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È come se le mancasse qualcosa: un braccio, un respiro corale, un pezzo di vita. La Capitale non è tornata quella che fu prima della pandemia, non ancora.
È come un 45 giri che però di giri ne fa 33, come se avesse il freno a mano tirato, come quando il sole sorge solo per metà, come un’eclissi che mette in luce solo uno spicchio e il resto c’è, sai che c’è ma è in ombra e allora puoi solo immaginarlo.

Sai che ci vorrà ancora del tempo, che per ripartire ci vogliono soldi, energie e tanta pazienza perché se molli la presa e ti arrendi, cala il sipario sui sacrifici di una vita, sui progetti che avevi sognato e sui conti che restano da pagare.

Tutte le città sembrano ancora in quella fase di mezzo, perché tutto è ancora in divenire ma Roma ha come un velo che stenta a cadere. Lei, la città eterna che sembra come in un fermo immagine, sotto gli occhi di chi incredulo si domanda dove siano finite le forme e il vociare dei turisti, che si davano solo il cambio, seduti a Trinità di Monti, alla caffetteria famosa a Piazza del Popolo, o mentre comprano cappellini per il sole alle bancarelle fuori dal Vaticano; tutto da gennaio a dicembre perché a Roma le stagioni non esistono, esiste Roma, la sua austerità che diventa autenticità, dentro le mura.

Servirebbero delle comparse ad ore, come nei film con grandi budget, mentre la scenografia cambia solo con il mutare della luce che dall’alba al tramonto piega via via le ombre di dettagli statici che sanno di eternità.
La città vive ma sottovoce.
Si lavora, ma si conta cosa manca.
Manca il traffico, che è moderato, e in alcune zone assente.
Mancano i turisti, gli autobus turistici, le macchine fotografiche, le piantine della città, i cappuccini che accompagnano le lasagne, i taxisti che urlano “taxi, signori?”

Le persone alla fermata del tram sono poche e concentrate su se stesse; nella metro nessuno si sente più schiacciato contro qualcosa o qualcun altro, ognuno pensa per sé, non ci si guarda neanche più. Un odore composto di umanità che si mischia a quello dei disinfettanti che annientano anche i pensieri.
Niente calca, tutti a distanza, come dicono le insegne e i cartelli e gli adesivi attaccati ovunque, affinché non ci si dimentichi cosa è stato.

Il brulicare di anime in perenne corsa ha lasciato spazio al poco che resta … distanziato, si intende.
Parlo con il tassista che fuori a Termini mi dice che spesso iniziano e finiscono il turno consumando pacchetti di sigarette, non le ruote delle macchine.
Nel mio bar preferito i cornetti smerciati non sono più mille (o giù di lì) ma solo “2 infornate” – mi dice Luca.
A Cinzia le stanze del B&B sono ancora tutte vuote.
Quando mai in questo periodo!” – mi dice.
Vedrai che arrivano” – replico io, raccontando che molte iniziative culturali sulla capitale stanno riprendendo e che questo inevitabilmente porterà il forestiero in città.
Il mio amico pachistano conta le bottigliette dell’acqua e mi dice che carica il frigo una volta la settimana. “Quante volte lo caricavi, prima?”- gli chiedo. “Due volte all’ora” – mi risponde e abbassa lo sguardo.
Tornerà tutto come prima, non ci sono dubbi.
Ma per adesso vedere “Campo de’ fiori” vuoto fa un certo effetto, è surreale; così come passare davanti a Fontana di Trevi e scoprirne dettagli perché mai prima di adesso, hai la visuale libera da teste che come te, cercano di rubare tanta bellezza nella speranza di farvi ritorno.
Torneranno.

