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Parte discretamente la prima puntata del Festival di Sanremo, con quel “69” che svetta sulla grafica.  Finita l’epoca delle vallette straniere belle e impedite nella lingua, Claudio Baglioni ancora una volta direttore artistico della Kermesse, quest’anno, co-conduce con Claudio Bisio e con Virginia Raffaele che non convince in quella veste, e che rende sicuramente di più nelle performance comiche che le si addicono alla perfezione.

La prima serata vede sfilare i Big, (tanti, forse troppi) tra i quali quest’anno ci sono tanti nomi semisconosciuti, figli dei talent, ma che nulla hanno a che vedere con la figura dei “giganti” che ci si aspetta al Festival della Canzone Italiana. Nek, Renga, la Bertè, con una canzone scritta da Gaetano Curreri, il cui testo delude, Paola Turci, Patty Pravo, Nino D’Angelo tra i nomi conosciuti. E poi ancora la Tatangelo,  Arisa, con un pezzo fuori dal suo stile che non convince, Il Volo,  che sembrano antichi, pur essendo giovanissimi, Simone Cristicchi, con un ottimo pezzo ” Abbi cura di me” con un testo degno di nota scritto a 4 mani con lo scrittore Nicola Brunialti, un inno alla cura e al potere di un abbraccio, e poi Daniele Silvestri che con il pezzo “Argentovivo”, vera e propria denuncia del disagio giovanile.

Tra gli ospiti i due Bocelli, Andrea e Matteo, padre e figlio insieme sul palco dell’Ariston, Giorgia, che canta canzoni non sue, si fa accompagnare poi da Baglioni al pianoforte, ma riesce a sbagliare sulle cose facili, e forse dovrebbe allentare con tutti quei vocalizzi ed evoluzioni inutili.

Gli intermezzi sono noiosi. Bisio si intrattiene sui testi di Baglioni. Sfruttata male la presenza di Pierfrancesco Favino, che con la Raffaele mette in piedi una parodia sui Musical, ma che nessuno ricorderà. Mi è sembrata inutile anche la presenza di Claudio Santamaria a cui ieri sera stava male anche la giacca dello smoking. I  “Claudio” così salgono a a 3, per un omaggio insieme alla Raffaele al Quartetto Cetra, che fu sempre emblema di bravura, ironia ed eleganza. Nella vecchia fattoria, Baciami Piccina, Donna, Musetto, Vecchia America. Brava la Raffaele ed anche Baglioni, nel medley. Ricordano Tata Giacobetti. In platea sua figlia e la moglie Valeria Fabrizi.

Federica Carta, Ex Otago, Achille Lauro, Boomdabash, Zen Circus, Enrico Nigiotti, gli altri nomi in gara, Motta,Ghemon, Einar, Ultimo, Irama. Nulla di particolarmente rilevante. Proveremo a capire se nelle successive puntate, qualcosa possa restare nell’attenzione di pubblico e critica.

Gli outfit lasciano a desiderare. Su tutti l’abito fucsia fosforescente della Pravo, che portava a spasso anche una improbabile pettinatura, dissonante con la sua età e con ciò che fu.

Impeccabile come sempre la fantastica orchestra della Rai, chiamata a suonare dal vivo tutti i brani, sera dopo sera, che resta il pilastro della kermesse. Ottimi anche alcuni direttori d’orchestra.

Alla prima serata un voto che non va oltre il 7, ma soprattutto perché lasciano molto a desiderare i testi. E se gli arrangiamenti magari arrivano ad un ascolto successivo, quando si esce dalle mura dell’Ariston, i testi si avverte subito essere di poco spessore, spesso senza troppe parole nuove, e quelle usate, il più delle volte sono usate male. Fatta eccezione – a mio avviso – per i testi delle canzoni di Cristicchi e Silvestri.

Anche quest’anno c’è il televoto e si sa, il popolo italiano vota “a senso” o “a fiducia”. Spietati restiamo noi addetti ai lavori che passiamo al setaccio proprio tutto quello che viene mostrato e che da sempre, è meno bello di come può apparire.

Ma siamo solo alle prime battute.

