Home / Post taggati"procura della repubblica"

I  Carabinieri del Gruppo Tutela della Salute di Napoli, con il supporto dei Comandi Provinciali di Cosenza, Crotone, Catanzaro e Vibo Valentia, nonché dei NAS di Roma, Bologna, Latina, Torino, Cremona, Treviso ed Alessandria, nelle prime ore 23 ottobre hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Castrovillari su richiesta della locale Procura delle Repubblica nei confronti di 6 componenti di un’associazione per delinquere finalizzata al rilascio di falsi diplomi di Operatore Socio Sanitario, nonché al contestuale sequestro di n. 291 titoli di qualifica professionale illecitamente rilasciati ad altrettanti soggetti.

I destinatari del provvedimento sono quattro imprenditori operanti nel settore degli istituti di formazione professionale, due residenti nell’hinterland cosentino e due nel napoletano, e due dipendenti dell’ASP di Cosenza.

Stando alle indagini svolte dal NAS Carabinieri di Cosenza sotto il costante coordinamento del Procuratore Capo della Repubblica di Castrovillari, dott. Eugenio Facciolla, e del Sostituto Procuratore, dott. Antonino Iannotta, gli odierni arrestati avrebbero organizzato, negli anni 2015/2017, oltre 30 corsi di O.S.S. e O.S.S.S. (Operatore Socio Sanitario ed Operatore Socio Sanitario con formazione complementare) attraverso una scuola professionale all’uopo costituita in Altomonte, denominata SUD Europa, priva di accreditamento alla Regione Calabria.

Gli allievi dell’istituto, reclutati nel tessuto sociale calabrese mediante la prospettiva di un facile sbocco lavorativo, pagavano 2000 euro per frequentare evanescenti corsi teorico-pratici in cui veniva loro offerta una formazione professionale del tutto inadeguata, assai distante dagli standard previsti dalla vigente legislazione.

Infatti, la normativa nazionale prevede, per il conseguimento del diploma di Operatore Socio Sanitario, la frequenza di un corso almeno 1000 ore comprensive di 450 ore di tirocinio presso strutture sanitarie accreditate; ciò al fine di garantire la massima tutela ai soggetti verso i quali gli OSS sono tenuti ad esplicare la propria delicata funzione professionale, spesso appartenenti alle fasce più deboli come anziani, disabili e ammalati lungodegenti.

Nel caso della scuola SUD EUROPA, invece, le indagini hanno acclarato che la didattica era gestita in maniera a dir poco superficiale; le lezioni avvenivano inizialmente all’interno di locali del C.A.P.T. (ex ospedale) di Trebisacce (CS), ove lavorano tuttora due degli arrestati, il tutto avente l’unico fine di fornire agli allievi una parvenza di prestigio e ufficialità ai corsi. L’Azienda Sanitaria di Cosenza, poi, venuta a conoscenza dello svolgimento dei corsi in carenza di qualsiasi autorizzazione, ha imposto l’immediata cessazione delle attività, ma il bussiness e le lezioni non si sono interrotte proseguendo all’interno delle sale di un hotel di Trebisacce.

Per rendere l’idea della reale preparazione di alcuni degli studenti, basti segnalare che solo alcuni di essi hanno svolto alcune ore di volontariato presso strutture socio-assistenziali dell’hinterland cosentino, mentre per molti altri la formazione pratica veniva data per assolta pur non avendo mai di fatto messo piede in una struttura sanitaria.

Al termine di tali percorsi formativi fittizi, gli indagati fornivano anticipatamente ai discenti le soluzioni alle domande dei test degli esami finali, raccomandandosi di impararle a memoria. Le prove finali erano svolte a Napoli, ove gli allievi venivano accompagnati a mezzo di pullman noleggiati dalla stessa associazione, e avvenivano dinnanzi alla commissione ufficiale della Regione Campania, ignara del reale percorso formativo dei corsisti.

L’intero sistema fraudolento, infatti, era reso possibile dall’apporto determinante dei due sodali rappresentanti di altrettanti istituti di formazione regolarmente accreditati presso la Regione Campania, il SA.DRA. ed il CHECK UP Formazione, i quali provvedevano a costruire un percorso formativo falso agli allievi provenienti dalla scuola SUD EUROPA, inserendo i discenti negli elenchi dei propri corsi di OSS e OSSS, facendo così risultare che gli studenti calabresi avessero frequentato le lezioni teoriche presso le aule SADRA e/o CHECK UP ed i prescritti periodi di tirocinio presso le Case di Cura Villa Angela di Napoli e IOS MELUCCIO di Pomigliano D’Arco (NA), ove in realtà gli allievi non avevano mai messo piede.