“Torneranno i vecchi tempi
Con le loro camicie fiammanti
Sfideranno le correnti
Fino a perdere il nome dei giorni
Spesi male per contare solo quelli finiti bene”

Simona Stammelluti

 

 

 

 

Un concetto di teatro plurale e diversificato, aperto a tutti e accessibile a ciascuno, capace di proporre occasioni per riflessioni su temi di grande attualità. Tutto questo e molto altro sarà la stagione 2019|2020 del teatro Spazio Diamante in Roma. In questo complesso cantiere teatrale e culturale, le proposte della stagione di prosa, danza e musica hanno un peso specifico fondamentale. La stagione sarà idealmente divisa in tre sezioni:

 

Spazio Diamante / Teatro

Un progetto sostenuto fortemente da Alessandro Longobardi, direttore artistico dello Spazio Diamante. “Lo Spazio Diamante – afferma Longobardi – giunto alla sua terza stagione, potrebbe rientrare nella categoria dei teatri OFF tuttavia è qualcosa in più e assolve al suo ruolo di avamposto culturale nell’area adiacente al Largo Preneste, che segna uno dei limiti della vivace area multietnica fra il Pigneto, Tor Pignattara, Quadraro, Centocelle.  Da questi luoghi parte un’onda di energia creativa che sta contagiando i giovani e non solo. Assistiamo al passaggio di un pubblico teatrale qualificato alla ricerca di un’offerta artistica contemporanea espressa nei linguaggi della danza, musica e del teatro. Lo Spazio Diamante ha un coordinamento artistico composto da Alessia Gatta per la danza, Fabio De Marco e Valerio Mirabella per la musica, Eleonora Di Fortunato, Alessandro Machia, Giampiero Cicciò (che ha curato l’apertura della stagione con la terza edizione del festival inDivenire) e il sottoscritto per il teatro. Questo Spazio culturale è organizzato da OTI-Officine del teatro italiano”.

 

Spazio Diamante/ Danza

La sezione dedicata alla danza contemporanea, per il secondo anno consecutivo sarà coordinata dalla coreografa Alessia Gatta, ed ha come obbiettivo quello di dare spazio a forme e linguaggio differenti tra di loro. “Il palcoscenico del Diamante è pensato come contenitore di ricerca e cambiamento – afferma Alessia Gatta – e come luogo di scambio per coreografi nazionali e internazionali. Con una forte volontà di formare e incrementare un nuovo pubblico, la stagione danza indaga la contemporaneità e lo Spazio Diamante si afferma nel quartiere come teatro dedicato alla danza d’avanguardia, dove gli opposti si incontrano”. 

 

Spazio Diamante / Musica

Fabio De Marco è l’ideatore della sezione musicale. “La stagione musicale dello Spazio Diamante – spiega Fabio De Marco – si avvale della collaborazione con realtà importanti come DNA concerti, agenzia che opera su scala nazionale da più di vent’anni, e Unplugged In Monti, realtà romana che da anni organizza concerti a Roma e che ha scelto Spazio Diamante come nuova casa. Diversi saranno i nostri ospiti: dai tedeschi Notwist a Matt Elliott passando per gli italiani Giardini Di Mirò, che per l’occasione presenteranno uno show esclusivo in compagnia di Robin-Proper Sheppard (titolare del progetto Sophia). Ma il primo concerto che seguirà la scia di Tiny Ruins, artista australiana che ha inaugurato la stagione lo scorso 16 ottobre sarà quello di Laura Gibson che si esibirà allo Spazio Diamante nella sua unica data italiana il prossimo 13 novembre. Un’unica coerenza, la scelta della qualità, per far vivere anche di musica oltre che di teatro e danza questo piccolo ma splendido teatro di Roma Est”.

I concerti per la sezione Spazio Musica Diamante avranno inizio il 13 novembre con LAURA GIBSON, 19 e 20 novembre THE NOTWIST, il 25 novembre MATT ELLIOT, il 2 dicembre

GIARDINI DI MIRO’ con special guest SOPHIA.

La stagione di prosa sarà inaugurata dal 22 al 24 novembre con uno spettacolo di Vuccirìa Teatro, produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini: BATTUAGE, drammaturgia e regia di Joele Anastasi, protagonisti: Joele Anastasi Federica Carruba Toscano, Ivan Castiglione, Enrico Sortino. Battuage, termine coniato per definire i luoghi battuti da persone in cerca di rapporti occasionali. Il popolo di questo luogo-non luogo ci viene raccontato attraverso gli occhi – deformanti – di Salvatore, un giovane lavoratore del sesso.

