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Stefano Costantini, caporedattore della Cronaca di Repubblica Roma, è senza dubbio la persona giusta alla quale porre qualche domanda a caldo, a seguito della sentenza di condanna con l’aggravante del metodo mafioso, per gli imputati nel processo di primo grado, circa l’illecita gestione degli appalti pubblici e delle concessione degli stabilimenti balneari del litorale di Ostia.
D: Dott. Costantini qual è stato il primo pensiero che le è venuto a far visita appena ha appreso della sentenza?
R: Sono stato doppiamente contento, sia come cittadino che come giornalista. E’stata una sentenza importante, che ha ad oggi un peso ancor più significativo considerato che per la prima volta viene riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso ad Ostia, e che dunque è una conferma che ad Ostia c’è la mafia. Tra l’altro il comune di Ostia è commissariato e pertanto questa sentenza è molto, molto significativa.
D: Lei guida la redazione della cronaca di Roma e lavora ogni giorno fianco a fianco con Federica Angeli, la giornalista la cui inchiesta è stato il vero punto di partenza che poi ha condotto alla sentenza di poche ore fa. Com’è stata la prima conversazione tra di voi, subito dopo la sentenza?
R: C’era grande tensione, ma l’ho sentita molto soddisfatta, come era giusto che fosse. Il suo lavoro fatto con competenza e coraggio ha portato a questo risultato e la sua soddisfazione è stata anche la mia, che guido la redazione, e di tutto il giornale.
D: Dott. Costantini com’è lavorare con una professionista che ad oggi ha un grande seguito sui social, ha una grande notorietà, ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti per il lavoro svolto e per il coraggio che la contraddistingue?
R: Federica Angeli ha un carattere forte, è una persona solare, malgrado la situazione difficile che la riguarda. Non dimentichiamo che vive sotto scorta, che non è solo una giornalista di Repubblica, ma è anche una madre, pertanto la situazione è doppiamente difficile. Si lavora insieme con sinergia e con una perfetta gestione dei ruoli.


D: Mi viene da chiederle quanto importanti siano secondo lei, le inchieste come quella condotta dalla Angeli su Ostia, quanto importante siano sia per un giornale come Repubblica, che per il lettore.
R: Bella, domanda. Rispondo dicendole che non è solo importante; è corroborante, è un vero e proprio “carburante” per il lavoro che facciamo dedito alla notizia, alla verità e alla capacità che questi risultati hanno, di cambiare le cose. Inchieste svolte così come ha fatto Federica Angeli, danno proprio la misura dell’importanza del giornale, in un momento come questo, nel quale si legge meno, ma l’informazione è sempre più importante. Questi risultati, queste sentenze, servono a togliere ogni dubbio sull’importanza di fare bene questo lavoro, semmai qualche collega abbia ancora qualche dubbio. E poi non ci dimentichiamo che questi risultati possono davvero fare la differenza. Sono fondamentali per il cittadino, che può sentirsi incoraggiato a collaborare per la giustizia, comprendendo l’importanza della denuncia.
D: Dott. Costantini, lo sguardo sui fatti di Ostia dunque, è sempre stato molto alto, vero?
R: Verissimo. Come giornale siamo stati sempre sulla notizia, come nel caso della marcia contro la proroga del commissariamento del X Municipio, marcia nella quale hanno sfilato contemporaneamente i militanti di destra e di sinistra. E abbiamo preso una posizione forte, sulla vicenda, così come si evince dalla cronaca che abbiamo raccontato.
Ho ringraziato il Dott. Stefano Costantini per aver risposto alle mie domande per il Sicilia24h.it e dopo avergli augurato buon lavoro, ho realizzato quanto sia importante che alla guida di una redazione ci sia la persona giusta, che con competenza e lucidità mediatica gestisca giornalisti che, come Federica Angeli, ogni giorno danno l’esempio di come si possano “cambiare le cose”, così come il Dott. Costantini ci ha raccontato.
Simona Stammelluti

Stefano Costantini, caporedattore della Cronaca di Repubblica Roma, è senza dubbio la persona giusta alla quale porre qualche domanda a caldo, a seguito della sentenza di condanna con l’aggravante del metodo mafioso, per gli imputati nel processo di primo grado, circa l’illecita gestione degli appalti pubblici e delle concessione degli stabilimenti balneari del litorale di Ostia.

