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Quel famoso slogan “Perché Sanremo è Sanremo” fu coniato a buone ragione.
Perché non è solo una kermesse musicale, ma anche una bolla sospesa che al suo interno contiene anche costume e società.
È l’unico evento che riesce a tenere in piedi fino a notte fonda (quest’anno si sono fatte tutte le sere le 2 e ieri sera le 3 del mattino) anche gente che di solito alle 22 è già sotto il piumone.
E come ogni santo anno, le polemiche pre-Sanremo tengono banco. I detrattori, i “critici” seriali, quelli che a prescindere devono dire “che non lo vedranno” (salvo poi vederlo senza dirlo) infestano i social, fin quasi a diventare violenti. Noi addetti ai lavori scansiamo le provocazioni costanti e alla fine, tutto è bene quel che finisce bene.
Ma il prodotto nazional popolare regge sempre botta.
Quest’anno lo share si è attestato sul 66% con cifre da record. Oltre 16 milioni di persone ogni sera hanno guardato il Festival di Sanremo che da 10 anni viene trasmesso in mondovisione. Per avere queste cifre bisogna tornare indietro al 1995, quando a condurlo era Pippo Baudo e a vincerlo fu proprio Giorgia con “Come saprei”.
Quest’anno, ho trovato Amadeus particolarmente bravo (oltre che particolarmente stanco). Certo non è e non sarà mai come Pippo Baudo  – che sembrava davvero poter tenere a bada tutto (compreso gente che voleva suicidarsi dalla galleria) – ma alla fine è sempre molto presente, capace anche lui di gestire eventuali imprevisti e comunque resta un bravo presentatore, a prescindere dalla conduzione di Sanremo.
Certo, mi domando quando la conduzione e ancor più il ruolo di direttore artistico apparterrà ad una donna, che sceglierà magari come co-conduttori uomini che abbiamo qualcosa da dire. Perché tante sono state le critiche ai monologhi della Ferragni, della Egonu, della Francini, ma finché non ci sarà un equilibrio, ben vengano parole che lascino alla donna la libertà di essere, anche di essere più brave di un uomo. Ma in quella direzione ancora non si guarda. E a proposito di direzione, pensiamo anche alla direzione dell’orchestra. Quest’anno ce n’è stata solo una, di donna; tra l’altro una straordinaria musicista e cantante quale è Carolina Bubbico che ha diretto durante l’esibizione di Elodie. E sicuramente avrete fatto caso come nella top five della finale non è arrivata nessuna donna e ben vengano le parole di stima del vincitore Marco Mengoni, che dopo la proclamazione rivolge un gentil pensiero alle colleghe donne che sono state bravissime, senza però varcare la soglia dei primi 5 posti in classifica.
Ma torniamo per un attimo all’altro dettaglio che ci mette in contatto con l’anno 1995, l’anno dei record. Quell’anno una giovane Giorgia, vinceva il festival di Sanremo e quel palco le porterà una fortuna immensa. Pippo Baudo per anni ha continuato a dire che “l’aveva scoperta lui” ed era vero. Perché alla fine un direttore artistico di una kermesse musicale deve scoprire talenti. Quest’anno tra tante critiche Giorgia che non mostra mai alcune forma di dissenso, a parole, ha mostrato una sorta di inquietudine sul palco; probabilmente a causa di una canzone che non era proprio sua, non era adeguata per essere “indossata e sfoggiata”. Nel corse delle serate si è sciolta via via, ha addrizzato il tiro e comunque resta una straordinaria cantante che, a differenza del 1995 ha consapevolezza di questo mondo a volte infame, conosce le sue fragilità e le asseconda, senza pretese.
Troppo lungo il Festival quest’anno, si è detto.
Troppe canzoni.
Vero, forse.
Ma se ci pensiamo bene, c’è un perché.