 

Il 26 e 27 novembre doppio appuntamento con le matinèe dei i ragazzi della Compagnia di San Patrignano.

Dal 28 novembre al primo dicembre sarà in scena SERATA GENET di Jean Genet; due testi: Splendid’s progetto visivo e regia Gianluigi Fogacci e Stretta Sorveglianza, progetto visivo e regia di Alessandro Averone. La banda della Rafale, o banda della raffica, che al settimo piano del Grand Holtel Splendid ha sequestrato e ucciso la figlia di un miliardario americano, si è formata in carcere, e in carcere tornerà dopo che l’assedio della polizia la costringerà ad una rocambolesca resa…Protagonisti: Andrea Nicolini, Simone Ciampi, Laurence Mazzoni, Sebastian Morosini Gimelli, Domenico Macrì, Michele Maccaroni, Gianluigi Fogacci, Giovanni Longhin.

 

TRAPANATERRA -Tornare per non restare, ideato da Dino Lopardo sarà in scena il 7 e 8 dicembre; in scena Dino Lopardo e Mario Russo. Trapanaterra è un’Odissea meridionale, una riflessione sul significato di «radice» per chi parte e per chi resta, un’ironica e rabbiosa trattazione dello sfruttamento di una terra.

 

Il 21 e 22 dicembre è la volta di #LUCCISANODICECOSE, è uno show giovane e giovanile che mette sul palcoscenico tutti i monologhi di Emiliano Luccisano, più apprezzati sui social. Ad accompagnarlo il musicista Alessandro Lozzi.

 

Dal 10 al 12 gennaio, Teatro Segreto presenta: IL MOTORE DI ROSELENA, da un’idea di Gea Martire, drammaturgia di Antonio Pascale, con protagonista una strepitosa Gea Martire. Costumi Carlo Poggioli. Storia in forma monologata dell’emancipazione di Roselena, nata e cresciuta dietro al Vesuvio. C’è chi si sogna in abito da sposa, chi in tailleur manageriale, lei una tuta da pilota.

 

La CLEOPATRA di Gianni Guardigli, spettacolo messo in scena ed interpretato da Carmen Panarello, sarà in scena il 18 e 19 gennaio. La Cleopatra in questione è una donna di Rimini, proprietaria dell’Hotel del Lido che ha ereditato dal padre. Ai tavolini del caffè aveva già incontrato Munir, con cui intreccia un legame d’amore. Munir, profondamente legato alla sua patria, non riuscirà purtroppo a non ritornarvi, sognandone un riscatto democratico.

 

Dal 24 al 27 gennaio è la volta del Teatro Litta – Produzione MTM Manifatture Teatrali Milanesi, con IL VENDITORE DI SIGARI, di Amos Kamil. Protagonisti: Gaetano Callegaro e Francesco Paolo Cosenza; regia Alberto Oliva. Nella Germania appena uscita dalla guerra, tutte le mattine alla stessa ora, due uomini si incontrano: un professore ebreo che vuole partire per fondare lo Stato di Israele e il proprietario di una tabaccheria, dall’aspetto tipicamente tedesco. Sono sopravvissuti alla tragedia che ha appena sconvolto e quasi annientato un popolo intero.

 

Doppio appuntamento allo Spazio Diamante con lo straordinario talento di Elena Arvigo. Dal 7 al 9 Febbraio, ci condurrà per mano in 4:48 PSYCHOSIS, di Sarah Kane, regia di Valentina Calvani, musiche originali Susanna Stivali. Questa lettura di 4:48 Psychosis non vuole essere uno spettacolo sulla follia ma uno spettacolo luminoso, un inno alla vita, nonostante la consapevolezza del suo essere effimera e sfuggevole. Dal 13 al 15 marzo invece Elena sarà protagonista di I MONOLOGHI DELL’ATOMICA, tratto da “Preghiera per Cernobyl” di Svetlana Aleksievich e da “Racconti dell’Atomica” di Kyoko Hayashi, è uno spettacolo omaggio a due pagine tragiche e importanti della nostra storia: il 9 Agosto 1945 viene lanciata la bomba atomica su Nagasaki, il 26 Aprile 1986 scoppia la centrale nucleare di Cernobyl. Entrambi gli spettacoli sono una produzione Santarita Teatro e Teatro Out Off.

