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Certo, fa un certo effetto vedere che nelle classifiche di ogni “benessere” la città di Agrigento prima scala 40 posti e poi, qualche mese dopo, si ritrova fanalino di coda in un altro studio su scala nazionale.

Fermi, fermi, lo sappiamo tutti che si tratta di classifiche e, quindi, di ricerche effettuate in base a parametri sostanzialmente diversi. Ed ancora; un conto è studiare solo sulla città e un altro è analizzare tutto il territorio provinciale.

E la politica? Già, la politica. Quella scienza e quell’arte di governare che deve entrare in tutto e per tutto. Nulla si muove se non c’è lo zampino della politica.

E’ un’offesa per le proprie orecchie, però, ascoltare come i politici riescano anche a criticare laddove il disastro viene coniato dalla politica stessa.

Dunque, Agrigento all’ultimo posto. Si tratta di uno studio effettuato in tutta la provincia. Il dato principale che spinge nel baratro la Città dei Templi riguarda la sanità.

Prendo spunto da una nota inviata oggi alle redazioni da parte degli assessori Hamel e Battaglia e della consigliere comunale Bruccoleri. Comprendiamo perfettamente che c’è da difendere la “Ragion di Stato”, ma scivolare in morbide bucce di banane può diventare assai pericoloso.

La Bruccoleri, sostanzialmente, dichiara come l’ospedale di Agrigento e tutta la sanità siano da terzo mondo; però non fa i conti che il bistrattato San Giovanni di Dio viene collegato a tutta la “questione sanitaria” della provincia e che, di conseguenza, sul  capoluogo si ritorcono i disastri ospedalieri di Canicattì, Licata, Ribera e così via dicendo. La consigliera comunale avrebbe dovuto (più che potuto) far mente locale su come appena qualche giorno addietro sia stato trattato un proprio congiunto nel reparto di cardiologia dell’ospedale di Agrigento. Dica, con sincerità, se il trattamento ricevuto mostrava connotati da terzo mondo oppure è stato eccellentissimo. Lo dica, per favore.

All’avvocatessa Bruccoleri e a tutti i lettori voglio raccontare un episodio avvenuto poco tempo fa ad un “paziente” agrigentino che vive da alcuni anni a Milano. Colpito da calcolosi della colicisti il paziente si è recato all’ospedale Humanitas di Milano; gli è stato riferito che l’intervento (per l’asportazione) poteva essere effettuato non prima di due anni! Il paziente, tanto paziente e con non poca sorpresa, se ne torna a casa; la settimana successiva viene colpito nuovamente da forti dolori. Torna all’Humanitas e, vista la “gravità” della situazione, i medici gli dicono che potrà essere operato entro un mese.

No, non stiamo scherzando. Questa è storia! Consigliere Bruccoleri, vuol sapere come è finita? Quel paziente di Milano è venuto ad Agrigento, in 24 ore è stato operato al San Giovanni di Dio e il giorno dopo è tornato a Milano.

Perché la politica? Questo giornale appena una settimana addietro ha pubblicato un articolo (e delle foto) riguardante il nosocomio agrigentino. L’acqua che entra da tutte le parti e alcune sale operatorie chiuse! E lei, consigliere Bruccoleri, unitamente a tutto il Civico Consesso dove eravate, cosa avete fatto? Chi deve difendere i diritti alla salute dei cittadini? Qualcuno ha detto una sola parola? Qualcuno si è recato in ospedale o all’Asp per protestare? Silenzio assoluto.

L’Asp, c’è anche l’Asp. Principale responsabile dei disastri sanitari. E dire che l’Asp dovrebbe essere quell’organo atto a garantire “nel migliore dei modi” il diritto sanitario di ogni cittadino. Con la salute, con la vita non si scherza.

