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Cosenza – Si è tenuta oggi presso l’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Cosenza, la prima udienza dibattimentale del processo che vede alla sbarra il trentanovenne Luigi Galizia, accusato dell’efferato duplice omicidio di Edda Costabile di anni 77 e Ida Maria Attanasio , 52

I fatti risalgono al 30 ottobre del 2016 quando le due donne furono brutalmente assassinate a colpi di arma da fuoco all’interno del cimitero di San Lorenzo del Vallo, piccolo centro del cosentino, mentre erano intente a prendersi cura della cappella di famiglia all’interno della quale è custodito il corpo del loro congiunto, Francesco Attanasio, morto all’incirca 30 anni fa, in un incidente. L’anziana donna fu freddata proprio davanti alla cappella, mentre sua figlia Ida Maria – che aveva provato a sfuggire al massacro scavalcando un piccolo muretto che separava la cappella di famiglia da una confinante – trovò la morte poco distante da quei luoghi.

Circa l’ipotesi di responsabilità del Galizia Luigi bisognerebbe fare qualche passo indietro quando, qualche mese prima, nell’aprile dello stesso anno, Franco Attanasio junior, si autoaccusò dell’omicidio di Galizia Damiano (fratello dell’odierno imputato), avvenuto nella zona universitaria di Rende, per questioni legate a debiti che l’Attanasio aveva contratto con il Galizia, e che in quell’occasione reclamava la restituzione della somma prestata; il tutto poi finito, al culmine del diverbio, con l’omicidio.

Sempre l’Attanasio Franco Junior –  a tutt’oggi detenuto per tale omicidio – dopo essersi costituito, condusse gli inquirenti in un garage sempre in agro di Rende, facendo rinvenire un arsenale di armi da fuoco, a suo dire riconducibili alla stessa vittima Galizia Damiano.

Nel mese successivo però – siamo a maggio del 2016 – vi furono le prime avvisaglie di un probabile piano ritorsivo nei confronti della famiglia Attansio, allorquando venne incendiata la cappella di famiglia, la stessa che è stata teatro della strage delle due donne ignare ed incolpevoli, se non di essere sorella e madre del detenuto Franco Junior.

Nella giornata di oggi, davanti al presidente della corte D’Assise, giudice Giovanni Garofalo, il Pm Dott.ssa Giuliana Rana del tribunale di Castrovillari, e gli avvocati delle rispettive parti, si è proceduto alla audizione dei primi teste della corposa lista ammessa al dibattimento.

Ascoltati in ordine di comparizione, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza che effettuarono i primi rilievi e il sopralluogo nel cimitero di San Lorenzo del Vallo; Il custode del cimitero Giuseppe De Marco; Anna Mirto (cugina di secondo grado dell’imputato); presente anche un fioraio che però non è stato ascoltato considerato che le parti hanno trovato un accordo circa le precedenti dichiarazioni rilasciate.

I Carabinieri hanno ricostruito sulla base degli oggettivi elementi rilevati nel corso della loro attività tecnica, le modalità, tempi e dinamiche dei concitati momenti relativi all’efferato duplice omicidio, di come l’anziana donna sia stata uccisa a ridosso della cappella di famiglia e del disperato ed inutile tentativo di fuga di Ida Maria raggiunta e uccida qualche decina di metri dopo. Gli stessi hanno analizzato la scena del crimine, la probabile via di fuga tentata da Ida Maria e stabilendo come l’assassino si sia accanito contro le due donne, esplodendo loro contro, almeno dieci colpi di pistola calibro 380 auto. Agli stessi specialisti dell’Arma è stato inoltre richiesto di confermare la presenza di mozziconi di sigaretta marca Merit rinvenuti proprio nell’intercapedine a ridosso della cappella della famiglia Attanasio.

E’ stata poi la volta del custode del cimitero, che ha ricostruito dalla sua prospettiva e rispondendo alle domande del Pubblico Ministero, degli avvocati e del Presidente, la successione dei fatti cui ha assistito. Lo stesso ha raccontato di come all’inizio si fosse pensato allo scoppio di alcuni petardi, e come, a seguito della fuga in massa dal cimitero, abbia poi scoperto della morte della donna. Lo stesso ha poi saputo dalla signora Anna Mirto, che all’interno del cimitero vi era anche Ida Maria, pertanto lo stesso custode percorrendo le stradine del luogo,  si è poi imbattuto nell’altro cadavere. Il De Marco, ha altresì raccontato di aver verificato che l’anziana donna era ancora viva, quando lui è giunto sul posto e che ha subito provveduto ad allertare il 118, richiamato subito dopo aver scoperto l’altro corpo, chiedendo un ulteriore intervento dei sanitari. Non è stato semplice ricostruire con dovizia l’esatta sequenza cronologica dei fatti di quella mattina. Ci sono stati anche dei momenti di nervosismo, mentre si chiedeva al custode di spiegare tutte le vie di accesso e di probabile fuga del cimitero. La signora Edda, era stata la maestra elementare del De Marco e lo stesso lo ha raccontato spiegando al PM come conoscesse le donne. Ha dichiarato di aver sentito almeno 6 spari.  Rispondendo ancora alle domande sempre più incalzanti del Pm, il De Marco ha dichiarato di conoscere il Galizia, ma di non averlo visto quella mattina.

Il teste successivo è stata la signora Anna Mirto, che, non avvalendosi della facoltà di astenersi dalla testimonianza in virtù del rapporto parentale con l’imputato,  ha dichiarato di esserci recata quella mattina del 30 ottobre 2016 al cimitero dopo la messa, e dopo essersi recata nella sua residenza per raccogliere delle rose da portare con se. L’orario che la donna ha indicato come quello nel quale ha varcato l’ingresso piccolo della facciata principale del cimitero è 9.45 circa. Ha raccontato di aver incontrato le due donne, mentre si recava alla fontana e di averle viste entrare dall’accesso laterale, di averle salutate chiamandole per nome. Anche la signora Mirto ha dichiarato durante la deposizione, di aver creduto fossero petardi, a seguito del primo sparo udito, considerato che nel cimitero vi erano intere famiglie con bambini, e che era vicina la festa di Halloween. Allo sparo successivo, la signora Mirto si è messa a correre nella direzione della fontana. Oltre che alcune discrepanze nella ricostruzione dei fatti, alla teste il Pm ha contestato dichiarazione rilasciate dalla stessa donna alla PG nell’immediatezza dei fatti, evidenziando forti contraddizioni con il narrato odierno. All’epoca dei fatti la stessa dichiarò come testualmente contestato dal Pm “di aver a sentimento intuito che si potesse trattare di un gesto contro gli Attanasio“, dichiarazione poi ritrattata in aula.

Nel mezzo delle audizione vi è stato il conferimento di incarico al perito che si occuperà della trascrizione integrale delle intercettazioni ambientali ammesse al processo.

La prossima udienza  è fissata per il prossimo venerdì 13 ottobre, con un altro consistente numero di teste da ascoltare.

Cruciale sarà la deposizione del perito Dott. Aldo Barbaro, che ha analizzato tutti i reperti raccolti dai Carabinieri nel corso delle indagini.

Simona Stammelluti