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Gli indagati: Gaetano Sferrazza, 78 anni; Diego Sferrazza, 51 anni; Gioacchino Sferrazza, 54 anni; Gaetano Sferrazza, 30 anni; Fabiana Sferrazza, 26 anni; Gaetano Sferrazza, 28 anni; Clelia Sferrazza, 23 anni; Maria Teresa Cani, 54 anni; Lorena Argento, 33 anni; Giovanna Lalicata, 51 anni; Graziella Falzone, 53 anni; Vincenzo Lo Cicero, 36 anni; Francesco Maraventano, 38 anni; Mariella Mamo, 38 anni; Veronica Vassallo, 33 anni; Giulia Di Marco, 51 anni; Ignazio Giacchetto, 59 anni; Cristian Amato, 27 anni;  Assuntina Lupo, 55 anni; Nicolò Zambuto, 67 anni; Calogera Licata, 66 anni e Salvatore Noto 39 anni.

Sono nove gli indagati dalla Procura di Catania nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della piccola Nicole Di Pietro, deceduta su un’ambulanza in viaggio verso Ragusa per mancanza di posti letto nei reparti di Terapia intensiva neonatale negli ospedali di Catania. Tra i 9 vi sono medici della clinica privata Gibiino a Catania, dove la madre di Nicole ha partorito e dove la bimba è stata preda di gravi crisi respiratoria, e poi personale Utin ossia le Unità di terapia intensiva neonatale. Il reato ipotizzato è omicidio colposo.

Fonte teleacras

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Dopo il sequestro preventivo dell’intera area del Viale della Vittoria di Agrigento interessata dal cedimento e crollo di un costone i cui giganteschi massi hanno pregiudicato la stabilità di tre palazzi, chiesto (ed ottenuto) al Gip del Tribunale Stefano Zammuto, dal Sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento, Andrea Maggioni, l’inchiesta giudiziaria della Procura di Agrigento con l’ipotesi di reato di disastro colposo, parte dalla posizione delle tre persone iscritte nel registro degli indagati che sono Maria Isabella Sollano, Oreste e Valentina Carmina, figli della Sollano, proprietari dei terreni interessati dalle colate di argilla e tutti obbligati in solido a ripristinare le condizioni di sicurezza. Inevitabile l’atto del Pubblico ministero che parte da alcune certezze: l’ordinanza del sindaco di Agrigento del 6 marzo scorso, che impone perentoriamente dieci giorni di tempo per mettere in sicurezza il sito e l’ordinanza del Tar Sicilia che già il 9 settembre 2011, respingendo l’istanza cautelare degli odierni indagati specificava che: “Ritenuto che, al di là di ogni valutazione sulla sussistenza o meno del requisito del fumus boni iuris, in relazione al profilo della irreparabilità del pregiudizio appare prevalente l’interesse pubblico alla messa in sicurezza dell’opera in questione, rispetto al possibile pregiudizio economico, per quanto significativo, gravante sulla parte ricorrente”. Ma, questa sembra l’impressione più marcata, non saranno solo i proprietari dei terreni interessati dal crollo a finire sotto la lente di ingrandimento della Procura della Repubblica. Le ulteriori investigazioni potrebbero portare all’iscrizione nel registro degli indagati anche di tecnici ed amministratori comunali. Ogni passo compiuto dall’Autorità giudiziaria viene mosso con grande cautela. L’interesse primario è quello di impedire ogni possibilità di ulteriori danni materiali nelle more dell’accertamento di eventuali e ben definite responsabilità penali individuali.

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