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A sorpresa, contro ogni pronostico, vince il pezzo che, senza dubbio, si appresta a divenire il tormentone dell’estate, che rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest 2017 e che vince per un mix di fattori che sbaragliano ogni altra ottima performance sanremese.
Ha vinto Francesco Gabbani con la sua Occidentali’s Karma, un ragazzo semisconosciuto, vincitore lo scorso anno nella categoria “nuove proposte” con il pezzo Amen, trentaquattrenne, cresciuto in un negozio di strumenti musicali. Ha vinto quel suo look minimal, quel golfino arancione infeltrito, quel balletto con lo scimmione (la vera novità sul palco dell’Ariston, che nasconde Filippo Ranaldi, coreografo), una interpretazione originale, un ritmo “che prende”, un ritornello canticchiabile e quel testo che nasce da un esame di coscienza personale e poi diventa una provocazione verso quel modo ridicolo che gli occidentali hanno, di avvicinarsi alle culture orientali, fingendo un compromesso ma poi restando vittime consapevoli di quel processo che rende tutti dipendenti da cose lontanissime dalla spiritualità orientale, perché calati in una “umanità virtuale” mentre “l’evoluzione inciampa“. Uno spaccato realistico che prende un po’ un giro e un po’ fa riflettere, perché come lo stesso Gabbani afferma, “nelle altre culture, saremo sempre e solo turisti“.
Non se l’aspettava Gabbani di vincere il Festival di Sanremo, soprattutto perché al suo fianco, nel terzetto finale c’era la superfavorita  Fiorella Mannoia alla quale sono andati i premi “Miglior Testo” per “Che sia benedetta” e il “premio della Stampa”. Allo stesso Gabbani è andato anche il premio TIM Music, per l’originalità, mentre il premio della critica è toccato a Ermal Meta, anch’egli nella rosa dei superfavoriti.
Cosa se ne farà Gabbani di questa vittoria? Tocca aspettare un po’ per saperlo, ma malgrado non abbia avuto fino a qualche giorno fa una notorietà di spicco, resta un autore e musicista, che ha scritto per Francesco Renga, per Adriano Celentano, si è occupato di colonne sonore, ma come ben si sà c’è bisogno di qualcosa che ti renda “notabile” al grande pubblico, soprattutto se hai già 34 anni e non sei figlio dei talent show. Questo appena trascorso è stato per lui un anno per andare nella direzione giusta dopo la vittoria della scorsa edizione sullo stesso palco, e allora gli auguriamo di far fruttare questa nuova chance nella maniera migliore. Certo da oggi, i riflettori saranno per un po’ su di lui. Chissà che non gli abbiano portato bene le stelline sul completo blu indossato ieri sera, firmato da Daniele Alessandrini.
E’ stato un Sanremo nel quale è filato tutto liscio, sobrio sotto molti aspetti, che ha fatto record di ascolti, che ha saputo proporre ottimi testi, il giusto equilibrio tra cantanti della vecchia guardia e giovani talentuosi ed intraprendenti, che ha ospitato star internazionali senza eccedere, e la satira di Crozza che fa ridere sì, ma che lancia messaggi su cui riflettere e che ieri sera, per l’ultima serata del Festival ha rispolverato la sua vena canora e che nei panni del suo storico personaggio, il senatore Razzi, ha regalato al pubblico la sua “Buonisti…attacatevi al Trump”, una performance ironica, sagace e ricca di “distorsioni linguistiche”.
Maria De Filippi se l’è cavata, forse anche grazie al fatto che la co-conduzione con Carlo Conti, ha modulato quel suo flemmatico modo di condurre le cose.
Quest’anno su tutto vince il messaggio di ottimismo, di fiducia, in un momento in cui il disfattismo e lo scoramento provano ad essere quotidiani compagni di viaggio, e lo slancio che è arrivato dalla Kermesse, forse non andrebbe archiviato ora che i riflettori si sono spenti.
Da oggi riascolteremo in radio molte delle canzoni del festival e sceglieremo la nostra preferita, perché tanto come ogni anno, ci si azzuffa un po’ tra pronostici e gusti assortiti.
C’erano a mio avviso delle belle canzoni quest’anno, che avranno il loro giusto spazio nel panorama musicale. Ho già scelto che CD acquistare di questa tornata sanremese ed è “vietato morire” di Ermal Meta e so che non mi deluderà.
Il cantautorato ha bisogno di nuove leve, di nuove idee, di nuove dinamiche musicali e culturali e c’è un nuovo humus che produrrà, ne sono certa, ottimi frutti.
Simona Stammelluti

A sorpresa, contro ogni pronostico, vince il pezzo che, senza dubbio, si appresta a divenire il tormentone dell’estate, che rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest 2017 e che vince per un mix di fattori che sbaragliano ogni altra ottima performance sanremese.

