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Sanremo assomiglia sempre più ad un grande show che ha bisogno di elementi che si muovano nello spazio, che riempiano tempo e che vadano a tempo, piuttosto che ad una kermesse canora.
E così parte anche la 70esima edizione del festival di Sanremo, quest’anno diretto e condotto da Amadeus (neanche tanto male alla conduzione) che si lascia affiancare da un Fiorello che apre la prima puntata vestito da prete, che fa ridere ma non troppo, e poi ancora da Diletta Leotta che sembra un po’ svampita, e che ritmo nella co-condizione non ne ha, e da Rula Jebreal la giornalista  palestinese, che non solo da una vera stoccata al presentatore con quella sua “e stasera facciamo tutti un passo avanti, così evitiamo le gaffe”, ma che nella seconda parte della kermesse regalerà ad pubblico a casa e in sala, il già annunciato monologo contro la violenza sulle donne, raccontando la storia vera di lei bambina che ascoltava le storie delle donne stuprate e di sua madre che si è suicidata perché voleva liberasi del suo corpo che era stata la sua tortura. Il suo monologo intervallato delle parole di canzoni scritte da uomini, Battiato, Vasco Rossi e Francesco De Gregori. 
Entrando nel vivo delle manifestazione canora, sono stati 4 i giovani della sezione nuove proposte ad esibirsi e hanno passato il turno Tecla e Leo Gassman. Strana questa sezione dove ci sono voci carine ma canzoni brutte, e viceversa. Ma alla fine passa la canzone sanremese di Tecla e l’appeal di Gassman. 
I big ad esibirsi sono 12, e tra cose già sentite (Achille Lauro, che però fa parlare di sé passando dal mantello alla calzamaglia nel giro di 2 minuti) e canzoni improponibili la serata, lunghissima, può contare sulla bravura indiscussa dell’orchestra che da sempre regala il piacere della musica. 
Primi Le Vibrazioni alla fine della prima puntata, ultimo Morgan con Bugo. Nel mezzo una Rita Pavone che non si arrende, Anastasio che porta un pezzo con un buon sound, Elodie che fa la diva nel suo vestito Versace che arriva seconda in classifica ma con un pezzo a mio parere scarso. Masini resta coerente, malgrado il cambio di look e la sua canzone ancora una volta è adatta al palco dell’Ariston e canta senza sbavature. Diodato poco incisivo, malgrado l’intonazione, ma ancora abbiamo nelle orecchio il pezzo colonna sonora del film di Ozpetek. Irene Grandi delude, malgrado la canzone le sia stata scritta da Vasco Rossi e Gaetano Curreri. E poi ancora Riki (ce l’eravamo dimenticato) e Alberto Urso di cui nulla posso dire perché è come se non ci fosse stato, su quel palco. Canta per ultimo Raphael Gualazzi, con un pezzo carioca, carino ma lui sembra uscito da un cartone animato.
Ma come dicevamo Sanremo è un grande Show con ospiti di vario genere.
Scandaloso Tiziano Ferro  – che sarà a quanto sembra ospite fisso – che storpia completamente “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini e che si salva cantando la sua  “Si accettano miracoli“. Da sempre sostengo che Ferro sia un bravo autore e che dovrebbe scrivere per altri e lasciar stare il canto, perché se in sala di incisione lo aiutano, dal vivo finisce per fare figuracce e questo è un gran peccato perché un artista deve poter essere apprezzato per quel che sa realmente fare e lui sa scrivere ma non sa cantare.
Pessima figura anche per Romina Power e Albano che dopo un melenso revival dei loto antichi successi, si piegano al playback per cantare una canzone scritta da Cristiano Malgioglio, che è presente in sala tra il pubblico. Il tutto con la presentazione della figlia Romina Carrisi, apparsa come un cavolo a merenda sul palco. Cosa non si fa per piazzare i figli da qualche parte!
Pure Emma Marrone, canta … dentro e fuori l’Ariston. Ma sale sul palco come “attrice” insieme a Favino, Rossi Stuart. Claudio Santamaria e Micaela Ramazzotti,  ognuno con un piccolo monologo e tutti protagonisti del nuovo film di Gabriele Muccino, e quale palco migliore dell’Ariston per pubblicizzare un film?
Sembrerebbe l’edizione votata al messaggio contro il femminicidio, tanto che Gessica Notaro, la ragazza trasfigurata con l’acido dall’ex fidanzato, con la passione per il canto, sale sul palco sanremese e canta con il suo amico Antonio Maggio.
Una lunga serata che si consuma tra abiti bellissimi, molti momenti di noia, e la musica di Sanremo, che fa parlare di se tutto l’anno, che non mette mai tutti d’accordo, ma che resta un’appuntamento a cui si fa fatica a mancare, almeno per noi addetti ai lavori.
A domani
Simona Stammelluti 

Ridateci il Sanremo dei super-ospiti, delle modelle strapagate che facevano per bene le vallette, e ridateci Pippo Baudo, che di mestiere faceva il Presentatore, con la “P” maiuscola.

