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Il delicatissimo ruolo del sindaco.
Il delicatissimo ruolo del sindaco di un comune che ospita i Cas.
Non ti interroghi su quanti avvisi di garanzia potresti ricevere durante un mandato; provi a fare del tuo meglio, provi a far bene. Chissà quante volte i sindaci come Mimmo Lucano si saranno domandati se una loro scelta, potesse essere la scelta giusta. Perché ci sono regole e regolamenti da rispettare, c’è un codice deontologico, e quel giuramento: “giuro di osservare lealmente la costituzione, le leggi della Repubblica e l’ordinamento del comune e di agire per il bene di tutti i cittadini”. 

Delicato è giudicare l’operato di un primo cittadino, tanto quanto per chi tempestivamente deve decidere cosa fare.
E così accade che un giorno di settembre del 2016, Mimmo Lucano, ex  sindaco di Riace (RC), rilascia due carte di identità per una donna eritrea e per il suo bambino di pochi mesi; loro sono ospiti di un progetto al Cas, il bimbo ha bisogno di un pediatra, di cure mediche.

Mimmo Lucano fece bene a rilasciare quelle carte di identità, oppure no?

All’ex primo cittadino, raggiunto in questi giorni da un nuovo avviso di garanzia viene contestato di aver rilasciato un documento di identità a persone senza permesso di soggiorno.
In teoria Mimmo Lucano avrebbe dovuto essere certo dell’identità della donna, essere certo che quel bimbo fosse il suo, attendere che la donna e la sua creatura di pochi mesi ottenessero il permesso di soggiorno.

La prefettura ci aveva chiesto l’inserimento per la madre e il bambino e noi avevamo detto di sì perché c’era la disponibilità – dice Lucano che poi continua – fu fatta l’iscrizione al registro anagrafico e poi fu richiesta la carta d’identità perché il bambino aveva necessità di vedersi assegnato un pediatra”.

Aveva bisogno di un pediatra, aveva bisogno di cure, quelle cure spettano di diritto al cittadino così come recita l’articolo 32 della costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. 

“Sono amareggiato, ma lo rifarei; il diritto alla salute è inviolabile e fondamentale ” – dice Mimmo Lucano, che a quanto pare non ebbe dubbi sul da farsi.

Quel filo sottile tra la tutela della dignità umana, il diritto inviolabile alla salute e quella regola che dice che: “non si può rilasciare documento di identità a soggetto senza permesso di soggiorno”.
Mimmo Lucano aveva altre strade da percorrere?
E’ questa la domanda da porsi.
Forse avrebbe potuto rivolgersi ai servizi sociali,  allertarli, evidenziando la necessita del bambino di cure mediche. Forse ci sarebbe voluto qualche giorno in più, ma le cure mediche sarebbero state assicurate a quel piccolo bambino di madre eritrea senza permesso di soggiorno.

A me la cosa che sembra davvero difficile è evitare ogni forma di strumentalizzazione, in un caso o nell’altro. Dovremmo smetterla con il buonismo tout court o il giustizialismo ad oltranza, così come un accanimento giustizialista.
E’ proprio la politica a volte ad attuare la prima strumentalizzazione, mentre dovrebbe indirizzare in modo chiaro e univoco, non confusionale le attività degli amministratori a tutti i livelli.

E’ difficile fare il sindaco, è difficile fare la cosa giusta.
Esprimere un giudizio, senza pregiudizio e senza buonismo, ancor di più.

(Fatto sta che se metto la parola “Riace” nel più famoso motore di ricerca, la prima voce in cima non sono i bronzi, come ci si aspetterebbe, ma la voce “sindaco” … chissà perché!)

Simona Stammelluti 

 

 

 

La guardia di Finanza arresta Domenico Lucano, elogiato da molti per il suo modello di accoglienza dei migranti.

E’ al momento agli arresti domiciliari, il sindaco della cittadina di Riace, nel reggino, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. E’ stato il Gip del tribunale di Locri ad emettere l’ordinanza di custodia cautelare.

L’arresto è l’epilogo di una lunga ed  approfondita indagine svolta in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al comune di Riace, per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico.

Nel comunicato della Procura della Repubblica si legge come durante le indagini, Lucano aveva organizzato “matrimoni di convenienza” tra cittadini italiani e donne straniere, per consentire la permanenza di queste ultime sul territorio.

Le prove raccolte hanno permesso di dimostrare come il sindaco e la sua compagna, avessero architettato degli espedienti criminosi, semplici ed efficaci, volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia.

Fondamentali per l’inchiesta anche le intercettazioni che coinvolgono il sindaco. L’inchiesta della Guardia di Finanza, aveva proprio l’obiettivo di verificare l’utilizzo dei fondi dati al comune per la gestione dell’accoglienza, portando alla luce diffuse e gravi irregolarità sulla gestione dei fondi pubblici.

Nei prossimi giorni – come si legge nel comunicato – la Procura procederà ad “approfondire ogni opportuno aspetto” in merito alla vicenda.

L’esperienza dell’accoglienza di Riace, in Calabria, è stata raccolta e raccontata nei mesi scorsi anche da testate giornalistiche internazionali. Era nato il cosiddetto “modello Riace”. Ad oggi, a Riace, vivono centinaia di rifugiati, attraverso il progetto Sprar, attorno al quale sono nati anche posti di lavoro che avevano riqualificato un paesino che era praticamente semideserto. Hanno riaperto ristoranti, sono sorti asili e orti botanici.

Ma negli ultimi tempi, vi è stato anche uno scontro con il ministero degli Interni, che aveva bloccato i finanziamenti destinati ai progetti di accoglienza di Riace, in base a problemi nella rendicontazione degli stessi finanziamenti.

Lucano era finito nel registro degli indagati, lo scorso novembre per truffa, concussione e abuso d’ufficio.

Ecco perché forse, quel famoso film “tutto il mondo è paese” realizzato dalla Rai con Beppe Fiorello, non andò mai in onda.