. E così nulla di supertecnologico è messo a disposizione dei ragazzi, ma la tecnica delle ombre, dei giochi di luce e di effetti sonori che coinvolgono e trascinano lo spettatore lì, accanto al protagonista e al suo compagno di viaggio che è quasi un alter ego capace di divenire compagno di avventura e poi ancora colei che attende, che non si lascia sciupare dal tempo e dalla nostalgia.

La struttura narrativa ovviamente è stata ridotta e riadattata ma in maniera esemplare, consentendo sia a chi conosce già l’opera che a chi approccia ad essa per la prima volta di comprenderne i dettagli, di riconoscerne eventualmente i temi trattati e di coglierne soprattutto quei particolari che rendono la storia una opportunità di riflessione ed è proprio in questo che vince, chi l’ha pensata per i ragazzi. Il tema del viaggio, della curiosità che spinge a conoscere il mondo, l’accoglienza verso lo straniero ma soprattutto la tenacia del sopravvivere e il desiderio di far ritorno a casa.
Nessun videogioco potrebbe dare ai giovani le stesse emozioni provate in teatro nel vedere un affascinante Ulisse alle prese con Poseidone, Polifemo, Eolo, la Maga Circe, le sirene, Scilla e Cariddi, e poi ancora trasformato in mendicante dalla dea Atena. Un intreccio della storia che appare fluida ed appagante.

Un’ora di spettacolo, un ottimo esempio di come si possa fare il teatro con professionalità e competenza e se questo esperimento – perché il teatro è anche questo – è servito a mettere in circolo nuove passioni e voglia di tornare, allora a vincere è l’arte, la cultura, la voglia di non lasciarsi travolgere dallo sterile scorrere del tempo che prova a cancellare il talento. Si potrebbe fare molto, sostenendo iniziative come queste, ma fin quando ci saranno da una parte chi fa e propone, e dall’altro chi accoglie, allora l’arte del teatro sarà salva.
Mi aggrappai ad un pezzo di legno, come alla vita” – Ulisse

Simona Stammelluti

Il teatro è un mondo meraviglioso capace di divenire magico se solo lo si guarda con gli occhi dei bambini, anche se si è adulti. E incuriosire ed appassionare i più giovani è una delle sfide più significative per chi di teatro vive, per chi lo ama e lo sostiene malgrado i periodi difficili per il settore.

Eppure la compagnia del Teatro dell’Acquario di Cosenza guidata da Antonello Antonante e da Dora Ricca, è sempre pronta a nuove sfide, che mettono al centro proprio i giovani e le famiglie, ospiti d’onore di iniziative e spettacoli teatrali come quello in scena in questi giorni al Teatro Morelli di Cosenza dal titolo “Odissea“, liberamente ispirato all’omonima opera omerica, e riadattata proprio per un pubblico giovane, che ha delle precise necessità quando approccia alle opere teatrali, che dunque devono avere non solo un linguaggio comprensibile, ma anche efficace ed accattivante.

In scena due attori giovani e talentuosi, Noemi Caruso (che ha curato anche le coreografie) e Francesco Pupa, entrambi dotati di ottima presenza scenica, di una dizione impeccabile e di versatilità espressiva, che da soli sul palco riescono a raccontare il poema nei suoi tratti più essenziali, con una grande energia e con la giusta intenzione.

La storia di chi vaga, dopo una guerra per far ritorno a casa è molto più attuale di quanto si possa immaginare; tanti moderni Ulisse tutti i giorni provano a raggiungere luoghi, solcando mari, alla ricerca di qualcosa più che con l’intento di tornare a casa. E chi non ha mai usato l’espressione: “è stato proprio un’odissea!”

Eppure la storia – così come viene raccontata nello spettacolo in scena la Teatro Morelli per i ragazzi della scuola primaria e secondaria di I grado – è coinvolgente, perché punta l’attenzione sulle avventure di Ulisse, sulle sfide che deve affrontare, sull’aspetto eroico dello stesso ma smorzando molto i toni epici, ed è proprio questo modo di raccontare la storia di Odisseo che i due attori catalizzano l’attenzione dei giovani presenti in platea.

L’efficacia dello spettacolo a mio avviso sta nella capacità di realizzare un’opera teatrale significativa con pochi mezzi, che però riescono a regalare al pubblico degli effetti “speciali” originali e a tratti sorprendenti.  Un telone sullo sfondo, che è allo stesso tempo vela di nave e porta magica che separa il protagonista e il suo equipaggio dalla narrazione, che mette in contatto Ulisse con le sue sfide estreme ed avvincenti. E così nulla di supertecnologico è messo a disposizione dei ragazzi, ma la tecnica delle ombre, dei giochi di luce e di effetti sonori che coinvolgono e trascinano lo spettatore lì, accanto al protagonista e al suo compagno di viaggio che è quasi un alter ego capace di divenire compagno di avventura e poi ancora colei che attende, che non si lascia sciupare dal tempo e dalla nostalgia.

La struttura narrativa ovviamente è stata ridotta e riadattata ma in maniera esemplare, consentendo sia a chi conosce già l’opera che a chi approccia ad essa per la prima volta di comprenderne i dettagli, di riconoscerne eventualmente i temi trattati e di coglierne soprattutto quei particolari che rendono la storia una opportunità di riflessione ed è proprio in questo che vince, chi l’ha pensata per i ragazzi. Il tema del viaggio, della curiosità che spinge a conoscere il mondo, l’accoglienza verso lo straniero ma soprattutto la tenacia del sopravvivere e il desiderio di far ritorno a casa.

Nessun videogioco potrebbe dare ai giovani le stesse emozioni provate in teatro nel vedere un affascinante Ulisse alle prese con Poseidone, Polifemo, Eolo, la Maga Circe, le sirene, Scilla e Cariddi, e poi ancora trasformato in mendicante dalla dea Atena. Un intreccio della storia che appare fluida ed appagante.

Un’ora di spettacolo, un ottimo esempio di come si possa fare il teatro con professionalità e competenza e se questo esperimento – perché il teatro è anche questo – è servito a mettere in circolo nuove passioni e voglia di tornare, allora a vincere è l’arte, la cultura, la voglia di non lasciarsi travolgere dallo sterile scorrere del tempo che prova a cancellare il talento. Si potrebbe fare molto, sostenendo iniziative come queste, ma fin quando ci saranno da una parte chi fa e propone, e dall’altro chi accoglie, allora l’arte del teatro sarà salva.

Mi aggrappai ad un pezzo di legno, come alla vita” – Ulisse

Simona Stammelluti