 

15 e 16 febbraio sarà la volta di UN BRANCO DI CANI SCIOLTI, opera diretta ed interpretata dalla Compagnia Stabile del Teatro da Camera di Roma “Pacelli”.I tre figli di Jeffe Ganzini, vengono convocati dal padre nella casa di famiglia un’ultima volta. L’uomo infatti è gravemente malato e li avrebbe radunati per comunicare loro le sue ultime volontà.

 

Dal 20 al 23 febbraio e 27 febbraio al 1° marzo sarà in scena una produzione Pupi e Fresedde-Teatro di Rifredi Centro di Produzione Teatrale Firenze: TEBAS LAND di Sergio Blanco, con Ciro Masella e Samuele Picchi. “Tebas Land” è un’opera del drammaturgo franco-uruguaiano Sergio Blanco, uno dei più originali e innovativi drammaturghi apparsi recentemente sulla scena internazionale. Blanco ha scritto “Tebas Land” ispirandosi al leggendario mito di Edipo, alla vita del martire San Martino e a un fatto di cronaca giudiziaria, immaginato dallo stesso Blanco, il cui protagonista è un giovane parricida di nome Martino.

 

Dal 19 al 22 marzo debutterà una produzione Teatro Menotti – TieffeTeatro Milano: UCCELLI di Aristofane, adattamento e regia Emilio Russo, con Camilla Barbarito, Giuditta Costantini, Nicolas Errico, Ludovico Fededegni, Claudio Pellegrini, Claudio Pellerito, Giulia Perosa, Maria Vittoria Scarlattei, Chiara Serangeli. Aristofane nella Grecia del 414 A.C., mentre il suo mondo si sgretola tra guerre e scontri ideologici e generazionali, riesce a fermare il tempo, a cercare una via di fuga nell’immaginario, a disegnare un impossibile mondo possibile.

 

ORPHANS di Lyle Kessler, sarà invece in scena dal 26 al 29 marzo, protagonisti Edoardo Trentini, Vincent Papa, Mattia Fiorentini, regia di Danny Lemmo. Roma, quartiere Ostiense, 1985. In una casa fatiscente vivono due fratelli orfani: Filippo è sensibile, solitario, e non si avventura mai fuori casa, mentre Felice, un violento ladro borseggiatore, rapisce un misterioso uomo di mezza età di nome Aldo. Presto l’inatteso cambia le carte in tavola.

 

QUARTETT di Heiner Muller, regia di Alessandro Mormorini, protagonisti Cristina Golotta e Roberto Negri, sarà lo spettacolo in scena da 3 a 5 aprile. Quartett è uno dei testi più celebri e controversi della produzione di Muller, uno dei padri di quello che oggi viene chiamato “teatro postmoderno” o “post-drammatico”.

 

Il 18 e 19 aprile debutterà IL CIRCO CAPOVOLTO di e con Andrea Lupo, dall’omonimo romanzo di Milena Magnani, regia Andrea Paolucci. Due storie parallele ma strettamente intrecciate, quella di Branko e quella di suo nonno Nap’apò, due generazioni di rom in questa Europa in cui le etnie nomadi hanno vissuto e vivono ancora vite separate, vite “a parte”. Una produzione Teatro delle Temperie.

 

Attesissimo appuntamento dal 24 al 26 aprile con una produzione Teatro dell’Allodola – Le Irriverenti: BOSTON MARRIAGE di David Mamet, con Monica Faggiani nel ruolo di Claire, Valentina Ferrari in quello di Anna e con Maria Sofia Palmieri nel ruolo di Catherine. Regia di Arturo Di Tullio. Un salotto borghese di fine 800. Anna e Claire si ritrovano dopo una lunga separazione. Un tempo si sono amate. Ora ciascuna vuole qualcosa dall’altra. Ma i rispettivi desideri sono incompatibili.

