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Silviù, prova ad immaginare la delusione che avrà provato il mondo cattolico della tua città, della nostra terra, quando oggi, 13 maggio, invece di sperare in altre celestiali apparizioni, sei apparso tu!

E vabbè, accontentiamoci di Silvio, qualcuno avrà detto, pur sottolineando la planetaria differenza tra quella “Bella Donna” che sparge miracoli con tanta generosità e il sindaco di Raffadali Silvio Cuffaro, apparso in un video, che sparge una serie di minchiate per fortuna non miracolose.

Nel video Cuffaro segnala la presenza di un nuovo caso Covid 19 a Raffadali; prima, giustamente, si scaglia contro i suoi concittadini che hanno preso alla leggera la Fase 2. E fin qui, tutto normale.

Poi sottolinea una dichiarazione, gravissima, pericolosa e priva di ogni verità. Dice: “Il focolaio del coronavirus ad Agrigento è l’ospedale San Giovanni di Dio. Non andate in quel posto”!

Meraviglia (ma non più di tanto) il silenzio assoluto da parte dei vertici sanitari agrigentini i quali avrebbero dovuto zittire le idiozie proferite dal primo cittadino di Raffadali, attraverso dure e precise prese di posizioni. Ed invece nulla.

Premesso che i due casi avvenuti in ospedale appartengono ad un soggetto che lavora in amministrazione e ad un altro che lavora in farmacia.

Tralasciando anche questo non meno importante chiarimento, abbiamo una infinita curiosità di sapere dove Silvio abbia attinto notizie così false, così fuorvianti e così gravi?

Silvio caro, sei a perfetta conoscenza del significato del sostantivo maschile “focolaio”? Nutro un ragionevole dubbio del fatto che, ancora oggi, non ti sia reso conto della gravità nelle parole che hai detto! Al contrario, nutro una ragionevole certezza che tu possa fare confusione tra un focolaio e i più allegri e coloriti falò di ferragosto.

Proprio tu, che sei il primo ufficiale sanitario della città che amministri, inviti la popolazione a non mettere piede in ospedale, iniettando alla stessa enormi dosi di paure che potrebbero essere letali?

Silvio, sei a conoscenza, di quante persone in questi ultimi tristi mesi, sono rimaste stecchite a casa perché non si sono volute recare in ospedale e che, al contrario, avrebbero potuto salvarsi tranquillamente?

Ascolta Silviù, ascolta un tuo amico da almeno 40 anni; ed è un consiglio, questo, che voglio esternare anche ai tuoi omologhi di altri Comuni viciniori. Quando dovete comunicare non mettetevi dinnanzi ad una cam, perché quel puntino rosso acceso vi fa impazzire e, spesse volte, inconsciamente, è capace di far esternare dalla vostra bocca cazzate di ogni genere.

Tornate ai comunicati stampa, tornate alla carta scritta. E’ più lineare, ha la stessa incisività e magari può essere riletta e soprattutto corretta.

Avete un ufficio stampa, a cosa serve? Sai, a volte anche il responsabile della comunicazione potrebbe evitare di far fare cattive figure al proprio sindaco!

Così come, sono certo, che se una tua omologa di un Comune vicino nei giorni scorsi anziché apparire in un video avesse scritto un comunicato stampa e magari farlo rileggere al proprio addetto stampa, non avrebbe sicuramente bisticciato con quell(A) diabete che tanto male arreca ai comuni mortali.

Silviù, occhio…

Una domenica infausta nel cosentino, dove subito dopo la mezzanotte due auto si sono scontrate frontalmente causando la morte di 4 giovanissimi.

6 in tutto le vittime di un incidente dovuto forse alle strade sdrucciolevoli post piogge.

Il bilancio è dunque di 4 morti e 2 feriti; tutti giovanissimi, i deceduti, poco più che diciottenni.

L’incidente è avvenuto sulla strada statale 107 silana-crotonese, al km 25 e 500 in prossimità dello svincolo di Rende in provincia di Cosenza. 

I 4 giovani che viaggiavano sulla Polo Volkswagen sono deceduti nell’impatto frontale. Sono invece attualmente ricoverati nel nosocomio cosentino i due trentenni, un uomo e una donna, che viaggiavano sulla Citroen C3.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, il 118 e i Carabinieri della vicina Compagnia di Rende. 

In corso le indagini per verificare le dinamiche del drammatico incidente.


