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Sanremo – Ormai si è in dirittura d’arrivo e si attende con ansia il nome del vincitore della 66esima edizione del Festival di Sanremo. Tutti in gara i 20 big, che provano a dare il meglio di se, rispetto alle serate precedenti nelle quali le performance non sono state sempre impeccabili.
Alcune canzoni si prestano già a divenire tormentoni da radio, mentre alcuni artisti continuano a non convincere in intonazione e capacità interpretativa.
A rischio eliminazioni, dopo le esibizioni sono i Dear Jack, Gli zero Assoluto, Irene Fornaciari, Neffa e i Bluvertigo. A vedere i risultati salta subito agli occhi la veridicità del verdetto, tranne che per figlia di Zucchero, che paga forse il cognome che porta e non riesce a far venir fuori una bravura indiscussa. Si spera adesso nel ripescaggio, e ci si aspetta una oggettività assoluta, considerato che le cattive performance, si sono ripetute serata dopo serata.
Finale per le giovani proposte tra le quali spicca e vince Francesco Gabbani, con il suo pezzo “Amen”, a cui va anche il premio della critica Mia Martini. Il premio della sala stampa web-radio-tv, è andato invece a Chiara dello Iacovo.
Serata che ospita la giuria di qualità, che – a mio avviso – dovrebbe votare tutte le sere, perché va bene il giudizio del popolo, ma conta anche quello di chi la musica la conosce, la scrive, la trasmette, la recensisce da decenni.
Non si può intanto far a meno di notare che la prima vera vincitrice di questa edizione è senza dubbio la bravissima, eclettica e straordinaria Virginia Raffaeli, che nella serata di ieri si è trasformata in una Belen Rodriguez strepitosa, che arriva dopo la Ferilli, la Fracci e la Versace, tutte in splendida forma!
La Raffaeli, mima tutto della Belen, e porta in scena uno spettacolo tra battute, ironie e presenza scenica. Un abito da suora che si trasforma in pochi istanti in miniabito, tanto da mostrare le straordinarie gambe della Raffaeli, che nulla hanno a che invidiare a quelle della vera Belen. E poi la battuta sul “paparazzo a mano”, per non restare mai senza gossip.
I valletti ormai fanno i loro ingressi programmati, lei, Madelina sfoggia abiti sempre più belli, Garko prova a sciogliersi, ma ormai il gioco è fatto e non ci si aspettano certo explois, per la serata finale, in programma per questa sera.
Tra gli ospiti della serata Rocco Papaleo e Alessandro Gassman, che utilizzano il palco di Sanremo per pubblicizzare il loro film “Onda su onda” nelle sale dal 18 febbraio, e poi ancora Enrico Brignano ed Elisa che torna a Sanremo dopo 15 lunghi anni, da quella vittoria con “Luce”.
Una serata come si dice “di mezzo”, che traghetta aspettative e verdetti, nella serata finale di questa sera, nella quale si decreterà la canzone vincitrice della 66esima edizione del Festival di Sanremo, sempre così discusso, ma sempre così tanto amato.
E allora non resta che attendere il verdetto…e che vinca il migliore.
Perché Sanremo è Sanremo…pararà.
Simona Stammelluti

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Sanremo – Una serata imbastita sulle cover, sui ricordi, sulle emozioni che vengono dal passato, da artisti che prestano i loro successi per abbellire e dare un senso alla terza serata del Festival di Sanremo, che ha visto i cantanti in gara, eseguire delle cover, riarrangiate per l’occasione.
Le canzoni sono tante, e tutte con un corredo musicale legato all’epoca, alle capacità canore di chi quei pezzi li ha portati al successo, ripercorse attraverso le interpretazioni dei big, che hanno scelto in maniera non sempre vincente.
Ma di vincente, ieri sera, ci sono state un bel po’ di cose, ad incominciare dal pezzo che ha vinto la serata dedicate alle cover, che è stato proprio “La sera dei miracoli”, del grande Lucio Dalla, uscita in scaletta per ultima, nella performance degli Stadio, e nella voce di un emozionatissimo Gaetano Curreri, che ci ha messo tutto il fiato che aveva in gola e che l’ha cantata come se fosse una necessità e non solo un omaggio al grande cantautore. E sul palco, anche il grande Ricky Portera.
Vince, dunque, un pezzo bello cantato bene, cosa che non può certo dire per molte delle esibizioni avvenute durante quella che è stata una serata ricca di momenti degni di nota, valletti a parte.
Ottimi arrangiamenti per il pezzo “Dedicato”, eseguito da Noemi, e straordinario arrangiamento fiati per la storica “Don Raffaè” di De Andrè cantata bene, oltre ogni pronostico, da un giovanissimo Clementino che ha sorpreso tutti, in sala stampa.