 

Conclude la sezione teatro dal 19 al 24 maggio, lo spettacolo LEGGITTIMA DIFESA – Nutrimenti Terrestri di Laura Giacobbe, per la regia di Roberto Bonaventura. La scrittura di Legittima Difesa, riguarda un’idea maturata molto tempo fa, quando la circostanza di un rapinatore in casa appariva come un valido pretesto teatrale, uno zoom potente sull’umore nero che bolliva nel ventre del Paese. Uno spettacolo di Nutrimenti Terrestri con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “S’illumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.

 

Da non perdere gli appuntamenti con gli spettacoli vincitori del festival inDivenire. Il 15 gennaio

sarà in scena lo spettacolo vincitore per la sezione TEATRO LAZIO: IL VAMPA scritto e diretto da Enrico Maria Carraro Moda, con Larissa Cicetti e Enrico Maria Carraro Moda; produzione I Nani Inani. L’1 e il 2 febbraio sarà la volta dello spettacolo vincitore nella sezione TEATRO: ION, presentato dalla compagnia Collettivo I.T.A.C.A., drammaturgia e regia Dino Lopardo, con Alfredo Giovanni Tortorelli, Andrea Tosi. Il 4 e 5 marzo sarà in scena lo spettacolo vincitore del Premio del Pubblico: MNEMOSINE di Doron Cochavi, Luigi Saravo, con Cristian Giammarini, Daniele Santoro, Doron Kochavi, Claudia Vegliante, Chiara Felici, Beatrice Olga Valeri, per la regia di Luigi Saravo. Il 28 APRILE sarà la volta del vincitore del miglior progetto danza: BISBIGLIATA CREATURA_STUDIO SULLA FRAGILITÀ (Compagnia Celia/Sità).

 

Per la sezione Spazio Danza Diamante, la stagione avrà inizio il 15 e 16 novembre con TIME TO JACK di House To Be; dall’omonima traccia del 1985 di Chip E. Htob si propone sulla scena romana con un evento completamente dedicato alla House culture: musica, danza ma non solo, un momento di scambio e aggregazione sociale e culturale imperdibile: 12 coreografi, 5 guest, 5 dj, 10 ore di musica, dance theatre, workshop, jam session, battle party. Il 6 dicembre sarà di scena ROMANZA – trittico dell’Intimità di Cie Twain physical dance theatre direzione artistica, coreografia e regia Loredana Parrella, progetto per due interpreti Yoris Petrillo, Elisa Melis. BODY THING della Compagnia Collettivo Trasversale, con la coreografia Macia Del Prete, sarà in scena il 17 gennaio. Il 31 gennaio, sarà la volta di L’UOMO DAL CERVELLO D’ORO, regia e coreografia di Alessia Gatta, drammaturgia di Marco Angelilli, musiche di Mokadelic, visual artist Viola Pantano, disegno luce Daniele Davino, interpreti [Ritmi Sotterranei] Contemporary Dance Company. Il 14 febbraio sarà in scena CONVERGENZE con i danzatori di E.sperimenti Dance Company, coreografie di Federica Galimberti. La sezione danza si concluderà il 17 aprile con la prima nazionale di ACID ABLA, autrice e performer Ambrita Sunshine, drammaturgia Claudia Bonsi, musiche Lady Maru, visual Loredana Antonelli, grafiche Chiara Di Meglio, foto Alberto Guerri, produzione Compagnia Atacama.

 

Serata evento il primo novembre con l’anteprima dello spettacolo LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI, testi e libretto di Howard Ashman, musiche di Alan Menken, con Giampiero Ingrassia nel rulo di Seymour, Fabio Canino nel ruolo Mushnik, Belia Martin nel ruolo di audrey, e con la Drag Queen Velma K nel ruolo di Audrey 2 e Emiliano Geppetti nel ruolo di Orin Scrivello. Scene Gianluca Amodio, costumi Francesca Grossi, coreografie Luca Peluso, direzione musicale Dino Scuderi, adattamento e regia Piero Di Blasio. Lo spettacolo è realizzato con il sostegno della Regione Lazio.