Simona Stammelluti

 

 

 

Non so se sia meglio non averla mai vista la Cappella Sistina prima di assistere al “Visual Show” GIUDIZIO UNIVERSALE, Ideato da Marco Balich e realizzato da Artainment Worldwide Shows con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani.
Per me che la Cappella Sistina l’ho visitata ed ammirata un po’ di anni fa, l’emozione e la spettacolarità – in tutti i sensi – mi ha nuovamente investita, seppur con dinamiche differenti.
Sì perché si viene letteralmente investiti dalla bellezza, e non solo dalle bellezza delle immagini, ma anche dal “come” quelle immagini ti piovono addosso, ti inglobano, ti travolgono, proprio come nel giorno del “Giudizio Universale”, a prescindere se ci si senta più santi o più dannati.
Un po’ dannato lo sarà di certo stato chi questo live show lo ha ideato, riproponendo agli spettatori i passaggi fondamentali della genesi della cappella Sistina.
È senza dubbio un “inno alla bellezza”, lo spettacolo che non ha precedenti e dunque neanche termini di paragone, non ha una regia canonica – ed é questo il punto di forza – che non sembra assolutamente una semplice sfida, ma che nella semplicità dei dialoghi tra Papa Clemente VII e Michelangelo, e nel racconto dei passaggi della Bibbia, lascia spazio alla ricchezza di quelle dinamiche visive che non si può fare a meno di definire fantasmagoriche.
Passi di danza ad opera di performer e ballerini di altissimo livello, che vengono letteralmente fermati e riprodotti nel vuoto tridimensionalmente, giochi di luci e proiezioni, che però non vengono semplicemente riprodotti a 270 gradi sulla volta e sulle pareti dell’Auditorium della Conciliazione di Roma – lo spettacolo sarà Permanente a Roma e sarà in scena per tutto il  2018 e il 2019 – ma sono studiati ad arte per mostrare tutta la maestosità di quel lavoro che venne realizzato da un Michelangelo ormai in là con gli anni, e che in maniera audace, non ebbe problemi a mostrare i nudi perfetti di quelle figure raggruppate in singole formazioni plastiche, che nuotano isolate in disperata solitudine nella tremenda infinità del vuoto.
Ecco…quel vuoto è stato riempito dal regista che ha incastonato ogni immagine riprodotta sulla volta della Cappella Sistina nelle varie fasi della Bibbia raccontate.
La Creazione” è uno dei passaggi più incredibili ai quali si assiste; e poi la separazione del giorno dalla notte, della terra dalle acque che è travolgente. Così come l’uomo e la donna nel Paradiso Terrestre, mentre commettono il peccato originale o ancora il diluvio universale.
L’insicurezza di un’epoca, la totale mancanza di certezze, la deriva che travolge i dannati quanto i beati, e poi anche i simboli della passione; tutto perfettamente accordato con le intenzioni della regia, che a mio avviso ha dato vita alla genialità della narrazione, con accenni di dettagli storici, lasciando che il vero protagonista fosse l’opera d’arte che si trasforma e prende vita trasformandosi in una esperienza visiva ed emozionale, unica.
 
Sembra riduttivo anche parlare di suggestione, perché malgrado sia tutto molto suggestivo, accattivante e sorprendere, in realtà questo nuovo modo di fare spettacolo definito ARTAINMENT®, è capace di mettere in perfetta connessione i codici emozionali che sono talmente soggettivo da sembrare difficilmente campionabili, alla bellezza assoluta di opere d’arte come Giudizio Universale.
Lo spettacolo è nella doppia versione in italiano e in lingua inglese (a mio avviso andrebbero viste entrambe). Nella versione italiana la voce di Michelangelo nello show è affidata al bravissimo Pierfrancesco Favino, e nella versione inglese spicca invece la voce di Susan Sarandon che racconta la Bibbia.
Ad unire in una sorta di meccanismo perfetto tutto lo show, un impianto tecnologico che permette allo spettatore di fare un salto temporale di oltre 500 anni e le musiche, anch’esse maestose, di sfacciata bellezza compositiva, e la colonna sonora d’eccezione, con tema musicale originale firmato dal grande Sting, che è riuscito a musicare e poi a cantare versi in latino e in quel cantato così fascinoso, si conclude un live show che andrebbe visto e rivisto, per scorgerne ogni volta un dettaglio ancora, perché la dinamica ti costringe a tenere gli occhi all’insù, anche, mentre tutto intorno è altrettanta meraviglia.
Io cerco la bellezza, la bellezza é tutto, è la mia ossessione” – diceva Michelangelo.
Lo dice anche in apertura di spettacolo, nel 2018 per volontà di Marco Balich, e grazie a questa geniale idea, la bellezza concepita e creata e forgiata attraverso un’opera d’arte, dopo la visione di Giudizio Universale, diventa anche un po’ la nostra.
Simona Stammelluti