Si riscatta da una performance sottotono, la giovane Francesca Michielin che con “Il mio canto libero” (in)canta e canta, come se fosse in un particolare stato di grazia, come se ci fosse per davvero un senso di libertà in quella sua voce, proveniente da un corpo immobile davanti al microfono.
L’originalità di Elio e le Storie tese, rompe ogni argine, mettendo le parole alla V di Beehtoven, facendo ciò che nessuno aveva mai osato fare, ed è successo a scena aperto.
Tante le stonature durante la terza serata del Festival, da Neffa in “O Sarracino, o ancora Morgan ne “La lontananza”, che malgrado il suo cantare, sfoggia un arrangiamento degno di nota.
Lorenzo Fragola prova, fallendo, di rispolverare “La donna cannone”, come se fosse seduto in un bar, ed invece al pubblico in platea e ai milioni di telespettatori a casa, fa storcere il naso, perché proprio non è un pezzo nelle sue corde.
Rocco Hunt, frizzantino in “Tu vo fa l’americano”, Patty Pravo canta se stessa con “Tutt’al più”, Arisa sempre impeccabile ma non convincente con “Cuore”, che fu di Rita Pavone, Valeri Scanu propone anche lui Battisti, ma senza pathos, un insolito Enrico Ruggeri che canta “A canzuncella”, bene Irene Fornaciari con “Se perdo anche te”, Zero Assoluto e Dear Jack, mi verrebbe da dire “non classificati”.
Degni di nota il siciliano Giovanni Caccamo con Deborah Iurato che hanno eseguito a due voce “Amore senza fine” di Pino Daniele, ed una ottima performance di Annalisa in “America”.
Vincono gli Stadio, meritatamente, con un bel pezzo eseguito in maniera incisiva ed emozionante. Ma vince anche l’emozione che si respira all’Ariston nella reunion dei Pooh, che festeggiano 50 anni di carriera su quel palco, tutti insieme, anche con Riccardo Fogli, che si emoziona e piange in chiusura di performance, stringendo la mano a Roby Facchinetti che non avrà più l’estensione di un tempo, ma resta una voce storica ed indimenticabile.
Le emozioni sono tante, il pubblico in sala si lascia andare, cantando, ed anche i 40enni, si agitano come adolescenti al primo concerto. E poi quel messaggio giunto ad una corista, da chi lavora in un ospedale e che ringrazia i Pooh per aver dato ai malati un momento di serenità e di felicità.
Un piccolo inconveniente con le votazioni in sala stampa, circa le esibizioni delle giovani proposte, ribalta i risultati e mette leggermente in crisi Carlo Conti che si impapera un po’ per poi tornare la macchina da guerra di sempre.
Tra le nuove proposte dunque, passa Francesco Gabbani.
La vera punta di diamante di questa edizione del Festival di Sanremo resta Virginia Raffaele, che anche nella terza serata sfoggia un personaggio perfetto, in movenze e contenuti. Ieri sera è stata la volta di Donatella Versace, che avrà scoperto di avere una sosia forse ancor più simpatica di se. La Raffaele tiene incollati tutti allo schermo mentre in sala si ride e si applaude, come non mai.
Gli applausi sono anche per la simpatica e spigliata Nicole Orlando, la campionessa italiana con la sindrome di down, che ieri sera è riuscita a ridimensionare Garko, dicendogli che per la sua mamma lui “non è proprio un granché”.
Una serata senza tempi morti, con emozioni sulla soglia degli occhi per più di qualcuno, e con la consapevolezza che la musica resta sempre il mezzo migliore, anche per fare spettacolo.
Simona Stammelluti

Sanremo – Sarà sicuramente un’edizione del Festival che non faticherà ad essere ricordata, dopo la straordinaria, umana e commovente presenza sul famoso palco dell’Ariston, del maestro Ezio Bossio, virtuoso del piano, affetto da Sla che ha emozionato fino alle lacrime tutti coloro che hanno avuto l’onore di essere al suo cospetto ieri sera, durante la seconda serata del kermesse canora.
Che si fosse stati in teatro, o a casa, in quei minuti nel quale Ezio Bosso ha parlato e poi suonato, si è spento ogni riflettore, e si è acceso un incredibile dialogo emotivo tra la sua travolgente umanità e i punti deboli di chi lo ha ascoltato, in religioso silenzio, lasciando che le lacrime uscissero senza timore, così come è stato anche per la violinista dell’orchestra.
Quella sua disarmante, straordinaria normalità, nella impercettibile disabilità, è stata una vera e propria lezione di vita, proprio in un momento nel quale si sembra essere tutti vittime “consapevoli” di un egocentrismo che non lascia più scampo a nessun tipo di riflessione condivisa.