 

Fari puntati anche su I CLASSICI DEL SECOLO FUTURO, I “Classici del secolo futuro” – Quattro riscritture senza paura” un progetto teatrale firmato Accademia Stap Brancaccio. Il format è ideato dal direttore artistico dell’Accademia di recitazione, drammaturgia e regia Lorenzo Gioielli e prodotto da Sala Umberto grazie al suo direttore artistico Alessandro Longobardi. La rassegna si basa su un percorso di riscrittura contemporanea di autori classici del teatro.Quattro spettacoli interamente scritti e interpretati dagli allievi del terzo anno dell’Accademia Professionale Stap Brancaccio provocati e sostenuti dai docenti e dalle molte esperienze creative vissute nel triennio. Irriverenti e vitali, nel rispetto non cieco ma attivo di quello che ci hanno lasciato e di come possono parlare alle nuove generazioni, i Classici del secolo futuro hanno come obiettivo quello di restituire al pubblico il nucleo pulsante e vivo del concetto stesso di “classico”, opere imprescindibili che raccontano l’umanità. Il tutto nel rispetto di un teatro sinceramente popolare, giovane, emozionante.

Ho letto davvero di tutto, in merito. Finanche descrizioni dettagliate del traffico cittadino, pur di non prendere una posizione netta, sul nuovo modo di fare musica di Thom Yorke, frontman dei Radiohead, in giro con il suo “Tomorrow’s Modern Boxes“, che ieri sera si è esibito a Roma nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica.

Io non faccio fatica a dire con obiettività, che se non avete visto questo concerto, poco male, se invece non avete mai visto un concerto di Pat Metheny, forse sarebbe il caso di rimediare …  ed anche al più presto.

E adesso con calma vi dico perché questo concerto – al netto di alcune cose – non è destinato ad entrare nella storia.

Partiamo da un presupposto, ossia che un grande artista come Thom Yorke – perché tale è  – può permettersi tutto, anche il lusso di non piacere ad alcuni addetti ai lavori. In fondo non è difficile ricordare quanti grandi artisti, hanno presentato progetti che sono piaciuti ai fans, ma meno a chi fan non è, e dunque guarda ad un’opera con la lucidità di chi non deve per forza perdonare tutto al proprio idolo.

Thom Yorke è strepitoso. Questa è la prima cosa che va detta, a scanso di ogni equivoco e la sua voce, così delicata, sottile, ammiccante e intonatissima, sa sempre come lasciare un segno. Sembra solo, su quel palco, ma non lo è; insieme a lui, Nigel Godrich, produttore degli album dei Radiohead e un bravissimo Visual Artist olandese, che risponde al nome di Tarik Barri. Che ci fanno allora questi tre signori sul palco, se non vi è traccia in questa performance di ciò che è appartenuto al famoso gruppo?

Mi verrebbe da dire che chi come me è nato negli anni ’70, (Yorke è del 1968) non fa fatica a ricordare quello che accadeva nei primi anni ’90, nelle discoteche, quando la tecno dettava la moda, quando la musica nelle sale da ballo svisava verso la acid-house. Ecco, il muro di suono è più o meno quello. Il cantante fa un tentativo – a mio avviso non completamente riuscito – nel dimostrare di poter fare a meno di un gruppo. Campiona e riproduce tutti i suoni possibili, la base ritmica è completamente campionata, ogni tanto imbraccia la chitarra, altre volte – rare – siede al piano elettrico e dice al suo pubblico, con questa performance, che non c’è posto per la nostalgia. Non v’è traccia del repertorio dei Radiohead; viene proposto il repertorio di Thom Yorke solista. A prescindere se quel repertorio lo si conosca o meno, si fa fatica a capire dove finisca un brano e dove inizi l’altro, considerato che il ritmo scelto dal cantante, polistrumentista e compositore inglese è sempre lo stesso, i beat che battono non cambiano mai inclinazione.

