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Ridateci il Sanremo dei super-ospiti, delle modelle strapagate che facevano per bene le vallette, e ridateci Pippo Baudo, che di mestiere faceva il Presentatore, con la “P” maiuscola.

Ridateci le canzoni al centro di tutto, le conferenze stampa nelle quali si parla di Canzoni e di Stilisti, ridateci la gioia del palco del teatro Ariston addobbato con i fiori della Liguria, le signore vestite a festa, e la giuria “di qualità”.

No, perché non è possibile gettare nel cesso cento anni di emancipazione in una conferenza stampa in cui si definisce una donna come bella, che di mestiere fa la modella ma anche la fidanzata di Valentino Rossi e che sa stare un passo indietro“.

E le scuse del nuovo direttore artistico del 70° Festival di Sanremo, Amadeus, poco sono servite a placare gli animi e la rivolta che a buon dire si è scatenata contro le sue affermazioni denigratorie e difficili da mandar giù.  Ma la cosa che più mi fa indignare è che la signorina Francesca Sofia Novello quella bella, quella che fa la modella, che di mestiere fa la fidanzata di Valentino Rossi e che sa stare un passo indietro,  ha pure sorriso compiaciuta, della descrizione che si faceva di sé.

Mi verrebbe da dire “cosa non si fa per un po’ di notorietà“!
Ma allora signorina Francesca Sofia, la vuoi o no, questa notorietà?
O ti basta fare la fidanzata bella di Valentino Rossi?
Vuoi stare un passo indietro o prenderti uno spazio che sia tuo?
La vuoi, la vuoi quella notorietà, altrimenti non saliresti su quel palco.
E forse non ti interessa neanche se diventerai famosa per essere quella di un passo indietro, per essere la bella statuina del Festival o quella dello scivolone di Amadeus.

Nel Festival da sempre ci sono figure femminili e quest’anno a dispetto di quello che voleva apparire una sorta di riscossa delle donne che diventano più d’una sul prestigioso palco, c’è invece una sorta di subalternità delle signore presenti, delle quali viene sottolineato spesso dal presentatore, il loro dettaglio estetico: “la bella e brava …”  Perché da sempre la donna deve essere bella per soddisfare a pieno l’ego maschile, quel maschilismo travestito da galanteria.

E dunque ci faccia capire Amadeus, la Chimenti e la D’Aquino, sono state scelte perché belle, telegeniche e non forse perché sono brave professioniste?
Ci faccia capire il loro ruolo quale deve essere, quello di “stare un passo indietro”?

Ricordiamo però che la giornalista italo-israeliana, classe 73, laureata a Bologna, che parla 4 lingue, che ha scritto romanzi, che è stata inviata del New York Time e della CNN, che ha un dottorato di ricerca a Miami, ed è anche bella, che risponde al nome di Rula Jebreal era e resta un personaggio scomodo da mandare in prima serata, e alla stessa la Rai aveva chiesto di “fare un passo indietro“, ma lei non ci è stata e allora Rula, al 70° Festival della Canzone Italiana ci sarà.

La sua presenza, contestata dai sovranisti, resiste dunque alle continue polemiche e agli attacchi. Il suo monologo – presumibilmente sulla violenza di genere – farà da spartiacque tra il guazzabuglio di presenze femminili, e tra le canzoni in gara; ed anche lì qualche problemino Amadeus lo sta avendo. Rapper sì. Rapper no.
Junior Cally (ma poi chissà da dove escano fuori questi personaggi e cosa abbiano a che fare con il festival della canzone italiana, qualcuno ce lo dica) che all’anagrafe fa Antonio Signore, qualche problemino lo ha, più che crearlo ad Amadeus e alla Rai. Un passato tra ossessioni, alcol, condanne per furti, che sceglie di mascherarsi e che nelle sue canzoni parla delle donne come degli oggetti, che incita all’odio e alla violenza.

Ridateci il Sanremo con le canzoni Sanremesi, con due strofe e il ritornello, che creavano aspettative tutto l’anno e che riempivano le radio dal secondo giorno, che si preparavano a diventare il tormentone dell’estate e che consacrava talenti, veri, anche quando non vincevano. Mia Martini, Tosca, Malika Ayane, Arisa, Giorgia, Elisa. Sì, tutte donne … perché le donne lo hanno da sempre un ruolo, in mezzo a centinaia di peculiarità e di talenti, che possono stare in prima fila, in prima linea, a cui spetta spesso anche la prima parola, e forse anche l’ultima.

E allora io l’ultima parola me la prendo:
Verrebbe voglia davvero di boicottare il Festival, ma per chi fa il mio mestiere non è possibile;
non si può, non si deve.
Salviamo Sanremo dalle gaffe, da chi vuole “orchestrare” ma senza conoscere la musica e da chi vuole la musica in secondo piano.

“Sarà la musica che gira intorno, 
quella che non ha futuro, 
Sarà la musica che gira intorno, 
saremo noi che abbiamo nella testa
un maledetto muro”

[I. Fossati]

 

Simona Stammelluti

 

Foto Matteo Rasero/LaPresse
09 Febbraio 2019 Sanremo, Italia
Spettacolo
Festival di Sanremo 2019, serata finale
Nella foto: Mahmood – Soldi, vince il Festival di Sanremo 2019

“Perché Sanremo è Sanremo!” recitava un vecchio slogan della Kermesse ai tempi in cui alla direzione artistica c’era Pippo Baudo che di mestiere faceva il presentatore. Oggi che si sono sdoganate molte professioni, cimentandosi tutti in tutto, anche gli slogan non sono più gli stessi.

