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Dopo tanti anni di attenta attività lavorativa per il dott. Vincenzo Morgante, primario del Centro Trasfusionale dell’ospedale Barone Lombardo di Canicattì, arriva il momento del meritato riposo.

La messa in quiescenza di Morgante, ovviamente non improvvisa ma già da tempo preventivata, non scalfisce minimamente i vertici dell’Asp di Agrigento, ovvero il dottor Sandro Mazara e il dottor Tano Mancuso.

Entrambi, forse anche a causa di direttive regionali (se esistono sono da bruciare…) danno poco conto al fatto che il presidio specialistico del Barone Lombardo di Canicattì non solo è di fondamentale importanza per la vita delle persone, soprattutto quelle di una certa età, ma si trova anche in una posizione geografica tanto centrale quanto strategica che racchiude un bacino di utenza abbastanza vasto; i potenziali utenti delle province di Agrigento e Caltanissetta possono usufruire del fondamentale servizio.

Ed ecco il bello. Morgante se ne va e i mammasantissima dell’Asp agrigentina prendono subito il “provvedimento”: fino a settembre il Centro Trasfusionale rimarrà aperto solo di mattina, da settembre in poi…si salvi chi può…

Con amarezza e soprattutto con le braccia aperte ci rifiutiamo di commentare l’accaduto, ma nello stesso tempo non possiamo non sottolineare come, in questi casi, tornano in mente tutte le belle parole (meglio conosciute come chiacchiere) poste in essere dal capo dell’assessorato di piazza Ziino (Palermo), Ruggero Razza, e dagli stessi vertici agrigentini, ogni qualvolta si è rilevata la necessità di dialogare con il popolo siciliano (anche per fatti incresciosi) al fine di “tranquillizzarlo” in relazione allo stato di salute della Sanità siciliana.

La provincia di Agrigento ha più di un conto aperto per venire a conoscenza di alcune verità attualmente al vaglio della magistratura. Si ricorda che al San Giovanni di Dio, nel 2020, qualcuno è morto di malaria, forse anche a causa della mancanza di un reparto di malattie infettive;

poi il coronavirus, un disastro, meglio dimenticare;

poi una serie di inchieste giudiziarie aperte in vari nosocomi della provincia per altrettanti presunti casi di malasanità;

poi la morte di Calogero Rizzuto avvenuta a Siracusa; qui, una inchiesta giudiziaria, farà luce sul fatto che il pronto soccorso dell’ospedale Umberto I° ha lasciato andare a casa un paziente con la febbre quasi a 40 in piena emergenza coronavirus;

poi l’episodio odierno, che purtroppo non sarà l’ultimo, di Canicattì. Il caso del primario che va in pensione e invece di sostituirlo immediatamente per consentire la corretta funzionalità e garantire la continuità del presidio specialistico, mette a dura prova (e rischio) la vita di chi ha bisogno di un centro specializzato del genere.

O meglio ancora; dalle 8 alle 14 qualche speranza c’è…

Vietato avere bisogno dalle 14,01 in poi perché il presidio, come una normale salumeria, chiude le saracinesche. E la cosa più accattivante di questa triste vicenda è che, comunque, alle 16,30 la salumeria riapre.

Il Centro Trasfusionale del Barone Lombardo di Canicattì, no…

Silviù, prova ad immaginare la delusione che avrà provato il mondo cattolico della tua città, della nostra terra, quando oggi, 13 maggio, invece di sperare in altre celestiali apparizioni, sei apparso tu!

E vabbè, accontentiamoci di Silvio, qualcuno avrà detto, pur sottolineando la planetaria differenza tra quella “Bella Donna” che sparge miracoli con tanta generosità e il sindaco di Raffadali Silvio Cuffaro, apparso in un video, che sparge una serie di minchiate per fortuna non miracolose.

Nel video Cuffaro segnala la presenza di un nuovo caso Covid 19 a Raffadali; prima, giustamente, si scaglia contro i suoi concittadini che hanno preso alla leggera la Fase 2. E fin qui, tutto normale.

Poi sottolinea una dichiarazione, gravissima, pericolosa e priva di ogni verità. Dice: “Il focolaio del coronavirus ad Agrigento è l’ospedale San Giovanni di Dio. Non andate in quel posto”!

Meraviglia (ma non più di tanto) il silenzio assoluto da parte dei vertici sanitari agrigentini i quali avrebbero dovuto zittire le idiozie proferite dal primo cittadino di Raffadali, attraverso dure e precise prese di posizioni. Ed invece nulla.

Premesso che i due casi avvenuti in ospedale appartengono ad un soggetto che lavora in amministrazione e ad un altro che lavora in farmacia.

Tralasciando anche questo non meno importante chiarimento, abbiamo una infinita curiosità di sapere dove Silvio abbia attinto notizie così false, così fuorvianti e così gravi?

Silvio caro, sei a perfetta conoscenza del significato del sostantivo maschile “focolaio”? Nutro un ragionevole dubbio del fatto che, ancora oggi, non ti sia reso conto della gravità nelle parole che hai detto! Al contrario, nutro una ragionevole certezza che tu possa fare confusione tra un focolaio e i più allegri e coloriti falò di ferragosto.

Proprio tu, che sei il primo ufficiale sanitario della città che amministri, inviti la popolazione a non mettere piede in ospedale, iniettando alla stessa enormi dosi di paure che potrebbero essere letali?

Silvio, sei a conoscenza, di quante persone in questi ultimi tristi mesi, sono rimaste stecchite a casa perché non si sono volute recare in ospedale e che, al contrario, avrebbero potuto salvarsi tranquillamente?