Lui balla, è esagitato, balla a tempo, in quel ritmo sempre così serrato. Sembra di essere in una enorme discoteca sotto le stelle, di quelle tecno, nella quale però nessuno balla ma in tanti restano ipnotizzati. La sua voce è suadente, capace di non lasciare scampo al piacere che si nutre di quel suo essere così affascinante ed intonato. Suona la chitarra ammiccante, come se fosse uno strimpellatore di note a caso, e questa cosa mi è particolarmente piaciuta. Gli echi wawa sono suggestivi tanto quanto i  favolosi visual che sono la parte portante dello show di Yorke. I suoni e le immagini dialogano durante tutto il concerto. I Visual sanno essere morbidi e poi acidi, tenui e policromatici, eccitanti e meditativi. Ci sono tutti, e sono tutti stratosferici, ipnotici, convincenti.

E’ sicuramente una esperienza visiva e sonora di grande impatto. Yorke è a suo agio, e regge le due ore di concerto senza perdere un colpo. E’ generoso, Yorke, regala due bis. La scaletta la mette insieme un po’ come è sua consuetudine, ossia non regalando nulla che il pubblico si aspetti. Pesca nel suo repertorio da solista, in un excursus ampio dal 2006 al 2014, fino al suo ultimo disco “Anima” uscito pochissimi giorni fa. Non mi sembrava che i fans riuscissero a cantare qualcosa, ma sicuramente seguivano il pathos del loro beniamino, che sapeva come coinvolgerli.  Le mani erano spesso in alto, quasi come ad acclamare il loro messia. Questo è la dimostrazione di come quando si diventa un big, quando vi è un imprinting nel mondo della musica, ci si può permettere di sperimentare tutto quello che si vuole, perché la fedeltà si manifesterà sempre prorompente.

Parla in italiano, Yorke, forse facilitato dal fatto di avere una compagna italiana.  Ringrazia Roma, con la sua “siete straordinari, ci vediamo presto“. Nei bis Yorke regala “Suspirium” – colonna sonora del film remake firmato da Luca Guadagnino, e poi incanta seduto al piano elettrico con “Dawn Choruscon quella sua voce che chissà da quale meditazione arriva, ma finisce dritto dentro lo stomaco di chi ascolta e che chiude gli occhi per poi lasciarsi andare. C’è anche “Black Swan” tra i pezzi che esegue.

E’ tutto un filo conduttore, è tutto dentro un loop, che tiene tutto insieme, che porta la firma di un grande artista, che forse in quell’eccesso ha trovato la traduzione di ciò che di nuovo aveva da dire. O forse voleva dire solo che alla fine si finisce per immaginare tutto in quella dimensione tra fantascientifico e psichedelico, tra natura che diventa landa desolata e paesaggi lunari che restano ancora inesplorati.

Abbiamo visto tutto questo su quel wall, abbiamo sentito un progetto nuovo che ci vuole un po’ per capire se sia davvero efficace. Resta uno scenario artistico impalpabile, quasi sfuggente rispetto ad alcuni schemi, a tratti primordiale.

Ecco, c’è sicuramente una voglia di tornare indietro.

Ed io spesso ieri sera ho chiuso gli occhi, per fare un salto nel passato, ma lì, alla fine degli anni 80, non lo avevamo un artista pazzesco come Thom Yorke.

 

Simona Stammelluti

 

 

 



Sarà presentato a Roma il 22 febbraio prossimo presso l’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”, il primo gruppo che in Italia a livello scientifico promuove e monitora il complesso sistema dei Fondi Europei. E’ stato infatti stilato a tal riguardo un protocollo di intesa tra l’Osservatorio Romano sui Fondi Europei , l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, l’ Università Europea e l’Istituto di Etica Economica  e Sociale Fidelis dell’Ateneo. Il Presidente dell’Osservatore Romano sui Fondi Europei, il siracusano Santi Tomaselli, professore di Economia Internazionale sui Fondi Europei per lo stesso Ateneo Pontificio  e Direttore del nascente Master di Economia Internazionale sui Fondi Europei, esprime soddisfazione per l’iniziativa considerato che “in Italia si assiste da troppi anni con miopia e sordità all’inefficacia dell’uso dei Fondi Europei dinnanzi ad un imbarazzante silenzio di tutti gli attori Istituzionali di fronte, tra l’altro, ad una disoccupazione dilagante e ad  una mortalità crescente delle PMI specie nel Sud Italia”.