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Fino a ieri a Londra ci sentivamo a casa. Oggi è panico e ci si chiede cosa accadrà, oltre che dal punto di vista economico, anche per chi ad oggi in Inghilterra vive, lavora anche come freelance

Vince la Brexit al Referendum e l’Inghilterra è fuori dall’Europa. Statisti, economisti in queste ore si interrogano su quali saranno i radicali cambiamenti derivanti da questo risultato venuto fuori dalla domanda: “remain” or “leave”? Dentro o fuori? Fuori, dunque la scelta definitiva, che ha vinto con un distacco di quasi un milione di voti.

E’ un nuovo giorno pieno zeppo di incognite per l’Europa, ma per gli inglesi ad oggi è il nuovo “Indipendence Day”, il giorno nel quale si “liberano da Bruxelles” – così come ha dichiarato Nigel Farage, leader dell’ UPIK (Partito per l’indipendenza del Regno Unito).

La prima drammatica reazione l’hanno avuto i mercati finanziari; La sterlina è piombata ai minimi storici sul dollaro. Panico anche nelle borse asiatiche e a picco i futures sul mercato di Londra. Milano perde il 10%. I maggiori timori riguardano i titoli bancari.

Intanto la Banca Centrale Europea, diretta da Mario Draghi ha annunciato di “essere pronta ad iniettare liquidità in euro ed altre valute, per contenere il contraccolpo della Brexit”. Dovrebbero essere dunque, preparati all’emergenza.

Ma nella questione più pratica, quella degli italiani che ad oggi vivono e lavorano a Londra, per esempio, cosa accadrà? E per quelli che avevano intenzione di trasferirsi in Gran Bretagna, prossimamente? Cosa accadrà al turismo, al lavoro, agli studenti?

In queste ora dare queste risposte in maniera esaustiva non è semplice. Ad oggi circa mezzo milione di italiani, vive e lavora nella capitale britannica ed in tutto il Regno Unito, e lì fino a poche ore fa, ci si sentiva “a casa”. Ma da oggi più di qualcosa cambierà al loro vivere.  E’ stato l’ambasciatore italiano a Londra, Pasquale Terracciano, a fare qualche previsione. Per chi paga le tasse in Inghilterra da almeno 5 anni potrà richiedere un permesso di cittadinanza. In molti lo faranno, prossimamente, ma dovranno attendere almeno un anno, oltre a dover spendere circa mille sterline. Chi invece non ha intenzione di restare, potrà chiedere un visto di lavoro da rinnovare ogni 2/3 anni, fino a 5, presentando una richiesta del proprio datore di lavoro, praticamente come si fa attualmente negli Stati Uniti.

Ma le cose cambieranno in maniera radicale per chi ancora non c’è in Inghilterra ma stava pensando di andarci a studiare, o a lavorare. Non si potrà “sostare” a Londra, per esempio, con una sistemazione provvisoria mentre ci si cerca un lavoro, ma quel lavoro bisognerà trovarlo prima ancora di arrivare. Pertanto tutti quelli che al momento sono in quella condizione, dovranno tornare in patria. Accadrà dunque che molti rinunceranno a partire, o cercheranno lavoro e dimora in altri luoghi, in Europa, come ad esempio la Scozia, se sceglierà di restare in Europa.

Che non sia stata questa, una delle motivazioni determinanti di questa “uscita”? Quel numero sempre crescente di persone capaci, che migravano in Inghilterra, stabilendosi e lavorando in quella terra?

Le cose resteranno pressoché intatte per il turismo. Chi a Londra vuole andarci in vacanza, potrà farlo, senza visto e volendo, in quei tre mesi consentiti per la permanenza, potrebbe idealmente cercare un lavoro, anche se la trafila sarà senza dubbio più complicata di come avveniva fino a ieri.

Gli studenti potranno chiedere un “visto di studio”, ma non potranno più chiedere il prestito esteso a tutti gli europei, che serve a coprire le 9 mila sterline di retta universitaria, da restituire a rate solo dopo la laurea, e solo se si ha un lavoro. Pertanto per un ragazzo italiano che vorrà fare l’università a Londra sarà molto più dispendioso.

Si attende il futuro, in una Europa che forse, qualche domanda dovrebbe incominciare a farsela…seriamente.

Simona Stammelluti