D: Dott. Costantini qual è stato il primo pensiero che le è venuto a far visita appena ha appreso della sentenza?

R: Sono stato doppiamente contento, sia come cittadino che come giornalista. E’stata una sentenza importante, che ha ad oggi un peso ancor più significativo considerato che per la prima volta viene riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso ad Ostia, e che dunque è una conferma che ad Ostia c’è la mafia. Tra l’altro il comune di Ostia è commissariato e pertanto questa sentenza è molto, molto significativa.

D: Lei guida la redazione della cronaca di Roma e lavora ogni giorno fianco a fianco con Federica Angeli, la giornalista la cui inchiesta è stato il vero punto di partenza che poi ha condotto alla sentenza di poche ore fa. Com’è stata la prima conversazione tra di voi, subito dopo la sentenza?

R: C’era grande tensione, ma l’ho sentita molto soddisfatta, come era giusto che fosse. Il suo lavoro fatto con competenza e coraggio ha portato a questo risultato e la sua soddisfazione è stata anche la mia, che guido la redazione, e di tutto il giornale.

D: Dott. Costantini com’è lavorare con una professionista che ad oggi ha un grande seguito sui social, ha una grande notorietà, ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti per il lavoro svolto e per il coraggio che la contraddistingue?

R: Federica Angeli ha un carattere forte, è una persona solare, malgrado la situazione difficile che la riguarda. Non dimentichiamo che vive sotto scorta, che non è solo una giornalista di Repubblica, ma è anche una madre, pertanto la situazione è doppiamente difficile. Si lavora insieme con sinergia e con una perfetta gestione dei ruoli.


D: Mi viene da chiederle quanto importanti siano secondo lei, le inchieste come quella condotta dalla Angeli su Ostia, quanto importante siano sia per un giornale come Repubblica, che per il lettore.

R: Bella, domanda. Rispondo dicendole che non è solo importante; è corroborante, è un vero e proprio “carburante” per il lavoro che facciamo dedito alla notizia, alla verità e alla capacità che questi risultati hanno, di cambiare le cose. Inchieste svolte così come ha fatto Federica Angeli, danno proprio la misura dell’importanza del giornale, in un momento come questo, nel quale si legge meno, ma l’informazione è sempre più importante. Questi risultati, queste sentenze, servono a togliere ogni dubbio sull’importanza di fare bene questo lavoro, semmai qualche collega abbia ancora qualche dubbio. E poi non ci dimentichiamo che questi risultati possono davvero fare la differenza. Sono fondamentali per il cittadino, che può sentirsi incoraggiato a collaborare per la giustizia, comprendendo l’importanza della denuncia.

D: Dott. Costantini, lo sguardo sui fatti di Ostia dunque, è sempre stato molto alto, vero?

R: Verissimo. Come giornale siamo stati sempre sulla notizia, come nel caso della marcia contro la proroga del commissariamento del X Municipio, marcia nella quale hanno sfilato contemporaneamente i militanti di destra e di sinistra. E abbiamo preso una posizione forte, sulla vicenda, così come si evince dalla cronaca che abbiamo raccontato.

Ho ringraziato il Dott. Stefano Costantini per aver risposto alle mie domande per il Sicilia24h.it e dopo avergli augurato buon lavoro, ho realizzato quanto sia importante che alla guida di una redazione ci sia la persona giusta, che con competenza e lucidità mediatica gestisca giornalisti che, come Federica Angeli, ogni giorno danno l’esempio di come si possano “cambiare le cose”, così come il Dott. Costantini ci ha raccontato.