Amadeus ha letteralmente “tirato dentro” un sacco di giovani, che grazie a quel palco oggi sono famosi e non lo erano 5 giorni fa o meglio, non lo erano a livello nazionale, europeo, mondiale e non lo erano presso tutte le fasce d’età. Bisogna dare merito ad Amadeus di essere stato coraggioso e lungimirante. Alcune delle canzoni che abbiamo sentito nelle prime due serate ci sembravano quasi improponibili ed invece pian piano abbiamo scoperto artisti giovani, che hanno qualcosa da dire, che malgrado la giovane età sanno come provocare una reazione anche tra i politici, che hanno anche un malessere che viene lenito solo con la musica e con il canto, anziché con il pianto.
I tempi cambiano e Sanremo si adegua.
E allora ad Amadeus va un grande plauso per aver portato su quel palco Madame, Lazza, Rosa Chemical, Ariete, Olly, Gianmaria, Colla zio. E poi ancora cantanti conosciuti ma sempre in sordina, come Levante, e quelli archiviati in un cassetto come Gianluca Grignani.
In questi giorni spesso mi sono soffermata sulle difficoltà emotive di Grignani, vi basta recuperare gli articoli precedenti.
Ma Amadeus ha fatto anche altro: ha scelto un grandioso Gianni Morandi come compagno di viaggio, che in ottima forma ieri sera, nella serata finale ha fatto uno splendido omaggio a Lucio Dalla.
E poi le “sue donne”. Sue solo per una sera, ma di tutti per sempre.
Perché ognuna di loro è stata in grado di portare su quel palco e nelle case di milioni di persone un messaggio.
E tutti a dire: Ma ce n’era bisogno? Si ce n’era bisogno.
Perché la Ferragni, fino a pochi giorno prima del festival, è stata vittima di un odio violento diretto al suo corpo, alla sua magrezza, con parole così offensive che ha fatto bene a sfruttare la sua notorietà e quel palcoscenico per raccontare attraverso un linguaggio che era anche visivo, che esiste una libertà inviolabile di una donna, ed è quella di essere come le pare, di non doversi mai vergognare di nulla; e lei stessa si è mostrata in maniera provocatoria ma convincente.
Sì c’era bisogno dei monologhi, perché il razzismo esiste, perché il colore della pelle è ancora il motivo principale di razzismo, perché ancora le donne che arrivano a 40 anni e non hanno figli, vengono stigmatizzate come incomplete, incapaci, inutili.
Le polemiche sono sempre dietro l’angolo e dunque tutti lì a dire che però quei monologhi sono andati a notte fonda. Per me l’importante è che siano andati. Perché la strada è ancora lunga e ha bisogno di momenti di riflessione.
Ma Sanremo è show.
E allora ci sta dentro di tutto, e quel tutto ci sta sempre bene.
Dal gesto stupido di Blanco che distrugge il palco durante una esibizione (preparato o meno non si sa), al bacio che ieri sera Rosa Chemical ha dato sulla bocca a Fedez che è stato al gioco. A qualcuno sarà andato di traverso, ma finché farà ancora scalpore un bacio tra uomini (o tra donne) allora vuol dire che anche in questa direzione c’è tanto da fare.
A chi nuoce? Domandiamoci se a noi nuoce quel bacio, se umilia o offende qualcuno.
La risponda non devo suggerirvela.
E poi ci sono stati gli ospiti.
Lontanissimi gli anni in cui su quel palco arrivavano ospiti internazionali: Whitney Huston, David Bowie, Grace Jones, Madonna, i Duran Duran. Nel 95 ad esempio ci furono Ray Charles, Cindy Lauper, Amii Stuart e Sting.
Insomma un po’ diverso da questi ultimi anni e da quest’anno dove a fare gli ospiti è stata la vecchia guardia: Ranieri, Al Bano, i Pooh, Gino Paoli, la Vanoni, Peppino di Capri che ha ricevuto anche il premio alla carriera.
Un po’ amarcord un po’ nostalgia. Ma va bene così.