Mi viene in mente un “passato” direttore generale dell’Asp, Lucio Ficarra, il quale, il giorno del suo addio ad Agrigento, nel corso di una vera e propria autocelebrazione, sottolineò il fatto che aveva lasciato l’Azienda con un utile di alcuni milioni di euro! Poco importa se nel frattempo il 40% degli ascensori dell’ospedale non funzionavano. Poco importa se da 5 anni alcuni reparti richiedono gli ecografi e nessuno muove un dito. Poco importa se primari e medici sono costretti ad “operare” fra mille difficoltà, con turni massacranti, senza infermieri, senza portantini e a volte, ahimè, anche senza piccoli strumenti o attrezzature che salvano la vita di ogni persona. A qualcuno interessa se qualche primario deve recarsi in sala operatoria con l’ombrello? E Ficarra…

Avvocato Bruccoleri, assessori Hamel e Battaglia, adesso ascoltatemi: venite con me a fare un giro in periferia (non tanta periferia) con una telecamera e vediamo se i problemi agrigentini riguardano solo la sanità.

A che ora ci vediamo e dove?

Una proposta, quella dell’assessorato alla Sanità che non lascia scampo,  “la CUC – Centrale Unica di Committenza – per la regione Sicilia, non ha funzionato come doveva, almeno nell’ambito sanitario”. Così il governo regionale, intenderà affidarsi  ad altre CUC fuori dalla Sicilia, con particolare riguardo ad ARIA (ex ARCA Lombardia) o ad SORESA (soggetto Aggregatore della Regione Campania), decisione presa solo dopo aver esaminato, la relazione dell’assessorato alla sanità che ha deciso di mettere nero su bianco le molte criticità riscontrate.

Una decisione travagliata, ma frutto della carenza di uomini e struttura da parte della regione, molti contratti prorogati oltre il limite di legge, hanno accelerato la decisione. 

Il sistema del CUC in Sicilia  non è in grado di razionalizzare e controllare la spesa,  è un mezzo fallimento. Ruggero Razza, assessore regionale alla salute punta a risparmiare quante più possibili, ricorrendo ad altre CUC. Secondo Razza le stime di risparmio dovrebbero aggirarsi per decine di milioni di euro.

La CUC in Sicilia, rispetto alle altre regioni in comparazione – Lombardia e Campania – non riesce ad aggiudicare la totalità delle procedure di gara. Con ARIA Lombardia i risparmi registrati sono superiori al 31 percento delle basi d’asta, in Campania con SORESA del 14 percento. Secondo l’assessorato alla sanità Siciliana, che ha valutato ed esaminato il caso, i risparmi per la regione Sicilia  potrebbero essere tra i 62 e 108 milioni, se si puntasse sulle CUC fuori porta.

L’approvazione della nuova rete ospedaliera, che ha ricevuto l’ok dei ministeri dell’Economia e della Salute, ha dato il via libera a novemila assunzioni in corsia per 18 aziende sanitarie e ospedaliere della Sicilia. All’asp di Agrigento, secondo quanto riportato da Repubblica, sono circa 770 i posti da assegnare tra medici, infermieri ed altro personale.
Si apre, dunque, la stagione dei concorsi che, come spiegato sia dall’assessore regionale Baldo Gucciardi che dal sottosegretario Davide Faraone, non saranno imminenti ma si procederà dapprima con le procedure di mobilità, le stabilizzazioni. Poi i nuovi concorsi saranno il frutto di nuovi passaggi “formali” come la ridefinizione delle dotazioni organiche delle aziende. Probabilmente, queste selezioni vedranno la luce in autunno. Poco più di 6000 posti riguardano infermieri, tecnici e figure amministrative. La parte restante, circa 3000 posti, sono per i dottori.
Sulla base dell’ultima ricognizione dell’assessorato, sono più di novemila i posti da riempire. La fetta più ampia (6.198 posti) riguarda infermieri, tecnici e amministrativi. Il resto (circa tremila posti) i camici bianchi. A questi vanno aggiunti altri 300-400 posti che nell’ultimo anno sono stati lasciati vuoti dai pensionati e quelli destinati alle nuove figure professionali come fisici e radiologi interventisti.
Nel dettaglio:
CALTANISSETTA – 146 medici e 409 personale sanitario
AGRIGENTO –  313 medici – 458 infermieri
RAGUSA –  167 medici – 458 infermieri
SIRACUSA – 232 medici – 566 infermieri
CATANIA – 589 medici – 1376 infermieri
PALERMO –  436 medici – 1038 infermieri
MESSINA –  329 medici – 988 infermieri
TRAPANI – 291 medici –  688 infermieri
ENNA –  105 medici – 217 infermieri