Uno SPETTACOLO, “Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel”, e poi ancora la VISITA NOTTURNA DELLA CAPPELLA SISTINA , la MUSICA DAL VIVO nel cortile della Pigna dei Musei Vaticani e biglietti ad un prezzo speciale per una notte d’estate nella magia di Michelangelo

 Per tutta l’estate, fino ad Ottobre, il venerdì sera diventa l’occasione per una serata unica. Il visitatore potrà prima partecipare allo spettacolo “Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel, l’innovativo show in scena all’Auditorium Conciliazione, ed entrare poi nei Musei Vaticani per una straordinaria visione notturna delle opere dal vivo,  approfittando di una offerta  speciale.

Giudizio Universale.  Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel, ideato da Marco Balich e realizzato da Artainment Worldwide Shows con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani, è un innovativo spettacolo immersivo sulla genesi del capolavoro di Michelangelo che ha già appassionato più di 130.000 spettatori, grazie all’emozione delle proiezioni ravvicinate delle opere, alla musica di Sting e alle voci di Pierfrancesco Favino e Susan Sarandon.

Le proiezioni a 270° degli affreschi nella Cappella Sistina permettono una visione unica e spettacolare del genio di Michelangelo, che completa l’esperienza insostituibile della visita della Cappella stessa.

Per permettere allo spettatore il percorso ideale che comincia con lo spettacolo e prosegue  con la visita durante le Aperture Notturne dei Musei del Papa, “Giudizio Universale”, in scena a pochi passi da Piazza San Pietro, all’Auditorium Conciliazione, propone la replica del Venerdì in orario pomeridiano ad hoc, in lingua italiana, con un biglietto speciale riservato ai visitatori dei Musei Vaticani.

Tutti i Venerdì fino ad Ottobre infatti i Musei Vaticani aprono le porte ad una straordinaria visita notturna, che prevede  anche  l’ascolto di un concerto nella  splendida cornice del Cortile della Pigna all’interno dei Musei. Da oggi è possibile abbinare, ad un prezzo speciale, anche la visione dello spettacolo “Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel” e passare così, a prezzo ridotto, una serata intera immersi nella bellezza, nell’arte e nella musica.

L’apertura notturna offre, in primo luogo, la possibilità di visitare i Musei del Papa in un orario inconsueto, lontano dai ritmi vorticosi dei circuiti del turismo di massa, diventando così uno spazio privilegiato per chi desidera beneficiare al meglio del patrimonio culturale che i Vaticani racchiudono.

Un momento ideale, dunque, per trarre ispirazione, istruzione e diletto dalla contemplazione dei capolavori custoditi nelle raccolte pontificie: l’agio di spazi meno affollati, la luce e il silenzio che la notte porta con sé, rendono i Notturni un’esperienza emozionante, uno spettacolo della conoscenza.

Artainment Worldwide Shows (AWS) è stata fondata nel 2016 all’interno di WSCorp. Nel 2017, la società Overjoy, composta da professionisti italiani di primo piano, ha deciso di investire in AWS credendo nella mission di Artainment.

La roadmap di AWS prevede una seconda fase con il tour mondiale di “Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel” ed una terza con nuovi spettacoli, applicando il codice e il linguaggio di Artainment ad altri capolavori del patrimonio artistico e culturale italiano.

 

Scopri di più: https://www.giudiziouniversale.com/

Trailer video: https://vimeo.com/260986895

Musei Vaticani: http://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it/eventi-e-novita/iniziative/Eventi/2018/il-giudizio-universale-quando-un-capolavoro-si-anima-vive-emozio.html

 

LA PROPOSTA

 

VISITA LIBERA IN NOTTURNA DEI MUSEI E SPETTACOLO GIUDIZIO UNIVERSALE

 

Musei Vaticani + Giudizio Universale, Settore Immersive: € 38 (16€ + 22€)

Musei Vaticani + Giudizio Universale, Settore Central: € 34 (16€ + 18€)

Musei Vaticani + Giudizio Universale, Settore Standard: € 31 (16€ + 15€)

 

 