Ci sono stati anche i Maneskin e ieri sere i Depeche Mode.
Insomma un concentrato di “vecchio” e di nuovissimo.
Perché malgrado le canzoni quest’anno non siano state particolarmente belle, abbiamo assistito a molte belle performance, soprattutto nella serata dei duetti, quando su quel palco sono arrivati artisti straordinari come Edoardo Bennato, Alex Britti.
Si sa, la vittoria di Sanremo è bella ma relativa.
Al netto della partecipazione del vincitore all’Eurovision, alla fine sono le radio e gli streaming a dire chi davvero abbia vinto.
E allora diciamolo: Vince Marco Mengoni, e pure a mani basse.
L’ho scritto in questi giorni, sembrava che gli organizzatori, i produttori, la casa discografica gli avessero detto: “vieni Marco, andiamo a vincere Sanremo”. La bravura, la presenza scenica, una bella canzone, hanno decretato la vittoria. Non a caso a Mengoni è andato anche il premio Giancarlo Bigazzi per la migliore composizione musicale dato dai maestri dell’orchestra. Però la mancata suspense ha giocato il suo ruolo. Lo sapevamo già che avrebbe vinto Mengoni, lo sapevamo dalla prima sera. In fondo, aveva la canzone giusta, e a volte a Sanremo serve, la canzone giusta.
Eppure sono contenta di aver visto esibirsi Madame, Lazza, grande musicista, arrivato ad un passo dalla vittoria e prodotto da un grandioso Dardust, Rosa Chemical che qualcuno ha provato a denigrare, e poi ancora tutti quei giovani ai quali alla fine ci siamo affezionati, i cui pezzi scaricheremo dalle piattaforme e che ci faranno compagnia durante questi mesi a venire.
Erano troppe 28 canzoni?
Forse sì ma alla fine ci è piaciuto.
Siamo stati lì, incollati fino a notte fonda a prendere parte, a schierarci, a scegliere, a dire la nostra e a canticchiare, perché come sempre dal secondo ascolto, le canzoni ci sembrano tutte carine.
È vero, i gusti non si toccano.
Ognuno sceglie per come gli va.
Alla fine Mengoni ha messo d’accordo tutti.
Io personalmente sul podio avrei voluto Madame, insieme a Lazza.
Ma sono sicura che questi ragazzi sapranno farsi strada, con sempre più incisività, ed anche grazie a Sanremo e ad Amadeus che ha ci ha scommesso su e a vincere sono stati tutti loro.
E allora, al netto delle polemiche solite sugli outfit, sulla durata, sul perché di alcune scelte, Sanremo resta la più grande kermesse Italiana nel mondo, la più conosciuta e quella che come per magia, riesce sempre a tenere insieme un paese in 5 giorni in cui non si pensa ad altro se non a vivere con leggerezza la musica.
“Musica leggerissima” cantavano Colapesce e Di Martino, che ieri sera hanno vinto ben due premi speciali, quelli della critica e quello della sala stampa, e che si accingono a stare in testa alle classifiche dei pezzi più ascoltati durante i mesi estivi. Ma io scommetto anche su “Made in Italy” di Rosa Chemical e su “Il bene nel male” di Madame.
Durante il festival non ci si è dimenticati della guerra, o del disastro in Sira e Turchia.
Si è accolta la lettera di Zelensky, il gruppo musicale ucraino al quale si è data anche la parola, e si sono raccolti fondi per i terremotati.
Ma in fondo Sanremo resta una kermesse canora, possibile solo grazie al lavoro di centinaio di persone e di quella straordinaria Orchestra della Rai diretta da Leonardo De Amicis che conta 40 strepitosi maestri che nel corso delle serate suonano circa 90 brani, in maniera impeccabile.
E allora, archiviata anche questa 73esima edizione del Festival di Sanremo, non resta che goderci la musica che ha partorito e si ricomincia a contare i giorni fino alla prossimo anno.
Perché criticato o meno, Sanremo è Sanremo … pararà.

