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Cosa significa che le competenze non cognitive diventano didattica?
Significa che – finalmente – nelle scuole si insegnerà come gestire stress, empatia, pensiero critico e creativo

In maniera unanime, con 340 voti a favore, nessun contrario e 5 astenuti, la Camera ha risposto “Sì” alla proposta di legge che abilita all’utilizzo e alla valorizzazione delle competenze non cognitive in ambito scolastico. Il testo ora passerà all’esame del Senato.

La pregevole proposta – presentata dall’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà – prevede una sperimentazione che sia inclusiva e che valorizzi delle competenze extradisciplinari, con l’obiettivo di incrementare le “life skills”, ovvero abilità che portano a comportamenti positivi e che rendano l’individuo capace di adattarsi, di far fronte in maniera efficace alle sfide della vita di tutti i giorni.

Si andranno dunque a stimolare abilità non direttamente legate al processamento delle informazioni, ma alle caratteristiche individuali legate agli ambiti emotivi, psicosociali e a caratteristiche di personalità.

In pratica ai giovani verrà insegnato come “saper vivere” stimolando la capacità di gestire le emozioni, come gestire lo stress, l’empatia, allenando il pensiero creativo e quello critico, cosa assolutamente indispensabile in una società soggetta costantemente agli attacchi di fake news e al peso dell’omologazione. E poi ancora la capacità di prendere decisioni e risolvere problemi.

La proposta di legge introduce, quindi, l’avvio a partire dal 2023 ad una sperimentazione nazionale triennale per attività finalizzate allo sviluppo delle competenze non cognitive nei percorsi delle scuole di ogni ordine e grado.

Sarà un metodo che recupererà anche i soggetti più difficili e che potrebbe ridurre anche il fenomeno dell’abbandono scolastico.

Importantissima sarà ovviamente la formazione dei docenti, prevista affinché questa proposta possa diventare attuabile a tutti gli effetti.