Ascolta Silviù, ascolta un tuo amico da almeno 40 anni; ed è un consiglio, questo, che voglio esternare anche ai tuoi omologhi di altri Comuni viciniori. Quando dovete comunicare non mettetevi dinnanzi ad una cam, perché quel puntino rosso acceso vi fa impazzire e, spesse volte, inconsciamente, è capace di far esternare dalla vostra bocca cazzate di ogni genere.

Tornate ai comunicati stampa, tornate alla carta scritta. E’ più lineare, ha la stessa incisività e magari può essere riletta e soprattutto corretta.

Avete un ufficio stampa, a cosa serve? Sai, a volte anche il responsabile della comunicazione potrebbe evitare di far fare cattive figure al proprio sindaco!

Così come, sono certo, che se una tua omologa di un Comune vicino nei giorni scorsi anziché apparire in un video avesse scritto un comunicato stampa e magari farlo rileggere al proprio addetto stampa, non avrebbe sicuramente bisticciato con quell(A) diabete che tanto male arreca ai comuni mortali.

Silviù, occhio…

Dovuta premessa: l’allarme c’è, la situazione è molto seria e non è assolutamente escluso che nelle prossime ore le cose possano complicarsi ancora di più.

L’allarme coronavirus ormai è conclamato e purtroppo i numeri, specialmente (ed attualmente) al nord, continuano ad aumentare di giorno in giorno. L’Istituto Superiore della Sanità non nasconde l’allarme ma invita tutti a non creare inutili allarmismi che potrebbero alimentare la psicosi che ormai sembra allargarsi in modo smisurato ed esponenziale.

Se poi alle note preoccupazioni che può creare un allarme del genere si aggiunge anche il comportamento assolutamente becero da parte di qualcuno che, forse, ama divertirsi in questo modo, la frittata è bella e buona.

Stamattina una voce femminile ha “diramato” ad un non meglio specificato gruppo di whatsapp, la notizia che probabilmente all’ospedale di Agrigento c’era un caso sospetto di coronavirus e che la situazione al pronto soccorso era del tutto precipitata. La diffusione di quell’audio è stata micidiale: in pochi minuti tutta la Città dei Templi era in possesso di quelle memorabili parole.

La stessa voce femminile, conscia del gran casino che aveva creato, qualche ora dopo ha registrato un altro audio con il quale “rassicurava” tutti “perché il sospetto caso di Agrigento non era dovuto al coronavirus ma ad una semplice influenza; state tutti tranquilli – ha detto -, siamo fuori pericolo!”

Commentare un fatto del genere sarebbe da sciocchi. L’augurio, semmai, è che gli organi investigativi preposti possano individuare l’autrice dell’allarmante appello ma non tanto per arrestarla e rinchiuderla in carcere, ma soltanto per dirle a nome di tutta la città: signora, lei è una perfetta idiota.

Evidentemente qualche organo di stampa on line regionale, riconoscendo l’oro colato nelle parole di quella donna, ha subito impupato un articolo dal titolo: “Agrigento, sospetto caso di coronavirus”.

Facile immaginare cosa accade quando le idiozie di una donna vengono amplificate da organi di stampa. Ad Agrigento, stamattina, si è creato un allarme tanto ingiustificato quanto pericoloso. Le farmacie sono state prese d’assalto; le mascherine sono andate a ruba, tanta gente si è rivolta al proprio medico di famiglia e decine e decine di utenti hanno tempestato di telefonate l’ospedale di Agrigento per capire cosa fare. Anche la nostra redazione ha ricevuto mail da tutta la Sicilia per capire cosa stesse accadendo ad Agrigento. Addirittura qualcuno ha pensato bene di ricorrere nei supermercati per accaparrarsi derrate alimentari di prima necessità!

Non è escluso che si sia trattato di un caso, o forse di tanti altri casi che, però, rientrano nella norma quando il medico, soprattutto in queste ore, giudica una situazione sospetta. Attualmente, quanto accaduto stamattina al San Giovanni di Dio di Agrigento è di ordinaria amministrazione (o forse straordinaria…) in tutti gli ospedali italiani. Prassi impone che i sanitari mettano in atto il protocollo previsto dai casi di coronavirus e, quindi, eseguire il tampone per i relativi esami ed inviarlo all’istituto regionale di virologia che i Sicilia si trova al Policlinico di Palermo.

Dunque, quello che viene visto in un primo momento come un caso sospetto di coronavirus è molto facile che possa sfociare in una semplice influenza. E purtroppo non è escluso che simili episodi possano verificarsi d’ora in avanti in qualsiasi altra città della Sicilia e su tutto il territorio nazionale.

E quindi, che facciamo? Titoloni a nove colonne inutili e pericolosi per qualche clic in più?

C’è una morte sospetta all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento per cause legate al guasto della tac, ormai fuori uso da 14 giorni. Un uomo di 65 anni è giunto nella notte al pronto soccorso accusando forti dolori al torace. Ma per effettuare la necessaria Tac è stato prima disposto il trasferimento in ambulanza all’ospedale di Canicattì, successivamente è stato deciso il trasporto in elisoccorso a Palermo, ma nell’attesa di trovare un posto in Rianimazione, l’uomo è morto prima ancora di volare verso Palermo. I familiari dell’uomo hanno presentato un esposto e la polizia ha provveduto a sequestrare le cartelle cliniche. Secondo fonti ospedaliere la morte sarebbe stata causata da una sospetta rottura dell’aorta toracica.