 

 

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Ci sono volute le due del mattino per conoscere la classifica aggiornata dopo tutte le 28 esibizioni, in una cavalcata che, ieri sera, sembrava davvero infinita.
Per fortuna ad allietare la serata una donna straordinaria, umile, brava e simpatica.
Paola Egonu con i suoi 24 anni e tutti i suoi 193 centimetri di altezza ha calcato il palco dell’Ariston con una leggiadria ed una spigliatezza davvero adorabili.
Ha presentato, si è presentata, si è raccontata ed è stata una bella rivelazione oltre che una degna compagna di viaggio per Amadeus e Gianni Morandi che al suo cospetto per tutta la serata è sembrato piccolo, ma sempre all’altezza. E proprio per ovviare ad una differenza evidente, che verso la fine della puntata, grazie ad un rialzo, Gianni Morandi ha potuto ballare un lento con Paola, che sa come stare al gioco, sa sorridere e far sorridere.
Anche il suo monologo è stato adeguato e molto incisivo. Il racconto di sé, della sua età, dei suoi sogni, delle aspirazioni, delle sue paure e dei fallimenti. Quel voler essere una donna sempre alla ricerca di un dettaglio di felicità senza forzare mai il destino e senza sentirsi mai ultima. In chiusura cita Vasco Rossi, ricorda quel suo penultimo posto a Sanremo e quelle sue parole divenute storiche per descrivere la bellezza della diversità che accomuna tutti: “ognuno col suo viaggio, ognuno diverso“.

La serata è scivolata in maniera abbastanza leggera, le canzoni – come spesso accade – riascoltandole assumono un abito diverso, le parole prendono forma, i cantanti sono più rilassati.
Alcune convinzioni circa le canzoni in gara le ho confermate.
Confermo l’ottima performance di Mengoni che rimane in cima alla classifica demoscopica e del televoto. Per lui la standing ovation del pubblico in sala.
Molto bene Lazza quarto in classifica, che regala i fiori di Sanremo alla mamma seduta in platea,  Rosa Chemical, Madame, Mister Rain che in classifica è terzo, Tananai che è quinto, Elodie è nona, e ieri sera bellissima in quel suo vestito vedononvedo.
Gradevoli all’ascolto Levante, un bel sound per i Colla zio e poi i Modà con l’unica canzone “Sanremese” in gara.
Resta il mistero del perché Giorgia abbia scelto una canzone per nulla adatta alla sua voce, che non è Sanremese e che ha un testo pressoché banale. Ma ieri elegantissima ed emozionata, ha cantato meglio della sera prima.
Tenerezza e imbarazzo per Gianluca Grignani che non regge l’emozione, forse, o forse per davvero non sente bene in cuffia, o forse quel palco è troppo per un uomo che ormai è fragile nei confronti del vivere; ferma la musica e poi, si ricomincia.

Ma a prescindere dal posto in classifica (12esimo) il cantante vince, per me, con quella scritta sulla camicia che mostra dopo essersi tolto la giacca: “No War”.
Alla fine sono questi i momenti che si ricordano della famosa Kermesse che oltre alle canzoni – il cui destino lo decreteranno le radio e gli streaming – si nutre di eventi, di ospiti, di piccoli dettagli.

E a proposito di streaming, sul palco dell’Ariston arrivano i Maneskin. Con i loro 7 miliardi di streaming, dopo aver girato il mondo, dopo essere finiti nelle classifiche più prestigiose del globo, atterrano dritti dritti sul palco di Sanremo dove hanno vinto e da dove hanno spiccato il volo, vincendo prima l’Eurovision e poi raccontandosi sui palchi americani e non solo.
Un assaggio di quello che è il loro concerto, grande energia, qualche nota sbagliata e la presenza con loro sul palco di Tom Morello, chitarrista e cantautore americano che ieri sera all’Ariston ha mostrato la sua cifra artistica. I wanna be your slave, zitti e buoni, the lonlinest ed è subito energia pura. I ragazzi sono affiatati e bellissimi.

Torna Ranieri con un pezzo carino nuovo e tre coriste e annuncia un nuovo lavoro insieme a Rocío Muñoz Morales che lo raggiunge sul palco, spigliata e per nulla diva.

Un colpo d’aria che fa calare la voce impedirà a Peppino di Capri di essere ospite nella terza serata, ma all’una e mezza di notte, sul palco arriva Alessandro Siani e il suo monologo sull’uso eccessivo del telefonino.
Ieri sera la meravigliosa orchestra di Sanremo ha reso omaggio al compositore americano Bart Bacharach, scomparso a 94 anni.
Sempre più difficile restare svegli fino alla fine, ma stasera tocca ai duetti e alle cover.
A domani.

