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Nel tardo pomeriggio di oggi il Tribunale di Cosenza ha convalidato l’arresto di Ivan Pucci il Maresciallo comandante della Stazione Carabinieri di Carolei, confermando altresì la misura degli arresti domiciliari almeno fino alla prima udienza che si terrà a metà febbraio c.a.

Pucci, 50 anni, è accusato di sequestro di persona e lesioni ai danni del Capitano Giuseppe Merola, comandante della Compagnia Carabinieri del capoluogo Bruzio, condotto poi al nosocomio cosentino dove gli è stata consegnata una prognosi di lesioni guaribili in 30 giorni.

Sembrerebbe che il Maresciallo avrebbe reagito in quella maniera a seguito di un trasferimento da Carolei a Corigliano-Rossano. Lo stesso questa mattina ha ingerito dei farmaci, presumibilmente per nuocersi. Anche Pucci pertanto finisce all’ospedale.

Sta di fatto che tra cavalierati, titoli vari e chi più ne ha più ne metta, questa storia non ha nulla di nobile.

Così inizia il nuovo anno.

 

Simona Stammelluti 

 

Castrolibero (Cs) – Teneva la moglie segregata in casa da tre giorni. Arrestato dai carabinieri

Nella mattinata di ieri 25 febbraio 2019, i Carabinieri della Compagnia di Cosenza hanno tratto in arresto per il reato di sequestro di persona M.A., 41enne cosentino sottoposto alla misura cautelare all’obbligo di firma.

Era pervenuta, in mattinata, una telefonata di soccorso al 112 della Centrale Operativa di Cosenza da parte di una donna la quale dichiarava spaventata di essere stata reclusa dal coniuge nella propria dimora sita in via F. Coppi del Comune di Castrolibero. I Carabinieri della locale Stazione, prontamente allertati, sono così giunti tempestivamente presso l’abitazione trovando l’ingresso chiuso da un portone blindato. I militari, impossibilitati ad accedere e sentendo le grida della donna, si sono mobilitati ed hanno rintracciato in pochi minuti il marito, in possesso dell’unico mazzo di chiavi che apriva il portone di casa, riuscendo così a liberare la donna, trovava in un angolo della mansarda sita al terzo piano dell’abitazione.

La donna visibilmente terrorizzata, ha cercato protezione nei militari e dopo essersi tranquillizzata ha raccontato loro i fatti accaduti. La stessa è stata poi  accompagnata presso la stazione CC del luogo di residenza, dove ha spiegato come il marito l’avesse segregata all’improvviso nella serata di sabato 23 febbraio, per motivi di gelosia. In quella occasione, la donna ha anche denunciato altri episodi di maltrattamenti subiti in passato.

Terminati gli accertamenti di rito,  l’uomo è stato arrestato e tradotto presso l’abitazione dei propri genitori, in regime di arresti domiciliari su disposizione della Procura della Repubblica di Cosenza. La vittima è così riuscita a riappropriarsi della propria libertà, lontana dal suo aguzzino.

 

 

La Polizia di Stato di Agrigento ha arrestato un ventenne cittadino ghanese, sbarcato a Lampedusa il 5 marzo scorso, ritenuto responsabile dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla tratta, al sequestro di persona, alla violenza sessuale, all’omicidio aggravato e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, oltre che per i singoli reati scopo, realizzati in concorso con altri trafficanti. L’uomo, nei giorni scorsi, era stato sottratto ad un tentativo di linciaggio da parte di alcuni migranti che lo avevano riconosciuto come uno dei responsabili di torture, sevizie e stupri perpetrati in Libia all’interno di una safe house dove i migranti venivano privati della liberta’ personale prima di intraprendere la traversata in mare per le coste italiane. Dal racconto dei migranti, ascoltati dai poliziotti della Squadra Mobile Agrigentina, e’ emerso che gli stessi venivano sottoposti a torture, anche in diretta telefonica con i propri parenti, ai quali veniva richiesto il pagamento di un riscatto per porre fine alle sofferenze dei loro cari. “Ogni volta che dovevo telefonare a casa, lui mi legava e mi faceva sdraiare per terra con i piedi in sospensione e, cosi’ immobilizzato, mi colpiva ripetutamente e violentemente con un tubo di gomma in tutte le parti del corpo e in special modo nelle piante dei piedi, tanto da rendermi quasi impossibile la deambulazione”. “Spesso collegava degli elettrodi alla mia lingua per farmi scaricare addosso la corrente elettrica”. “Porto ancora addosso i segni delle violenze fisiche subite, in particolare delle ustioni dovute a dell’acqua bollente che mi veniva versata addosso”. Queste sono solo alcune delle atroci esperienze raccontate dai migranti, che hanno determinato i pubblici ministeri Calogero Ferrara e Giorgia Spiri della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, guidata da Francesco Lo Voi, ad emettere, lo scorso 14 marzo, un provvedimento di fermo, che e’ stato eseguito dai poliziotti agrigentini e convalidato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano. Per alcuni dei reati, consumati interamente all’estero, si e’ potuto procedere sulla base della richiesta del Ministro della Giustizia. Maggiori dettagli saranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terra’ alle ore 10.30 presso la Questura di Agrigento.