Proprio per tali motivi, l’Autorità Giudiziaria ha anche disposto il sequestro dei 291 titoli illecitamente conseguiti con le modalità sopra elencate, che in queste ore sono sottoposti a sequestro penale da parte dei Carabinieri su tutto il territorio nazionale.

Il giro d’affari prodotto, per il solo periodo oggetto d’indagine, ammonta ad oltre 570.000,00 euro, anch’essi in queste ore sottoposti a sequestro preventivo sui conti correnti della Scuola SUD EUROPA e degli indagati.

 

 

 

 

Nel settembre scorso presso la sede ANAS di Catania, la Procura della Repubblica guidata da Carmelo Zuccaro coadiuvata dagli uomini della Guardia della Finanzia hanno eseguito una delicata operazione di Polizia Giudiziaria, che ha dato luce a un vasto giro di tangenti e malaffare tra funzionari e dirigenti compiacenti e imprenditori.

Nella stessa operazione, poi ribattezzata “buche d’oro” rimase coinvolto l’Ing. Antonio Urso, impiegato ANAS dal 2009 e con funzioni di capo centro dal 2017.

E’ lo stesso Urso che sarà la chiave di volta, portando luce e verità alle intuizioni degli inquirenti.

Urso è un fiume in piena, le pagine di deposizione aumentano e gli omissis si moltiplicano.

L’ormai ex, capo centro racconta dell’inizio di questa vicenda, per la prima volta del sistema corruttivo.

Il suo racconto inizia sin dal suo primo giorno in ANAS e il suo rapporto con l’Ing. Giuseppe Romano – suo predecessore nell’incarico di capo centro, affermando che iniziò proprio con lui l’attività illecita nel 2015, quando si occupò del ripristino di un ponte, ove la ditta esecutrice era la Polistrade di Misilmeri, Romano il Direttore dei Lavori e lui fosse stato il Direttore Operativo. In quella prima occasione la tangente era stata di 7.000 €.

Solo due anni dopo le posizioni dell’Ing. Romano si rafforzano, divenendo RUP del settore lavori straordinari e quello di Direttore Lavori, viene affidato a Urso.

A questo punto il gruppo criminale si allarga ad altre due figure di spicco: Gaetano Trovato e Gargano, i quali ricoprivano i ruoli di Direttori Operativi.

Il meccanismo – secondo Urso, era un sistema ben collaudato e tutti ne erano consapevoli.

I verbali dagli anni 2017, risultano tutti secretati con una sfilza di omissis.

Secondo quanto si intuiste l’inchiesta e le indagini non sono arrivate al capolinea anzi, gli “omissis” hanno cominciato a tremare adesso!

Il 21 settembre 2019 la prima parte del blitz che portò all’arresto in flagranza di reato del capo centro manutenzione dell’Anas Riccardo Carmelo Contino e del geometra Giuseppe Panzica, capo nucleo B del centro di manutenzione Anas etneo. Le indagini sono proseguite e questa volta si sono avvalsi anche di una preziosa collaborazione: si tratta dell’ingegnere Giuseppe Romano, 48 anni, responsabile manutenzione programmata dell’area tecnica compartimentale di Catania dell’Anas che ha deciso di vuotare il sacco.

Il 18 ottobre 2019 Scatta il nuovo blitz, dove finisce in carcere il geometra Gaetano Trovato, 54 anni, dipendente Anas e agli arresti domiciliari: Salvatore Truscelli, 56 anni, rappresentante legale della “Truscelli Salvatore srl”, con sede a Caltanissetta; Pietro Matteo Iacuzzo, 50 anni, rappresentante legale della “Isap srl”, con sede a Termini Imerese (Pa); Roberto Priolo, 48 anni, rappresentante legale della “Priolo srl” con sede a Ciminna (Pa); Calogero Pullara, 40 anni, titolare dell’omonima ditta individuale con sede a Favara (Ag). Interdizione dall’esercizio di pubblico ufficio per la durata di un anno per l’ingegnere Antonino Urso, 39 anni, capo Centro Manutenzione “A” dell’Area Compartimentale Anas di Catania.

Gli inquirenti con l’ausilio degli accertamenti bancari, intercettazioni ambientali e dall’analisi della documentazione è stata delineato il sistema delle tangenti a favore dei funzionari infedeli.