 

Per guardare Sanremo fino alla fine servono forza e resistenza.
Un po’ perché arrivare a notte fonda per 5 serate di seguito quando al mattino suona la sveglia presto, è da eroi, ma anche perché non sempre la carrellata di canzoni è un piacere.
Quest’anno tocca ammetterlo, malgrado le rassicurazioni del patron Amadeus che giurava che fossero tutte belle, le canzoni lasciano a desiderare ed anche volendo fare uno sforzo pensando al fatto che ormai non è più il tempo della canonica canzone sanremese, con strofe e refrain, con struttura armonica e testi scritti da parolieri veri, ci sono dei momenti in cui ci si chiede come certe canzoni siano arrivate al Festival. Perché passino i giovani, le nuove leve che vivono di rap e di barre, ma dai cantanti storici e collaudati ci si aspettava qualcosa di più. Ieri sera infatti a deludere è stata proprio Giorgia, superfavorita con “parole dette male” che però non convince. Un testo banale, un musica non adatta alla sua vocalità, e così la cantante si trova ad alzare l’estensione fin quasi a gracchiare. Ben lontani dall’excursus vocale che ci ha fatto innamorare di lei in tutte le precedenti volte in cui ha calcato il palco Sanremese.
Reduci dal caos causato da Blanco la prima sera, Morandi entra sul palco con una scopa in mano, e ironizza con Amadeus sulle possibilità di eventuali ulteriori imprevisti.

Donna della serata Francesca Fagnani, giornalista bella e brava, famosa ormai per le sue interviste affilate durante la sua trasmissione “Belve” che su quel palco, elegantissima, se la cava egregiamente, anche se probabilmente l’emozione, le accelera il parlato durante la lettura, cosa che non si confà ad una giornalista che conosce bene i tempi e l’importanza della prosodia dei testi.
Sarà lei a regalare un monologo scritto con i ragazzi dell’istituto carcerario minorile di Nisida, che pone l’accento sugli errori piccoli e grandi commessi che non dovrebbero mai precludere un riscatto che tocca a tutti i giovani che hanno commesso un reato, e che ne comprendono l’errore e la gravità.
Ma non sarà la sola; a riempire il palco ci saranno anche parole toccanti sull’Iran, sul dolore e sui diritti umani che trovano sul palco di Sanremo un posto giusto, accogliente, adeguato.

A regalarlo è Pegah Moshir Pour, italiana di origini iraniane consulente e attivista dei diritti umani e digitali. Un racconto che si sofferma sulla parola Paradiso mentre dice

La parola Paradiso deriva dall’antico termine persiano Pardis, giardino protetto. Allora io vi chiedo: Esiste un Paradiso Forzato? Ahimè sì…come altro si può chiamare un luogo dove il regime uccide persino i bambini?

Ma Sanremo è canzoni e a tenere banco ieri sera tre signori che hanno fatto la storia della canzone italiana e che hanno regalato al pubblico un pezzo della loro carriera in maniera impeccabile. Morandi con Ranieri e Al Bano, hanno fatto una cavalcata canora con i loro cavalli di battaglia, mostrando una grinta e una bravura che è spiccata in una serata in cui le canzoni sono state davvero deboli, sia per sostanza che per intonazione.

L’unica “nota stonata” (giusto per restare in tema) è stata voler cantare una canzone non loro che rappresenta il pilastro della musica di sempre, l’apoteosi della canzone ben scritta che è “Il mio concerto” di Umberto Bindi. Bene l’intenzione, meno bene l’esecuzione.

