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Sabato 6 maggio alle ore 18:00 verrà inaugurata, presso lo SPAZIO ESPOSITIVO di Francesco Siracusa, ad Agrigento in via Papa Luciani 52, la mostra dal titolo IMMEMORE – Breviario dell’assenza di Alessandro Saturno
La mostra, che raccoglie tele ad olio di vario formato, è una ricognizione sull’attività dell’artista napoletano sul mistero della materia e dello spirito, l’enigma dell’assenza e dell’incorporea presenza, sono le coordinate temporali  e spaziali di tale ricerca. Il suo spazio pittorico è un limbo dove la figura accade, si forma o si dissolve, si guarda dentro, si attraversa.
La mostra, accompagnata da un intervista con l’autore, sarà visitabile fino al 30 giugno. Orari: lun. – ven. (ore 9-13:00, 17-20:00) e sab. (ore 9:00-13:00).
6 Maggio – 30 Giugno

SPAZIO ESPOSITIVO di Francesco Siracusa

INAUGURAZIONE Sabato 6 Maggio ore 18:00

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PALERMO- Un secolo di storia dell’arte in una selezione di opere tra le più rappresentative. La mostra “Novecento italiano. Una storia”, che da oggi al 31 agosto 2017 è aperta nella sala Duca di Montalto di Palazzo dei Normanni, offre un percorso onnicomprensivo su un secolo ricco di fermenti, movimenti, sperimentazioni e innovazioni, spiega Maria Teresa Benedetti – è una mostra da leggere attraverso la singolarità delle opere esposte, di una qualità che definirei sorprendente e vogliamo che questa sia riconosciuta a livello internazionale.”
In un percorso ordinato cronologicamente accompagneranno i cittadini lungo tutta l’esposizione. Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Gino Severini, Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi, Mario Mafai, Franco Gentilini fino a giungere al realismo di Renato Guttuso con cui si conclude la prima parte della mostra, e il cui celebre affresco La Vucciria spicca per dimensioni e per valore culturale tra le altre opere. Su tale affresco, Maria Teresa Benedetti, curatrice dell’evento, in occasione della conferenza stampa di questa mattina a Palazzo Reale, ha spiegato: “La Vucciria di Guttuso si deve vedere, ed è un quadro che mi ha sorpreso in qualche modo proprio per la fissità di natura fotografica, attraverso il quale l’autore è riuscito a restituire una perfetta immagine del mercato palermitano ed è una posa ferma, che si discosta dalle altre opere di Guttuso. Abbiamo allora pensato di sceglierlo in quanto un omaggio alla memoria, a una storia che non ha una dimensione temporale, ma è piuttosto antistorica, e ha bisogno di essere fissata nel tempo”.