 

 

 

La guardia di Finanza arresta Domenico Lucano, elogiato da molti per il suo modello di accoglienza dei migranti.

E’ al momento agli arresti domiciliari, il sindaco della cittadina di Riace, nel reggino, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. E’ stato il Gip del tribunale di Locri ad emettere l’ordinanza di custodia cautelare.

L’arresto è l’epilogo di una lunga ed  approfondita indagine svolta in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al comune di Riace, per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico.

Nel comunicato della Procura della Repubblica si legge come durante le indagini, Lucano aveva organizzato “matrimoni di convenienza” tra cittadini italiani e donne straniere, per consentire la permanenza di queste ultime sul territorio.

Le prove raccolte hanno permesso di dimostrare come il sindaco e la sua compagna, avessero architettato degli espedienti criminosi, semplici ed efficaci, volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia.

Fondamentali per l’inchiesta anche le intercettazioni che coinvolgono il sindaco. L’inchiesta della Guardia di Finanza, aveva proprio l’obiettivo di verificare l’utilizzo dei fondi dati al comune per la gestione dell’accoglienza, portando alla luce diffuse e gravi irregolarità sulla gestione dei fondi pubblici.

Nei prossimi giorni – come si legge nel comunicato – la Procura procederà ad “approfondire ogni opportuno aspetto” in merito alla vicenda.

L’esperienza dell’accoglienza di Riace, in Calabria, è stata raccolta e raccontata nei mesi scorsi anche da testate giornalistiche internazionali. Era nato il cosiddetto “modello Riace”. Ad oggi, a Riace, vivono centinaia di rifugiati, attraverso il progetto Sprar, attorno al quale sono nati anche posti di lavoro che avevano riqualificato un paesino che era praticamente semideserto. Hanno riaperto ristoranti, sono sorti asili e orti botanici.

Ma negli ultimi tempi, vi è stato anche uno scontro con il ministero degli Interni, che aveva bloccato i finanziamenti destinati ai progetti di accoglienza di Riace, in base a problemi nella rendicontazione degli stessi finanziamenti.

Lucano era finito nel registro degli indagati, lo scorso novembre per truffa, concussione e abuso d’ufficio.

Ecco perché forse, quel famoso film “tutto il mondo è paese” realizzato dalla Rai con Beppe Fiorello, non andò mai in onda.

 

 

 

 

Minacce verbali e violenze fisiche nei confronti di bambini dell’asilo ad opera di due donne, ora indagate e interdette dai pubblici uffici

Sono stati i Carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro ad eseguire  la misura interdittiva nei confronti di due insegnanti dell’unica scuola d’infanzia di San Giorgio Albanese, consistente nella sospensione dall’impiego per la durata di sette mesi, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Castrovillari.

Tutto ha avuto inizio da una denuncia presentata da alcuni genitori. Da lì è partita l’attività investigativa svolta dai Carabinieri della Stazione di San Giorgio Albanese  e coordinata dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari, Dr. Eugenio Facciolla e dal Sost. Proc. della Repubblica, Dr. Valentina Draetta, che ha permesso, in poco tempo, di documentare,  con appositi servizi di osservazione e di video riprese all’interno degli spazi didattici, una consistente serie di maltrattamenti posti in essere dalle due insegnanti, nei confronti di una decina di bambini a loro affidati; tutto questo, nel giro di soli 15 giorni.

Le due donne sottoponevano i bambini a continue minacce verbali e affermazioni quali “…se non fai il bravo ti faccio il pungi-pungi….”, ma anche a violenze fisiche con pizzicotti, schiaffi e tirate d’orecchie, arrivando ad utilizzare, fra l’altro, un righello di plastica, e giungendo anche a lanciare violentemente giocattoli contro il muro, senza alcun apparente motivo.

L’attività d’indagine è riuscita ad accertare un sistematico ricorso alla violenza fisica e psicologica nei confronti dei bambini tra cui alcuni figli di rifugiati politici accolti in Italia e soggiornanti in detto centro.

Una violenza perpetrata ad opera delle due insegnanti, che tra l’altro incoraggiavano i bambini a risolvere le loro piccole controversie ricorrendo alle mani o emulando le loro stesse condotte violente, rimanendo loro indifferenti davanti a tali comportamenti, che ricordiamo riguardano bambini di una scuola per l’infanzia.