“I pronto soccorso di Licata e Canicattì, in provincia di Agrigento, non scompariranno dopo l’entrata in vigore della nuova Rete ospedaliera della Regione”. Lo precisa l’assessore alla Salute della Regione siciliana Baldo Gucciardi, dopo che la notizia è stata pubblicata su alcuni organi di stampa. “Ovviamente si tratta di una notizia palesemente errata – aggiunge – perché stiamo parlando, nella fattispecie, di due ospedali di base, dove il pronto soccorso è obbligatorio e proprio in queste due strutture sanitarie i servizi saranno potenziati”.

Palermo, 12 mar – “Dalla mappa dell’Agenas sui ticket sanitari nelle regioni italiane emergono alcune riflessioni: la necessità del federalismo sturziano per unire Nord e Sud, il buon governo della classe dirigente della Lega anche al sud e il totale fallimento del Pd alla guida delle amministrazioni”. Così il deputato della Lega-Noi con Salvini, Alessandro Pagano, coordinatore Sicilia occidentale.
“Sul federalismo Sturzo ci ha spiegato bene e tutto, ma in Sicilia una classe dirigente crocettiana, farisea e professionista dell’antimafia si è resa protagonista solo per clientele, sperpero di denaro pubblico e centralismo regionalistico. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. E oggi l’ipocrita Crocetta, per giustificare la propria inettitudine e l’imbarazzo sulle polemiche relative ai ticket sanitari, scopre che in Sicilia c’è una ‘forte povertà’, quando fino all’altro ieri enfatizzava dati, che solo lui leggeva, sulla ripresa economica della Sicilia. Il tutto, mentre annuncia un ‘giro di vite’ sui furbi.. dopo quattro anni di governo. Uno scanzonato ciarlatano. Ha ragione il collega lombardo Grimoldi – aggiunge Pagano – quando sostiene che la soluzione non può che essere rappresentata dal federalismo e dall’autonomismo, unico elemento unificante da Nord a Sud. Una ricetta che è nelle corde della Lega, come dimostra il buon governo e gli ottimi risultati nelle varie realtà amministrate. Musica per le orecchie dei siciliani veri e onesti”.

Il segretario del Partito Democratico a Raffadali, Filippo Plano, ha diffuso un intervento alla stampa nel merito del funzionamento del pronto soccorso dell’ ospedale di Agrigento. Plano afferma : “Gli ammalati arrivano numerosi ed aspettano diverse ore prima di essere visitati, se con codice diverso dal rosso. La colpa non può farsi ricadere sui due medici e sui pochi infermieri addetti al reparto ma a chi gestisce l’ospedale e l’Azienda sanitaria di Agrigento. Basta semplicemente riorganizzare il pronto soccorso, aumentando il personale medico ed infermieristico, il numero dei posti letto e fornire le strutture sanitarie di tutto il materiale medico necessario. Perché i dirigenti non controllano personalmente quanto accade, tramite dei sopralluoghi ? Per non parlare poi delle visite e degli esami specialistici, delle lunghe liste di attesa, dell’ essere costretti a recarsi in strutture del centro nord, e poi di attendere anni per essere rimborsati dalla propria Azienda sanitaria. La nostra provincia ha eletto politici di grande valore che hanno ricoperto cariche importantissime nei governi nazionali ed in quelli regionali, ma purtroppo Agrigento rimane l’ultima città d’Italia in tutti i settori della vita civile. Cerchiamo di cambiare questa condizione”.