La mostra ospitata nelle Sale Duca di Montalto di Palazzo Reale presenta un racconto che non ha la pretesa di essere esaustivo, ma vuole mostrare la grandezza del nostro patrimonio creativo attraverso un viaggio in cui ogni tappa è una storia esaltante che vede protagonisti alcuni tra i più grandi artisti del XX secolo. Si tratta di un’esposizione di sessanta quadri, otto sculture di quarantaquattro autori che possono, a ragione, essere considerati i manifesti delle loro correnti di riferimento. Sono almeno quindici i movimenti artistici rappresentati in questa esposizione: si va dal Ritorno al mestiere all’Idealismo, passando per la Metafisica del quotidiano, il Realismo magico, la Scuola romana, il Gruppo forma; e ancora l’Onirismo siderale, gli Italien de Paris, il Primordialismo plastico, la Scuola di via Cavour e il Gruppo di Piazza del Popolo.
Il Novecento italiano include una serie di artisti che si sentivano traduttori dello spirito del XX secolo, provenivano da esperienze e correnti differenti, ma legate da un senso comune di ritorno alle origini nell’arte, reinterpretate secondo la modernità: il Novecento torna quindi ad avere come supremo riferimento l’antichità classica, la purezza delle forme e l’armonia nella composizione. Un filone composito, che perfettamente si incastona in una Sicilia tributaria di molteplici apporti culturali.
L’arte italiana del Novecento propone esempi significativi di un percorso che evidenzia da un lato l’importanza della storia, dall’altro induce a riflettere sugli aspetti rivoluzionari del mondo contemporaneo. Vi è un marcato impulso verso il futuro che sottolinea le feconde utopie del secolo scorso: se ne possono cogliere i primi segnali nell’opera di Giacomo Balla e dei suoi giovani allievi Umberto Boccioni, Gino Severini, Mario Sironi, preludio divisionista all’avventura internazionale del futurismo, da loro affrontata con grande coraggio e documentata dalle opere esposte.
Il clima dei primi Anni Venti è quello della “fuga dalle avanguardie”, del “rappel à l’ordre”, del “ritorno al mestiere”, di cui sono alfieri Giorgio De Chirico, di origine siciliana, ed il piemontese Carlo Carrà. Vi è così la stagione metafisica di De Chirico, ed il particolare realismo di Carrà, nutrito anch’esso dalla esperienza metafisica e dall’amore per la tradizione italiana, che dominerà la sua lunga vita creativa. A questo filone la mostra dà un tributo, senza dimenticare la sorprendente originalità di Alberto Savinio, fratello di De Chirico, e l’impressionismo tutto italiano di Filippo De Pisis.
La mostra cerca così di condurre il visitatore in un percorso nella vivace temperie culturale e artistica novecentesca, dove si passa dalle avanguardie degli anni Venti alla novità del “Gruppo Forma”, cui partecipano Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo e tanti altri maestri animati dalla volontà di essere “formalisti e marxisti”, senza dimenticare Mario Schifano, il più celebre esponente di quella che possiamo definire la risposta italiana alla Pop Art americana.
Un tributo importante ad una stagione che ha visto protagonista anche Jannis Kounellis, recentemente scomparso, insieme ad una serie di tanti altri artisti che si sono segnalati per il vigore e l’originalità di esperienze ineludibili
La mostra è organizzata dalla Fondazione Federico II, presieduta da Giovanni Ardizzone, in collaborazione con C.O.R. (Creare Organizzare Realizzare) di Alessandro Nicosia, e curata, insieme a Maria Teresa Benedetti, da Lea Mattarella e Francesca Villanti, le quali hanno concluso l’incontro ricordando altri prestigiosi nomi del XX secolo, nonché protagonisti della seconda parte della mostra, tra cui Fausto Pirandello, Lucio Fontana, Giulio Paolini, Mimmo Paladino ed Emilio Isgrò. “Palermo è una città fortemente ancorata al suo passato, ma al tempo stesso è pronta per l’arte contemporanea- ha affermato Francesca Villanti – e ospiterà nel 2018 la XII edizione di Manifesta (Biennale delle Arti Visive)”.
“Novecento Italiano. Una Storia” resterà aperta da lunedì a sabato dalle ore 8:15 alle 17:40, domenica e festivi dalle ore 8:15 alle 13:00, è visitabile fino al 31 agosto. Ingresso: 6,00 €


“[…]L’arte può svolgere tante funzioni nella vita di un uomo. L’arte può farci meravigliare, sperare, sognare, sconvolgere, pregare… persino intrattenere. Tuttavia il mio approccio all’arte mira soprattutto allo scuotimento e alla riflessione.”
L’artista Pierluca Cetera esordisce e inaugura la sua ultima mostra, sabato 4 marzo allo SPAZIO ESPOSITIVO di Francesco Siracusa, in Via Papa Luciani 52, ad Agrigento.
Il suo guardare alle “umanità” è funzionale alla creazione e il risultato artistico è funzionale alla riflessione, il Cetera è convinto dell’importanza e dell’impatto dell’arte sulla vita, sulla società, sul nostro tempo.
L’artista di Taranto e del ‘69. Vive e lavora a Gioia del Colle. Ha esposto in Puglia, al Nord (compresa Milano, Palazzo Reale) e all’estero (personali a Shanghai e Lucerna). Il progetto è cominciato nel 2010, con una prima esposizione intitolata Le Cavie, per poi arrivare ad oggi con I Perseveranti.
Questa sua ultima installazione: I Perseverantierrare humanum est, perseverare autem diabolicum-allude direttamente all’idea del peccato. Il “diabolico” evocato rimanda ad una riflessione sul concetto di bene e male e alle sue implicazioni sulla cultura e sulla morale. I singoli soggetti dipinti mantengono un duplice riferimento al sacro e al laico.
Tra tutti, infatti, spicca la Bigotta, suo ultimo dipinto, che raffigura una ragazza, intenta a pregare, e che vede volare davanti a sé una falena. Spaventata, la ragazza, cerca di schiacciare l’insetto con le stesse mani che poco prima erano giunte in preghiera, e che si trasformano, adesso, in uno strumento di morte. La vita e la morte volano davanti agli occhi ipnotizzati della fanciulla. Il religioso momento di raccoglimento si prepara ad un colpo assordante. La composizione diviene anche metafora del giudicare e condannare ciò di cui si ha paura.
Il ricorso all’ironia fa parte del modo di essere del Cetera e per di più gli permetterebbe di alleggerire gli argomenti scabrosi e seriosi…
“Soggetti drammatici o scomodi, spesso alimentano la mia voglia di raccontare, ma il tono ironico, tante volte evidenziato dal titolo del lavoro, permette di far emergere un senso positivo di speranza. Combatto i conformismi e le barriere presenti nel mondo (anche nell’arte), cerco di farlo sempre con un sorriso.”
I dipinti simulerebbero delle edicole all’interno delle quali sono raffigurate “nuove icone” della vita contemporanea.