Il sindaco Fabrizio Di Paola interviene sulla questione ospedale chiedendo ai vertici dell’Azienda Sanitaria Provinciale il quadro della situazione sull’efficienza dei reparti, spiegazioni su alcune criticità e un incontro con la Giunta comunale. Una richiesta, in tal senso, è stata inviata ieri al direttore generale dell’Asp 1 di Agrigento Salvatore Lucio Ficarra, al direttore sanitario aziendale  Silvio Lo Bosco e al direttore sanitario dell’ospedale  Gaetano Migliazzo.
“Facendo seguito ai colloqui avuti in questi giorni, – scrive in una missiva il sindaco Fabrizio DI Paola  – evidenzio nuove situazioni critiche all’ospedale “Giovanni Paolo II”, segnalatemi, con una lettera, dal Gruppo consiliare del Pd, ma anche da utenti e operatori sanitari. Situazioni che destano fortissime preoccupazioni e che potrebbero trasformarsi in emergenze considerato il periodo dell’anno in cui ormai siamo entrati, che richiede il potenziamento delle strutture ospedaliere, con personale in numero adeguato alle richieste. Nel periodo estivo, con l’aumento delle presenze turistiche, infatti, la popolazione raddoppia. E, conseguentemente, raddoppiano anche le esigenze di accesso ai servizi sanitari”.
“Mi viene, in particolare, evidenziata – aggiunge il sindaco Fabrizio Di Paola – una condizione di pesante disagio del Laboratorio di Analisi, fondamentale per il buon funzionamento dell’intero nosocomio, che non sarebbe messo in condizioni di erogare servizi H24. Così come si punta l’attenzione sul Pronto Soccorso, per l’insufficienza di personale medico e infermieristico. Ma c’è da più parti anche preoccupazione per il paventato trasferimento di personale dall’ospedale di Sciacca all’ospedale di Ribera. E ancora… Mi segnalano che la metà delle Unità di Medicina da quasi due anni è chiusa. L’Unità di Emodinamica potrebbe avere serie difficoltà a garantire il servizio nei periodi estivi a causa dell’insufficienza dei medici e degli obblighi di legge legati alla concessione delle ferie al personale. Stessi problemi di personale mi segnalano anche nell’Unità Operativa di Pediatria. Si chiede, infine, di conoscere quando potrà partire la concreta attività del Laboratorio di Biologia Molecolare, utile per la prevenzione del tumore alla mammella e alle ovaie delle donne”.
“Viste le circostanziate segnalazioni, considerando l’importanza che riveste nel territorio un presidio sanitario come quello di Sciacca” il sindaco ha chiesto “informazioni dettagliate sull’attuale situazione dei reparti al “Giovanni Paolo II”  e un incontro con la Giunta per un “momento di approfondimento, al fine di rassicurare la Città sull’efficienza, adeguatezza e piena funzionalità dell’ospedale”.

Aprirà martedì prossimo, presso l’ospedale San Giovanni di Dio, l’Unità Operativa di Neurologia. L’ha anticipato il deputato regionale Lillo Firetto, componente della Commissione Sanità dell’Ars che aveva posto violentemente la questione dell’apertura presso il presidio ospedaliero di Agrigento di una UOC di Neurologia come risposta essenziale al Territorio in materia tra l’altro di emergenze cerebro vascolari.
“Saranno attivati sei posti letto e sarà avviato anche il centro per la cura dell’Alzheimer – ha anticipato Lillo Firetto che già nel dicembre scorso era intervenuto presso il Governo Regionale e i vertici dell’Asp di Agrigento con un’Interrogazione urgente (con questi ultimi aveva avviato una dura polemica sull’argomento). Avevamo posto l’improcrastinabile esigenza di una struttura che rispondesse alle esigenze del Territorio agrigentino in materia di sempre più frequenti patologie come ictus cerebrale, trauma cranico, stati epilettici – continua Firetto – e l’Unità operativa agrigentina sarà, secondo le disposizioni del Piano Sanitario Regionale, una stroke unit di secondo livello con servizio di neuro fisiopatologia clinica ed ambulatorio di neurologia. E’ doveroso sottolineare la prontezza manifestata sulla questione dagli attuali vertici dell’Asp di Agrigento”.

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Ieri è stato diffuso un appello per una richiesta urgente di sangue del gruppo sanguigno zero positivo all’ Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. In proposito, l’attivista Marcello La Scala rileva che in ospedale al mattino di oggi vi sono stati 13 donatori e soltanto 2 medici per la raccolta. La Scala afferma : “mi chiedo perché in questi casi non si pianificano dei turni supplementari vista l’emergenza? O dobbiamo per forza giungere al punto che i donatori stanchi di aspettare preferiscano poi andare via?”.

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