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Il 4 dicembre gli italiani saranno chiamati a dire la loro, in merito al referendum costituzionale, e a votare con un o con un No circa la riforma della Costituzione proposta dal ministro Maria Elena Boschi e appoggiata dal Governo Renzi. Cosa votare, dunque?

Il referendum del 4 dicembre 2016, sarà senza dubbio il banco di prova per Renzi ed il suo governo, anche se ad oggi Matteo Renzi, prende una posizione più mite, riguardo al legame che vige tra il futuro del suo governo e  l’esito referendario. Ma in tutto questo i cittadini continuano ad essere bombardati dal fronte del Sì e da quello del No, continuando a non sapere esattamente cosa e come votare al referendum di questo autunno che incede.

Tour a parte, che la vittoria del Sì al referendum di novembre confermi la modifica ad alcuni articoli della Costituzione così come proposto dal ministro Boschi è ormai chiaro a tutti, ma cosa dice la riforma costituzionale e a cosa precisamente dovremo dire o No?

Proviamo dunque a fare un po’ di chiarezza e a spiegare in maniera semplice, i motivi per i quali votare Sì o no, alla riforma Boschi-Renzi, considerando che mai come questa volta, il quesito è posto in una maniera inequivocabilmente “chiara”.

Intanto è determinante capire perché è stato indetto il referendum e quali sono le novità che il testo introduce.

Perché è stato indetto il referendum?

Gli italiani sono stati chiamati a dire sì o no alla proposta di legge Boschi sulla riforma costituzionale perché in sede di votazione in Parlamento il ddl non ha ottenuto la maggioranza dei voti. La decisione della sua entrata in vigore spetterà, dunque, ai cittadini.

Il referendum costituzionale 2016 è molto importante perché si deciderà se CAMBIARE oppure no alcuni punti del testo della Costituzione così come lo conosciamo.

Il testo della riforma Boschi introduce delle novità tra cui l’abolizione del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, la modifica del quorum per l’elezione del presidente della Repubblica e l’aumento del numero delle firme necessarie per proporre un referendum.

Le novità le si possono riassumere in questi punti a seguire:

1) La fine del bicameralismo perfetto
La Camera dei deputati diventerà l’unica assemblea legislativa e manterrà da sola il potere di votare la fiducia al governo.

2) Un nuovo Senato
Il numero dei senatori verrà ridotto da 315 a 100 di cui 5 saranno scelti dal Presidente della Repubblica e 5 dalle Regioni “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”. Inoltre i senatori non riceveranno alcuna indennità aggiuntiva ma godranno dell’immunità parlamentare. Restano i senatori a vita: saranno gli ex presidenti della Repubblica che non verranno conteggiati nel numero dei senatori scelti dal Colle.

3) La funzione legislativa del Senato
I senatori avranno competenza legislativa per quanto riguarda le riforme costituzionali, le ratifiche dei trattati internazionali relative all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, le leggi elettorali degli enti locali e quelle sui referendum popolari. Inoltre ogni disegno di legge approvato dalla Camera verrà subito trasmesso al Senato che entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, potrà disporne l’esame. Nei trenta giorni successivi il Senato potrà deliberare a maggioranza assoluta proposte di modifica del testo sulle quali, in seguito, la Camera si pronuncerà invia definitiva. Ai nuovi senatori spetterà anche il compito di esprimersi sulle leggi di bilancio ma entro 15 giorni e con la maggioranza assoluta. Anche in questo caso, l’ultima parola spetterà sempre alla Camera. Infine, il governo potrà chiedere alla Camera che un provvedimento ritenuto fondamentale per l’attuazione del suo programma sia esaminato in via prioritaria e votato entro 70 giorni (con possibilità di proroga per altri 15).