Simona Stammelluti


Ha vinto la verità, ha vinto la giustizia, ha vinto Federica Angeli e la sua tenacia.
Sono stati tutti condannati con l’aggravante dell’articolo 7 del “metodo mafioso” gli imputati nel processo di primo grado, circa l’illecita gestione degli appalti pubblici e della concessione degli stabilimenti balneari del litorale di Ostia
Sono passati più di tre anni da quando nella primavera del 2013, la giornalista di Repubblica, Federica Angeli – nota alle cronache per essere una testimone scomoda per la mafia e che a tutt’oggi vive sotto scorta – denunciava attraverso la sua inchiesta, coloro che oggi sono stati condannati con l’aggravante del metodo mafioso.
Condannato a 5 anni ed 8 mesi, Armando Spada, esponente dell’omonimo clan.
La pena maggiore, 8 anni e 6 mesi di reclusione, i giudici l’hanno inflitta ad Aldo Papalini,  ex direttore dell’ufficio tecnico del XIII Municipio, ritenuto il personaggio chiave dell’affidamento degli appalti pubblici a ditte compiacenti, per il quale i magistrati dell’accusa avevano chiesto una condanna a 17 anni e 6 mesi di reclusione.
Condannati anche Cosimo Appeso, luogotenente della Marina Militare a 5 anni e 5 mesi, sua moglie Matilde Magni e Damiano Facioni amministratore della società Bludream, entrambi condannati a 4 anni e 4 mesi. E poi ancora  8 mesi con pena sospesa, all’Imprenditore Angelo Salzano.
Gli imputati erano stati rinviati a giudizio per reati che andavano dall’abuso d’ufficio alla turbativa d’asta, dal falso ideologico e concussione, alla corruzione, in diversi casi con l’aggravante del metodo mafioso.
Questi nomi in questi anni, sono stati fatti “forti e chiari” da Federica Angeli, che non ha avuto mai paura di andare fino in fondo, scavando in quello che poi si è rivelata essere una storia di malaffare, gestita all’ombra della criminalità organizzata, una storia fatta di illeciti sia nella gestione degli appalti, che nelle concessioni balneari. Lei, la Angeli che senza paura denunciava come il litorale di Ostia, fosse in mano alle cosche. E quelle parole che rimbombano da oggi nelle nostre orecchie e ci raccontano la verità e che sono “metodo mafioso”, non l’hanno mai spaventata, o meglio, l’hanno incoraggiata ancor più a dire, “io non mollo, io vado fino in fondo”, anche quando le fu detto “io ti sparo in testa”.
In questi anni, l’inchiesta svolta dalla coraggiosa giornalista di Repubblica è stata un vero e proprio punto fermo, che nessuno ha saputo e potuto mettere a tacere, neanche le minacce a lei stessa rivolte o forse dovremmo dire, “da lei subite”.
Federica Angeli era partita da una intercettazione avvenuta nel municipio di Ostia, dalla quale si evinceva che Armando Spada chiedeva apertamente al direttore dell’ufficio tecnico, di consegnargli un chiosco. Gli venne invece concesso uno stabilimento balneare e per lei questa era la prova di quanto si fossero spinti “oltre”. Gli Spada avevano già tante panetterie, tante sale scommesse che gestivano, gli autolavaggi, ma quell’affaccio sul mare fu per lei la prova che tutto quello che possedevano lo avevano ottenuto con il placet della politica e dell’amministrazione e pertanto, bisognava assolutamente andare avanti.
Si è andati avanti, prima con la coraggiosa denuncia, con gli avvisi di garanzia notificati nel dicembre dello stesso 2013, e con la condanna di oggi, che inchioda i colpevoli alle loro responsabilità.
“Metodo mafioso” … aveva ragione Federica Angeli, aveva in mano la verità e non l’ha barattata con la vita. Perché si può anche avere paura, ma la forza che ed il coraggio che lei ha alimentato costantemente in questi anni, le ha consegnato a piene mani questa sentenza.
Simona Stammelluti