“Eppure la musica, come la vita, si può fare in un modo solo: insieme” – queste le parole di concedo del maestro Bosso, dopo la sua esibizione, mentre nelle orecchie di tutti rieccheggiano quelle del suo discorso a cuore aperto, senza barriere, senza difese, nel quale ha raccontato come la vita dell’uomo non sia un filo diritto, ma simile a “12 stanze” (titolo anche di un suo lavoro discografico) dove l’ultima, la dodicesima, non è da considerare la fine, ma un nuovo inizio, un nuovo punto di partenza, dal quale si può ricordare ciò che è stato e quindi si è finalmente pronti a ricominciare.
E poi ancora quella sua riflessione sul “perdere qualcosa” e “perdersi”. Perché “perdere”, inteso come smarrire – dice Ezio Bosso – “non è una cosa brutta, perché c’è chi perde il pregiudizio, per esempio, o l’egoismo”. E perdersi, invece significa avere una nuova opportunità per ricominciare. Ecco, il simbolo del suo parlare, la rinascita, la capacità di non arrendersi agli eventi, ma di riappropriarsi della vita e del futuro.
E la riflessione più bella arriva proprio riguardo alla musica, che lui definisce “magica” e sorridendo racconta che è proprio per quello, che i direttori d’orchestra hanno la “bacchetta”.
Non semplice dunque, raccontare la seconda puntata del Festival di Sanremo, se non in virtù di questo ospite straordinario in talento ed umanità.
In gara ieri sera si è notata l’estensione e la perfetta intonazione di Annalisa Scarrone, con la sua “diluvio universale”, Patty Pravo, che malgrado la sua età e qualche stonatura ha retto una performance che ha lasciato a desiderare, cantanto “cieli immensi”, e poi ancora Valerio Scanu, Clementino con “quando sono lontano”, un pezzo rap che narra di rapporti, Neffa “tra sogni e nostalgia”, che sbaglia l’originalità e prende anche qualche stecca, gli Zero Assoluto “di te e di me”, che non lasciano nessun segno del loro passaggio, né sul pubblico né sulla giuria. E poi ancora Alessio Bernabei che dopo aver lasciato il gruppo Dear Jack, prova un percorso da solista che però non lo premia, considerato che la sua performance non è che appena sufficiente. La canzone di Francesca Michelin, noiosa ed incerta, non regge la sua notorietà in rete, mentre Dolcenera – a rischio eliminazione – racconta un pezzo sofisticato, da lei scritto “ora o mai più”, che non viene apprezzato al meglio.
Come al solito quando è a Sanremo, mette tutti d’accordo l’esibizione di Elio e Le storie Tese, attesi e applauditi, soprattutto per l’originalità. “Vincere l’odio”, è il pezzo che in maniera assai originale riassume 5 pezzi in un’unica partitura, estremamente musicale, e con citazioni di pezzi famosi proprio di Sanremo. Allegria e bravura, nella performance.
A rischio eliminazione dunque, insieme a Dolcenera, gli Zero Assoluto, Neffa e Alessio Bernabei. Ma è stata anche la serata delle nuove proposte. Sfida a due, passano Chiara Dello Jacovo e Ermal Meta.
Vallette e valletti fanno il loro compitino a casa, Madelina sfoggia abiti meravigliosi, Garko sembra sempre come se non avesse mai fatto nulla in vita sua se non piacere a un discreto numero di donne, mentre la bravissima Virginia Raffaele, si destreggia simpaticamente nei panni di una Carla Fracci sagace e glamour.
Torna sul palco dell’Ariston Eros Ramazzotti che come la Pausini nella prima serata, racconta la sua carriera ripercorrendo quelli che sono stati i suoi successi, partiti proprio da quel fortunatissimo palcoscenico e poi, chiacchierando con Conti, parla di figli, della loro capacità di “fare famiglia”, qualunque colore abbia, la famiglia, e poi racconta del delicato ruolo del genitore nel sostenerli ed accompagnarli affinché non si smarriscano.
E’ sembrata banale e senza nulla da ricordare, la presenza in finale di serata della super attrice Nicole Kidman, che a parte raccontare che suo marito le fa trovare fiori freschi e bigliettino in ogni albergo e che sua madre ha acquistato tutti i francobolli con la sua faccia, poco è rimasto di quella donna sicuramente elegantissima, emblema di raffinatezza, ma che – a mio avviso – poteva anche restare a casa.
Subito dopo mezzanotte sul palco dell’Ariston arriva Nino Frassica, che dopo un simpatico duetto di risposte a medesima domanda con Garko, si esibisce in una interpretazione  inedita di un pezzo “a mare si gioca”, scritta dal grande maestro Tony Canto, che sul palco ieri sera ha anche  suonato la chitarra. Il tema del pezzo, la crudeltà della vita dei migranti sul mare, per raggiungere la salvezza, e quello, non è un gioco.
Grande merito, anche nella seconda serata, va alla grande orchestra della Rai, i cui elementi restano la colonna portante di una kermesse inossidabile.
Simona Stammelluti