VISITA LIBERA IN NOTTURNA DEI MUSEI E SPETTACOLO GIUDIZIO UNIVERSALE

Under 18 e studenti under26

Musei Vaticani + Giudizio Universale, tutti i Settori: € 24 (12€ + 12€)

 

UTILE SAPERE SUI VENERDÌ IN BELLEZZA:

Periodo: Luglio, Agosto, Settembre e Ottobre 2018

Giorno: Venerdì (escluso Venerdì 10 Agosto, per riposo spettacolo)

Orario spettacolo Giudizio Universale: ore 17:30

Orario visita ai Musei: dalle 19.00 alle 23.00

 

I biglietti sono acquistabili dal sito giudiziouniversale.com  e attraverso il circuito Vivaticket

https://giudiziouniversale.vivaticket.it

 

Per acquistare il biglietto ridotto per la visita ai Musei, vai sul sito dei Musei Vaticani oppure mostra il biglietto dello spettacolo del venerdì stesso all’ingresso dei Musei.

 

Box Office: via della Conciliazione, 4t – Roma tel.+39.06.6832256 info@ giudiziouniversale.com

 Le riduzioni previste dall’offerta sono valide esclusivamente per l’acquisto in combo del biglietto dei Musei Vaticani e dello spettacolo ‘Giudizio Universale’.

 

 

 

 

Questa 68esima edizione del Festival di Sanremo è stata un’ottima possibilità per Pierfrancesco Favino per mostrare – anche a chi lo conoscesse abbastanza bene come attore – tutte le sue capacità artistiche. E se la presenza scenica con la quale calca il palcoscenico è senza dubbio una dote innata, sorprende vederlo, sera dopo sera, ballare ed intrattenere in maniera a volte esilarante, ma sempre con stile e con un picco alto di talento. Non è comune vedere un attore parlare così fluentemente la lingua inglese tanto da potersi permettere una sorta di parodia a Steve Jobs che spiega come sia riuscito a mettere a punto un replicante di  Claudio Baglioni.

La terza serata – che a parte qualche momento – non sembra particolarmente accattivante, si rianima con l’arrivo di Virginia Raffaele, che con la padronanza di chi sa fare “tutto e bene”, riesce a prendere elegantemente in giro il direttore artistico e poi con lo stesso canta. Ma lei sì che può farlo, perché ne é capace e così “canto anche se sono stonata”, diventa uno dei momenti migliori della serata.

Baglioni continua a proporre le sue canzone in tutte le salse e in ogni contesto; Persevera anche la Hunziker, che per la terza sera di seguito si cimenta nella pratica canora fallendo miseramente.
Non convince neanche il look retrò con quella pettinatura anni ‘30 e quei vestiti con godet.

Non falliscono invece in quel che a loro riesce benissimo, James Taylor e Giorgia in duetto, super ospiti della terza serata, che con la famosa “You’ve got a friend” mettono in pausa tutto il resto e tengono il palco di una bolla, sospesa in un’atmosfera sofisticata.

Anche i Negramaro ospiti della terza serata, che dopo aver profuso sul palco dell’Ariston tutta la verve possibile, alla fine – perché quella è la sorte che tocca a tutti ormai – cantano con Baglioni una delle sue canzoni, “Poster”. Che poi questi pezzi per forza di cose vengono riarrangiati e non sempre conservano le peculiarità armoniche e ritmiche che le resero celebri.

È tardi ormai quando sul palco sale Danilo Rea, un veterano del jazz che oggi piegatosi al commerciale, sveste quei panni e segue da anni Gino Paoli che ha fatto anche lui la storia della musica italiana, ma che ormai non ce la fa più e forse dovrebbe tenere seriamente in considerazione la possibilità di lasciare le scene; e così resta solo la tenerezza dell’omaggio a Faber e a Bindi.

Ma Sanremo è soprattutto una gara. In gara per la sezione “nuove proposte” Mudimbi (Il mago), Eva (Cosa ti salverà), Ultimo (Il ballo delle incertezze), Leonardo Monteiro (Bianca). Buoni i pezzi di Mudimbi e di Ultimo, anche se “quest’ultimo” ha poco controllo della sua voce.

Per i secondi 10 Big in gara, restano nella zona “alta” della classifica Max Gazzè, il duo Meta-Moro (aiutati sicuramente dalle polemiche degli ultimi giorni circa la vicenda del plagio) e Lo Stato Sociale.
A me ha colpito invece il duo partenopeo Avitabile-Servillo; hanno un sound spettacolare, ed arte interpretativa degna di nota.