Ha vinto la verità, ha vinto la giustizia, ha vinto Federica Angeli e la sua tenacia.
Sono stati tutti condannati con l’aggravante dell’articolo 7 del “metodo mafioso” gli imputati nel processo di primo grado, circa l’illecita gestione degli appalti pubblici e della concessione degli stabilimenti balneari del litorale di Ostia

Sono passati più di tre anni da quando nella primavera del 2013, la giornalista di Repubblica, Federica Angeli – nota alle cronache per essere una testimone scomoda per la mafia e che a tutt’oggi vive sotto scorta – denunciava attraverso la sua inchiesta, coloro che oggi sono stati condannati con l’aggravante del metodo mafioso.
Condannato a 5 anni ed 8 mesi, Armando Spada, esponente dell’omonimo clan.
La pena maggiore, 8 anni e 6 mesi di reclusione, i giudici l’hanno inflitta ad Aldo Papalini,  ex direttore dell’ufficio tecnico del XIII Municipio, ritenuto il personaggio chiave dell’affidamento degli appalti pubblici a ditte compiacenti, per il quale i magistrati dell’accusa avevano chiesto una condanna a 17 anni e 6 mesi di reclusione.

Condannati anche Cosimo Appeso, luogotenente della Marina Militare a 5 anni e 5 mesi, sua moglie Matilde Magni e Damiano Facioni amministratore della società Bludream, entrambi condannati a 4 anni e 4 mesi. E poi ancora  8 mesi con pena sospesa, all’Imprenditore Angelo Salzano.

Gli imputati erano stati rinviati a giudizio per reati che andavano dall’abuso d’ufficio alla turbativa d’asta, dal falso ideologico e concussione, alla corruzione, in diversi casi con l’aggravante del metodo mafioso.

Questi nomi in questi anni, sono stati fatti “forti e chiari” da Federica Angeli, che non ha avuto mai paura di andare fino in fondo, scavando in quello che poi si è rivelata essere una storia di malaffare, gestita all’ombra della criminalità organizzata, una storia fatta di illeciti sia nella gestione degli appalti, che nelle concessioni balneari. Lei, la Angeli che senza paura denunciava come il litorale di Ostia, fosse in mano alle cosche. E quelle parole che rimbombano da oggi nelle nostre orecchie e ci raccontano la verità e che sono “metodo mafioso”, non l’hanno mai spaventata, o meglio, l’hanno incoraggiata ancor più a dire, “io non mollo, io vado fino in fondo”, anche quando le fu detto “io ti sparo in testa”.

In questi anni, l’inchiesta svolta dalla coraggiosa giornalista di Repubblica è stata un vero e proprio punto fermo, che nessuno ha saputo e potuto mettere a tacere, neanche le minacce a lei stessa rivolte o forse dovremmo dire, “da lei subite”.

Federica Angeli era partita da una intercettazione avvenuta nel municipio di Ostia, dalla quale si evinceva che Armando Spada chiedeva apertamente al direttore dell’ufficio tecnico, di consegnargli un chiosco. Gli venne invece concesso uno stabilimento balneare e per lei questa era la prova di quanto si fossero spinti “oltre”. Gli Spada avevano già tante panetterie, tante sale scommesse che gestivano, gli autolavaggi, ma quell’affaccio sul mare fu per lei la prova che tutto quello che possedevano lo avevano ottenuto con il placet della politica e dell’amministrazione e pertanto, bisognava assolutamente andare avanti.

Si è andati avanti, prima con la coraggiosa denuncia, con gli avvisi di garanzia notificati nel dicembre dello stesso 2013, e con la condanna di oggi, che inchioda i colpevoli alle loro responsabilità.

“Metodo mafioso” … aveva ragione Federica Angeli, aveva in mano la verità e non l’ha barattata con la vita. Perché si può anche avere paura, ma la forza che ed il coraggio che lei ha alimentato costantemente in questi anni, le ha consegnato a piene mani questa sentenza.

Simona Stammelluti