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Nella giornata di ieri 4/6/2018, il personale del Nucleo Investigativo Carabinieri di Cosenza, ha proceduto a eseguire ulteriori notifiche di provvedimenti riguardanti il patrimonio di Serpa Nella (detta “la bionda), reggente boss dell’omonima cosca di Paola (Cs), attualmente al regime di 41 bis, presso la casa circondariale del L’Aquila.

Nello specifico la Suprema Corte di Cassazione con provvedimento datato 9/5/2018 aveva disposto la restituzione a Nella Serpa e ai familiari, di quanto precedentemente confiscato – correva l’anno 2015 – nell’ambito della misura di prevenzione.

Ma allora come mai la decisione estrema della Suprema Corte, che oggi si apprende essersi espressa su un ricorso da parte del collegio difensivo della famiglia Serpa?

Contestualmente – il mistero si infittisce ulteriormente – gli uomini del Nucleo Investigativo notificavano due provvedimenti di sequestro beni:
– uno emesso a seguito di sentenza nella quale Serpa Nella è stata ritenuta colpevole del reato di cui all’art 416 bis c.p. (associazione di stampo mafioso) nonché di estorsione pluriaggravata dall’art 7 (cioè del metodo mafioso);
– il secondo invece, che segue a sentenza emessa nell’ambito della misura di prevenzione dal Tribunale di Catanzaro – II Sezione Penale Misure di Prevenzione – a seguito della pronuncia della determinazione della citata Corte di Cassazione di annullamento del provvedimento della Corte di Appello di Catanzaro emessa nell’anno 2017.

Il patrimonio “conteso” tra le parti, in sostanza, ammonterebbe a  poco meno di 4 mln di euro tra beni mobili, immobili, società e rapporti finanziari.

Ancora, quindi, non sono chiare le ragioni per le quali si è dovuto reiterate in modo così inusuale l’adozione di provvedimenti che sembravano già formalmente ultimati, nel loro iter procedurale.

Ma questa è un’altra storia che – forse (?)- qualcuno un giorno si degnerà di raccontare ai noi comuni mortali

[To be continued…]

Simona Stammelluti