L’umanità varia ritratta da Cetera perlopiù appartiene a un mondo sommerso, di disagio e perversione, di vite vissute nella quotidianità più scialba, covando magari ribellioni improvvise e incontrollabili. (Monica Demattè)

L’autore spiega come nella sua arte, significante e significato sono legati da un rapporto di presupposizione reciproca: la forma espressiva articola il contenuto; il contenuto può essere manifestato solo attraverso una forma significante.
“Il recupero della tecnica manuale nei miei prodotti artistici è certamente un fondamento del mio lavoro. Tuttavia la tecnica utilizzata per ogni progetto deve essere funzionale ad un’idea e può cambiare, di volta in volta, alla ricerca di un equilibrio tra progettazione e improvvisazione. Per la serie I Perseveranti ho dipinto alcuni lavori su carta – carta incollata successivamente sulla lamiera zincata -, altri sono realizzati direttamente sulla lamiera. Con la preparazione dei supporti si evidenzia la matericità del lavoro pittorico, che concettualmente rimanda all’idea scultorea dei soggetti rappresentati. Infatti i personaggi dipinti sono leggermente in rilievo rispetto allo sfondo. Tecnicamente i dipinti sono realizzati per velature di strati pittorici che di volta in volta sono aggiunti e rimossi, in un procedimento di modellazione che rimanda alla scultura. In alcuni casi, il soggetto rappresentato “viene fuori” da un primo abbozzo pittorico, poi cancellato; in altre occasioni, l’immagine è composta da più strati pittorici che ne evidenziano i dettagli.”
Sabato 4 marzo alle ore 18:00 verrà inaugurata, presso lo Spazio Espositivo di Francesco Siracusa, ad Agrigento in via Papa Luciani 52, la mostra dal titolo I perseveranti di Pierluca Cetera
La mostra, che raccoglie 9 opere di medio formato dell’artista pugliese eseguite con tecnica mista.
La mostra, accompagnata da un intervista con l’autore, sarà visitabile fino al 29 aprile. Orari: lun. – ven. (ore 9-13:00, 17-20:00) e sab. (ore 9:00-13:00).

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C’è tempo fino al 12 marzo per raggiungere la Sicilia, più precisamente nella suggestiva cornice del l’ex Collegio dei Filippini di Agrigento, e godere di una mostra che conta di venticinque tele “I colori della mia vita” di Francesco Toraldo, pittore calabrese che da molti anni vive in Sicilia.
Francesco è avviato dal genitore ai primi rudimenti dell’arte. Nella sua pittura vi sono alcuni fondamentali insegnamenti, e non solo i cromatismi della pittura Fauve, che appare qui subito come primo e ovvio riferimento stilistico, ma anche gli approfondimenti visivi dell’Espressionismo tedesco del primo dopoguerra.
(Se con l’impressionismo il problema era ancora quello della visione, seppure una visione condizionata dalle regole della percezione, con l’espressionismo tutto cambia, un dettaglio può corrispondere all’insieme, le gerarchie e le proporzioni non sono più rispettate, i colori sono antinaturalistici, la realtà oggettiva non esiste ma esiste soltanto il modo interiore. Una nuova idea, moderna, di complessità che investe anche le altre arti, dal cinema alla letteratura, dal teatro alla musica.)
La sua passione per la musica jazz è un tema ricorrente nelle sue opere. Nel 2008 comincia ad occuparsi di nuove tematiche sportive (come il basket, lo sci, il tennis, il surf, la vela), che arricchiscono l’opera di Toraldo. Sono diverse le sue collaborazioni con gallerie d’arte italiane ed estere. La sua opera è essa stessa la panacea e la sublimazione dei suoi tumulti interiori. Ma è soprattutto l’incontro con Rosanna, sua attuale compagna, ad avergli suggerito nuove linee prospettiche che animano di una luce nuova la sua vita, mentre l’artista matura la decisione di risiedere stabilmente in Sicilia ad Agrigento.
“Amore istintivo per una figurazione forte e calibrata. Le capacità espressive di Francesco Toraldo si effondono nelle sue opere con gli effetti vibrati di colori primari e pur movimentato da larghe campiture, elemento che costituisce la costante di un linguaggio poetico di grande densità e di un’enunciazione narrativa nitida e sintetica”; scrive di Toraldo e della sua tecnica pittorica Vittorio Sgarbi in una sua recensione.