L’ estate scorsa l’ assessore regionale alla Sanità, Baldo Gucciardi, preparò una proposta di nuovo piano della rete ospedaliera in Sicilia. E la consegnò ai manager responsabili delle Aziende sanitarie provinciali, affinchè la valutassero, mantenendo il riserbo sul progetto. E invece, la mappa che avrebbe ridisegnato la rete sanitaria in Sicilia fu presto tra le mani di sindacalisti, dirigenti medici, politici e amministratori. E scoppiò un pandemonio. Tutti, o quasi, contro, tanto che l’ assessore Gucciardi, in fretta e furia, ai primi di settembre, quando Renzi intervenne nella Valle dei Templi ad Agrigento, smentì : “Non vi è nessuna nuova rete, è solo una bozza”. Adesso invece, gennaio 2017, il nuovo piano, probabilmente modificato secondo e seguendo le reazioni negative di pochi mesi addietro, è pronto. L’ assessore Gucciardi lo ha presentato ai sindacati, e la prima novità, la più attesa, interessa l’ ospedale “Giglio” di Cefalù, che non sarà declassato a presidio di base, come nelle intenzioni estive, ma sarà confermato come ospedale di primo livello, conservando tutti i reparti. E poi, nel piano non vi è più traccia dei cosiddetti ospedali di comunità, solo con servizi di riabilitazione e lungodegenza, privilegiando invece la scelta degli ospedali riuniti dove ogni struttura mantiene la propria autonomia. Ad esempio, all’ospedale Civico di Palermo si affiancheranno il Policlinico Paolo Giaccone e gli ospedali riuniti Villa Sofia – Cervello. E di conseguenza, i 100 posti letto in meno al Policlinico e gli altrettanti 80 in meno a Villa Sofia – Cervello, sono scongiurati. Poi, tra gli ospedali di primo livello, oltre il Giglio a Cefalù, sono confermati anche l’ospedale Buccheri La Ferla a Palermo, e poi a Trapani il Sant’Antonio Abate, riunito con gli ospedali di Salemi e di Marsala. E poi, nel bacino Agrigento – Caltanissetta – Enna, l’ ospedale Sant’Elia a Caltanissetta è stato promosso a dipartimento di emergenza – urgenza di secondo livello, e sarà quindi riferimento per tutti gli altri ospedali dello stesso bacino. Un gradino più sotto, tra gli ospedali di primo livello vi sono Agrigento, gli ospedali riuniti di Sciacca e Ribera, il Vittorio Emanuele di Gela e l’Umberto primo di Enna. Tra le strutture di base, invece, vi sono gli ospedali di Canicattì, Licata, Piazza Armerina e Nicosia. Sono invece ospedali di zona disagiata Mussomeli, Mazzarino e Leonforte. I sindacati apprezzano e commentano : “Apprezziamo il coraggioso impegno con cui l’assessore ha portato avanti la riorganizzazione del sistema sanitario regionale. Il prossimo passo però sono le assunzioni, fondamentali per assicurare servizi efficienti e per rendere la riorganizzazione veramente efficace. Il piano della rete ospedaliera non farà perdere pezzi alla sanità siciliana. Anzi, in alcuni casi, apportando le giuste modifiche, potrebbe persino migliorarne la gestione. Inoltre, ma solo dopo il via libera da Roma, si aprirebbero finalmente le porte a concorsi e assunzioni”.
fonte teleacras

“Esprimo compiacimento per la nomina  di Salvatore Lucio Ficarra a nuovo direttore generale dell’Asp di Agrigento, certa che con esperienza, competenza e onestà porterà avanti un lavoro valido ed efficace per garantire servizi più efficienti nelle strutture dell’Azienda sanitaria provinciale agrigentina”.
Così l’assessore regionale al Territorio e Ambiente Mariella Lo Bello commenta la nomina del nuovo manager dell’Asp di Agrigento Salvatore Lucio Ficarra decisa ieri dalla giunta regionale guidata dal presidente Rosario Crocetta.