Ha vinto Francesco Gabbani con la sua Occidentali’s Karma, un ragazzo semisconosciuto, vincitore lo scorso anno nella categoria “nuove proposte” con il pezzo Amen, trentaquattrenne, cresciuto in un negozio di strumenti musicali. Ha vinto quel suo look minimal, quel golfino arancione infeltrito, quel balletto con lo scimmione (la vera novità sul palco dell’Ariston, che nasconde Filippo Ranaldi, coreografo), una interpretazione originale, un ritmo “che prende”, un ritornello canticchiabile e quel testo che nasce da un esame di coscienza personale e poi diventa una provocazione verso quel modo ridicolo che gli occidentali hanno, di avvicinarsi alle culture orientali, fingendo un compromesso ma poi restando vittime consapevoli di quel processo che rende tutti dipendenti da cose lontanissime dalla spiritualità orientale, perché calati in una “umanità virtuale” mentre “l’evoluzione inciampa“. Uno spaccato realistico che prende un po’ un giro e un po’ fa riflettere, perché come lo stesso Gabbani afferma, “nelle altre culture, saremo sempre e solo turisti“.

Non se l’aspettava Gabbani di vincere il Festival di Sanremo, soprattutto perché al suo fianco, nel terzetto finale c’era la superfavorita  Fiorella Mannoia alla quale sono andati i premi “Miglior Testo” per “Che sia benedetta” e il “premio della Stampa”. Allo stesso Gabbani è andato anche il premio TIM Music, per l’originalità, mentre il premio della critica è toccato a Ermal Meta, anch’egli nella rosa dei superfavoriti.

Cosa se ne farà Gabbani di questa vittoria? Tocca aspettare un po’ per saperlo, ma malgrado non abbia avuto fino a qualche giorno fa una notorietà di spicco, resta un autore e musicista, che ha scritto per Francesco Renga, per Adriano Celentano, si è occupato di colonne sonore, ma come ben si sà c’è bisogno di qualcosa che ti renda “notabile” al grande pubblico, soprattutto se hai già 34 anni e non sei figlio dei talent show. Questo appena trascorso è stato per lui un anno per andare nella direzione giusta dopo la vittoria della scorsa edizione sullo stesso palco, e allora gli auguriamo di far fruttare questa nuova chance nella maniera migliore. Certo da oggi, i riflettori saranno per un po’ su di lui. Chissà che non gli abbiano portato bene le stelline sul completo blu indossato ieri sera, firmato da Daniele Alessandrini.

E’ stato un Sanremo nel quale è filato tutto liscio, sobrio sotto molti aspetti, che ha fatto record di ascolti, che ha saputo proporre ottimi testi, il giusto equilibrio tra cantanti della vecchia guardia e giovani talentuosi ed intraprendenti, che ha ospitato star internazionali senza eccedere, e la satira di Crozza che fa ridere sì, ma che lancia messaggi su cui riflettere e che ieri sera, per l’ultima serata del Festival ha rispolverato la sua vena canora e che nei panni del suo storico personaggio, il senatore Razzi, ha regalato al pubblico la sua “Buonisti…attacatevi al Trump”, una performance ironica, sagace e ricca di “distorsioni linguistiche”.

Maria De Filippi se l’è cavata, forse anche grazie al fatto che la co-conduzione con Carlo Conti, ha modulato quel suo flemmatico modo di condurre le cose.

Quest’anno su tutto vince il messaggio di ottimismo, di fiducia, in un momento in cui il disfattismo e lo scoramento provano ad essere quotidiani compagni di viaggio, e lo slancio che è arrivato dalla Kermesse, forse non andrebbe archiviato ora che i riflettori si sono spenti.

Da oggi riascolteremo in radio molte delle canzoni del festival e sceglieremo la nostra preferita, perché tanto come ogni anno, ci si azzuffa un po’ tra pronostici e gusti assortiti.

C’erano a mio avviso delle belle canzoni quest’anno, che avranno il loro giusto spazio nel panorama musicale. Ho già scelto che CD acquistare di questa tornata sanremese ed è “vietato morire” di Ermal Meta e so che non mi deluderà.

Il cantautorato ha bisogno di nuove leve, di nuove idee, di nuove dinamiche musicali e culturali e c’è un nuovo humus che produrrà, ne sono certa, ottimi frutti.

Simona Stammelluti