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Sorrise ai suoi assassini, prima di essere ucciso. Era la sera del 15 settembre di 23 anni fa, quando nel giorno del suo 56esimo compleanno, senza mai abbassare la testa, Don Pino Puglisi venne ucciso con un colpo alla nuca, sotto casa sua

Sono passati tanti anni. Perché sì, gli anni passano, ma non passano gli insegnamenti di coloro che la vita l’hanno vissuta onorando l’impegno, il sacrificio e la dedizione agli altri. Sono passati tanti anni, ma le parole di una delle omelie più belle di Don Puglisi, rieccheggiano oggi attuali più che mai.

“Io non ho paura delle parole dei violenti. Io temo il silenzio degli innocenti”. E spesso in una terra dove il silenzio regna sovrano, inteso come “omertà”, quello degli innocenti di cui parlava Padre Puglisi, ha sempre pesato come un macigno sulla storia, sugli eventi e su un futuro che sembra ancora essere tutto da organizzare.

Il 15 settembre del 2003, muore Padre Puglisi per mano di Cosa Nostra. Lui che a Palermo era nato, nel quartiere Brancaccio, nel 1937. Prima di morire si girò verso il suo assassino e sorridendo gli disse “me l’aspettavo”.  Perché Padre Pino Puglisi era un prete scomodo, uno di quelli che viveva per strada, tra la gente, con i bambini, con gli anziani, con tutti coloro che avevano bisogno di aiuto e sostegno, ma anche con chi con la proprio condotta, era responsabile di soprusi e di violenza. Era capace di sottrarli alla malavita, dalla criminalità, al traffico di droga.  Forse era proprio questa sua figura scomoda che dava fastidio. Come scomodo era il suo centro “Padre Nostro”, vero punto di riferimento per le famiglie della Palermo di quegli anni.

Era scomodo quel suo modo di vivere la strada in maniera così radicale, tra i più bisognosi, dando respiro ogni giorno, ad una missione che mirava a proteggere gli innocenti. La mafia la guardò in faccia molto prima di essere ucciso, le pestò i piedi, l’affrontò spesso a muso duro.

Fu docente in molte scuole siciliane e quella sua predisposizione  all’insegnamento, rivelò spesso la sua tenacia circa il futuro dei giovani.

Se l’aspettava, Don Puglisi. Certo, perché avevano già provato ad intimidirlo, con un classico metodo mafioso, incendiandogli una notte, la porta della chiesa.

Da anni era parroco della parrocchia di San Gaetano, proprio a Brancaccio, feudo della famiglia Graviano. Furono proprio i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, i mandanti di quell’omicidio. Arrestati nel 26 gennaio del 1994, scontano adesso l’ergastolo.

L’esecutore materiale della morte di Padre Puglisi, fu Salvatore Grigoli, adesso pentito e collaboratore di giustizia, che tra i 46 omicidi dichiarati, ammise di aver ucciso anche don Pino Puglisi.

Fu un modello di prete che la mafia voleva rimandare in sagrestia, a dire messa e basta, ma lui invece la messa la diceva per strada, mettendo la vita al servizio della gente, sorridendo a tutti coloro che l’avvicinavano, così come fece ai suoi assassini, prima di morire.

Simona Stammelluti