Si attende la serata di oggi, durante la quale i 20 big duetteranno con altri artisti e tra questi “altri” ci sono fior fiore di talenti. Sarà – a mio avviso – la migliore delle serate fin ora consumatesi.

 

Simona Stammelluti

 

 

 

Seconda serata con qualche dettaglio degno di nota, ma anche tante “note stonate”. Si ostinano a far cantare la Hunziker che proprio non ce la fa, mentre Baglioni si autocelebra, mettendo i suoi pezzi – che per l’amor del cielo sono un pezzo importante della musica italiana – in ogni blocco di trasmissione.

Serata di ingresso per 4 nuove proposte, ma non sono certo i tempi della Pausini, di Zucchero, di Vasco o di Giorgia e tutto scorre via in poco più di mezz’ora, tra il “congiuntivo” di Lorenzo Baglioni (beato lui che ci scherza su), il “come stai” di Giulia Casieri, lo “stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane e “gli specchi rotti” di Alice Caioli.

Tornano in gara sullo storico palco dell’Ariston 10 big, e dal secondo ascolto incominciano a delinearsi quelle che con molta probabilità saranno i pezzi che si guadagneranno il podio. Ancora degno di nota il pezzo scritto da Lucio Dalla “Almeno pensami” cantata magistralmente da Ron, che come sempre intonatissimo e appassionato, sembra possedere le dinamiche giuste per far rivivere Dalla in quel pezzo. Penso che andrà a lui il premio della sala stampa.

Anche la Vanoni, sul palco insieme a Bungaro e Pacifico e la loro “Imparare ad amarsi” rappresenta un ottimo momento di musica e di interpretazione. Decibel con “Lettera dal duca” (omaggio a David Bowie), anche il pole position, e tra le meno veterane Annalisa con la sua ballad “Il mondo prima di te” resta la più credibile, almeno in fatto di intonazione.

E poi ancora in gara ieri sera, Diodato con Roy Paci, Red Canzian, Renzo Rubino, le Vibrazioni e la Zilli che cerca in qualche modo di uscire dal suo cliché.

La serata si dipana tra cantanti in gara ed ospiti. Piacciono i tre ragazzi de “Il volo” ai quali il pubblico dell’Ariston riserva una standing ovation e con i quali Baglioni fa un omaggio a Sergio Endrigo in inizio di puntata, ma la star, la stella indiscussa della seconda serata resta Sting, che riesce a mettere in ombra tutto il resto. Canta – in italiano per omaggiare il Festival – “mad about you“, riadattata da Zucchero e che diventa “muoio per te“. Quella che a mio avviso è la peggior regia degli ultimi 15 anni di Festival di Sanremo, si riscatta proprio mentre canta la star inglese. Personalità da vendere, capacità espressiva, intonazione e fascino tutto insieme che si consuma sul palco dell’Ariston di Sanremo e poi quella performance insieme a Shaggy, alla fine della quale Sting scappa quasi via. Tra le due esibizioni qualche battuta con Favino, che ieri sera si è lanciato anche nel ballo.

Non c’è Fiorello, ma arriva Pippo Baudo, che racconta per sommi capi la sua esperienza sanremese; 13 edizioni, tanti talenti scoperti, tanti ospiti stranieri invitati ed incontrati, da Armstrong a Whitney Huston, a Springsteen. A Baglioni invece come ospite tocca Biagio Antonacci, che non dispiace se non fosse che si affossa da solo, provando a cantare con Baglioni – che continua ad autocelebrarsi – “mille giorni di te e di me”.

Sul finale – siamo quasi in ore piccole – un gradevole Roberto Vecchioni che racconta come nacque la canzone Samarcanda e cosa narra e con lui sul palco, un bravissimo (come sempre) Lucio Fabbri al violino.

Insomma…alla fine è sempre così; le trasmissioni collaudate nel tempo, finiscono per diventare un grande calderone, dal quale ognuno tira fuori quel sente più affine, il testo più sentito e quella musica che – come spesso accade – si insinua e finisce per ricordarti qualcosa che viene da lontano, come una nostalgia.