E stata questa, l’edizione più cliccata, più discussa anche sui social, perché come sempre accade nessuno lo vede, Sanremo, perché per molti è la morte della musica, è trash, è inguardabile ma alla fine tutti ne parlano, a volte anche per sentito dire, senza averne visto neanche un minuto. O forse tutti lo vedono, ma molti fanno finta di non averlo visto, per stare dalla parte di quelli chic che mi piacerebbe invece sapere che tipo di cultura musicale hanno e cosa ascoltano per davvero, quando nessuno si interessa a loro.

Certo è che questa edizione, che ha avuto tante pecche, che non è stata sicuramente tra le meglio riuscite dell’ultimo decennio e che è peggio forse anche di quella condotta nel 1989 dai figli d’arte,  – così come raccontavo nel mio articolo di sabato notte –  verrà sicuramente ricordata per le assurde polemiche circa il vincitore e tutto quello che il popolo italiano è riuscito a scatenare praticamente dal nulla e sul nulla. Cose all’italiana, insomma. Perché se si fosse discusso, nei talk e sui social di quanto avesse meritato o meno Mahmood di vincere la kermesse, forse tutto quel discutere avrebbe anche avuto un senso, ma continuare a discutere, ad offendere e a credere anche a un complotto (così come in tanti hanno anche fatto) da’ il polso di quando si sia finiti in quella striscia invisibile tra assurdo e grottesco.

Il festival di Sanremo incorona il 27enne milanese Mahmood, di madre sarda e padre egiziano, i network traboccano di rabbia e sdegno – “Il festival della canzone italiana non lo deve vincere uno straniero” – e i patriottici avrebbero votato “Il Volo” arrivati terzi e “Ultimo” arrivato secondo, per arrestare l’ascesa dello “straniero” senza però riuscirci. mMa straniero cosa? Che è un bel giovanotto italiano!

Non è stato il Pd, né le élite a consegnare la vittoria al giovane cantante italo-egiziano, ma la semplice ripartizione di voti che sono arrivati dalla giuria demoscopica, quella di qualità (?) e quella del voto a casa che costa la bellezza di 0,51 centesimi a voto. Tutto secondo le regole, un vincitore deciso “dal Popolo”.

Le contestazioni sono iniziate al teatro Ariston di Sanremo e sono continuate fuori di lì per giorni, tant’è che a 36 ore dalla fine della kermesse ancora si parla di chi ha vinto e perché, con molto improbabili motivazioni.

Ultimo a cui bruciava non aver vinto,  se l’è  presa con i giornalisti, Salvini ha dichiarato che avrebbe preferito vincesse Ultimo, la sua ex, la Isoardi dichiara invece che la diversità di cultura genera cose belle. Già in inizio di serata Salvini aveva cinguettato: “Secondo voi chi vince? Io dico Ultimo”. Seguiva una faccina sorridente. Ma dopo la mezzanotte il vicepremier ha espresso il suo disappunto con un gioco di parole: “Mahmood, mah…” E dopo incalza ancora: “La canzone italiana più bella?!? Io avrei scelto Ultimo, voi che dite???“. Al post sono seguiti in pochi minuti, nonostante la tarda ora, oltre 2 mila risposte, naturalmente degli orientamenti più vari.

La cosa che lascia perplessi è che si è fatto una bagarre sul nulla, su un ragazzo italianissimo che canta la sua storia, a modo suo e che vince perché il sistema di votazione del festival così ha deciso senza oscurantismi, senza mosse strategiche arrivate da chissà dove … e va benissimo così.

Sarebbe stato interessante invece sapere cosa si pensi di Mahmood dal punto di vista musicale, di come canta, cosa e con che stile, se piace o meno quel che fa a prescindere dai suoi tratti somatici. Sarebbe stato interessante interrogare uno ad uno quelli che hanno gridato al complotto, chiedendo loro perché avrebbero preferito invece Ultimo o la Bertè, cosa ricordano delle loro canzoni, cosa ascoltano di solito e cosa c’è che non va nella canzone vincitrice del festival che – a mio avviso – si inserisce a pieno titolo in un festival sotto tono, con canzoni senza troppa armonia, dove i testi erano miseri tranne alcune eccezioni (giustamente evidenziati dai premi speciali messi in palio dall’organizzazione sanremese) e che ha portato in gara fino alla fine, tutti e 24 i concorrenti senza scrematura, costringendo pubblico e giuria a sciropparsi per cinque lunghi giorni tutto ciò che il paniere sanremese aveva scelto a proprio gusto.

Sanremo non è più quello di una volta, quello dei presentatori che facevano i presentatori, delle vallette belle e mute, dei fiori sul palco, della canzone “sanremese”, degli ospiti che arrivavano da tutto il mondo, delle radio che nel palinsesto avevano le canzoni di Sanremo e così imparavi a memoria quelle che ti piacevano di più. Ma non mi si venga a dire che in passato è stato tutto “puro” perché a Sanremo abbiamo avuto Anna Oxa, Malika Ayane, e nessuno ci faceva caso però, perché si guardava alle canzoni, ancora. Oggi si filosofeggia, poi si inveisce contro un nemico che non esiste e ci si schiera, ahimè sempre dalla parte sbagliata.

 

Simona Stammelluti