E cantare dopo quei giganti non è affatto semplice ma in ogni caso la gara entra nel vivo.
Della serata – al netto della classifica parziale che vede ultimo Sethu, con “Cause perse” e primi Colapesce Dimartino con “Splash” – salvo pochissime canzoni.
A mio avviso il più bravo è stato Lazza con “Cenere”. Lui concentrato, con un brano potente, farà molto parlare di sé. Il musicista ha studiato in conservatorio e ha tutte le carte in regola per trovare il suo posto nel mondo musicale contemporaneo e Sanremo sarà per lui un vero trampolino di lancio.
Poi ho apprezzato Tananai con “Tango” (che in anno sembra aver imparato a cantare),  Madame con “Il bene nel male”, e il tanto discusso Rosa Chemical con “Made in Italy”. Tutte sonorità calate in un nuovo modo di raccontare la musica ma alle quali attribuisco buone chance di riuscita.
Il resto davvero improponibile. Di Giorgia ho già detto, sul resto c’è molto poco da dire, comprese Paola e Chiara che canta per ultime (e meno male) che ballano, manco fossero le nuove Kesler e che in tutti questi anni non hanno fatto davvero nulla per imparare a cantare. Sempre uguali a loro stesse, incastrate in un clichè ormai stantio.
Momento di appeal con l’esibizione dei Black Eyed Peas, ospiti internazionali della Kermesse, vincitori di 6 Grammy.
Da sottolineare durante la serata, Fedez che collegato dalla costa Crociere ormeggiata al largo della Sardegna, con il suo free style, prende in prestito le polemiche fatte dalla destra riguardo la partecipazione di Rosa Chemical al Festival di Sanremo e se la prende con il viceministro Galeazzo Bignami, che si mostrato in divisa nazista. Come sempre Fedez non la manda a dire e di quel dire se ne prende la responsabilità.

È ormai notte fonda quando Amadeus invita il pubblico a casa a cambiare canale

“Vi invito a cambiare canale, non è un invito per tutti. E’ rivolto ai moralisti, agli animi più sensibili, a quelli che si indignano. Cambiate canale per 7-8 minuti: noi ridiamo e voi non brontolate”

Sul palco dell’Ariston arriva Angelo Duro, comico siciliano dissacrante, che con la sua comicità ruvida e provocatoria, arriva a restare in mutande per raccontare a suo modo la famiglia, i rapporti, i tradimenti, le conseguenze.

Prima della classifica finale la Fagnani acchiappa sotto Amadeus per una delle sue interviste, ma è tempo di classifiche. In cima a tutti ancora Mengoni, nella classifica definitiva della sala stampa, ultimo Sethu.

Forza e coraggio che stasera ci toccheranno tutte le 28 canzoni in gara e che sia la volta buona che come sempre, al successivo ascolto si possano scorgere dettagli da salvare circa le canzoni che quest’anno, davvero lasciano a desiderare.

A domani.

 

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Al via la 73esima edizione del festival di Sanremo.
Quest’anno la co-conduzione insieme ad Amadeus (per il quarto anno consecutivo direttore artistico della kermesse) tocca ad un elegante, sobrio e capace Gianni Morandi che fa da contraltare ad un patron distratto, sottotono e sicuramente già stanco, che sbaglia i nomi dei concorrenti in gara (chiama Gianmaria Sangiovanni) e che si trova a gestire la maleducazione di Blanco che, ospite della serata, devasta il palco sanremese e prende a calci i fiori.
Ma andiamo per ordine.
Quest’anno ricorre il 75esimo anno della Costituzione Italiana e pertanto ad onorare la carta costituzionale scritta anche da suo padre Bernardo, in teatro insieme a sua figlia c’è Sergio Mattarella che commosso, ascolta il monologo garbato e sentito di Roberto Benigni, che si sofferma sugli articoli 11 e 21, rispettivamente il ripudio della guerra e la libertà di pensiero e parola.
E poi l’incoraggiamento non solo a leggerla e ad amarla la Costituzione, ma anche a viverla.
E sarà la meravigliosa orchestra diretta anche quest’anno dal maestro Leonardo De Amicis ad accompagnare Gianni Morandi che canterà un inno, riarrangiato e bellissimo.
Attesissima Chiara Ferragni, che reduce dalle tante offese ricevute ultimamente circa il suo fisico e la sua magrezze, sfoggia abiti provocatori che mostrano non solo ogni dettaglio del suo corpo ma che al contempo recano in sé un messaggio contro l’odio e senza vergogna.
Emozionatissima, accompagnerà i due conduttori nella presentazioni dei primi 14 cantanti in gara e nel suo momento dedicato leggerà una lettera alla Chiara bambina, quella indifesa, incerta e fragile. Commossa racconterà a quella lei ancora piccola, tutti gli errori che non dovrà commettere durante la sua vita che le riserverà comunque tante gioie e momenti importanti. Ma il messaggio primario resta sempre quello che riguarda il vivere la propria libertà senza vergogna (infatti nella prima apparizione sfoggerà un abito nero con una scialle con su scritta “pensati libera”) e a reagire contro l’odio che inevitabilmente investe la vita di ognuno.
Nella seconda parte della serata la stessa, calcherà il palco in compagnia di 4 donne che nel quotidiano si occupano di altre donne che hanno bisogno costante di aiuto. Un messaggio dunque, tutto al femminile che, visto i tempi, è sembrato assolutamente adeguato.

