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Fermo restando che chiunque è innocente fino al terzo grado di giudizio passato in giudicato, viene spontanea la domanda:”quanto vale l’onorabilità, la rispettabilità, la reputazione di un alto funzionario dello Stato?” Se poi questo alto funzionario ha un ruolo delicatissimo, cruciale quale è un Prefetto di una delle tante provincie italiane, la risposta fa ancora più male.

Stando ai fatti, il tutto viene quantificato in 700 euro.
Una mazzetta, una bustarella presa in un bar, da parte del Prefetto di Cosenza.
Bisogna darle atto però, ad onor del vero, che in uno slancio di “legalità” aveva richiesto alla sua vittima di emettere regolare fattura (falsa).  Un dettaglio!

E dire che solo pochi giorni addietro, “Sua Eccellenza” aveva presenziato ad una serata sulla legalità. La cosa mi desterebbe un senso di ilarità se non fosse che pensando al delicatissimo ed importante ruolo del Prefetto mi viene subito alla mente  Carlo Alberto Dalla Chiesa, che fu Prefetto di Palermo nel 1982 e in quello stesso ruolo patì martirio proprio per la Legalità.
Pertanto capite bene che la mia iniziale voglia di ridere, muta in un profondo disgusto e ahimè in un insana voglia di rassegnazione.

Ma bisogna resistere, proprio perché l’esempio di Dalla Chiesa non può e non deve andare perduto.
Bisogna resistere in questa terra in cui proprio chi dovrebbe amministrare la giustizia, e il bene comune, finisce purtroppo per dare il peggio di sé.

Se le accuse, dunque, contro il prefetto di  Cosenza, Paola Galeone, indagato per corruzione, dovessero reggere fino alla fine, sarà l’ennesimo duro colpo ad un già difficile processo di legalizzazione di un territorio già martoriato dalla criminalità organizzata, dalla ‘ndrangheta, perché non bisogna mai aver paura di fare il nome di ciò che è il male per una terra e per chi la abita.

Solo che questa volta non c’è neanche la “giustificazione” della ‘ndrangheta. Anche se ogni volta che si cerca una scorciatoia, ogni volta che si delinque cercando privilegi di sorta, si consumano atteggiamenti mafiosi, alimentati da atavica cultura distorta, dentro camere in cui si consuma ciò che non si deve vedere e che poi sconcerta, dentro il Palazzo di Governo, che dovrebbe essere esempio di correttezza e giustizia ed invece si sgretola sotto il peso di eventi delittuosi come quelli delle ultime ore.

Tutto questo scrivo, indignata,  mentre ascolto il discorso di fine anno del nostro Presidente Sergio Mattarella. Lo ascolto e resto coinvolta da un alone di dignità, onestà e coerenza; quindi penso (di nuovo) che con un Presidente così, non ci meritiamo amministratori “così”!

Con quest’ultimo bel caso di  “Mala Amministrazione” volge al termine questo 2019 non particolarmente felice per questa nostra tanto amata terra; speriamo – come auspicato dal nostro Presidente – in un 2020 di riscatto su tutti i fronti.

L’Italia è una sola: quella del dovere

 

Simona Stammelluti