 

Simona Stammelluti

 

 

Puntuale come ogni festività che si rispetti, è arrivato Sanremo e come tutti gli anni ha portato con se le polemiche che alla fine, sono solo della prima serata; poi tutto sembra viaggiare su binari che si riscaldano e portano in circolo la musica che – piaccia o no – accompagna per un bel po’ di tempo, riempie le radio, e quando è possibile diventa il tormentone dell’estate.
È inutile dire che non è più il Festival di Luigi Tenco, di Claudio Villa, di Bindi e di Lauzi, come non é più quel Sanremo che aveva il ritmo e la leggiadria di chi quel palco sapeva come calcarlo, di chi di mestiere faceva il presentatore e che ha per molto tempo sostenuto il binomio “Sanremo-Pippo Baudo”.
Perché lui, con a fianco mannequin o soubrette, ha sempre saputo come portare avanti per sere e sere uno degli spettacoli più antichi della televisione italiana ed anche tra i più conosciuti fuori dai confini. Canzoni, ospiti stranieri, qualche gag e poi la musica protagonista.
Che però piaccia o meno, ieri sera la prima puntata del festival ha tenuto incollati oltre 11 milioni di telespettatori, che nell’era del digitale ha poi utilizzato i social network per dire la propria con il famoso hashtag.

Nel tempo le cose sono cambiate e alla conduzione oggi c’è un Claudio Baglioni rimesso a nuovo per l’occasione, impacciato e “fuori tempo”, che sembrava più in crisi per il papillon che non stava al suo posto, che per l’impaccio che ha mostrato. La Hunziker, che qualcuno pensa adatta a tutto, è sembrata forzata nelle battute, oltre che stonata ed improponibile come cantante. La triade alla conduzione si chiude con Pierfrancesco Favino, che impeccabile nel suo smoking e da bravo attore che piace a tutti, ha provato a fare del suo meglio, ma forse ci vuole ancora un po’ per padroneggiare sul famoso palco dell’Ariston che per quanto facile, resta una istituzione con tutto quello che si consuma su di esso.

La gaffe della Hunziker che sottolinea come “i pezzi a Sanremo siano tutti inediti”, non passa inosservato tanto quando i suoi begli abiti.
Per riempire un tempo morto le scappa anche un “ti amo, amore” diretto al marito in platea (ma a noi poco importa).

Sul palco, imprevista anche l’irruzione di un disturbatore ma a quello, gli spettatori di Sanremo sono abituati, considerato che ai tempi di Baudo, anche quel momento faceva audience.

Mattatore della serata Fiorello, show man a tutto tondo, versatile e simpatico come sempre, ironico al punto giusto, oltre che capace di ridare un ritmo alla trasmissione che alla fine è fatta di tante cose oltre alla musica, come ogni show che si rispetti.
La musica a Sanremo ha un grande privilegio, quello di essere suonata dai grandi maestri dell’Orchestra, che probabilmente non riceveranno in compenso cifre astronomiche come quelle di presentatori ed ospiti vari, ma sono l’emblema di come l’arte sia un dato oggettivo e al contempo appagante.
Ottima orchestra – sempre protagonista – ed anche ottimi direttori, come Antonio Fresa che quest’anno ha diretto l’orchestra sul pezzo cantato dalla Vanoni insieme a Bungaro e Pacifico, entrambi autori del pezzo “imparare ad amarsi”.
Molti cantautori sul palco di Sanremo quest’anno; Gazzè (discreto), Ron con “almeno pensami”, un pezzo delicato e appagante scritto da Lucio Dalla, e poi ancora Barbarossa, Avitabile con Servillo.
Mi è sembrato già tutto sentito nel pezzo di Elio e le Storie Tese, non mi sembra riuscito il duetto Meta-Moro e boccio Noemi e la Zilli che a parte il look improponibile, abbandona il suo stile, il suo sound e si dà alla canzone melodica che le toglie ogni caratteristica costruita nel tempo.
Le canzoni – tranne qualche raro caso – come sempre meritano un ascolto più approfondito, ed abbiamo ancora diverse serate per allenare l’orecchio e farci un’idea sui probabili vincitori.
Non mi sembra particolarmente azzeccata la giuria di qualità che influenzerà il verdetto finale, ma ormai ci hanno abituati ad accontentarci, e allora lasceremo che Scanzi, Allevi e Muccino dicano la loro.
Mi stringo nelle spalle e penso che forse a questo giro farà meglio il televoto.

Simona Stammelluti