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Duro colpo alla ‘ndrangheta. Oltre 300 gli arresti tra capi, gregari, affiliati e uomini a disposizione del clan Mancuso di Limbadi, nel vibonese. Gli arresti sono stati effettuati dai Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Vibo Valentia, su richiesta della Procura Antimafia di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri. In 260 sono finiti in carcere, altri 70 ai domiciliari con l’accusa di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, usura, riciclaggio, fittizia intestazione di beni, tutti reati con l’aggravante del metodo mafioso. 

Un maxiblitz ancora in corso, vede anche altre 82 persone sotto inchiesta tra cui anche politici, imprenditori, avvocati, commercialisti, funzionari dello Stato e massoni. Tra loro anche l’avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia Giancarlo Pittelli. In manette sono finiti anche il sindaco di Vibo Pizzo e presidente regionale dell’Anci, Gianluca Callipo, (omonimo ma non relazionato al candidato del centrosinistra per le regionali), il comandante della polizia municipale di Vibo Valentia Filippo NesciDanilo Tripodi, impiegato del Tribunale di Vibo Valentia, più una serie di professionisti.

Contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare e su richiesta della DDA di Catanzaro, i carabinieri hanno sequestrato beni per un valore di circa 15 milioni di euro. L’imponente operazione, è frutto di indagini durate anni,  e oltre alla Calabria interessa varie regioni d’Italia, da nord a sud, dove la ‘ndrangheta vibonese si è ramificata, sembra che nessuna regione sia rimasta fuori: Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata. Alcuni indagati sono stati localizzati e arrestati anche in Germania, Svizzera e Bulgaria in collaborazione con le locali forze di Polizia e in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria di Catanzaro. Nell’operazione sono impegnati 2500 carabinieri del Ros e dei Comandi provinciali che in queste ore stanno lavorando sul territorio nazionale supportati anche da unità del Gis, del Reggimento Paracadutisti, degli Squadroni Eliportati Cacciatori, dei reparti mobili, da mezzi aerei e unità cinofile.

Travolti dall’inchiesta “Rinascita- Scott” anche boss di storici casati di ‘ndrangheta. Fra loro c’è anche il patriarca Luigi Mancuso, fin dagli anni Novanta autorizzato a parlare in nome e per conto dell’élite della famiglie calabresi.

“Questa è un’indagine seria, concreta, fondata – dice il procuratore Nicola Gratteri che ha seguito da vicino le operazioni di questa notte – ho iniziato a lavorarci dal primo giorno in cui ho messo piede a Catanzaro”. L’inchiesta ha permesso di far emergere i rapporti dei clan con personaggi del mondo politico e dell’imprenditoria, ma ha permesso anche di documentare summit, riunioni e incontri fra boss e affiliati.

Un’ordinanza di custodia cautelare lunga 13500 pagine, con la quale la procura antimafia di Catanzaro ha ricostruito tutta la storia criminale dell’ndrangheta vibonese, nonché i rapporti, le relazioni e gli affari.