Ridateci le canzoni al centro di tutto, le conferenze stampa nelle quali si parla di Canzoni e di Stilisti, ridateci la gioia del palco del teatro Ariston addobbato con i fiori della Liguria, le signore vestite a festa, e la giuria “di qualità”.

No, perché non è possibile gettare nel cesso cento anni di emancipazione in una conferenza stampa in cui si definisce una donna come bella, che di mestiere fa la modella ma anche la fidanzata di Valentino Rossi e che sa stare un passo indietro“.

E le scuse del nuovo direttore artistico del 70° Festival di Sanremo, Amadeus, poco sono servite a placare gli animi e la rivolta che a buon dire si è scatenata contro le sue affermazioni denigratorie e difficili da mandar giù.  Ma la cosa che più mi fa indignare è che la signorina Francesca Sofia Novello quella bella, quella che fa la modella, che di mestiere fa la fidanzata di Valentino Rossi e che sa stare un passo indietro,  ha pure sorriso compiaciuta, della descrizione che si faceva di sé.

Mi verrebbe da dire “cosa non si fa per un po’ di notorietà“!
Ma allora signorina Francesca Sofia, la vuoi o no, questa notorietà?
O ti basta fare la fidanzata bella di Valentino Rossi?
Vuoi stare un passo indietro o prenderti uno spazio che sia tuo?
La vuoi, la vuoi quella notorietà, altrimenti non saliresti su quel palco.
E forse non ti interessa neanche se diventerai famosa per essere quella di un passo indietro, per essere la bella statuina del Festival o quella dello scivolone di Amadeus.

Nel Festival da sempre ci sono figure femminili e quest’anno a dispetto di quello che voleva apparire una sorta di riscossa delle donne che diventano più d’una sul prestigioso palco, c’è invece una sorta di subalternità delle signore presenti, delle quali viene sottolineato spesso dal presentatore, il loro dettaglio estetico: “la bella e brava …”  Perché da sempre la donna deve essere bella per soddisfare a pieno l’ego maschile, quel maschilismo travestito da galanteria.

E dunque ci faccia capire Amadeus, la Chimenti e la D’Aquino, sono state scelte perché belle, telegeniche e non forse perché sono brave professioniste?
Ci faccia capire il loro ruolo quale deve essere, quello di “stare un passo indietro”?

Ricordiamo però che la giornalista italo-israeliana, classe 73, laureata a Bologna, che parla 4 lingue, che ha scritto romanzi, che è stata inviata del New York Time e della CNN, che ha un dottorato di ricerca a Miami, ed è anche bella, che risponde al nome di Rula Jebreal era e resta un personaggio scomodo da mandare in prima serata, e alla stessa la Rai aveva chiesto di “fare un passo indietro“, ma lei non ci è stata e allora Rula, al 70° Festival della Canzone Italiana ci sarà.

La sua presenza, contestata dai sovranisti, resiste dunque alle continue polemiche e agli attacchi. Il suo monologo – presumibilmente sulla violenza di genere – farà da spartiacque tra il guazzabuglio di presenze femminili, e tra le canzoni in gara; ed anche lì qualche problemino Amadeus lo sta avendo. Rapper sì. Rapper no.
Junior Cally (ma poi chissà da dove escano fuori questi personaggi e cosa abbiano a che fare con il festival della canzone italiana, qualcuno ce lo dica) che all’anagrafe fa Antonio Signore, qualche problemino lo ha, più che crearlo ad Amadeus e alla Rai. Un passato tra ossessioni, alcol, condanne per furti, che sceglie di mascherarsi e che nelle sue canzoni parla delle donne come degli oggetti, che incita all’odio e alla violenza.

Ridateci il Sanremo con le canzoni Sanremesi, con due strofe e il ritornello, che creavano aspettative tutto l’anno e che riempivano le radio dal secondo giorno, che si preparavano a diventare il tormentone dell’estate e che consacrava talenti, veri, anche quando non vincevano. Mia Martini, Tosca, Malika Ayane, Arisa, Giorgia, Elisa. Sì, tutte donne … perché le donne lo hanno da sempre un ruolo, in mezzo a centinaia di peculiarità e di talenti, che possono stare in prima fila, in prima linea, a cui spetta spesso anche la prima parola, e forse anche l’ultima.

E allora io l’ultima parola me la prendo:
Verrebbe voglia davvero di boicottare il Festival, ma per chi fa il mio mestiere non è possibile;
non si può, non si deve.
Salviamo Sanremo dalle gaffe, da chi vuole “orchestrare” ma senza conoscere la musica e da chi vuole la musica in secondo piano.

“Sarà la musica che gira intorno, 
quella che non ha futuro, 
Sarà la musica che gira intorno, 
saremo noi che abbiamo nella testa
un maledetto muro”

[I. Fossati]

 

Simona Stammelluti