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Le immagini fin troppo esaustive, sono di questa mattina e si riferiscono all’ Hotspot di Lampedusa di contrada Imbriacola, dove risiedono attualmente 1200 migranti a causa dei 26 sbarchi che sono avvenuti ieri in sole 24 ore. 
Tutte le porte del punto caldo di frontiera sono spalancate: entra ed esce chiunque, siano essi migranti o altre persone la cui zona dovrebbe essere off limites.
Entra ed esce chiunque dunque, senza alcun controllo.
I cancelli dell’hotspot sono letteralmente incustoditi in barba a qualsiasi regola e alle norme di sicurezza e di sicurezza sanitaria, che invece dovrebbero essere osservate in maniera altamente scrupolosa.
Dal video si può constatare come i migranti siano completamente liberi di girare come se fossero in un mercato della qasba di Hammamet.
L’intera isola di lampedusa questa mattina era attraversata da centinaia di migranti a spasso senza alcun controllo.

Ogni altra parola ci sembra superflua.

Guarda il video

 

Dodici positivi al Covid-19 e sei casi incerti. Sono arrivati gli esiti dei tamponi rinofaringei ai quali sono stati sottoposti i 350 migranti che erano ospiti dell’hotspot di Lampedusa e che sono stati imbarcati sulla nave quarantena Gnv Azzurra. I migranti sono stati tutti collocati in una apposita area che e’ isolata. L’Azzurra e’, intanto, in viaggio verso Lampedusa, dopo aver fatto rifornimento di carburante e viveri al porto di Augusta, dove dovra’ imbarcare altri 350 ospiti della struttura d’accoglienza. L’arrivo e’ previsto per mezzogiorno.

Dopo le centinaia di migranti sbarcati e il blitz di Musumeci e Razza, a Lampedusa si invoca la dichiarazione dello stato di calamità dal governo Conte. I dettagli.

A Lampedusa si invoca lo stato di calamità. L’hotspot in contrada Imbriacola adesso ospita circa 200 migranti. Altri 250 sono partiti con un traghetto e altri cento con le motovedette, tutti con destinazione Porto Empedocle. Si tratta pertanto di 350 persone in meno. In occasione del blitz sull’isola di Musumeci e Razza non appena oltre 700 migranti sono giunti a terra, il sindaco Tiotò Martello ha riferito: “Con Musumeci abbiamo concordato sulla necessità di proclamare lo stato di calamità di Lampedusa. Oltre alla questione dei migranti ci sono i problemi delle imbarcazioni attraccate al molo Favaloro che inquinano, o che con il maltempo rompono gli ormeggi e danneggiano le barche dei pescatori. Poi le imbarcazioni affondate e infine l’invasione nelle acque nazionali, entro le 12 miglia, di ciprioti, libici, tunisini: non si pesca più perché non c’è più nessun controllo delle acque territoriali. A questo aggiungiamoci la crisi economica da covid, i divieti di vendita del pesce e allora perché il Governo non proclama lo stato di calamità che chiediamo?” Ecco l’interrogativo di Martello rivolto a Musumeci e a Razza. E il presidente della Regione ha rilanciato così: “Decine di sbarchi in poche ore con l’arrivo di centinaia di migranti a Lampedusa: è una condizione assolutamente insostenibile. Il consiglio comunale e il governo regionale hanno chiesto a Roma la proclamazione dello stato di emergenza. Ci sono problemi sanitari, sociali ed economici. Abbiamo bisogno di risposte immediate: Lampedusa non può diventare una terra di frontiera. Finora è stata la Regione sostanzialmente a intervenire per colmare le lacune dello Stato. Ma riteniamo che il fenomeno degli sbarchi debba essere al centro dell’attenzione del governo nazionale. Bisogna evitare che passi l’idea che Lampedusa o la Sicilia siano considerate come un campo profughi. Se il premier Conte non darà risposte immediate saremo noi a ricordare a Roma quali sono le vocazioni di una terra come Lampedusa e la Sicilia che guardano a ben altre prospettive. Il dramma dei migranti non può pesare soltanto su una città o su una regione. L’ Europa, la cinica Europa, farebbe bene a svegliarsi e uscire dal ruolo dell’ipocrisia, che recita ormai da tanto, troppo tempo. Questo fenomeno degli sbarchi che assume dimensioni assolutamente disarmanti non può essere scaricato nella fase gestionale sui sindaci, sui prefetti o sulla Regione siciliana. Lo Stato e l’Europa facciano sentire la loro presenza”. Nel frattempo il governo regionale ha già inviato tutto il materiale necessario per effettuare i tamponi sugli ospiti del centro d’accoglienza e della nave Moby Zazà che sono in quarantena. Musumeci e Razza hanno visitato anche il Poliambulatorio di Lampedusa, che dipende dall’Azienda sanitaria provinciale di Palermo, per un esame del progetto che prevede la sua trasformazione in un vero e proprio ospedale al servizio dell’isola.

ORE 16:30 Lampedusa – di fronte al molo Favaloro 

È di pochi minuti fa l’ennesimo sbarco di clandestini a Lampedusa, che arrivano ormai a tutte le ore, evadendo anche i controlli delle forze dell’ordine. Sono sbarchi autonomi e i lampedusani sono allo stremo. La situazione è ormai fuori controllo e urge una soluzione a questa condizione incontrollabile che si perpetua ormai da troppo tempo

La situazione è ormai insostenibile.