La gestualità di Toraldo agisce con forti colpi di spatola praticando giochi di contrappunto cromatico, che si risolvono in rapporti di limpida purezza fra le masse di colore, nelle raffigurazioni di suonatori di jazz, di corpi femminili nudi, hanno l’essenzialità e l’immediatezza segnica di una pittura che sembra nascere direttamente dal colore, senza la necessità di un disegno preparatorio.
Interiorità, colore, echi musicali viaggiano ad unisono nelle tele dell’artista attraverso vele tormentate dal vento, mari tempestosi, cavalli che galoppano…

Originalità, colori accesi, accentuati e brillanti. La ricerca di nuove forme, il movimento e il pathos. Un linguaggio a confine con la pittura classica neoromantica che si immerge nella riflessione sull’uomo.
Al centro non c’è l’uomo in generale, ma l’Io: l’uomo singolo che osserva e interpreta la realtà a suo modo, manifestando le proprie pulsioni interiori, l’alienazione delle città, per esempio, ma anche l’idillio naturale del paesaggio incontaminato. Il corpo umano, il nudo, i ritratti sono soggetti affrontati stravolgendo la visione accademica consolidata, una rivoluzione paragonabile a quella dei Fauves francesi, in cui il colore non ricerca armonie tonali o resa oggettiva del reale, ma è segno di qualcosa di più profondo.
Toraldo ‘espressionista’ è del tutto attuale, oggi più che mai, nelle sue opere, in un momento storico di grandi capovolgimenti sociali e con l’imporsi di una cultura di massa che schiaccia il singolo individuo, l’artista trova rifugio nell’individualismo, nell’espressione libera, ricercando i valori autentici e primordiali nella natura e nell’indagine interiore.

Una mostra che l’artista dedica agli agrigentini: “Questa mostra è stata preparata appositamente per la Città di Agrigento. Ha i colori della sicilianità. Quelli che mi hanno incantato sin da ragazzo, quando ho conosciuto questa terra nobile e generosa.  Colori che adesso, che abito qui, continuano ad essere tutta la mia vita, specie il giallo e il rosso che in qualunque forma mi attraggono più degli altri, per ragioni a me stesso piuttosto misteriose”.

Una occasione unica ad Agrigento, all’interno di un museo che è unico nel suo genere, in mostra Francesco Toraldo al Collegio dei Filippini, in via Atenea, ad Agrigento dal lunedi al sabato dalle ore 9,00 alle 13,00 e dalle 15,30 alle 17,30 sino al 18 marzo.

Vi invito alla presentazione del mio libro “Composizione Musica Architettura”.
Saluti, Nino Margagliotta (con preghiera di darne diffusione)
Mercoledì 4 giugno alle ore 16:00 presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo
Andrea Sciascia (professore di Composizione architettonica e coordinatore del Corso di laurea in “Architettura” di Palermo) e Dario Oliveri (professore di Storia della musica moderna e contemporanea e presidente dell’associazione “Amici della Musica” di Palermo) presentano il libro
Composizione Musica Architettura, a cura di Antonino Margagliotta e Luigi Failla, edizioni Libra.
Intervengono alla presentazione:
Daniele Ficola, direttore del Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo
Fabrizio Micari, presidente della Scuola Politecnica dell’Università di Palermo.
La manifestazione sarà chiusa dall’Omniart Trio (M. Barrale, R. Mascellino, F. Caruso)
Il libro Composizione Musica Architettura raccoglie i risultati di una collaborazione tra Corso di laurea in Ingegneria edile – Architettura e Conservatorio di Musica, sulle connessioni e concatenazioni tra Architettura e Musica a partire dal tema comune della Composizione che esprime il senso dei processi necessari al farsi dell’Architettura e al farsi della Musica, precisando metodologie, regole e strumenti.
Il volume compie un’esplorazione delle affinità tra Architettura e Musica attraverso racconti a voci alterne di professori, maestri, compositori e studiosi di Musica e di Architettura.

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