Ma Chiara fa anche quel che è suo, quel che riguarda il suo mondo e in diretta, mostra ad Amadeus il suo primo profilo instagram che in una manciata di minuti arriva a 500 mila followers. Selfie e dirette sul famoso social network di cui la Ferragni è regina, ed è subito ristabilito il clima di festa.

Momenti difficili durante la serata, tra un cantante in gara e l’altro. Tra il momento amarcord dei Pooh  che – orfani di Stefano D’Orazio ed insieme ad un ritrovato Riccardo Fogli canteranno all’Ariston e a milioni di spettatori in mondovisione molti dei loro successi – mostreranno però tutti gli ormai scontati limiti canori, ed un momento di imbarazzo e sgomento provocato da

Blanco che, ospite della serata, mentre canta “L’isola delle Rose” perde il controllo di sé (chissà perché?!) e distrugge completamente la scenografia del palco dell’Ariston allestita con le rose. Prende tutto a calci, e alla fine della “performance” tra il disappunto ed i fischi del pubblico in sala e le parole di Amadeus che cerca di recuperare la tragedia in atto, parlerà senza senso, dicendo che non sentiva l’audio in cuffia e che comunque si era divertito. Se è abituato a divertirsi così, penso che debba essere allontanato da qualsiasi evento pubblico; che si divertisse a casa sua. Lo stesso era già salito sul palco con Mahmood per riproporre “Brividi” canzone che lo scorso anno portò loro la vittoria della 74esima edizione del Festival di Sanremo.

Ma ora vediamo le canzoni in gara.La classifica finale che arriva all’una e mezzo di notte è quasi scontata.Tra cantanti che non deludono, nuove leve e sconosciuti, la solidità canora di Mengoni diventa una certezza e dunque si piazza in cima al primo posto con la sua “Due vite”. Al secondo posto Elodie con “Due” bellissima e fascinosa in quell’abito tutte piume nero che copriva una mise minimal attillata. Terzi i Coma_cose. A seguire Ultimo, Leo Gassmann, Marta Sattei, Colla Zio, vincitori di Sanremo Giovani, che a mezzanotte inoltrata portano una ventata di freschezza con la loro “non mi va”.

E poi ancora I cugini di Campagna che sembrano rimasti incastrati negli anni andati, Mr Rain che con la sua “Supereroi” porta sul palco dell’Ariston i bambini che cantano insieme a lui e che sinceramente ho trovato molto carini, carichi di quel messaggio di speranza in un momento così terribile per il mondo.
Negli ultimi posti della classifica Gianluca Grignani (che ci prova ma non ce la la fa), i giovanissimi Gianmaria e Ariete, penultimo Olly (in giacca smoking rosa)  ed ultima Anna Oxa, che uscita forse dal suo mondo, è sembrata anacronistica malgrado la sua rinomata forza vocale.
Parrucchieri a parte, le mise dei cantanti in gara erano davvero improponibile e fatta eccezione per Elodie ed una superfashion Elena Sofia Ricci, iper l resto tutti bocciati, compreso Mengoni che di solito è impeccabile nell’outfit.
In apertura, qualche minuto di silenzio per rispetto al disastro avvenuto due giorni fa in Siria e in Turchia, ma lo spettacolo deve andare avanti e allora si va … verso la seconda puntata di stasera.
E siccome ci aspettiamo di tutto, conviene rispolverare il jingle “perché Sanremo è Sanremo pa-ra-rà”