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La biografia e la vicenda pubblica di Enrico Berlinguer ha innervato profondamente ed in maniera indelebile la storia del nostro paese.

Il 25 maggio del 1922 nasceva a Sassari l’uomo e il politico che consegnò al popolo italiano non solo un esempio di politica ma anche una importante avventura umana.

Berlinguer è ancora oggi per per milioni di italiani il ricordo di una politica impegnata e pulita al tempo stesso. Il suo impegno come segretario del Partito Comunista Italiano dal 1972 in poi, accompagnato da una serie di successi politici, ma anche la morte, avvenuta durante un un comizio a Padova, quindi proprio mentre espletava il suo compito di parlare alla gente con quel suo carattere così incisivo, hanno rappresentato anche simbolicamente un’immagine di dignità ed autorevolezza dell’impegno politico e tutto questo oggi manca. Un gigante capace ed irreprensibile in un mondo già all’epoca sporco, deviato, colluso.

E se è vero che chi oggi ha 70, 80 anni lo ricorda non solo come un esponente politico capace, ma anche come simbolo di come si dovrebbe fare la politica, sarebbe opportuno farlo conoscere anche ai giovani, raccontandolo incastonandolo in quel periodo storico così madido di eventi.

La sua caratteristica tipica era quel suo porsi in un modo “a sottrazione”, senza slanci plateali, e in vita gli fu spesso rimproverato di non essere una persona “scintillante”, eppure fu un leader politico carismatico, ma questo carisma si è affermato in un modo graduale, così come la caratteristica del mito. Un carisma quindi, non costruito sulla sua personalità, schiva e seria, ma sul suo agire, sull’incisività del suo modo di fare politica.

A Berlinguer hanno portato un profondo rispetto politico anche avversari fieramente contrapposti sia alla cultura che all’appartenenza del leader comunista; si pensi al leader della destra sociale, Giorgio Almirante che chiese e ottenne di salutare per l’ultima volta il feretro di colui che la sua comunità politica considerava un nemico, ma che in maniera autentica consideravano una persona perbene.

In quella sua idea di politica che seppe andare oltre gli schieramenti e oltre le sensibilità individuali spesso diverse, c’era un impegno generoso e completo, formato su una dedizione, verso una Repubblica che funzionava a sua volta intorno a dei grandi partiti che rappresentavano delle istituzioni con dei grandi valori a prescindere dal colore politico.

Berlinguer è importante nella storia della sinistra italiana ma anche della democrazia italiana perché ebbe la capacità di portare il partito comunista nel cuore del gioco politico, proprio con la strategia del compromesso storico, attraverso il dialogo con Aldo Moro.

Non si deve idealizzare a posteriori; quelli furono dei processi molto duri, estremamente conflittuali, che ebbero tanti avversari, sia dentro che fuori dal Pc, nell’area della cultura di sinistra, progressista. Per questo Berlinguer è stato un dirigente politico a tutto tondo; ha combattuto una battaglia senza esclusione di colpi, che ha visto anche momenti drammatici, come il sequestro e la morte di Aldo Moro.

Resta famoso il gesto di Benigni che dalla terrazza del Pincio, a Roma, il 16 giugno del 1983, sollevò in braccio Enrico Berlinguer che rise e lo lasciò fare. Gesto molto bello della sua naturalezza e spontaneità che è rimasto nella storia.

Nello stesso anno Giovanni Minoli intervistò Enrico Berlinguer, e gli chiese:
Qual è il suo peggior difetto?
B: l’avere un carattere decisamente spigoloso.
E il suo pregio?
B: l’essere rimasto fedele agli ideali di quando ero ragazzo.
Cos’è che le da più fastidio?
B: sentir dire che sono sempre triste, perché non è vero.

Bastano queste poche risposte per capire senza ombra di dubbio lo spessore di  Enrico Berlinguer come uomo e come politico.
Serio, tanto da sembrare sempre triste, di carattere, di cui egli stesso ne percepiva la spigolosità e detentore di un ideale; e si pensi a come siano gli ideali a delineare una persona ma soprattutto un politico.

Berlinguer negli ultimi anni della sua vita incrocia una serie di sensibilità, di valori ed ideali politici, che poi furono  i cosiddetti “pensieri lunghi”, come quello sulla sostenibilità ambientale, il tema del ruolo della donna nella società. Ci sono anche delle sue riflessioni originali sul ruolo che avrebbe potuto avere – e che poi ha avuto – l’informatica.

Manca alla politica un uomo come Berliguer:

La questione morale esiste da tempo. Ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale, perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico. [Enrico Berlinguer]