4) L’elezione del Presidente della Repubblica
Il capo dello Stato sarà eletto dai 630 deputati e dai 100 senatori. Per i primi tre scrutini occorrono i due terzi dei componenti, poi dal quarto si scende ai tre quinti mentre dal settimo scrutinio sarà sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

5) Referendum e leggi di iniziativa popolare
Per proporre un referendum serviranno 800 mila firme, contro le 500 mila attuali. Dopo le prime 400 mila la Corte costituzionale darà un parere preventivo di ammissibilità. Per quanto riguarda invece i progetti di legge di iniziativa popolare il numero di firme necessarie è triplicato, da 50 mila a 150 mila. Vengono inoltre introdotti in Costituzione i referendum popolari propositivi e di indirizzo.

6) Le nomine dei giudici della Consulta
I 5 giudici della Consulta non saranno più eletti dal Parlamento riunito in seduta comune ma verranno scelti separatamente dalle due Camere. Al Senato ne spetteranno due e alla Camera tre. Per la loro elezione è richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti per i primi due scrutini, mentre dagli scrutini successivi è sufficiente la maggioranza dei tre quinti.

7) L’abolizione di Cnel e Province
La riforma costituzionale prevede l’abrogazione totale dell’articolo 99 della Costituzione riguardante il Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge verrà nominato un commissario straordinario a cui sarà affidata la liquidazione e la ricollocazione del personale presso la Corte dei Conti. Dal testo della Costituzione viene eliminato anche il riferimento alle Province ma sono previste delle premialità per le Regioni “virtuose”, quelle cioè con i conti in regola.

8 ) La legge elettorale: ricorso preventivo alla Consulta
Prima della loro promulgazione le leggi che disciplinano l’elezione dei parlamentari potranno essere sottoposte al giudizio preventivo di legittimità costituzionale da parte della Corte. Il ricorso motivato dovrà essere presentato da almeno un quarto dei componenti della Camera o almeno un terzo dei componenti del Senato entro 10 giorni all’approvazione della norma. La Consulta si pronuncerà entro 30 giorni e, in caso di dichiarazione di illegittimità, la legge non sarà promulgata.

9) L’equilibrio nella rappresentanza
Nell’articolo 55 della Costituzione entra un nuovo comma: “Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”.

Referendum costituzionale 2016: Come si vota?
Visto che saranno i cittadini a decretare l’entrata in vigore del ddl Boschi sulla Costituzione, è bene che tutti sappiano come funziona il referendum e quali sono i quesiti a cui si dovrà rispondere Sì o No in sede di voto.

Per questo tipo di referendum, chiamato anche confermativo o sospensivo, non è necessario il raggiungimento del quorum. Diversamente dal referendum abrogativo – come quello di aprile sulle trivellazioni, per intenderci – non servirà il 50% dei voti più uno e, a prescindere dal numero di partecipanti, vincerà l’opzione (Sì o No) che ha ottenuto la maggioranza dei voti.

Su cosa esattamente verrà espressa la propria preferenza? Gli aventi diritto al voto saranno chiamati a pronunciarsi in favore o contro tutto il testo della riforma.

In breve:

  • Addio bicameralismo: si supera il meccanismo con cui le leggi vengono passate da Senato a Camera e tutte le lentezze e i ritardi che ne derivano;
  • Solo la Camera potrà concedere la fiducia al governo, e questo  implica l’instaurazione di un rapporto di fiducia esclusivo con quest’ala del parlamento;
  • diminuzione del numero dei parlamentari e l’abolizione del Cnel porterà notevoli risparmi;
  • grazie all’introduzione del referendum propositivo e alle modifiche sul quorum referendario aumenterebbe la democrazia diretta;
  • il Senato farà da “camera di compensazione” tra governo centrale e poteri locali, quindi diminuiranno i casi di contenzioso tra Stato e Regioni davanti la Corte costituzionale.

Chi invita al No, sostiene che:
Non si supera il bicameralismo, lo rende più confuso e crea conflitti di competenza tra Stato e Regioni, tra Camera e nuovo Senato.

Non semplifica, moltiplica i procedimenti legislativi e incrementa la confusione.

I costi della politica potevano essere veramente tagliati in altri modi, visto che il nuovo Senato farà risparmiare solo un quinto della spesa attuale.

Non innova, anzi conserva e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie.

Non garantisce la sovranità popolare e l’equilibrio tra i poteri costituzionali.

Simona Stammelluti