A Lampedusa i cittadini sono stanchi, non ce la fanno più, la situazione attuale diventa sempre più drammatica ad ogni giorno che passa.

È accaduto poco fa: è stato dato fuoco a tutte le carcasse delle imbarcazioni dei clandestini che erano ammassate accanto allo stadio comunale, in pieno centro cittadino, dunque, oltre che presso la discarica. 

Il vento delle ultime ore ha facilitato l’aggravarsi delle fiamme, domate poi dai Vigili  del Fuoco.

E intanto continuano gli sbarchi, fino a tre al giorno e per ognuno si conta un centinaio di migranti.

 

 

 

Arresto un 44enne Cono Cucina. I carabinieri della locale stazione di Lampedusa ha no dato seguito alla condanna definitiva a carico dell’uomo.
Cono Cucina è stato  condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione, poiché riconosciuto colpevole di incendio.
Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo, nel 2015  avrebbe chiesto la messa a posto al titolare di un autonoleggio all’indomani di un incendio ai danni dell’imprenditoria.

Nel pieno della notte la telefonata che ha avvertito gli uomini dei Vigili del Fuoco e della locale stazione dei Carabinieri.

Il silenzio è rotto dalle sirene dei mezzi: c’è un incendio sulla spiaggia della Guitgia, a Lampedusa.

All’arrivo dei soccorritori, hanno costatato come l’incendio abbia interessato i circa 30 ombrelloni  utilizzati per attrezzare la spiaggia, attrezzatura utilizzata da un imprenditore quarantanovenne.

I carabinieri del posto, hanno già sentito l’imprenditore. Sulle indagini intraprese ce il massimo riserbo, ma non si esclude la matrice dolosa.

Riprendono i collegamenti Liberty Lines via aliscafo tra Lampedusa e Linosa. A partire dal 2 maggio e sino alla fine di settembre, la rotta che collega le due isole delle Pelagie sarà attiva tutti i giorni ad eccezione del lunedì.
A partire dal 20 giugno, in concomitanza con l’avvio della stagione estiva, saranno collegati anche Porto Empedocle con Lampedusa e Linosa . Questo collegamento sarà in vigore dal 20 giugno sino al 30 settembre nei giorni di lunedì, mercoledì, venerdì e sabato.
Per il mese di agosto, invece, le corse si effettueranno tutti i giorni ad eccezione di martedì e giovedì. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito web di Liberty Lines.

Si è svoltaieri mattina – davanti il collegio presieduto da Giuseppe Milisenda Giambertoni nell’aula 7 del Tribunale di Agrigento, l’udienza riguardante una violenta aggressione subita da quattro agenti di polizia – la notte del 17 settembre 2011 – all’uscita di una discoteca a Cala Pulcina, ad opera di un gruppetto di lampedusani.
Imputati sono due giovani, Domenico De Battista e Agostino Famularo, entrambi di 22 anni, accusati del reato di lesioni personali gravissime.

In aula la ricostruzione di tre dei quattro protagonisti di quella notte. Uno di loro, l’agente Sergio Valentini, è anche parte offesa nell’odierno processo in quanto – dopo l’aggressione – ha subito la rottura di un incisivo, lo schiacciamento di due vertebre ed un’emorragia estesa che gli è costata l’asportazione della milza dopo un ricovero, a Palermo, in elisoccorso.

Proprio l’agente Valentini, rispondendo all’esame della difesa, rappresentata dall’avvocato Faro, e della pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore, Simona Faga, ricostruisce gli attimi di quella notte: “Eravamo in servizio presso il Reparto Mobile a Lampedusa per i ripetuti sbarchi di quel periodo. Dopo il turno di lavoro ci siamo recati a Cala Pulcina, sotto consiglio, per trascorrere una serata tranquillamente post lavoro. La festa era organizzata nei pressi di un molo, in una struttura all’aperto con un parcheggio quasi totalmente buio. Decidiamo di andar via intorno alle 3.45 e, durante il tragitto per prendere i motorini che avevamo parcheggiato, incrociamo due persone; uno di loro sferra un pugno ad un mio collega che era circa un metro avanti a me; ho cinturato l’aggressore ma mi sono sentito colpire subito da dietro e sono caduto per terra. Una volta al suolo sono stato aggredito con pugni e calci di cui il primo mi fu sferrato proprio in faccia. Subito dopo l’aggressione mi rialzo stordito ma pensavo di stare tutto sommato bene. L’indomani, però, i dolori che avevo all’addome sono cominciati ad essere più forti e mi sono recato all’ambulatorio dove hanno predisposto il ricovero immediato a Palermo per una vasta emorragia che ha interessato la milza oltre ad aver riportato la caduta di un incisivo e due vertebre schiacciate.”
L’agente, incalzato dalle domande della difesa sul motivo dell’aggressione, conclude la deposizione: “Non ho mai avuto problemi con alcun lampedusano, anzi. Ma, se devo essere sincero, ho avuto notizie da altri colleghi (carabinieri e militari) che il nostro caso non è poi l’unico accaduto con modalità simili sull’isola. Anzi, se volete la mia opinione, questa aggressione è stata premeditata perché altre volte sono successi episodi simili con aggressioni – ad opera di gente del posto – nei confronti di militari o forze dell’ordine presenti sull’isola.”
La prossima udienza è stata fissata per il 12 ottobre giorno in cui dovrà rendere dichiarazioni un importante teste, Benedetto La Terza, per il quale è stato predisposto l’accompagnamento coatto.