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A distanza di due anni dalla scomparsa di Gessica Lattuca, 27 anni (al momento della scomparsa) e madre di quattro figli, qualcosa potrebbe cambiare le poche supposizioni fin ora emerse.

Il 3 settembre, infatti, i Ris di Messina hanno effettuato dei nuovi rilievi nell’abitazione di via Leopardi, dove stando al racconto di Vincenzo Lattuca, fratello della scomparsa, sarebbe stata vista viva Gessica.

Ed è stato proprio lui, il fratello Vincenzo, ad aver visto Gessica quel 12 Agosto del 2018. Gessica ed Enzo si erano incontrati in quell’abitazione del centro storico favarese, dove insieme hanno consumato una birra e poi Gessica si è allontanata dicendo che doveva raggiungere la vicina Piazza Cavour (posto in cui Gessica, da quanto si evince dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza, pare non sia mai arrivata).

Sin quasi da subito e già dalle prime indagini venne scritto sul registro degli indagati Filippo Russotto, ormai ex compagno di Gessica e padre di tre dei suoi quattro figli, fin oggi ancora unico indagato sul quale pendono le accuse di sequestro di persona, maltrattamento in famiglia, occultamento di cadavere e omicidio. Russotto si ritiene estraneo ai fatti e ha sempre sostenuto di avere dei buoni rapporti con Gessica.

Difatti, durante le perquisizioni e i sopralluoghi nei luoghi appartenenti al Russotto, non è mai emerso nulla di rilevante o riconducibili ai fini dell’inchiesta. Inoltre, Russotto, ha più volte ipotizzato determinati scenari che gli inquirenti non hanno, però, ritenuto credibili.

Dopo i rilievi effettuati dagli esperti dei Ris, nell’abitazione di via Leopardi, gli inquirenti e la Procura di Agrigento mantengono il massimo riserbo ma un piccolo tratto si è tenuto pubblico.

Nel fascicolo contenente i risultati dei rilievi esaminati con il luminol sarebbero state evidenziate delle tracce di sangue su una specifica parete che poi risulta essere stata pulita e ridipinta recentemente. Le tracce avrebbero un “disegno”, definito a schizzo, in gran parte della parete.

Non si hanno ancora notizie sull’appartenenza di quelle tracce ematiche. Nel caso in cui risulterebbero appartenere a Gessica, la posizione del fratello Vincenzo potrebbe aggravarsi e nel caso in cui non appartenessero alla sorella dovrà, comunque, chiarire e spiegare quelle macchie. Al momento di quanto accaduto nell’abitazione di via Leopardi Vincenzo viveva da solo mentre il padre, Giuseppe Lattuca era detenuto in carcere.

Nel corso di questi due anni e più le indagini si erano orientate in diverse direzioni: un giro di squillo, la presenza di un uomo visto in compagnia di Gessica prima della scomparsa, le scritte sui muri con una bomboletta di colore rosso che indicavano il nome del presunto assassino della donna sino al traffico internazionale di droga che aveva coinvolto alcuni pregiudicati di Favara.

Certo è che Gessica conosceva molte persone e potrebbe essersi trovata nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Oppure potrebbe essere stata attirata in un tranello organizzato da qualcuno che la ragazza di 27 anni quasi sicuramente conosceva. Le ipotesi sono molte ma nessuna è chiara.

Il lavoro fin oggi svolto dal Procuratore Salvatore Vella sta vagliando diversi fronti e senza nessun tipo di aiuto. Purtroppo l’omertà regna sovrana ma è inevitabile che qualcuno sappia la verità!

Restiamo, quindi, in attesa di prossime notizie che potrebbero cambiare e, forse, dare un senso logico a questa terribile vicenda.

Vanessa Miceli

Ritrovato nelle prime ore di questo pomeriggio nelle acque del porto di Schiavonea (CS)  un Fiat Fiorino che al suo interno custodiva un revolver. Il mezzo è stato recuperato grazie all’intervento degli uomini del nucleo sommozzatori dell’Arma dei Carabinieri

Sembrerebbe un evento poco allarmante se non fosse che segue di pochissimi giorni al ritrovamento nella stessa area marina, di un corpo in avanzato stato di decomposizione, appartenente ad un uomo sulla cinquantina attinto da 3 colpi di arma da fuoco che potrebbe essere quello del Boss coriglianese Pietro Longobucco, scomparso proprio giorni prima del rinvenimento del cadavere.

Quel che contribuisce ad infittire il mistero è la scomparsa del proprietario dello stesso fiorino, che ne aveva denunciato il furto solo pochi giorni prima del rinvenimento del cadavere e che a tutt’oggi risulta ancora irreperibile.

Se dunque gli inquirenti sospettano che si tratti di un presunto omicidio di ‘ndrangheta, considerate le peculiarità del delitto, si infittisce ancora di più il caso della scomparsa del proprietario del furgone.

La scomparsa del proprietario del furgone ha dunque a che vedere con il ritrovamento del corpo e del furgone?

E se si confermasse la mano dell’ndrangheta della piana ionica cosentina negli eventi accorsi, ci sarebbe da chiedersi cosa stia accadendo o meglio, cosa sia accaduto negli equilibri malavitosi della zona.

Resta dunque alla magistratura e agli inquirenti vagliare questa o altra ipotesi per ricostruire il complesso intreccio di eventi, susseguitesi in così breve tempo, e per altro in una ristretta area geografica.

Simona Stammelluti