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Un cuore che si ferma, troppo presto.
Un cuore che, quando batte sa fare meraviglie.
Lo scopri solo sul finale che “Cuore”  – scritto da Sergio Casesi, portato in scena e diretto da Fulvio Cauteruccio nella splendida cornice di Capodimonte, nell’ambito del Napoli Teatro Festival – è dedicato a Davide Astori capitano della Fiorentina, scomparso troppo presto, quando il suo cuore rallentò fino a fermarsi, durante la notte del  4 marzo del 2018.
Cauteruccio non pronuncerà mai quel nome, che salta fuori solo alla fine, dopo che per un’ora e dieci minuti ti sei affezionato al personaggio che si racconta, racconta e si infiamma, balla, simula e incanta con un monologo che si tuffa nella storia del calcio, mostrando però non solo ricordi di mirabili successi, ma la parte più profonda di quello sport che è tale se c’è cuore, se è contenuto gelosamente dentro un sentimento, se è animato dalla fatica e che si arrende, davanti alla fragilità umana che regna sovrana su ogni sogno, sia esso possibile o semplice utopia.
Sul palco sembra esserci un cinquantenne con la pancetta, gli occhiali da presbite e qualche filo di barba bianca, che ripercorre a grandi linee ma con entusiasmo la storia dello sport più amato di sempre, delle squadre, dei campioni, sempre con uno sguardo al loro cuore, alle imprese eroiche fuori dal campo, non solo davanti ad un pallone.
Racconta e parla. 
Gaetano, te lo ricordi …?
Il Gaetano compagno di ricordi e di parole sarebbe il grande Gaetano Scirea, e non a caso.
Scirea, uno dei massimi interpreti della storia del calcio, ma soprattutto icona di gentilezza, correttezza e signorilità.
Un Fulvio Cauteruccio sempre estremamente bravo, credibile, un attore che sa farti vivere alcune emozioni attraverso il suo spiccato modo di parlarti e non solo parlare, di raccontarti e non solo raccontare, di coinvolgerti e non solo coinvolgere. I verbi, con Cauteruccio sul palco sono tutti rivolti “a te” e non si riesce a resistergli, anche se ti domandi perché ti manca ancora qualcosa, mentre ti domandi quando ti verranno svelati alcuni dettagli che possano aiutarti a capire, a capire fino in fondo.
Un racconto dettagliato di alcuni momenti storici del mondo del calcio e dei suoi protagonisti, alcuni stranieri, che però nella loro carriera hanno potuto contare su delle capacità, dotati di alcune peculiarità che hanno fatto di loro delle persone appassionate, piene di cuore e di volontà.

Cauteruccio, dotato di una voce baritonale, accattivante, suo segno distintivo che ti permette di riconoscerlo e pertanto di sentirti al sicuro dentro quella intonazione calda, sul palco non si risparmia; esulta, si emoziona, balla, mima alcuni momenti drammatici avvenuti in campo, quando il cuore dei giocatori, spesso fa come vuole, quel cuore che è così forte, che rende l’atleta invincibile e che poi però si lascia vincere da un destino che arriva talvolta, senza essere annunciato. Tutto dentro poco più di un’ora mentre ti chiedi perché quel suo interlocutore Gaetano, non parli mai.
Nei panni del suo interlocutore – che poi si scoprirà sul finale non essere Gaetano – con in dosso una divisa da calciatore, seduta immobile di spalle al pubblico c’è Flavia Pezzo, che solo sul finale, mostrerà il volto e la sua vera natura. 
Scorrono i minuti nel parco di Capodimonte a Napoli e dietro quel personaggio, che potrebbe essere un qualsiasi tifoso che si confronta con enfasi con un amico, c’è in realtà un giovane trentenne a cui è concesso un ultimo sogno, prima di percorrere la strada verso l’eternità, in uno spazio di mezzo, quello in cui non sai se ti sveglierai e dove.
Il monologo ti tiene in sospeso fino alla fine.
Chi è quest’uomo? Perché racconta le mirabolanti avventure di un calciatore?
Piano piano ti è tutto chiaro.
Il Gaetano di quell’ultimo sogno, altri non è che la morte dalle sembianze gentili, ciò che giunge e che porta via, mentre scende il freddo e tu resti lì, mentre capisci dove voleva condurti il monologo di Cauteruccio e ripensi a come a volte l’arte fa come vuole, fa giri immensi e poi arriva dove deve, a patto che si abbia un Cuore.

 

Simona Stammelluti

Il servizio